Ogni anno in Italia vengono aperte circa 500 mila nuove Partite Iva e, secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il lavoro autonomo continua a rappresentare una componente essenziale del tessuto produttivo nazionale. Professionisti, consulenti, freelance e microimprenditori contribuiscono in modo significativo alla crescita economica del Paese, ma si trovano spesso a confrontarsi con un contesto operativo complesso, caratterizzato da adempimenti fiscali, procedure amministrative e attività gestionali che richiedono tempo, competenze e strumenti adeguati.
Negli ultimi anni la trasformazione digitale ha modificato profondamente il modo in cui vengono gestiti questi aspetti. Se in passato il rapporto con la banca era limitato principalmente all’apertura di un conto corrente e all’accesso ai servizi finanziari tradizionali, oggi il mercato del business banking si sta evolvendo verso modelli più ampi e integrati, capaci di accompagnare gli imprenditori in diverse fasi del loro percorso professionale.
La tendenza emerge con chiarezza osservando l’evoluzione dell’ecosistema fintech e dei servizi finanziari digitali. Secondo l’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, il settore italiano sta attraversando una fase di consolidamento e maturazione, nella quale la competitività si gioca sempre più sulla capacità di offrire servizi a valore aggiunto, integrando tecnologia, consulenza e strumenti operativi in un’unica esperienza digitale.
Le startup del comparto mostrano ricavi in crescita e un livello di maturità crescente, mentre il comparto bancario sta accelerando gli investimenti in innovazione per rispondere alle nuove esigenze di imprese e professionisti e soddisfare le necessità un segmento non abbastanza servito, come ha dichiarato ad AgendaDigitale.eu Nadine Methner, Head of Business Banking di ING Italia: “In Italia l’imprenditorialità resta una forza vitale, con la nascita ogni due minuti di una nuova impresa e oltre 300.000 imprese che vengono vengono registrate ogni anno – ha continuato Methner – è importante per questo dare un supporto concreto a chi contribuisce in modo significativo all’economia, ma spesso si trova ad affrontare una complessità amministrativa e un carico operativo sproporzionati”.
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La semplificazione come leva competitiva
Per chi decide di avviare un’attività autonoma, uno degli ostacoli più rilevanti continua a essere infatti la complessità burocratica. Non si tratta soltanto dell’apertura della Partita Iva, ma dell’insieme di attività che accompagnano la nascita di un’impresa: gestione della contabilità, emissione delle fatture elettroniche, monitoraggio degli incassi, conformità normativa e pianificazione finanziaria.
Secondo il report “La vita in partita Iva”, realizzato da YouGov per l’ING People Insights Labsu 501 lavoratori autonomi italiani, il rapporto tra partite Iva e banca resta segnato da esigenze molto concrete. Solo il 38% degli autonomi dichiara di avere un conto business dedicato alla propria attività, mentre la gestione finanziaria assorbe ancora tempo: il 45% dedica da una a cinque ore al mese ad attività come controllo di entrate e uscite o raccolta delle informazioni per il commercialista.
Cresce di conseguenza un’ovvia aspettativa di integrazione. Il 51% degli intervistati sogna un’esperienza di gestione completamente digitale, con servizi collegati alla propria attività. Non una richiesta astratta, ma una necessità basata su preoccupazioni molto pratiche. Il 57% indica infatti l’incertezza economica tra le principali sfide, il 52% cita burocrazia e adempimenti fiscali, mentre il 64% teme di pagare troppo per l’uso effettivo del conto business.
L’evoluzione del business banking verso modelli integrati
Date queste premesse, il concetto stesso di business banking sta profondamente cambiando. Se fino a pochi anni fa i servizi dedicati alle imprese erano costruiti prevalentemente intorno a prodotti finanziari tradizionali, oggi l’attenzione si sposta verso ecosistemi digitali capaci di supportare la gestione quotidiana dell’attività.
Ne consegue la nascita di piattaforme che combinano conto corrente, strumenti di pagamento, gestione documentale, servizi fiscali e funzionalità dedicate all’organizzazione del lavoro. Tutte soluzioni unite da un unico obiettivo: ridurre la frammentazione degli strumenti utilizzati e centralizzare in un unico ambiente digitale le principali attività necessarie alla gestione del business.
Si tratta di un’evoluzione che la diffusione dei servizi cloud, dell’identità digitale e delle firme elettroniche ha contribuito ad accelerare, rendendo possibile l’apertura e la gestione di rapporti bancari completamente da remoto e favorendo una progressiva eliminazione della documentazione cartacea.
