mice

Micro-eventi, maxi inefficienze: il lato oscuro della spesa aziendale



Indirizzo copiato

I micro-eventi aziendali — cene, meeting informali, trasferte ibride — rappresentano il 57% della spesa MICE globale e sfuggono a qualsiasi controllo strutturato. Ogni evento non tracciato è un dato perso e un’opportunità mancata di ottimizzare costi, processi e capacità negoziale

Pubblicato il 18 mag 2026

Stefano Brigli Bongi

CRO e co-founder di Kampaay



leadership che scende leaderhip blended
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti

La trasformazione digitale del MICE (Meetings, Incentives, Conferences and Exhibitions) è uno dei temi più discussi nel settore degli eventi aziendali, eppure continua a essere fraintesa.

Adottare nuovi strumenti non significa trasformarsi: significa, spesso, automatizzare le stesse inefficienze di prima. Il vero cambiamento richiede di tornare ai processi, alle strutture organizzative e alle domande che nessuno si pone.

La “zona grigia” del MICE: confondere i mezzi con i fini

Nel dibattito sulla trasformazione digitale del MICE, infatti, il rischio più grande è continuare a confondere i mezzi con i fini.

L’adozione di nuove piattaforme viene spesso presentata come la soluzione a inefficienze strutturali che, in realtà, nascono molto più a monte: nei processi, nella cultura e nella governance.

In un recente webinar abbiamo acceso i riflettori proprio su questo punto: l’esistenza di una “zona grigia” nella spesa aziendale, composta da micro-eventi, meeting informali e trasferte ibride, che sfugge ai processi ufficiali e al controllo del procurement. Una provocazione emersa durante l’incontro, rilanciata da Francesca Maria Montemagno, founder di Smartive, che invita a sviluppare una vera e propria “wanderlust organizzativa”: la capacità di esplorare criticamente i propri processi e mettere in discussione ciò che oggi viene dato per scontato.


Il lato oscuro della spesa MICE: frammentazione e mancanza di visibilità

Secondo una survey di GBTA del 2025, condotta su 786 professionisti del business travel a livello globale, circa il 14% della spesa Travel in realtà è destinata a meeting ed eventi. Una quota rilevante che, proprio per la sua natura ibrida, tende a sfuggire alle logiche consolidate di controllo. È qui che si manifesta quello che è stato definito il “lato oscuro” del MICE: una dimensione in cui convivono frammentazione dei fornitori, processi ancora fortemente analogici, pagamenti fuori policy e una generale mancanza di visibilità.

Il confronto con il mondo del travel è, da questo punto di vista, illuminante. Negli ultimi anni, il business travel ha sviluppato modelli maturi di gestione, basati su KPI chiari, tracciabilità dei pagamenti e piattaforme digitali integrate. Il MICE, invece, continua spesso a muoversi su binari paralleli, con strumenti e logiche che non dialogano tra loro.

Questa discontinuità non genera solo inefficienza operativa, ma ha un impatto diretto sulla capacità strategica delle aziende. La frammentazione della spesa, infatti, impedisce di aggregare volumi e riduce drasticamente la leva negoziale. In altre parole, non si tratta solo di spendere male, ma di perdere opportunità di creare valore.


Oltre la tecnologia: la trasformazione come esercizio di consapevolezza

In questo scenario, la tentazione di affidarsi alla tecnologia come soluzione immediata è forte. Tuttavia, è proprio qui che si annida il fraintendimento più diffuso: pensare che la digital transformation coincida con l’adozione di nuovi strumenti.

In realtà, ogni tecnologia amplifica ciò che trova. Se i processi sono frammentati, li renderà più veloci ma non più coerenti. Se manca coordinamento tra le funzioni, digitalizzerà anche quella disconnessione.

Per questo motivo, la trasformazione digitale dovrebbe iniziare da un cambio di prospettiva: non chiedersi “quale tool adottare”, ma “quali problemi stiamo davvero cercando di risolvere”.

Nel caso del MICE, questa riflessione può essere sintetizzata in tre domande chiave.


Tre domande chiave per ripensare il MICE

La prima riguarda la struttura organizzativa.

Silos o ponti? Ripensare l’organizzazione prima degli strumenti

In molte aziende, Travel, MICE e Procurement continuano a operare come entità separate, ciascuna con i propri obiettivi, strumenti e metriche.

Questa separazione, spesso storica, viene raramente messa in discussione. Eppure, è proprio qui che si genera una delle principali fonti di inefficienza: i mondi del Travel e degli Eventi non si parlano, creando una frattura che nessuna tecnologia, da sola, può ricomporre.

In questo contesto, introdurre nuovi tool rischia di essere controproducente: si finisce per automatizzare processi non allineati, consolidando i silos invece di superarli.

La vera trasformazione richiede quindi un passaggio più profondo: costruire ponti organizzativi, definire responsabilità condivise e creare una visione integrata della spesa.

Il paradosso amministrativo: quando il processo costa più dell’evento

La seconda domanda invita a guardare oltre il valore nominale della spesa e a considerare il costo reale dei processi. Un evento di piccole dimensioni – una cena, un meeting informale – può attivare una catena di attività sorprendentemente complessa: ricerca e qualifica del fornitore, approvazioni interne, gestione contrattuale, fatturazione, note spese. Ad esempio, quanto può costare davvero all’azienda, in termini di tempo e risorse, l’onboarding di un nuovo fornitore per una singola cena da 600 euro?

Se osservato nel dettaglio, questo processo rivela un paradosso: il costo organizzativo può superare quello economico dell’evento stesso. È una forma di inefficienza silenziosa, difficilmente visibile nei bilanci ma estremamente impattante nel quotidiano operativo. Inoltre, senza una gestione strutturata dei pagamenti e una tracciabilità end-to-end, aumentano i rischi legati alla compliance e al controllo.

In questo caso, la tecnologia può rappresentare un fattore abilitante, ma solo a condizione che il processo venga prima semplificato e ripensato.

L’impatto del “piccolo”: governare la complessità diffusa

La terza domanda riguarda ciò che, più di tutto, tende a essere sottovalutato: i micro-eventi. I dati del nostro partner tecnologico Airplus parlano chiaro: ben il 57% della spesa MICE globale è “coda lunga”, eventi che continuano a essere gestiti in modo decentralizzato, spesso fuori da qualsiasi controllo strategico. Proprio perché piccoli, frequenti e distribuiti, questi eventi vengono spesso gestiti in modo informale, fuori da qualsiasi framework strutturato. Eppure, nel loro insieme, rappresentano una parte consistente della spesa MICE. Il problema non è solo economico. È anche informativo. Ogni evento non tracciato è un dato perso, un’opportunità mancata per comprendere i comportamenti di spesa e migliorare i processi decisionali. Ignorare il “piccolo” significa, di fatto, rinunciare a governare la complessità. Al contrario, includerlo in una logica di gestione integrata permette di trasformare una fonte di dispersione in una leva di ottimizzazione.


Governare la complessità, non inseguire i tool

La lezione che emerge è chiara: la digital transformation del MICE non è un progetto IT, ma un progetto organizzativo. Significa trasformare una spesa invisibile in una leva strategica, recuperando visibilità, controllo e capacità negoziale. Significa, soprattutto, accettare che la complessità non può essere eliminata, ma deve essere governata. In questo percorso, la tecnologia gioca un ruolo fondamentale, ma non è il punto di partenza. È, piuttosto, il risultato di un processo più ampio, fatto di domande, analisi e scelte consapevoli. Perché, in ultima analisi, la differenza non la fanno gli strumenti adottati, ma la qualità delle domande che un’organizzazione è in grado di porsi.

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x