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pa digitale

L’app IO pronta al lancio, così i servizi pubblici saranno a portata di smartphone

Il progetto coordinato dal Team Digitale, è un tassello importante della strategia digitale impostata dal Governo. Vediamo come potrebbe trasformare il nostro rapporto con la PA, le nuove funzioni (allo studio), i prossimi passi e cosa resta da fare

04 Dic 2019
Gianpiero Ruggiero

Esperto in valutazione e processi di innovazione del CNR


Dopo una fase sperimentale, in cui sono stati coinvolti enti erogatori di servizi, locali e nazionali, esperti sviluppatori e progettisti, nonché qualche migliaia di cittadini/utenti,  l’app “IO” ora è pronta per il lancio, con una prima release pubblica: a partire dai primi mesi del nuovo anno, potrà essere scaricata gratuitamente dagli app store Android e iOS.

Il progetto coordinato dal Team Digitale, è un tassello importante della strategia digitale impostata dal Governo: permetterà di riicevere messaggi, avvisi, comunicazioni, da qualunque ente pubblico, tutto dentro un’unica app. Di ricevere gli aggiornamenti via mail, dentro la app, o grazie alle notifiche push del telefono. Di restare aggiornati sulle scadenze e di aggiungere un promemoria direttamente sul calendario personale. Di completare il pagamento di servizi o tributi.

Facciamo perciò il punto su cosa è stato fatto e cosa manca per avere, finalmente, i servizi pubblici a portata di smartphone.

La strategia del ministro Pisano

Il progetto si inserisce alla perfezione nell’idea di Smart Nation abbracciata dal ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, Paola Pisano, che ha l’obiettivo di digitalizzare la PA ma anche “il resto del Paese”, condizione imprescindibile per superare la frammentazione e velocizzare  l’attuazione dei progetti. Senza una strategia comune, questo il pensiero di Pisano, non si può ambire a un Paese moderno. Per questo, ora, la priorità è anche quella di far leva sul ruolo di coordinamento fra i ministeri per aggregare le politiche che stanno attualmente procedendo in modo disaggregato.

In tema di identità digitale, ad esempio, Pisano ha presentato un emendamento alla legge di Bilancio 2020, in discussione nelle aule parlamentari, con l’obiettivo di renderla unica (nella Cie[1]) ed erogata gratuitamente dallo Stato, superando il sistema degli identity provider e il meccanismo di rilascio dello Spid, rivelatosi macchinoso per i cittadini e poco remunerativo per le aziende che finora lo hanno erogato. La sfida della Smart Nation, quindi, è lanciata.

Una piattaforma con i cittadini al centro

Tornando al progetto IO, diciamo subito che nasce da lontano, in attuazione dell’articolo 64-bis del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), il quale assegna alla Presidenza del Consiglio dei Ministri la responsabilità di attivare il punto di accesso telematico attraverso cui tutti gli enti pubblici rendono fruibili i propri servizi. Per raggiungere tale obiettivo, il Team Digitale ha puntato tutto su IO. Il progetto, inserito nel Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione 2019-2021 con un cronoprogramma ben definito, rientra tra gli strumenti per la generazione e la diffusione dei servizi digitali.

Come ha spiegato Matteo De Santi, Chief Product e Design Officer del Team Digitale, il progetto IO è un’anomalia positiva nel settore pubblico, che si evolve seguendo processi di sviluppo tipici di una startup, inclusa la logica del fail fast succeed faster. Per il Team digitale, il progetto IO è, insomma, prima di tutto un progetto dell’intero Paese, e per questo sin dall’inizio e in ogni fase del progetto sono stati direttamente coinvolti, insieme ai cittadini, anche i professionisti di Comuni, Regioni, Agenzie ed Enti centrali che hanno il compito di garantire l’efficacia di questi servizi. Senza il contributo di queste due componenti non sarebbe stato possibile arrivare dove siamo.

Dalle parole dei diretti protagonisti si capisce bene che il progetto IO, per come è stato impostato e realizzato, rappresenta un modo diverso e innovativo di concepire una piattaforma digitale: un pezzo del “sistema operativo” del Paese che, prima ancora della tecnologia, mette al centro le persone e i loro bisogni. Sono stati proprio i cittadini, sperimentando la versione beta, che hanno potuto migliorare la use experience, indicando pregi e difetti, scovando bug, segnalando nuovi servizi da implementare. Uno dei rarissimi casi in cui lo sviluppo di un servizio segue processi innovativi e partecipati, tipici di una startup, che hanno reso IO una vera perla nel panorama pubblico, una “anomalia positiva” per l’appunto. Peraltro, IO è un progetto al 100% open source. Tutto il codice delle varie componenti, tutta la documentazione, tutte le discussioni e gli strumenti, attraverso cui viene portato avanti ogni giorno, sono pubblici e facilmente raggiungibili dal sito del progetto, un sito bene organizzato e di facile comprensione.