Pagamenti digitali e nuove esigenze operative
Un altro elemento che sta influenzando profondamente il business banking riguarda l’evoluzione dei pagamenti digitali. Secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, nel 2025 il valore dei pagamenti digitali in Italia ha raggiunto i 518 miliardi di euro, con una crescita del 7% rispetto all’anno precedente. Oggi il 45% dei consumi viene regolato attraverso strumenti elettronici, mentre il numero dei terminali Pos continua ad aumentare e le soluzioni software-based stanno guadagnando terreno.
Per professionisti e piccoli imprenditori, la possibilità di accettare pagamenti in modo semplice e flessibile è diventata un requisito fondamentale. Non sorprende quindi che le soluzioni SoftPos, che consentono di trasformare uno smartphone in un terminale di pagamento contactless, stiano registrando una diffusione crescente.
Ma la progressiva digitalizzazione delle transazioni modifica anche le aspettative degli utenti nei confronti delle banche. Oltre alla disponibilità di strumenti di incasso efficienti, cresce la richiesta di funzionalità che consentano di monitorare in tempo reale i flussi finanziari, gestire la liquidità e integrare i dati economici con gli altri processi aziendali.
Cosa comprende un’offerta di business banking integrata
La necessità di far fronte a questo complesso di nuove esigenze sta portando gli operatori a sviluppare offerte sempre più evolute. Qui si inserisce ad esempio l’ultimo sviluppo di Arancio Business, la proposta di business banking lanciata da Ing per lavoratori autonomi, liberi professionisti e ditte individuali, nonché per chi sta pensando di aprire la partita IVA.
La struttura prevede un conto corrente digitale con pricing dinamico, un conto deposito non vincolato, Extra Money Arancio Business, una carta di debito Mastercard Business e strumenti per l’accettazione dei pagamenti. Il modello di pricing è costruito su tre piani, applicati in automatico in base all’utilizzo effettivo del conto nel mese. Il meccanismo va letto nel contesto di una domanda di maggiore trasparenza sui costi, uno dei bisogni emersi dalla survey di ING con YouGov.
Sul fronte dei pagamenti, al SoftPos, che permette di usare lo smartphone come terminale contactless, si affianca ora anche il Pos fisico. L’obiettivo è rispondere alle diverse esigenze operative di professionisti e piccoli esercenti, in un mercato in cui l’accettazione dei pagamenti elettronici è ormai considerata un elemento imprescindibile.
La componente più vicina alla gestione d’impresa riguarda invece la collaborazione con Fiscozen, attraverso cui i clienti possono accedere a servizi per apertura e gestione della Partita Iva, fatturazione e adempimenti fiscali. È qui che il conto business assume una funzione più ampia: non solo presidio bancario, ma punto di accesso a servizi utili per affrontare alcune attività ricorrenti del lavoro autonomo. La stessa apertura del rapporto, prevista con firma digitale e gestione via app, rientra in questa logica di riduzione degli attriti operativi.
La centralità dell’esperienza digitale
La digitalizzazione rappresenta oggi uno degli elementi più richiesti dai professionisti. Secondo la ricerca ”La vita in PartitaIVA”, oltre la metà degli utilizzatori ha già scelto soluzioni digitali per la gestione bancaria, indicando tra i principali benefici il risparmio di tempo, una maggiore autonomia operativa e un controllo più efficace delle attività finanziarie.
La semplicità dell’esperienza utente assume quindi un valore strategico. Procedure rapide di apertura del conto, gestione da app, firma digitale e accesso immediato ai servizi rappresentano oggi caratteristiche sempre più richieste da chi avvia un’attività professionale. Questo cambiamento è coerente con una trasformazione più ampia che interessa l’intero settore finanziario. L’adozione crescente dell’intelligenza artificiale, delle piattaforme digitali e delle soluzioni di automazione sta infatti progressivamente ridefinendo il rapporto tra utenti e istituzioni finanziarie, rendendo possibile una personalizzazione sempre maggiore dei servizi e una riduzione delle attività a basso valore aggiunto.
Dalla banca al partner operativo
L’evoluzione del business banking suggerisce un cambiamento più profondo nel ruolo delle banche all’interno dell’ecosistema imprenditoriale. Se tradizionalmente gli istituti finanziari si occupavano principalmente di fornire prodotti e servizi bancari, oggi sono chiamati a svolgere una funzione più ampia, supportando professionisti e microimprese nella gestione quotidiana delle loro attività.
In un contesto economico caratterizzato da elevata competitività e rapida evoluzione normativa, la capacità di accedere a strumenti semplici, integrati e facilmente utilizzabili rappresenta un fattore sempre più rilevante per chi sceglie di avviare o sviluppare un’attività professionale. Il business banking sta evolvendo proprio in questa direzione, trasformandosi progressivamente da servizio finanziario a infrastruttura operativa a supporto dell’imprenditorialità diffusa.
Articolo realizzato in collaborazione con ING










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