C’è un testo che torna ogni volta che una nuova tecnologia della parola si affaccia sulla scena: il Fedro di Platone. È accaduto con la stampa, con la televisione, con internet. Accade oggi con l’intelligenza artificiale. Il re Thamus ammonisce Theuth, inventore della scrittura: il tuo dono non è il farmaco della memoria, ma solo del richiamare alla memoria. Chi si affiderà ai segni scritti ricorderà “dal di fuori, mediante caratteri estranei, non dal di dentro e da se stessi” (Fedro, 274e). Un avvertimento potente, che attraversa i secoli intatto. Troppo intatto, forse.
intelligenza artificiale
Usare l’AI senza perdere il pensiero: la lezione che viene da Platone
Il confronto tra Fedro di Platone, sul tema della scrittura e dell’intelligenza artificiale mostra che ogni tecnologia della parola riorganizza il pensiero. La questione non è fermare l’IA, ma capire come governarla senza confondere velocità dell’output, delega cognitiva e profondità della riflessione
sociologo, IULM

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