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Quantum computing market: le strategie degli operatori e il ruolo dell’Italia



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I limiti del calcolo classico stanno accelerando il passaggio dalla ricerca alle applicazioni concrete del quantum computing. Ma a che punto è davvero il mercato? Le principali sfide ancora aperte, gli ambiti più promettenti e il ruolo degli ecosistemi nazionali

Pubblicato il 2 set 2026

Emanuele Villa

Giornalista Nextwork360



investimenti nel quantum computing; crittografia post quantistica
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Il mercato del quantum computing è entrato in una fase decisiva del suo percorso, poiché un numero crescente di organizzazioni si sta scontrando con i limiti del calcolo classico. Parliamo addirittura del 62% degli operatori che gestiscono carichi di lavoro complessi, secondo il Quantum Readiness Report 2026 di QuEra, uno dei player più interessanti del mercato, reduce da un round di finanziamento da oltre 230 milioni di dollari e da accordi strategici con Google e NVIDIA.

Il bisogno è quindi concreto, ma l’adozione rimane in una fase iniziale: il 56% delle organizzazioni è ancora impegnato in attività di esplorazione, valutazione o proof of concept, mentre soltanto il 13% ha raggiunto la fase di implementazione o scala. È proprio questo divario a spiegare perché il mercato chieda oggi risultati verificabili e percorsi credibili verso l’utilità commerciale.

Quantum computing market: dall’entusiasmo al pragmatismo industriale

Non sorprende, nel contesto descritto, che secondo gli analisti il mercato globale del quantum computing sia destinato a crescere con un CAGR del 41% tra il 2025 e il 2030, una crescita che dipende proprio dalla necessità di affrontare problemi che il calcolo classico fatica a risolvere in modo efficiente.

Essendo il bisogno diventato concreto, cambia la prospettiva con cui il mercato guarda all’informatica quantistica. Se fino a pochi anni fa il dibattito ruotava attorno al potenziale della tecnologia, oggi il mercato è entrato in una fase decisiva e pragmatica di dimostrazione del valore.Il semplice entusiasmo ha lasciato il posto al benchmarking: servono evidenze concrete, progressi misurabili e un percorso credibile verso l’utilità commerciale.

Per QuEra, questa evoluzione richiede di tradurre la ricerca in elementi concreti e misurabili: disponibilità dei sistemi via cloud e on-premise, collaborazione con centri HPC e programmi pubblici, co-design applicativo con partner e clienti e validazioni scientifiche sottoposte a peer review. “Il passaggio alla commercializzazione avviene così attraverso una sequenza di milestone verificabili”, spiega Yuval Boger, Chief Commercial Officer di QuEra.

Le sfide del 2026: dall’integrazione con il calcolo classico alla fault tolerance

Naturalmente, quando una tecnologia deve dimostrare il proprio valore sul campo emergono le sfide più complesse per gli operatori: garantire affidabilità, integrarsi con infrastrutture di calcolo esistenti, sviluppare competenze e costruire un percorso credibile verso un’adozione diffusa.

A proposito di sfide Boger spiega che: “L’esecuzione di applicazioni utili richiede il funzionamento congiunto di risorse di calcolo quantistiche e classiche, che coesisteranno nei data center di prossima generazione. Una delle sfide è proprio l’integrazione del calcolo quantistico all’interno di ambienti HPC e data center già esistenti. Perché una QPU possa essere adottata in modo concreto, deve poter dialogare con CPU, GPU, sistemi di orchestrazione, workflow di calcolo e requisiti di governance dei dati già presenti nelle infrastrutture dei clienti”.

A tal fine, il lavoro di QuEra si sta sviluppando su più livelli: il primo riguarda l’hardware ad atomi neutri, una piattaforma che offre caratteristiche rilevanti in termini di scalabilità; il secondo consiste proprio nell’integrazione con le architetture classiche. A tal fine, l’azienda ha avviato una collaborazione con Dell per un modello sperimentale di integrazione quantistico-classica che collega l’infrastruttura HPC Dell e il Dell Quantum Intelligent Orchestrator a un sistema quantistico ad atomi neutri.

Terzo livello di azione, che peraltro corrisponde alla sfida più sentita da tutti gli operatori, è lo sviluppo di una roadmap fault tolerant: “L’integrazione nei data center non riguarda solo l’accesso all’hardware – prosegue Boger – ma anche la capacità di eseguire algoritmi lunghi e complessi. Poiché i qubit sono sensibili e soggetti a errori introdotti dall’ambiente, una parte fondamentale della costruzione di un computer quantistico utile è la capacità di rilevare e correggere questi errori. La fault tolerance è l’attributo chiave del nostro sistema di prossima generazione, Libra, che sarà disponibile sul cloud quantistico di Amazon a partire dal 2028”.

