Le regole

Fattura elettronica per forfettari, obbligo dal primo luglio 2022: cosa cambia

Con il decreto PNRR 2 pubblicato in Gazzetta Ufficiale a fine aprile 2022, è ufficiale l’entrata in vigore dell’obbligo di fattura elettronica per forfettari dal primo luglio: ecco le novità, le esenzioni previste fino al 2023 e come adeguarsi

02 Mag 2022
Nicoletta Pisanu

Redazione AgendaDigitale.eu

Daniele Tumietto

commercialista

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Obbligo fattura elettronica per forfettari, si parte il primo luglio 2022. Una data confermata dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del cosiddetto decreto PNRR 2.

L’intento del Governo di estendere la fatturazione elettronica in ambito B2B ad una platea più ampia era già evidente da tempo, così come il desiderio di prorogare l’obbligo già vigente: nel 2021 era stata chiesta la proroga di e-fattura al 2024 per tutti i contribuenti in regime di tassazione piatta, in deroga alle vigenti disposizioni contenute nella Direttiva comunitaria in materia di IVA agli articoli 218 e 232.

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Obbligo fattura elettronica per forfettari dal primo luglio 2022, cosa fare

Il cosiddetto Decreto PNRR 2, pubblicato in Gazzetta Ufficiale a fine aprile 2022, ha previsto l’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica per forfettari a partire dal primo luglio 2022.

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Obbligo fattura elettronica per forfettari, gli esentati

La norma prevede l’esenzione dall’obbligo, fino al 31 dicembre 2023 dei contribuenti con ricavi inferiori ai 25.000 euro.

E-fattura, gli obiettivi

La riduzione dell’evasione in materia di IVA è la principale motivazione che ha portato il legislatore nazionale a proporre, nel corso del 2021, l’estensione della fattura elettronica alle partite IVA minori che attraverso l’utilizzo della fatturazione elettronica consentirà all’Agenzia delle entrate di acquisire in tempo reale le informazioni relative alla fatturazione per il monitoraggio dei flussi di fatturazione e il mantenimento dei requisiti per rimanere nel regime di favore dei forfettari, cioè:

  • soglia unica di ricavi e compensi pari a 65.000 euro, indipendentemente dall’attività esercitata, precisando che in caso di svolgimento di più attività, ai fini dell’applicazione del regime forfetario, il limite di 65.000 euro è riferito alla somma dei ricavi e dei compensi derivanti dalle diverse attività esercitate;
  • una causa di esclusione si configura quando il contribuente forfettario è socio di una società e ricorrono, congiuntamente, le seguenti due condizioni:
    1. abbia il possesso, diretto o indiretto di una partecipazione di controllo nella società,
    2. la società svolga una attività economica direttamente o indirettamente riconducibile a quelle svolte dal socio forfettario. Questo per evitare sofisticati frazionamenti delle attività d’impresa o di lavoro autonomo svolte o artificiose trasformazioni di attività di lavoro dipendente in attività di lavoro autonomo.

Inoltre, l’Agenzia delle entrate, con questo obbligo di fatturazione elettronica, punta a completare i passaggi necessari ad avere la dichiarazione precompilata IVA, permettendo allo stesso tempo di predisporre registri, liquidazioni e dichiarazioni IVA contenenti anche i dati ai contribuenti forfettari che oggi non sono disponibili.

L’iter normativo

Con la “Proposta di decisione di esecuzione del Consiglio, COM(2021) 681 final 2021/0357 (NLE) del 5 novembre 2021, recante modifica della decisione di esecuzione (UE) 2018/593 per quanto riguarda la durata e l’ambito di applicazione della deroga agli articoli 218 e 232 della Direttiva 2006/112/CE”, richiamando la decisione di esecuzione (UE) 2018/593, l’Italia ha introdotto un sistema generalizzato di fatturazione elettronica obbligatoria, anche a norma della raccomandazione del Consiglio, dell’11 luglio 2017, sulla base del programma nazionale di riforma 2017 dell’Italia.

Questo è stato possibile grazie alle relazioni semestrali che il Governo ha presentato per rendere conto dell’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica tra privati e permettere alla Commissione europea il monitoraggio continuo della deroga concessa all’Italia di non applicazione degli articoli 218 e 232 della Direttiva 2006/112/CE.

Strumento vincente al punto da consentire il raggiungimento degli obiettivi di recupero, con un miglioramento sensibile dei livelli di fedeltà fiscale. Secondo l’esecutivo, inoltre, tale strumento si è rivelato cruciale nell’ambito dei controlli preventivi, contribuendo in maniera decisiva all’identificazione e al recupero di falsi crediti Iva, per una somma pari a 495 milioni di euro, e all’individuazione dei soggetti coinvolti in meccanismi di frode comunitaria.

Fattura elettronica in Sanità

Non risultano al momento altre novità, nonostante fossero attese come quella che riguarda i contribuenti che svolgono attività relative alle prestazioni sanitarie che ancora bloccati dai problemi non risolti che erano stati sollevati dall’Autorità Garante per il trattamento dei dati personali. Si ricorda che la disciplina prevista dall’articolo 10-bis del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119 stabilisce che, per i periodi d’imposta 2019 e 2020, i soggetti tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria, ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata, non possono emettere fatture elettroniche. Ora con la legge di bilancio per il 2022 tale divieto viene esteso anche al periodo d’imposta 2021.

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