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AI Gigafactory: l’Europa gioca una partita difficile, ecco perché



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Un progetto cruciale per la sovranità tecnologica, ma non privo di rischi: ecco tutto quello che bisogna sapere sulle AI Gigafactory europee, quali sono gli obiettivi e come funziona il relativo bando

Aggiornato il 5 mar 2026

Maurizio Carmignani

Founder & CEO – Management Consultant, Trainer & Startup Advisor



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L’iniziativa europea sulle AI Gigafactory, che punta a ridurre la dipendenza da infrastrutture e chip extra-UE, rafforzando le capacità locali di calcolo, ha compiuto passi decisivi tra la seconda metà del 2025 e l’inizio del 2026. L’ambizione continua a scontrarsi con ostacoli geopolitici, costi elevati, vincoli energetici e rischi di obsolescenza rapida. In gioco non c’è solo la capacità di addestrare modelli, ma il ruolo del continente nella competizione globale per l’AI.

AI Gigafactory, un interesse oltre le aspettative: 76 proposte da 16 Paesi

Il primo passo della strategia europea per costruire AI Gigafactory ha superato le attese. la Commissione Europea ha ricevuto 76 manifestazioni di interesse da aziende, consorzi, enti pubblici e investitori provenienti da 16 Paesi membri. I soggetti candidati hanno proposto oltre 60 siti potenzialmente idonei alla costruzione di queste infrastrutture avanzate, con l’obiettivo dichiarato di ospitare almeno 3 milioni di GPU di ultima generazione. L’obiettivo, nella prima fase, è avviare sino a cinque impianti su larga scala, in grado di offrire capacità computazionale per l’addestramento di modelli di intelligenza artificiale generativa, e sostenere le applicazioni AI in settori strategici come sanità, mobilità, difesa, energia e industria manifatturiera.

Il bando

Il bando ufficiale, inizialmente previsto per la fine del 2025, ha subìto uno slittamento a inizio 2026. Nel frattempo, a dicembre 2025, la Commissione, la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e il Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) hanno firmato un Memorandum of Understanding per accelerare il finanziamento e lo sviluppo delle Gigafactory. La BEI fornirà consulenza su misura ai consorzi candidati per trasformare i progetti in piani finanziabili. A febbraio 2026, la presidente von der Leyen ha confermato che il primo bando di gara sarà lanciato “a breve”, segnando il passaggio definitivo dalla fase esplorativa al piano operativo. Un dato che testimonia la portata dell’iniziativa: i 76 proponenti hanno espresso interesse per investimenti complessivi superiori a 230 miliardi di euro nei prossimi 3-5 anni, una cifra che supera di gran lunga il fondo InvestAI da 20 miliardi stanziato dalla Commissione.

AI Gigafactor è una strategia continentale per la sovranità tecnologica

Il progetto delle AI Gigafactory s’inserisce nella più ampia cornice dell’AI Continent Action Plan, promosso dalla Commissione per rafforzare la sovranità digitale dell’Europa. L’idea, in parte ispirata al modello delle gigafactory per le batterie, è creare nodi fisici e simbolici della capacità produttiva continentale in un settore oggi dominato da attori statunitensi e cinesi. Le Gigafactory rappresentano una risposta diretta alla crescente dipendenza dai cloud hyperscaler statunitensi (Microsoft, Amazon, Google) e dalla filiera dei chip dominata da Nvidia e TSMC. L’obiettivo europeo è costruire infrastrutture AI pubbliche-privati integrate, capaci di offrire calcolo ad alte prestazioni, sostenibilità ambientale e inclusione nei progetti europei (Horizon, EuroHPC, Digital Europe).

Un passaggio legislativo fondamentale è stato compiuto il 16 gennaio 2026, quando il Consiglio dell’UE ha adottato un emendamento al regolamento EuroHPC JU. La modifica estende il mandato dell’impresa comune per facilitare la creazione e la gestione delle AI Gigafactory, introduce un pilastro dedicato alle tecnologie quantistiche e definisce regole chiare per finanziamento e appalti, con tutele specifiche per startup e scaleup. Il regolamento (2026/150), pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 gennaio, è entrato in vigore il 20 gennaio 2026, fornendo la base giuridica necessaria per l’operatività del progetto. La struttura finanziaria prevede che il contributo UE copra fino al 17% delle spese in conto capitale (CAPEX), che gli Stati membri corrispondano almeno altrettanto, e che i partner privati del consorzio si facciano carico del restante CAPEX e di tutte le spese operative (OPEX). Un modello che punta a mobilitare ingenti capitali privati con una leva pubblica contenuta ma strategica.

Ma le sfide sono rilevanti sulle Gigafactory per l’intelligenza artificiale in Europa: chip, costi, energia

I problemi non mancano, ogni AI Gigafactory richiederà circa 100.000 GPU, con costi unitari intorno ai 40.000 euro. Solo l’hardware potrebbe costare tra i 4 e i 5 miliardi di euro per sito, senza contare infrastrutture, manodopera qualificata, sistemi di raffreddamento avanzati e approvvigionamento energetico.

La questione energetica è tutt’altro che marginale: alimentare data center di queste dimensioni significa diversi megawatt continui, e implica investimenti paralleli in fonti rinnovabili, efficienza energetica e governance ambientale. In questo senso, la sostenibilità rischia di diventare un vincolo strutturale, se non affrontata con progettualità trasversali. Sul fronte dei chip, la dipendenza da Nvidia, oggi detentrice del 90% del mercato dei chip AI, pone problemi geopolitici e di approvvigionamento.

