Il circo degli LLM

Bolla AI, debiti e miracoli finanziari raccontati come progresso



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La bolla AI viene tenuta in piedi da propaganda, debiti nascosti e manovre finanziarie presentate come inevitabili tappe del progresso, mentre datacenter, SPV e capitali bruciati spostano il rischio su mercati, fornitori e risparmiatori senza intaccare lo spettacolo degli LLM

Pubblicato il 27 lug 2026

Marco Calamari

consulente in ambito privacy e Computer Forensics



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Quanto manca allo scoppio della bolla? E cosa si sta facendo per ritardarlo il più possibile, ovviamente a nostro danno?

Cassandra si è fatta un punto d’onore di ricordare l’ovvio, dolendosi del fatto che oggi questa semplice attività non sia solo un’operazione culturale di ampio respiro, ma un vero e proprio atto rivoluzionario.

Bolla finanziaria IA e conseguenze dello scoppio

E quello che è opportuno, anzi necessario ricordare è che viviamo in una bolla finanziaria e che quando la bolla scoppierà ne pagheremo tutti le conseguenze, indipendentemente dalle nostre condizioni finanziarie; come corollario, pagheranno più i poveri e gli indifesi.

E in questa situazione giova ricordare un’altra ovvietà, e cioè che ci sono solo due armi che chi ne ha l’interesse ha a disposizione, per mantenere intera la bolla; nascondere i debiti ed utilizzare la propaganda più sofisticata. Questo ovviamente al fine di poter continuare a trovare nuovi capitali da “bruciare” ed aumentare il debito.

Cosa mai potrebbe andare storto?

Vediamo un po’ più nel dettaglio le due “armi”.

Propaganda e bolla finanziaria IA

Nessun esempio è più adatto di quello recentissimo, in cui un LLM agentificato di OpenAI, per raggiungere il suo “obbiettivo”, è riuscito ad “uscire” dalla sandbox in cui avrebbe dovuto essere “confinato”, ha raggiunto un database pubblico mal protetto di Hugging Face e lo ha danneggiato.

Dopo la scoperta da parte della vittima, ci sono stati cinque giorni degli usuali “anno stato gli acher”, fino a quando OpenAI ha comunicato che era stato un suo agente autonomo di test, che era “evaso su Internet”.

OpenAI e la percezione del rischio sistemico

Il comunicato di OpenAI e le successive dichiarazioni di Altman sono un capolavoro messo insieme dai migliori propagandisti che il denaro possa i far lavorare. Non interessa qui il succo del comunicato, ma il fatto che OpenAI ha trasformato, nella percezione del pubblico, un grave incidente informatico, frutto di incuria ed azzardo, in un rischio sistemico che tutti dobbiamo correre per il bene del progresso. E nessuno è andato da Altman con pece e piume, quindi la cosa ha funzionato.

Ma che c’azzecca tutto questo con la bolla?” diranno i più impazienti dei 24 lettori?

Ci azzecca, ci azzecca, e se già non ci siete arrivati per intuito, ve lo spiega subito la vostra profetessa preferita.

Semplicemente, i maghi della propaganda che hanno gestito la comunicazione, ai quali per inclinazione personale anche Altman appartiene, sono gli stessi che da anni stanno gestendo la soppressione di qualunque principio di realtà nel mondo finanziario.

Le bolle possono gonfiarsi solo in un ambiente povero di informazioni reali e ricco di informazioni false e manipolative. Propaganda, appunto.

Media e comunicazione finanziaria nella bolla

Ogni volta che i media, soprattutto quelli più titolati, accettano come vero un annuncio infondato, un tasso di crescita discutibile, un accordo circolare, un rifiuto di rivelare i ricavi derivanti dall’IA, contribuiscono a gonfiare la bolla.

Sono a tutti gli effetti parte della banda di criminali che mette a repentaglio il futuro di milioni di persone, specialmente di coloro che, coscienti o meno, sono legati a un mercato azionario sempre più dominato dai titoli tecnologici.

