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Frequenze 5G in scadenza, AIIP: “stop al rinnovo gratis, serve gara”



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Il rinnovo delle frequenze radiomobili in scadenza nel 2029 rischia di diventare una scorciatoia regolatoria: un’estensione gratuita o agevolata senza gara metterebbe in crisi concorrenza e trasparenza, ridurrebbe gli introiti pubblici e aprirebbe a contenziosi e danno erariale

Pubblicato il 13 gen 2026

Giovanni Cristi

AIIP Associazione italiana internet provider



5G

Sul rinnovo delle frequenze radiomobili in scadenza nel 2029 – comunemente identificate come “frequenze 5G” – assistiamo a uno dei passaggi più delicati della politica industriale e digitale italiana.

Il nodo del rinnovo: tra agevolazioni e rischi normativi

Molte ipotesi circolate nel dibattito pubblico, sono incentrate su un rinnovo delle frequenze gratuito o a condizioni fortemente agevolate, al di fuori di una procedura competitiva.

Un rinnovo con queste caratteristiche determinerebbe, però, un grave vulnus ai principi di concorrenza e trasparenza sanciti dal diritto europeo. Esso non sarebbe solo discutibile sul piano regolamentare e di sistema, ma esporrebbe lo Stato a un rilevante rischio di danno erariale, implicando la rinuncia agli introiti potenzialmente miliardari derivanti dall’assegnazione, tramite procedura competitiva, di una risorsa pubblica scarsa e strategica.

L’asta record del 2018 e la retorica degli operatori

In altre parole, se da un lato è vero che l’asta per le frequenze 5G ha rappresentato un record in Europa per l’importo versato dagli aggiudicatari pari a ben 6,55 Miliardi, dall’altro, non c’è stata altrettanta eccellenza negli investimenti sulla rete, nonostante il supporto indiretto delle iniziative europee a favore del 5G, e nell’implementazione dei servizi 5G Standalone. L’argomentazione degli operatori mobili, semplificando molto, si può sostanzialmente riassumere così: “caro Stato, la precedente asta ha portato ad importi così elevati per l’aggiudicazione delle frequenze che ora mancano le risorse finanziarie per investire sulla rete”.

Ora, sebbene sia comprensibile l’interesse che questa retorica sottende, è certo che le offerte record che presentarono gli operatori mobili nel 2018 siano state frutto di valutazioni approfondite da parte degli aggiudicatari – anche e specialmente per l’ammontare dell’importo e la strategicità del posizionamento. Proiezioni di business e scelte di concorrenza hanno motivato gli offerenti a investire in un bando trasparente e competitivo. Se l’offerta non è compatibile con gli investimenti necessari sulla rete, di chi è la responsabilità?

La metafora della supercar e le scelte di mercato

Se si noleggia una super car per un periodo, e poi la si usa solo per andare al supermercato perché non si hanno i soldi per il carburante in autostrada, si può veramente pretendere che l’autonoleggio estenda gratuitamente il periodo di noleggio senza costi aggiuntivi, anche se gli si promette che si metterà la benzina per portarla in autostrada?

Le conseguenze di un rinnovo agevolato sul sistema

Un’asta prevede la libera scelta di fare una determinata offerta per un bene. Se quel bene peraltro viene assegnato in maniera esclusiva, l’offerente tiene conto di questo aspetto, perché rende il bene ancora più pregiato. Se si accetta l’idea che un privato, dopo aver offerto un determinato importo per assicurarsi l’aggiudicazione di una risorsa pubblica, possa poi ottenerne ex post una sostanziale riduzione (quale quella che conseguirebbe a un rinnovo agevolato o addirittura gratuito), l’intero impianto delle concessioni pubbliche ne esce scardinato.

L’estensione, tramite scorciatoie, della durata delle concessioni sarebbe uno schiaffo sia per i concorrenti che nel 2018 non si aggiudicarono i lotti, sia per i possibili nuovi entranti, ma soprattutto per il Paese.

Qualora si verificasse un supporto istituzionale nel favorire soggetti specifici, non solo si configurerebbe un precedente che minerebbe la credibilità dei bandi, ma si verificherebbe una sospensione della competizione, per giunta, con l’aggravante che l’oggetto è una risorsa scarsa e pubblica. Lo spettro è di tutti. Dei cittadini. Gli stessi che pagano i canoni per i servizi che sfruttano proprio queste risorse pubbliche.