Nel frattempo, diverse organizzazioni stanno sperimentando i sistemi QuEra in contesti concreti, dai ricercatori che accedono al computer quantistico Aquila attraverso Amazon Braket fino ai progetti di integrazione tra calcolo quantistico e classico e ai deployment on-premise, come quello realizzato presso l’istituto nazionale giapponese AIST.

I requisiti del successo: tecnologia, applicazioni e competenze

Se il quantum computing deve dimostrare il proprio valore con i fatti, superando sfide tecnologiche e industriali tutt’altro che banali, viene spontaneo chiedersi quali caratteristiche debbano possedere gli operatori per guidare questa trasformazione.

Secondo Boger non esiste un singolo fattore determinante, ma una combinazione di elementi che comprende una solida piattaforma scientifica, nel caso di QuEra basata sulla tecnologia ad atomi neutri, e la capacità di trasformare i progressi della ricerca in applicazioni realmente utili, come installare e mantenere computer quantistici sul cloud.

Più di ogni altro elemento, emerge il (solito) nodo delle competenze: “Il fattore limitante per costruire un leader globale del quantum non è il capitale, ma le persone”, osserva Boger. Del resto, se la carenza di competenze rappresenta una delle principali criticità del settore IT, nel quantum computing assume un peso ancora maggiore per la natura altamente specialistica e multidisciplinare della tecnologia.

A tal proposito, Boger attribuisce un valore strategico alla collaborazione continua con ambienti accademici prestigiosi: “Siamo nati dai laboratori pionieristici di Harvard e MIT, con cui continuiamo a collaborare: questo ci garantisce un canale di reclutamento diretto da quelle istituzioni e ha attratto scienziati di altissimo livello da tutto il mondo. Siamo circa 200 persone, e quasi la metà sono PhD di grande esperienza. E manteniamo l’asticella alta con una cultura che guida nella scienza, non nella fantascienza”.

Gli ambiti applicativi del quantum computing: scienza dei materiali, nuovi farmaci e AI

A questo punto la domanda diventa inevitabile: quali sono gli ambiti in cui la tecnologia produrrà un netto vantaggio competitivo?

“I risultati più concreti e misurabili sono attesi negli ambiti in cui i limiti del calcolo classico sono già evidenti e la simulazione avanzata può avere un ruolo determinante: scienza dei materiali, chimica, progettazione di nuovi composti, scoperta di farmaci, machine learning, ottimizzazione, HPC e programmi governativi”, osserva Boger. Questa lettura è peraltro coerente con l’attuale evoluzione del mercato, che individua proprio nelle simulazioni, nell’ottimizzazione e nell’AI (machine learning) i principali contesti in cui il quantum computing può esprimere un vantaggio competitivo reale.

Quantum computing market in Italia: un ecosistema aperto e collaborativo

Tra tutti i temi che riguardano l’informatica quantistica, è interessante capire quale ruolo potranno giocare gli ecosistemi nazionali nella sua evoluzione.

Su questo fronte, il CCO di QuEra descrive un contesto italiano caratterizzato da un interesse crescente nei confronti del quantum computing come leva di innovazione scientifica, tecnologica e industriale, un interesse che si inserisce nel solco della Strategia italiana per le tecnologie quantistiche, approvata nel 2025 con l’obiettivo di rafforzare il posizionamento del Paese in un ambito considerato strategico per la competitività, la ricerca, la sicurezza e lo sviluppo industriale. 

“Un elemento caratterizzante del mercato italiano – spiega Boger – è la presenza di centri di competenza, università e player industriali che possono contribuire a un ecosistema aperto e collaborativo. In questo senso, la partnership con ICSC – Centro Nazionale di Ricerca in HPC, Big Data e Quantum Computing è un esempio concreto: l’accordo dà a ricercatori di università, laboratori nazionali e imprese l’accesso ad Aquila, il computer quantistico a 256 qubit di QuEra, insieme a un programma di mentoring dedicato. Il valore dell’Italia non sta quindi solo nell’accesso alla tecnologia, ma nella possibilità di rafforzare la connessione tra ricerca e mondo produttivo: le collaborazioni con realtà come BIP, Fondazione LINKS e atenei come l’Università di Padova guardano ad applicazioni concrete in ambiti che vanno dalla finanza alla logistica fino alla scienza dei materiali”.

Guardando ai prossimi due-tre anni, Boger aggiunge: “L’obiettivo è che l’ecosistema italiano arrivi pronto alla generazione fault-tolerant: con competenze formate, casi d’uso validati e collaborazioni già operative quando Libra sarà disponibile”.

Articolo realizzato in collaborazione con QuEra

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