Un modo di fare sistema da prendere a riferimento, basato su un approccio (progettazione aperta e partecipazione diretta dei cittadini) che sta iniziando a dare i suoi primi frutti, come riconosciuti anche dal Rapporto 2019 dell’OCSE “Government at a Glance”.

La trasformazione digitale dei servizi

Una volta che l’app IO sarà resa pubblica, si avvierà la fase di on boarding delle PA sulla piattaforma. Toccherà perciò alle amministrazioni integrarsi al progetto IO, vincendo le resistenze interne e superando la logica a silos, così da rendere fruibili i propri servizi in rete. Gli enti erogatori di servizi pubblici, una volta superata la fase di qualificazione presso i sistemi di IO, potranno iniziare a veicolare i propri servizi tramite le API messe a disposizione, cosicché i cittadini potranno iniziare a usufruirne via smartphone. Nella fase di test sono stati individuati i principali servizi che potranno essere integrati nell’app. Una selezione realizzata sulla base della percentuale di persone potenzialmente fruitrici di servizi e di quanto spesso questi servizi entrino nella vita quotidiana di ciascuno di noi.

Mappa di utilizzo dei servizi pubblici

Nelle colonne la percentuale di popolazione coinvolta, nelle righe la diversa frequenza d’uso

MENO DEL 30%PIÙ DEL 30%PIÙ DEL 60%PIÙ DEL 90%
PIÙ VOLTE AL MESE
  • Cambiamenti di viabilità
  • Allerte meteo
MOLTE VOLTE IN UN ANNO
  • Tasse scolastiche
  • Multe
  • Colloqui e pagelle
  • Bandi e gare
  • Posizione contributiva
  • Certificati malattia
  • Pagamenti collaboratori domestici
  • Ricette mediche
  • Rimborsi acquisti medicinali
QUALCHE VOLTA IN UN ANNO
  • Contributi previdenziali
  • Stato bonus
  • Tributi
  • Iscrizioni a scuola
  • Assenze scolastiche
  • Permesso parcheggio
  • Graduatoria asilo
  • Attività imprese
  • Storico pagamenti PA
  • Scadenza bollo
  • Punti patente
  • Scadenza assicurazione
  • Referti esami medici
  • Spese mediche
QUALCHE VOLTA NELLA VITA
  • Cartelle esattoriali
  • Atti giudiziari
  • Cambio residenza
  • Congedo parentale
  • Scadenza passaporto
  • Rimozione auto
  • Preferenze pagamento
  • Richiamo vaccini
  • Stato proprietà immobiliari
  • Scadenza patente
  • Scadenza carta di identità
  • Scadenza tessera elettorale
  • Certificato di nascita
  • Stato di famiglia
  • Scelta medico di base
  • Scadenza revisione auto

Fonte: Team per la trasformazione digitale

Le nuove funzioni (allo studio) e i prossimi passi

Questo primo bagaglio di funzioni di cui sarà dotata l’app, potrà essere arricchito con altre nuove funzioni. Gli sviluppatori, infatti, starebbero lavorando a un input arrivato dagli utenti in fase di test: collegare le scadenze di pagamento con il calendario personale dello smartphone, così da avere raccolti in un unico luogo tutti gli appuntamenti. All’arrivo su IO di una scadenza (da un appuntamento sanitario a una somma da pagare), l’utente potrà quindi sincronizzare il promemoria sul calendario del telefonino, che gliele notificherà sotto data. IO metterà in primo piano i servizi del Comune di residenza e, in ordine di importanza, degli altri uffici territorialmente più vicini. Così come, sul calendario, saranno in evidenza le scadenze più urgenti.

Un’altra delle nuove funzioni riguarda la smaterializzazione dei documenti personali. Su IO sarà caricato un facsimile del codice fiscale, che potrà essere letto tramite codice a barre, per esempio al momento di comprare un farmaco, per consentire la registrazione automatica dell’acquisto ai fini della deduzione fiscale delle spese mediche. Un’operazione consentita in quanto IO è un’app con una autenticazione forte.

In una prospettiva più a lungo termine, il team starebbe lavorando anche a credenziali biometriche per l’accesso all’applicazione, con impronta digitale o riconoscimento del viso, nonché all’integrazione con l’Anagrafe nazione della popolazione residente. L’obiettivo sarebbe quello di poter vedere in tempo reale i propri dati anagrafici, una sorta di visura anagrafica, per permettere, successivamente, di arrivare a generare certificati.

Un ultimo fronte di sviluppo sta riguardando la sicurezza informatica e la privacy: se i messaggi contengono dati sensibili, l’ente pubblico potrà decidere che il cittadino debba entrare nell’app per poterli leggere.

