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App IO, come usarla e migliorarla: la guida



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L’app IO è un canale chiave tra cittadini e PA, con messaggi, pagamenti e portafoglio documenti. Ma non tutti la usano e pochi la sfruttano al meglio. Pesano anche limiti su accessibilità, commissioni, domicilio digitale e dipendenza da Apple/Google

Pubblicato il 27 feb 2026

Eugenio Prosperetti

Avvocato esperto trasformazione digitale, docente informatica giuridica facoltà Giurisprudenza LUISS



APP IO GUID

Oltre 40 milioni di italiani, ad oggi, hanno scaricato la app “IO” dagli store digitali di Apple e Google, per installarla nel proprio smartphone. Di questi, secondo i dati ufficiali (ioapp.it) sono 14 milioni gli utenti attivi negli ultimi 12 mesi.

Di questi, 10.4 milioni hanno anche attivato il portafoglio documenti, per usare l’app come contenitore delle versioni digitali di patente, tessera sanitaria e carta europea della disabilità, mentre sono circa 7 milioni gli utenti che hanno inserito almeno un metodo di pagamento nell’App, per usarla anche come sistema per i pagamenti ad enti pubblici.

Si tratta di un buon successo, che pone l’Italia tra i paesi con sistemi di interazione tra utenti e pubblica amministrazione più avanzati, ma si può fare sicuramente meglio.

Vediamo una guida per usare meglio l’app IO ma anche come sarebbe opportuno migliorarla alla base.

Accesso rapido all'app IO: come funziona?

Origini e requisiti d’uso di IO: smartphone, store e identità digitale

L’app IO, come noto, è una app sviluppata da PagoPA, la società pubblica recentemente acquisita dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato assieme Poste Italiane con una operazione finalizzata lo scorso dicembre.

Si tratta di una app sviluppata esclusivamente per smartphone (non è disponibile per computer e tablet), la quale – come dicevo – deve essere scaricata utilizzando gli appositi “store” digitali di Apple e Google.

L’utente dell’app IO è dunque – in linea di principio – un utente abituato ad un uso evoluto dello smartphone e capace di padroneggiare anche i sistemi di identità digitale SPID o CIEId, necessari per attivare la app Io.

La corrente versione dell’app ha tre funzioni principali: ricevere messaggi e eventuali notifiche dalla Pubblica Amministrazione e consentire l’effettuazione di pagamenti digitali verso enti pubblici e la ricezione della relativa ricevuta; la terza funzione, attivabile su richiesta dell’utente, è quella di fare da “portafoglio” delle versioni digitali dei documenti dell’utente, anticipando la prossima evoluzione verso il portafoglio europeo dell’identità (EUDI Wallet) previsto dal Regolamento EIDAS2.

Domicilio digitale su app IO: cosa cambia davvero. La guida

Un aspetto che è importante comprendere è quello del domicilio digitale. C’è molta confusione sul punto.

“Solo attivando sull’app IO SEND – Servizio di Notifiche Digitale sull’app IO si riceveranno notifiche relative ad atti a valore legale; tutti gli altri messaggi inviati da IO sono avvisi e promemoria per servizi pubblici che non hanno nulla a che fare con atti a valore legale”, spiegano da Pago PA.

“In nessun caso app IO diventa domicilio digitale, ma è la porta di accesso più semplice a SEND proprio perché consente di gestire la notifica online e, se necessario, pagare il dovuto senza uscire dall’app”.

In sostanza, le pubbliche amministrazioni attraverso questa piattaforma possono inviare valide notifiche, semplicemente specificando il codice fiscale del soggetto destinatario della notifica.

Se non si attiva SEND, saranno comunque inviate notifiche dalla PA anche sull’app IO, ma avranno il valore di avviso di cortesia, dunque, nessuna conseguenza se non lette.

Va detto che le PA possono comunque utilizzare la piattaforma SEND e notificare validamente (liberandosi dall’onere) al cittadino anche se non è stato attivata l’app IO come domicilio: in questo caso la notifica, in assenza di domicilio digitale eletto ed iscritto nei registri INIPEC o INAD, verrà trasformata in una notifica cartacea al domicilio fisico con la differenza che la raccomandata non conterrà il documento notificato, ma solo un link per reperirlo online tramite SPID/CIE.

Da lì può consultare gli atti allegati presenti in piattaforma e, grazie all’integrazione con pagoPA, effettuare eventuali pagamenti senza uscire dall’app né doversi autenticare nuovamente con SPID o CIE. Se una persona ha un indirizzo PEC già presente nei registri pubblici o lo ha comunicato direttamente all’Ente, riceverà gli atti a valore legale anche su quel canale.

