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Quantum computing, svolta vicina: ecco tutti i progressi da monitorare



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Quest’anno si prevede di raggiungere il Quantum Advantage, il vantaggio quantistico per cui la sfida non è più solo tecnologica, ma concerne la possibilità di creare ecosistemi collaborativi volti all’integrazione di risorse computazionali, dati e nuove competenze. Ecco cosa aspettarci dalle tecnologie quantistiche nel 2026 e negli anni a venire

Pubblicato il 9 gen 2026

Mirella Castigli

ScenariDigitali.info



legge italiana AI crittografia post-quantistica standard HQC quantum computing; Quantum computing: le sfide del 2026 per le tecnologie quantistiche

Il settore del quantum computing scalda i motori nel 2026 per trasformare innovazione, economia e cyber sicurezza.

“A differenza di tutte le macchine quantistiche di prima generazione, gli hardware quantistici di seconda generazione non sono ancora consolidati e necessitano oggi di passaggi trasformativi dove l’Italia e l’Europa possono contribuire garantendo proprietà intellettiva di alto profilo e ricchezza”, commenta Francesco Tafuri, professore ordinario presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II dove ha fondato il Centro di computazione quantistica superconduttiva.

Ma per raggiungere gli obiettivi del 2026, secondo Camilla Coletti, coordinatrice del Center for Nanotechnolgy Innovation dell’Istituto italiano di tecnologia a Pisa, bisogna puntare anche sui “materiali che rappresentano oggi, uno degli snodi decisivi per lo sviluppo delle tecnologie quantistiche: è dunque fondamentale controllarne qualità, cristallinità e proprietà in modo accurato e riproducibile”.

Ecco perché il 2026 sarà un anno chiave per le tecnologie quantistiche.

Quantum computing: che cos’è

Michel H. Devoret è uno dei tre fisici che hanno vinto il Premio Nobel per la Fisica di quest’anno. Oltre quarant’anni fa, in veste di ricercatore post-dottorato presso l’Università di Berkeley in California, a metà degli anni ’80, Devoret ha contribuito a dimostrare che le proprietà della meccanica quantistica, la fisica del regno subatomico, erano osservabili anche in circuiti elettrici sufficientemente grandi da essere visibili ad occhio nudo.

Secondo le leggi della meccanica quantistica, la fisica delle cose molto piccole, un singolo oggetto può infatti comportarsi come due oggetti separati allo stesso tempo. Sfruttando questo stravagante fenomeno, gli scienziati sono stati in grado di realizzare bit quantistici, o “qubit”, contenenti una combinazione di 1 e 0 allo stesso tempo. L’incremento del numero di qubit rende un computer quantistico esponenzialmente più potente.

In un computer classico come un laptop o uno smartphone, i chip di silicio memorizzano i numeri come “bit” di informazione, dove ogni bit contiene un 1 o uno 0. I chip eseguono quindi i calcoli manipolando questi bit, aggiungendoli, moltiplicandoli e così via. Un computer quantistico, al contrario, esegue calcoli in modo da sfidare il senso comune.

La differenza fra computer tradizionale e quantistico

Rispetto a un computer tradizionale, la differenza del quantum computing consiste nella meccanica quantistica che non ragiona più a binari (zero oppure uno), bensì in sovrapposizione, in simultanea e in parallelo. Di fronte a un labirinto che presenta mille percorsi, un computer tradizionale ragiona come noi, sperimentando strada per strada per uscire (si entra in una e se risulta senza uscita, si torna indietro, provandone un’altra); invece il computer quantistico, potendo esplorare e verificare tutte le strade in parallelo, è come se fotografasse il labirinto dall’alto, per individuarne la via d’uscita in una manciata di secondi.

Insieme ad altri due ricercatori di Berkeley, a metà degli anni ’80, John M. Martinis e John Clarke, Devoret riuscì quindi a dimostrare che le proprietà controintuitive della meccanica quantistica non si limitavano alle particelle subatomiche.