Il quadro normativo europeo e i limiti al rinnovo

Il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche (EECC), recepito in Italia nel 2021, stabilisce infatti che i diritti d’uso dello spettro radio debbano essere assegnati tramite procedure aperte, oggettive, trasparenti e non discriminatorie, ammettendo il rinnovo solo in casi eccezionali e adeguatamente motivati. Un rinnovo automatico o “calmierato” rischierebbe quindi di porsi in contrasto non solo con il buon senso, ma anche con il quadro normativo europeo.

Il precedente tedesco: una lezione per l’Italia

Ne è un esempio il recente precedente tedesco. Tra il 2024 e il 2025, la giustizia amministrativa ha censurato duramente il processo di assegnazione delle frequenze 5G in Germania, arrivando a condannare l’Autorità federale per le telecomunicazioni (BNetzA). Pur trattandosi di un’asta formalmente competitiva e onerosa, i giudici hanno rilevato una violazione sostanziale dei principi di indipendenza regolatoria e tutela della concorrenza, accertando che le condizioni della gara erano state influenzate da indirizzi politici volti a favorire gli operatori incumbent. La decisione definitiva ha imposto una riapertura del processo di assegnazione, con una revisione senza precedenti di frequenze già pagate a caro prezzo dagli operatori.

Il messaggio che arriva da Berlino è inequivocabile: se persino un’asta onerosa può essere annullata quando favorisce implicitamente i soggetti storici, un rinnovo senza gara rappresenterebbe una violazione ancora più grave del diritto europeo, con elevata probabilità di contenziosi, procedure d’infrazione e responsabilità patrimoniali per danno erariale.

Verso un’asta trasparente: criteri e apertura

Si dovrebbe considerare in primo luogo, un vero bando di gara, trasparente e aperto, che garantisca l’accesso anche a nuovi entranti, PMI e consorzi locali, evitando che l’asta si riduca a uno strumento di consolidamento oligopolistico.

I criteri di valutazione, dovrebbero andare oltre la sola offerta economica, includendo l’apertura delle reti a terzi tramite servizi wholesale efficaci, l’impatto territoriale e il contributo alla copertura delle aree marginali, ancora oggi penalizzate da persistenti coni d’ombra del servizio mobile, nonostante il supporto degli investimenti pubblici a favore del 5G.

5G privato: la proposta per un ecosistema distribuito

Accanto al tema del rinnovo, AIIP rilancia anche una proposta strutturale: la liberalizzazione a uso gratuito e locale di una porzione della banda n77 (3,8–4,2 GHz) per il cosiddetto “5G privato“.

L’obiettivo è favorire la nascita di un ecosistema 5G distribuito, in cui imprese, pubbliche amministrazioni, scuole, integratori di sistema e start-up possano realizzare reti mobili autonome per applicazioni industriali, sanitarie, agricole, logistiche e urbane.

Vigilanza e rischi di concentrazione del mercato

Un passaggio delicato, che richiede anche una vigilanza attenta da parte di AGCOM, AGCM e ACN per evitare che produttori di terminali o fornitori di apparati introducano vincoli tecnici o commerciali capaci di svuotare di fatto la disponibilità dello spettro. La posta in gioco non è solo l’autonomia digitale delle imprese italiane, ma anche il rilancio di una filiera industriale europea oggi compressa da un mercato 5G dominato da pochi grandi operatori che, mentre da un lato lamentano difficoltà nel partecipare ad un’asta per il rinnovo delle frequenze, dall’altro spingono per acquisire, a scapito della cittadinanza, le ulteriori frequenze a 6 GHz, precludendone l’uso libero e diffuso per reti Wi-Fi di nuova generazione.

Conclusioni: rigore e visione per il dossier 5G

In sintesi, il dossier 5G si profila come un banco di prova cruciale: per la concorrenza, per le finanze pubbliche e per la credibilità dell’Italia nel rispetto delle regole europee. Serve rigore e visione strategica. Le scorciatoie regolamentari di oggi potrebbero tradursi domani in costi giuridici, economici, industriali e reputazionali molto più elevati.

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