“Una volta attivato il servizio SEND su app IO, a meno che l’utente non abbia indicato una PEC sui registri pubblici, all’ente o su SEND, la notifica se non consultata online entro i termini previsti, arriva in ogni caso anche in versione cartacea“, spiegano da PagoPA alla nostra testata.

“Ricordiamo inoltre che, in alternativa, è comunque possibile accedere a SEND direttamente dal sito notifichedigitali.it tramite SPID o CIE e che nella sezione “I tuoi recapiti” della piattaforma si possono indicare le modalità preferite per ricevere le notifiche, tra cui la PEC”. “Chi lo desidera può inoltre inserire una e-mail o un numero di cellulare, dove ricevere un messaggio di cortesia per essere informati della ricezione di una nuova notifica. Anche in questo caso, per accedere al contenuto è necessario autenticarsi su SEND seguendo le istruzioni riportate nel messaggio”.

Da notare, inoltre, che affidando a SEND la notifica, la Pubblica Amministrazione la può automaticamente considerare valida, addossando al cittadino ogni rischio della mancata notifica e mandare comunque avanti il procedimento. Si tratta di una norma che contraddice alla radice tutta la normativa e giurisprudenza precedente in tema di notifiche.

Pagamenti in app IO: la guida a funzioni, percorsi e ricevute

Nell’app IO ci sono poi le funzioni relative al pagamento. La principale è “inquadra” che consente di scannerizzare con la fotocamera del cellulare un QR Code, attraverso il quale l’app recupera un bollettino PagoPA e consente di pagarlo immediatamente, a condizione di avere inserito nell’apposito quadro “Pagamenti” un metodo di pagamento (carta, piattaforma di pagamento o conto corrente). Nel medesimo riquadro “pagamenti” troveremo anche le ricevute dei pagamenti effettuati (cosa utilissima).

La dicitura “inquadra” è però fuorviante perché dà l’impressione che si possano pagare con app IO solamente i bollettini di cui abbiamo copia cartacea o che riusciamo a visualizzare sullo schermo di un altro dispositivo… insomma quelli che possiamo “inquadrare“. Se ci mandano direttamente sullo smartphone un bollettino (es. via mail o messaggio) non lo possiamo certo “inquadrare” a meno di stamparlo.

In realtà, nell’app IO ci sono altri due sistemi per pagare bollettini della P.A.: il primo è raggiungibile sempre dal pannello “Inquadra” premendo su “Carica” o “Digita“. Avremo così la possibilità di caricare nell’app l’immagine o pdf di un bollettino che abbiamo sullo smartphone oppure di digitare il codice avviso.

Commissioni e soggetti che gestiscono il pagamento

Pagare con l’app IO è così molto comodo… a condizione di “digerire” le pesanti commissioni che vengono sempre applicate sui pagamenti. È infatti possibile scegliere chi gestirà il pagamento (PSP) e questo soggetto applica sempre (con poche eccezioni) una commissione variabile a seconda dell’istituto e del mezzo di pagamento scelto. Ad esempio, pagare con Apple Pay è soggetto a una commissione di ben 2.50 Euro, indipendentemente dall’importo del pagamento. Non si comprende quali siano le ragioni di commissioni così alte e servirebbe quanto meno definire un importo al di sotto del quale non si pagano commissioni, perché pagare 2.50 Euro di commissione su 15 Euro di pagamento alla P.A. è veramente irragionevole.

Promemoria, rateizzazioni e F24

Abbiamo poi l’altrettanto utile funzione dei promemoria per rateizzazioni (es. quella della TARI municipale) e per scadenze come quella del bollo auto. È una funzione che non sempre si può attivare: dipende se viene offerta dall’ente cui sono dovuti i pagamenti. Sarebbe interessante se gli istituti bancari che processano il pagamento offrissero la possibilità di rateizzare il pagamento come servizio complementare ad app IO.

Peraltro, l’Agenzia Entrate ha annunciato che stanno lavorando per portare i pagamenti F24 anche su app IO.

Su questo mi si consenta una chiosa: l’Agenzia Entrate quando notifica un avviso di accertamento, una cartella o una lettera di compliance, ama farlo nei giorni di sabato, domenica e festivi. La giurisprudenza sostiene che lo possa fare: i termini sono comunque spostati al lunedì successivo. Non se ne comprende il motivo: ci sono due (evidenti) problemi: (i) il lunedì successivo quando si vede la PEC la comunicazione potrebbe mischiarsi in mezzo ad altre e non essere notata ma, soprattutto, (ii) ricevere una PEC o notifica SEND con una cartella di pagamento durante un giorno di riposo rischia di minare il diritto alla disconnessione della persona. Come ripeto, non c’è nessun motivo per cui la notifica sia effettuata di festivo, perché comunque i termini iniziano a decorrere dal feriale successivo e non si spiega perché tutte le notifiche avvengano di festivo, se non con un intento vagamente persecutorio del cittadino, che si spera venga superato spostando questo tipo di notifiche sull’app IO.