Poiché apparivano nei circuiti elettrici, si prestavano ad essere sfruttate per sviluppare chip per computer. “Abbiamo dimostrato per la prima volta che è possibile costruire atomi a partire da circuiti elettrici”, sostiene il Premio Nobel per la Fisica, Devoret.

La scoperta ha gettato le basi per i “qubit superconduttori” che Google, Ibm e molte altre aziende utilizzano per alimentare i propri computer quantistici. Raffreddando alcuni metalli a temperature estremamente basse, mostrano lo stesso “strano” comportamento delle particelle subatomiche.

I progressi algoritmici delle tecnologie quantistiche: Quantum Echoes

Recentemente Devoret, che lavora nel laboratorio Google vicino a Santa Barbara, in California, ha annunciato in un articolo su Nature che il computer quantistico del suo team è stato capace di elaborare un nuovo algoritmo, Quantum Echoes, dalle significative potenzialità.

La macchina di Google ha eseguito questo algoritmo 13.000 volte più velocemente di un supercomputer che esegue un codice simile nel campo della fisica classica.

Come ci ha spiegato Luca Mariot, manca però ancora la verifica del dato al momento. Tuttavia, se confermato, questa scoperta sarebbe in grado di accelerare i progressi nella scoperta di farmaci, nella progettazione di nuovi materiali da costruzione e in altri campi.
Tuttavia i computer quantistici odierni commettono ancora troppi errori. Ma i recenti progressi, lato hardware e algoritmico, stanno riducendo gli errori, tanto che gli scienziati pensano che il quantum computing vedrà la luce entro la fine del decennio, mostrando progressi significativi a partire dal 2026.

Gli investimenti previsti in quantum computing dal 2026

Secondo Boston Consulting Group (Bcg), nel giro di un triennio/quinquennio gli investimenti pubblici in tecnologie quantistiche sono destinate a superare la frontiera dei 10 miliardi di dollari.

Il piano di JP Morgan sul quantum computing vale 10 miliardi di dollari, da investire in 27 industrie statunitensi di frontiera.

La Cina ha stanziato oltre 15,2 miliardi di dollari per la ricerca quantistica.

Il ruolo dell’Europa nel quantum computing

Lo scorso luglio 2025, la Commissione europea ha reso noto il Piano Quantum Europe Strategy, la strategia Ue sul quantum computing, che ha aggiornato la roadmap declinando il piano in cinque aree di lavoro: ricerca e innovazione; infrastrutture; ecosistema quantum ; spazio e tecnologie quantum dual-use (ai fini civili si affiancano quelli militari, di sicurezza e difesa cyber); competenze.

Negli ultimi anni, l’Ue ha stanziato oltre 11 miliardi di euro pubblici, ma mira ad alzare il livello di investimenti privati, che attualmente si fermano al 5 % del totale globale.

I soggetti privati tendono ad effettuare investimenti solo in tecnologie quasi ready-to-use, ma ciò pone seri limiti allo sviluppo di innovazioni di base e al trasferimento tecnologico. Però, partnership pubblico-private cercano di superare il limite del “pronto all’uso”, offrendo una lezione alle aziende e colmando il divario tecnologico.

Gli investimenti nelle tecnologie quantistiche sfiorano i 2 miliardi di euro, che vanno ad integrarsi con oltre 9 miliardi di finanziamenti pubblici aggiuntivi da parte degli Stati membri. Ma la Commissione propone anche un’iniziativa mirata, in tre fasi per la ricerca e l’innovazione di Quantum Europe.

Nel Piano, inoltre, “l’ecosistema quantistico europeo comprende circa 70 startup e scaleup, investitori deep-tech, organizzazioni di ricerca e innovazione, cluster nazionali di competenze e catene di approvvigionamento industriali“.

Gli investimenti europei puntano a realizzare infrastrutture quantistiche come i sistemi di calcolo quantistico (e simulazione), comunicazioni quantistiche sicure (EuroQCI 24, quantum internet), oltre a piattaforme di rilevamento quantistico (gravimetri quantistici, risonanza magnetica quantistica Q-MRI).