Le restrizioni all’export imposte dagli USA nei confronti della Cina, così come la corsa globale alle GPU, rendono incerta la disponibilità e la tempistica di fornitura. L’Europa dovrà fare i conti con questo scenario, valutando anche alternative come chip open-source (RISC-V) o investimenti su tecnologie autoctone.

I consorzi in campo: chi vuole ospitare le Gigafactory»

Sebbene la Commissione non abbia ufficialmente divulgato l’identità dei 76 proponenti, diversi consorzi hanno reso pubblica la propria candidatura. Deutsche Telekom, attraverso il suo CEO Tim Höttges, ha confermato una proposta congiunta con il fondo infrastrutturale canadese Brookfield. Il consorzio AION, lanciato da Scaleway (controllata dal gruppo francese Iliad), punta a realizzare cluster GPU equivalenti a oltre 288.000 unità Nvidia H100. In Portogallo, un consorzio pubblico-privato con Altice Portugal e NOS ha presentato la propria manifestazione di interesse. Tra le candidature territoriali più visibili, Vienna ha formalizzato la propria con il sostegno del governo federale austriaco.

Praga punta sul distretto di Zbraslav, con terreni messi a disposizione dall’operatore Czech Radiocommunications. Nei Paesi Bassi, il progetto AI Gigafactory.NL può contare sull’appoggio di Peter Wennink, ex CEO di ASML. In Finlandia, un consorzio guidato da Nokia propone l’ampliamento del supercomputer LUMI, già operativo come AI Factory. In Germania, dopo il fallimento di un tentativo di proposta unitaria (con SAP, Siemens, Deutsche Telekom, Ionos e Schwarz Group), diversi consorzi concorrenti hanno presentato candidature separate. La vicepresidente Virkkunen ha posto un vincolo chiaro: i proprietari di maggioranza di ciascun progetto dovranno essere europei. Inoltre, i fornitori ad alto rischio non potranno partecipare a iniziative finanziate dall’Unione Europea – un riferimento che appare collegato alle restrizioni già adottate nel settore delle telecomunicazioni.

Una scommessa sulla filiera europea dell’AI

Nonostante i rischi, l’iniziativa potrebbe attivare un effetto volano sulla filiera AI europea. Non solo per le grandi aziende tecnologiche, ma anche per PMI innovative, università, centri di ricerca e startup. La creazione di AI Gigafactory può diventare il catalizzatore di ecosistemi locali ad alta intensità tecnologica, con impatti positivi su occupazione, trasferimento tecnologico e competitività industriale. L’opportunità riguarda anche i fondi di investimento e gli operatori del settore energia e telecomunicazioni, sempre più interessati a diventare partner infrastrutturali nei progetti AI. La Commissione Europea sta ora avviando le fasi finali di preparazione del bando formale, dopo aver condotto consultazioni bilaterali con i proponenti e gli Stati membri interessati.

Le Gigafactory si innesteranno su un ecosistema infrastrutturale già in costruzione. A febbraio 2026, sono 19 i progetti di AI Factory in fase di realizzazione nell’ambito di EuroHPC JU, con selezioni avvenute in tre ondate tra dicembre 2024 e ottobre 2025, distribuite in oltre 15 Stati membri. A queste si aggiungono 13 AI Factory Antennas in paesi come Belgio, Cipro, Ungheria, Irlanda e partner extra-UE come Svizzera, Regno Unito e Islanda. Le Gigafactory, con una capacità di calcolo quattro volte superiore alle Factory esistenti, rappresentano il prossimo salto di scala.

In conclusione: AI Gigafactory occasione irripetibile, ma non automatica

A distanza di pochi mesi dall’avvio della call esplorativa, il progetto AI Gigafactory ha acquisito una base giuridica, un meccanismo di finanziamento strutturato e un consenso politico crescente. L’Europa ha deciso di giocare una partita di sistema sull’AI, partendo dal cuore della questione: la capacità di calcolo. Ma la visione industriale deve ancora misurarsi con la realtà operativa. La struttura finanziaria (17% UE, 17% Stati, 66% privati) impone ai consorzi di attrarre capitali imponenti in un mercato che vede i competitor statunitensi, basti pensare al progetto Stargate da 500 miliardi di dollari, muoversi con risorse e velocità incomparabili. Le sfide restano rilevanti: la dipendenza dai chip Nvidia, i vincoli energetici, i rischi di obsolescenza tecnologica, la necessità di garantire governance trasparente e accesso equo a startup e PMI.

Ma il percorso compiuto tra luglio 2025 e febbraio 2026 dimostra che l’iniziativa non è rimasta sulla carta. Con il bando ufficiale ormai imminente, il 2026 sarà l’anno in cui si capirà se le AI Gigafactory europee saranno un reale punto di svolta per la competitività del continente o l’ennesima infrastruttura costosa e dipendente da attori esterni. Sarà cruciale osservare non solo chi vincerà i bandi, ma come verranno costruiti i partenariati, quali modelli di business saranno adottati, e in che modo l’Europa saprà bilanciare sovranità digitale, sostenibilità e innovazione aperta.

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