Guida al portafoglio documenti su app IO: cosa include e come si attiva

Continuando l’esame dell’app, troviamo la funzione “Portafoglio“: in questa schermata troveremo i metodi di pagamento che abbiamo inserito (la possibilità di inserirne di nuovi è nella schermata pagamenti) e la possibilità di attivare il portafoglio dei documenti, attivando il quale verrà richiesta e caricata nella medesima sezione la versione digitale dei documenti di identità disponibili (allo stato patente, tessera sanitaria e carta europea della disabilità). Troveremo sempre in questa sezione eventuali voucher per bonus ottenuti (es. auto elettrica, elettrodomestici, ecc.) e, se abilitata dall’ente di riferimento, la possibilità di richiedere bonus.

Abbiamo poi la sezione “Pagamenti“, dove – oltre ai citati metodi di pagamento – troviamo tutte le ricevute dei pagamenti alle P.A. effettuati tramite app IO, con possibilità di esportarle.

Infine abbiamo la sezione “Servizi” dove possiamo attivare i servizi aggiuntivi offerti dalle varie P.A. (allo stato molto pochi). Qui possiamo attivare, se ne abbiamo i requisiti, la carta giovani, il servizio notifiche SEND di cui ho parlato in precedenza e poco altro. I servizi disponibili dipendono anche dalla Regione di residenza, anche se è in atto una tendenza di regioni e comuni a farsi la propria “app” invece di usare IO.

Perché l’app IO resta poco usata nonostante i numeri

Anche solo ragionando spannometricamente, dai dati sopra citati, risulta che l’app è effettivamente usata da un italiano su quattro, al netto dei minorenni che non la possono attivare. Abbiamo dunque il 75% della popolazione che non riesce o non vuole utilizzare questa app.

È dunque evidente che il sistema è migliorabile.

Vediamo dunque quali sono le funzioni (alcune ben nascoste) di questa app e quali sono gli aspetti che potrebbero essere evoluti per ampliare il numero degli utenti.

Il fatto che solo un numero ridotto di persone utilizzi la app IO è infatti un problema perché numerosi servizi della PA sono ormai impostati in maniera da rendere quasi obbligatorio (o quanto meno fortemente consigliabile) passare tramite app IO e la ritrosia ad usare questo sistema causa ostilità da parte dei cittadini verso la P.A.

Insomma, l’app IO – sulla quale il giudizio rimane positivo – non deve diventare parte dell’odiosa burocrazia digitale, che spesso sostituisce quella cartacea senza effettiva semplificazione.

Limiti strutturali dell’app IO: store, accessibilità e dispositivi

Veniamo ora a quelli che sono i più evidenti difetti dell’app IO, sulla quale – ripeto – il mio giudizio rimane positivo.

In primo luogo il fatto che essa è scaricabile solo dagli store di Apple e Google. Di fatto lo Stato sta imponendo a ogni cittadino che voglia rimanere in rapporti con la P.A. tramite canali digitali di essere un utente Apple o Google. Speriamo almeno ci prenda qualche commissione!

In questa maniera, se queste big tech decidessero di chiudere i propri servizi agli utenti italiani, ad esempio nel contesto di un inasprimento delle relazioni commerciali euroatlantiche, i cittadini rimarrebbero tagliati fuori da app IO.

Proposte di evoluzione oltre l’app IO: store pubblico e alternative

Sarebbe opportuno che, sfruttando le possibilità offerte dal Digital Markets Act, lo Stato lanciasse un proprio “store” di applicazioni indipendente, slegato da Apple e Google, in maniera che chi possiede uno smartphone possa scaricare le app di Stato anche senza avere un account Apple/Google.

In ogni caso, il fatto che l’app IO funzioni solo su smartphone obbliga i cittadini a touch screen e schermo piccolo, con buona pace dell’accessibilità. Un cittadino che riceve la notifica di un complesso provvedimento è costretto a leggerlo sullo smartphone e deve effettuare operazioni complesse per esportarlo.

Al tempo stesso lo smartphone risulta, alle volte, difficile per persone anziane o con problemi di vista o che necessitano di specifiche interfacce.

Va detto che sul sito di PagoPA esiste una funzione per pagare i bollettini PagoPA, ma ben si potrebbe attivare anche una piattaforma con funzioni analoghe all’app IO… e leggendo il disposto del Codice dell’Amministrazione Digitale è facile comprendere che – come conferma chi ha redatto la norma in questione – l’app IO non è l’unico punto di accesso ma uno dei tanti possibili “punti unici” di accesso alla P.A. digitale, quindi ben potrebbero soggetti privati attivare un simile servizio e c’è da domandarsi perché sinora nessuno ci abbia pensato.

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