Il piano italiano

Anche l’Italia ha annunciato il piano di adozione di una strategia nazionale per le tecnologie quantistiche che individua 33 azioni da mettere a terra per aumentare la competitività italiana in questo campo.

Presentato lo scorso 31 luglio da parte del Dipartimento per la trasformazione digitale, guidato dal sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti, il piano delegherà la regia a un Polo nazionale della quantistica (con enti pubblici e aziende).

Si spazia dal rafforzamento della ricerca allo sviluppo di reti di comunicazione quantistica, dall’hardware destinato alla formazione mirata all’accesso a tecnologie critiche per le industrie italiane, fino a incentivi per l’adozione aziendale.

Il piano prevede investimenti pari a 200 milioni di euro all’anno per cinque anni, volti a raggiungere la Francia e la Germania (le cui iniziative datano 2021, con impegni, rispettivamente, pari a 1,8 e 2,5 miliardi di euro) o la Spagna (che ha pubblicato il suo piano da 800 milioni di euro nel 2025).

L’Italia punta a fornire finanziamenti per la ricerca (35%), creare infrastrutture per le aziende (30%), favorire incentivi e venture capital (20%) e creare una filiera dei chip quantistici (15%).

Il quantum computing della Federico II di Napoli

All’interno del dipartimento di fisica dell’Università Federico II di Napoli, un team di una trentina di scienziati, guidato dal fisico Francesco Tafuri, ha messo a punto il computer quantistico su piattaforma superconduttiva più potente d’Italia, nella lista dei top 5 in Europa.

“Il centro di computazione quantistica di Napoli è nato con l’obiettivo di offrire computer quantistici che potessero dare alla ricerca internazionale un potente strumento di scolarizzazione quantistica dove far crescere competenze software e dove poter sperimentare nuove soluzioni hardware”, spiega Francesco Tafuri: “Partenope il primo computer quantistico italiano a piattaforma superconduttiva a 25 qubit è nata e funziona come macchina aperta e modulare, dove è possibile integrare e modificare ogni componente del sistema e controllare completamente ogni passaggio del calcolo quantistico”.

Da maggio, l’Università Federico II, nella già ribattezzata Quantum bay partenopea, al computer quantistico, ha affiancato UniNano, un laboratorio di nanotecnologie per produrre componenti per meccanica quantistica, fotonica, biotecnologia, micro e nano elettronica.

Finanziato dal Pnrr con quattro milioni di euro, mirava a disporre di 5 qubit nel 2025, invece ne ha raggiunti ben 64. “Nato infatti sulla spinta degli investimenti congiunti Pnrr del Centro CN1 HPC e del Partenariato PE4 sulle tecnologie quantistiche e dell’Università di Napoli Federico II (UNINA), il Centro è
rapidamente diventato punto di accumulazione e riferimento internazionale per la ricerca accademica ed industriale e per l’alta formazione”, continua il professor Tafuri.

Al Politecnico di Torino c’è un quantum computing da 5 qubit, Bologna invece punta sul calcolo ibrido, con un computer quantistico di 54 qubit da affiancare al potente supercomputer Leonardo; a Padova e Firenze altre piattaforme si basano su ioni o su atomi freddi.

Centro per il quantum computing di Napoli: le prospettive 2026

“Il Centro di UniNa nel 2026 diventerà un Cluster a tutti gli effetti:

  • ospiterà due computer quantistici a piattaforma superconduttiva con 64 e 25 qubit con capacità di calcolo sempre crescenti (già attualmente sono numerosi gli esempi di caso d’uso), con due altri criostati per la sperimentazione di nuove componenti hardware all’interno di prestigiosi progetti europei e industriali;
  • ospiterà due nuove start-up ed un polo industriale per lo sviluppo di hardware e software, anche con la compartecipazione di aziende straniere;
  • in collaborazione con Cineca costruirà un nuovo computer quantistico disegnato per il calcolo ibrido classico/quantistico da interfacciare alla macchina Cineca Megaride presso il Campus di S. Giovanni a Teduccio (previsione di un paio di anni per la sua piena operatività);
  • costruirà hardware quantistico nel nuovo centro di nanofabbricazione di UniNa, anche in collaborazione con aziende di profilo internazionale;
  • rafforzerà i progetti sui protocolli di comunicazione fra i diversi computer quantistici attualmente disponibili a Napoli guardando ad una rete nazionale/europea;
  • aumenterà la sua capacità di formare talenti e personale specializzato”, conclude Francesco Tafuri.

Un polo nazionale per il Quantum Italia

Agli Stati generali Quantum, organizzati a Roma a metà dicembre 2025 dal Dipartimento per la trasformazione digitale di Palazzo Chigi, il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti e il ministro per la Difesa Guido Crosetto hanno tolto i veli all’intenzione di realizzare il centro di ricerca dedicato ad Alessandro Volta, un’infrastruttura nazionale che, grazie al coinvolgimento di università, pubblica amministrazione e aziende, possa ambire a diventare un centro italiano dei test e delle applicazioni operative delle tecnologie quantum di tutte queste realtà.

Al centro hanno già aderito l’università dell’Insubria, dell’università della Calabria e della Federico II di Napoli, ma si prevedono ulteriori nuove aggregazioni.

L’auspicio è che il polo tricolore possa lavorare su simulazioni, prototipi ed applicazioni per il settore privato.

Il ministro per la Difesa spera che il polo nazionale quantistico unifichi un’infrastruttura per industria, difesa e università, volta ad avviare sperimentazioni, prototipi e innovazioni tecnologiche, ispirandosi al modello Darpa, la divisione del dipartimento della Difesa Usa.

Il ministro della Difesa Crosetto ha infine citato esempi di applicazioni di quantum computing nelle 4 aree (calcolo, simulazione, sensing e comunicazione), spaziando dai radar quantistici alle soluzioni di positioning, navigation and timing che forniscono a navi e velivoli la possibilità di orientamento preciso e puntuale anche in assenza di segnale Gps.

Le Big tech del quantum computing

Nel privato, Google ha rivoluzionato il settore presentando il chip quantistico Willow con 105 qubit, in grado di completare in appena cinque minuti un calcolo che avrebbe richiesto milioni di anni per risolverlo con un supercomputer tradizionale. Spiccano infatti anche Ibm e Microsoft, oltre a D-Wave e IonQ, Rigetti e Quantum Computing. In tutto si contano nove imprese con targa statunitense che si sfidano nel settore.

Lo scorso novembre 2025, Ibm ha annunciato di aver creato il chip Loon, un nuovo processore sperimentale per il calcolo quantistico, con cui si avvia alla realizzazione di computer quantistici entro la fine del decennio.

Materiali avanzati per le tecnologie quantistiche

La quantistica necessita di materiali cristallini di qualità elevatissima, dal punto di vista della purezza, che servono per il mantenimento di stati quantistici che presentino una coerenza a lungo termine.

“Al Center for Nanotechnology Innovation dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Pisa lavoriamo sui materiali bidimensionali e sulla realizzazione di nanodispositivi innovativi”, spiega ad AgendaDigitale la professoressa Camilla Coletti, “in grado di abilitare nuove architetture per il quantum computing, il sensing e le comunicazioni quantistiche. Il nostro Centro opera all’interno di una Semiconductor and Hybrid Quantum Technology Fab, riconosciuta come centro di servizio per le tecnologie quantistiche nell’ambito del National Quantum Science and Technology Institute (NQSTI) finanziato dal PNRR”.

I materiali bidimensionali, compreso il grafene, giocheranno un ruolo di primo piano nella fisica quantistica, oltreché in tecnologie come la fotonica integrata e le telecomunicazioni.