Gli sviluppatori, in questo periodo prima del lancio, sono concentrati su diversi fronti:

  • rinforzare l’infrastruttura di cloud computing, per reggere i primi mesi di download
  • avviare test di penetrazione e di sicurezza, per verificare che IO resista ad attacchi informatici
  • sviluppare un modello di privacy sui servizi che l’app potrà offrire

Il successo di IO, quello che resta da fare

Mentre il Ministro Paola Pisano e Luca Attias (neo Direttore del Dipartimento per la Trasformazione Digitale) sono intenti a implementare al meglio le piattaforme abilitanti della PA digitale, a cominciare da Cie, Spid e PagoPA, visto che IO veicolerà tutti i servizi, bisognerà che l’applicazione passi dalla fase di startup ad una nuova fase di scaleup, grazie a un processo di trasformazione più esteso e capillare.

I presupposti ci sono: finalmente è stata creata una governance dell’agenda digitale chiara, con un Ministero e un Dipartimento dedicati e allineati. Per far crescere IO, però, saranno fondamentali le risorse, umane in primis, ma anche il contributo degli enti che erogano servizi pubblici, chiamati a far evolvere l’app e a metterla rapidamente a disposizione del maggior numero di cittadini. L’app, infatti, non è ambiziosa solo perché deve funzionare da hub per i documenti, le notifiche, i pagamenti, la gestione delle identità, le scadenze, gli avvisi delle amministrazioni locali o nazionali, ma perché contemporaneamente è un gigantesco progetto di design pensato per 60 milioni di italiani, tutti potenzialmente coinvolti nell’utilizzo dei diversi servizi pubblici.

Adesione alle piattaforme nazionali, architetture che abilitano l’interoperabilità (open-source, API, open data e Multi Layer Architecture) e digitalizzazione dei processi di back-office per la gestione digitale dei procedimenti amministrativi, sono le condizioni abilitanti indispensabili per il successo dell’applicazione IO.

La capacità di digitalizzare i servizi al vaglio dei cittadini

Il successo di IO è legato anche al grado di determinazione della nostra classe dirigente nell’attuare il piano per l’informatica nella PA; alla capacità dei Responsabili per la transizione al digitale di accompagnare le PA nell’implementazione e diffusione di servizi digitali incentrati sull’utente; alla capacità delle amministrazioni di organizzare processi interni per un efficace back-end digitalizzato (raccolta documenti, gestione informazioni, esecuzione procedimenti, dialogo tra applicazioni), inserendo conseguenti obiettivi di digitalizzazione, concreti e misurabili, nei propri piani gestionali (PEG e Piani Performance). Ma chi valuterà la realizzazione di questi impegni e la bontà delle soluzioni adottate?

L’app IO, di fatto, proprio per le sue caratteristiche di vicinanza ai bisogni dell’utenza, si presta bene ad una valutazione da parte dei cittadini sulle capacità delle amministrazioni di veicolare contenuti attraverso di essa, nonché di progettare nuovi servizi che siano in grado di rispondere alle aspettative di immediatezza, trasparenza e sicurezza, proprie delle interfacce digitali con i cittadini e le imprese. Il Ministro della Funzione Pubblica, a tal proposito, ha annunciato l’emanazione, per il prossimo mese di dicembre, di nuove linee guida del Dipartimento tese a favorire la partecipazione dei cittadini alla valutazione delle performance delle PA, chiamate ad adottare sistemi di valutazione in grado di rilevare il livello di soddisfazione dei cittadini sui servizi erogati.

Salvatore Pidota, mettendo in evidenza che la sola disponibilità di nuove tecnologie non è di per sé sufficiente ad attuare il cambiamento necessario a far fronte alle nuove esigenze dei “nativi digitali”, ha parlato della necessità di iniezioni di cultura digitale, interventi mirati sugli aspetti culturali che sono alla base della gestione strategica ed operativa di un ente pubblico. È qui che si giocherebbe la vera sfida, soprattutto per gli Enti locali. Avrebbe suggerito, perciò, di attivare un presidio costante di queste tematiche all’interno degli organi di indirizzo politico di qualunque amministrazione pubblica, attraverso l’istituzione di una struttura con forti competenze specialistiche, con una valenza ben più ampia di quella attualmente attribuita al Responsabile per la transizione al digitale, in grado di assicurare in maniera continuativa un contributo fattivo nell’ambito dell’implementazione delle politiche di sviluppo digitale dell’organizzazione. È una buona idea, sicuramente da approfondire, anche perché, guardando all’Italia, gli analisti evidenziano che i servizi online delle pubbliche amministrazioni del nostro Paese sono, per numerosità, in linea con la media europea ma, analizzati dal punto di visto del reale utilizzo, segnano la peggior performance dell’unione.

Il binomio performance-digitalizzazione, ancora da consolidare all’interno delle nostre PA, sia a livello culturale che organizzativo, insieme al rafforzamento degli strumenti a disposizione dei cittadini per valutare la performance delle amministrazioni pubbliche, possono diventare le chiavi di volta per conseguire, finalmente, quella trasformazione digitale dei servizi che renderebbe più comoda la vita a noi cittadini e alle aziende.

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  1. Ci sono già più di 10 milioni di carte di identità elettroniche distribuite, perciò la Cie rappresenta una ottima leva per allargare il bacino di cittadini pronti a collegarsi via app.

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