Dopo la grande crisi finanziaria, la calamità che ne seguirà sarà facilmente riconducibile alla totale assenza di dati e fatti reali nell’attuale propaganda comunicazione finanziaria.

Allora i media tenteranno di sostenere che il problema fosse troppo complesso o sfaccettato per essere analizzato, proprio loro che avranno ancora una volta deluso i propri lettori, telespettatori, ascoltatori e il pubblico in generale.

Debiti nascosti e puntelli della bolla finanziaria IA

Le manovre finanziarie in atto per mantenere gonfia la bolla cambiano continuamente.

Pochi mesi fa i tech-bro e gli hyperscaler loro complici hanno tentato l’ovvietà di spalmare il debito ed il relativo rischio quotandosi in borsa.

IPO, nazionalizzazione e rischio sul debito USA

Ci ha provato la meno indebitata e più solida tra esse, il conglomerato SpaceX + xAI, con una IPO che non è andata abbastanza bene da permettere alle aziende veramente indebitate e senza un prodotto reale, come OpenAI ed Anthropic, di tentare a loro volta una IPO, che per essere appena appena di successo le avrebbe dovute quotare almeno un trilione, e che se fosse andata male avrebbe probabilmente innescato il collasso della bolla.

Infatti di IPO imminenti non si è più parlato, se non per ricollocarle in un immaginario 2027.

Poi è venuta fuori l’idea della parziale nazionalizzazione delle aziende IA da parte del tesoro USA, suggerita da Altman in un 5% del delle azioni; l’amministrazione USA ha rilanciato, suggerendo invece un 50%, ovviamente per ripagarsi il rischio che avrebbe “invaso” il debito pubblico USA.

Bisogna notare che il 50% avrebbe dovuto essere raggiunto non cedendo le azioni (che non si sa nemmeno esattamente chi abbia in pancia), ma emettendo il 100% di nuove azioni e cedendole gratis al governo USA. Cosa che implicava che il valore delle azioni esistenti, posto che ne abbiano uno, sarebbe stato dimezzato. Non c’è da stupirsi se questa ipotesi sia per ora sparita dalle cronache.

Ma allora dove sta andando il debito?

Datacenter, SPV e debito della bolla IA

I datacenter per l’IA, o per meglio dire gli LLM, perché l’IA vera non ha mai avuto bisogno di risorse del genere, sono entità che esistono prevalentemente nei bilanci e sulla carta. Al perché, Cassandra ha già dedicato la parte finale di questa esternazione.

Le società a scopo speciale e il rischio di insolvenza

Infatti i datacenter di carta dal punto di vista finanziario vengono costruiti in una maniera particolare. Quando qualche azienda decide di “ordinare” un nuovo datacenter per gli LLM, per prima cosa viene creata una strana entità, una “società a scopo speciale” (SPV, molto simile ai famigerati CDO, i Collateralized Debt Obligation che hanno prodotto la catastrofe dei muti subprime), che a sua volta raccoglie fondi tramite prestiti, in alcuni casi li suddivide, e li “vende” a investitori istituzionali, gestori patrimoniali o banche.

Pensate alla SPV come a una piccola società a sé stante; quando qualcuno firma un contratto con una società che gestisce un data center per l’IA (ad esempio OpenAI), in realtà sta stipulando un accordo con la SPV piuttosto che con la società stessa.

Il giochetto è ovviamente una prima linea di autodifesa, per schermarsi dalle conseguenze quando diventerà evidente che la maggioranza dei datacenter pianificati non verrà mai costruita, e se lo fosse non avrà mail abbastanza clienti da sostenersi.

In questo modo il debito, e quindi il rischio di insolvenza, della SPV viene rifilato a chi non c’entra niente, come i fornitori di materiali per la costruzione dei datacenter.

Ovviamente l’insolvenza anche di poche di queste SPV sarà sufficiente ad innescare il panico sui mercati e far esplodere la bolla.

Ma tanto, l’importante è che il “circo degli LLM” possa dare spettacolo anche oggi, in modo che i soliti noti ci guadagnino ancora per un giorno.


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