Il grafene, un semimetallo formato da un unico strato di atomi di carbonio che si adagia in una struttura a nido d’ape esagonale, forma infatti un materiale bidimensionale con grandi proprietà meccaniche, elettriche e termiche.

Già oggi impiegato nelle racchette da tennis e in dispositivi biomedicali, il grafene offre potenzialità nella sostenibilità e nei semiconduttori. L’integrazione di questo materiale richiede competenze avanzate sulle superfici e non richiede una rivoluzione copernicana delle linee di produzione, semplificando l’implementazione industriale.

Tecnologie quantistiche e materiali: 2026, un anno chiave

Programmi come “Innovative Advanced Materials for Europe” sono nati per fornire supporto alla ricerca e al trasferimento industriale di materiali sostenibili. Grazie ai finanziamenti europei nei materiali avanzati per le tecnologie quantistiche, il quantum computing offre un’opportunità importante nel 2026 per l’Europa di riuscire a competere con le grandi potenze mondiali, Usa e Cina in testa.

“Il 2026 si profila come un anno chiave, grazie alla crescente maturità scientifica del settore e alla convergenza sempre più evidente tra ricerca di base e applicazioni industriali. In questo contesto, hub nazionali dedicati all’innovazione e al trasferimento tecnologico potranno svolgere un ruolo strategico di raccordo tra competenze scientifiche, infrastrutture di ricerca e sistema industriale. Gli investimenti europei, in particolare attraverso Horizon Europe e i programmi dedicati al quantum, stanno creando un ecosistema favorevole al trasferimento tecnologico. La sfida ora è trasformare l’eccellenza scientifica in filiere industriali competitive, valorizzando il capitale umano e rafforzando il coordinamento tra i diversi attori del sistema”, conclude Camilla Coletti.

A cosa serve il quantum computing: le novità dal 2026

La scoperta del Nobel Devoret ha aperto la strada ai telefoni cellulari e ai cavi in fibra ottica, ma potrebbe avere impatti ancora più rilevanti nell’arco dei prossimi anni, con lo sviluppo di computer quantistici che potrebbero risultare molto più potenti rispetto ad oggi, spalancando le porte alla scoperta di nuovi farmaci e vaccini, nonché alla decifrazione delle tecniche di crittografia che proteggono i segreti del mondo, tanto che ci si prepara all’era della crittografia post-quantistica.

È una tecnologia complementare, ma non alternativa, all’Hpc. La sinergia di calcolo può produrre nuove applicazioni industriali, modelli predittivi evoluti e sistemi di cyber security, soprattutto per proteggere le informazioni nell’era post quantistica, quando l’evoluzione delle macchine attuali potrebbe permettere di decriptare qualsiasi chiave, decifrando documenti segreti e codici di qualsiasi Paese e di qualsiasi banca.

L’algoritmo quantistico potrebbe migliorare la risonanza magnetica nucleare, o NMR, per comprendere il morbo di Alzheimer per sviluppare nuovi farmaci o favorire la creazione di metalli completamente nuovi, per realizzare nuovi materiali per costruire automobili oppure edifici.

Prospettive per il quantum computing dal 2026

Il 2026 è l’anno in cui si prevede di raggiungere il Quantum Advantage, il vantaggio quantistico per cui la sfida non è più solo tecnologica, ma concerne la possibilità di creare ecosistemi collaborativi volti all’integrazione di risorse computazionali, dati e nuove competenze.

Nel 2029, infine, si stima che sarà il momento in cui si raggiungerà la fault tolerance del Quantum, cioè quando la tecnologia quantistica sarà capace di operare senza errori.

Per trarre il massimo vantaggio dal Quantum, non bisogna limitarsi alla tecnologia in sé, ma è necessario puntare alle applicazioni business a disposizione e alle competenze, al fine di operare in tempo reale sui processi di business, senza perdere di vista quanto avviene nel mondo esterno, al fine di trasformare le imprese e di creare realmente nuovi vantaggi concreti e nuovo valore.

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