La difesa è tornata al centro dell’agenda europea e sta trascinando con sé anche il capitale di rischio. Dopo mesi di dibattito politico e tensioni geopolitiche, il settore entra nelle priorità di investitori e startup: il venture capital guarda sempre più alle tecnologie militari e a duplice uso.
Le startup attive nel settore stanno infatti vivendo un momento molto particolare, con l’interesse degli investitori che si è ravvivato anche grazie ad alcune strategie e iniziative europee che agevolano l’afflusso di capitali per le nuove realtà imprenditoriali attive nel comparto. Così, tra numeri mai visti, iniziative continentali e annunci da parte dei business angel sempre a livello europeo, il venture capital scopre, o comunque riscopre con una forza inedita, il valore della difesa come ambito di investimento.
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Venture capital nella difesa europea: il record del primo semestre 2025
Partire da alcuni numeri relativi al 2025 può aiutare meglio di molte parole a inquadrare la situazione. Nel primo semestre dello scorso anno, infatti, gli investimenti di venture capital in startup della difesa e aerospazio in Europa hanno raggiunto 1,5 miliardi di euro, segnando un record storico, spinti da programmi UE come ReArm, budget militari nazionali in crescita e mega-round (come ad esempio Mistral AI).
Numeri che sembrano parte di una fase di consolidamento e non un exploit estemporaneo. Osservando a ritroso quanto il settore difesa riusciva ad attirare su di sé negli anni passati, le differenze sono evidenti: nel 2020, per esempio, l’intero comparto aveva attratto appena 300 milioni di euro; nel 2022 si era saliti a 600 milioni; mentre nel 2023 si è toccato un miliardo. Arrivare a 1,5 miliardi nei primi sei mesi del 2025 rappresenta una crescita dei volumi di cinque volte in appena tre anni.
L’Italia nel venture capital nella difesa europea: dove può crescere
E l’Italia come si posiziona all’interno di un contesto così dinamico a livello europeo? Qualche indicazione la fornisce Giuseppe Lacerenza, partner di Keen Venture Partners, società di venture capital con sede ad Amsterdam: “È uno dei mercati più ricchi e interessanti lato PMI. Stiamo osservando la nascita di startup di qualità e l’arrivo di capitali europei consistenti. E non solo in difesa.
A livello culturale, dobbiamo compiere due passi: aprirci maggiormente alla contaminazione internazionale e superare i preconcetti verso il mondo militare, come fanno Paesi più piccoli ma più pragmatici: dalla Finlandia alla Polonia.
L’Articolo 5 della NATO ci ricorda che la difesa è un bene comune: interiorizzarlo significa anche investire in tecnologie che rafforzano la sicurezza collettiva. Abbiamo competenze e creatività altissime: è il momento di metterle a frutto”.
Venture capital nella difesa europea e ruolo dei business angel: l’avvio di DAEN
In uno scenario in così rapida evoluzione, anche il ruolo dei business angel risulta importante tra gli investitori chiamati a supportare e sostenere un settore che nei prossimi anni potrebbe rappresentare concretamente una risorsa essenziale per le politiche nazionali e internazionali di molti Stati.
Proprio nell’ottica di unire competenze, conoscenze e condividere opportunità di investimento, lo scorso fine ottobre a Parigi è stata annunciata la prima rete paneuropea di business angel dedicata a DefenceTech e innovazione strategica (DAEN). Per la prima volta investitori privati provenienti da tutto il continente hanno unito le forze per sostenere le startup più promettenti d’Europa nei settori della difesa, delle tecnologie a duplice uso e delle tecnologie critiche, dai materiali avanzati ai droni, allo spazio, alla sicurezza informatica e alla tecnologia quantistica.
Come funziona la rete: co-investimenti e connessione con l’industria
Progettata come una piattaforma aperta e collaborativa, la rete promuoverà i co-investimenti transfrontalieri e la condivisione di competenze tra business angel europei, e metterà in contatto gli imprenditori del settore DefenceTech con partner industriali, finanziari e istituzionali provenienti da diverse aree geografiche.
Fungerà inoltre da ponte tra strumenti pubblici, come il Fondo europeo per la difesa, il Fondo di equità per la difesa e il Consiglio europeo per l’innovazione, e la comunità degli investitori privati europei. L’iniziativa DAEN è stata accolta con favore anche da istituzioni europee, come la Commissione Europea e la Banca Europea per gli Investimenti.
ReArm Europe e venture capital nella difesa europea: più fondi e più accesso
Rimanendo in ambito europeo, intorno alla metà dello scorso dicembre sono arrivate dal Parlamento Europeo alcune novità importanti. Nell’ambito del programma ReArm Europe, infatti, sono state fatte alcune modifiche che permetteranno di avere a disposizione più fondi UE per gli investimenti dedicati al settore della difesa.
Per le startup, nello specifico, il programma di ricerca Horizon Europe sosterrà applicazioni civili con potenziali applicazioni militari (dual use). Le “tecnologie della difesa” saranno aggiunte come quarto settore strategico della Piattaforma per le tecnologie strategiche per l’Europa (STEP), con il sostegno che sarà esteso alle piccole e medie imprese, comprese le startup e le piccole imprese a media capitalizzazione che altrimenti faticherebbero ad accedere ai finanziamenti.
Dal civile al dual use: come le startup rispondono al nuovo scenario
Anche le stesse startup non restano immobili in mezzo a tutto questo movimento trasversale. Così molte di quelle già esistenti adattano tecnologie nate e sviluppate per scopi civili per rispondere alle nuove esigenze emerse nel corso degli ultimi mesi.
Ad esempio, le startup che sviluppano micro reti elettriche per città sostenibili ora vendono soluzioni per basi militari autosufficienti; ancora, chi si occupa di IA e cyber ha spostato la propria attenzione dalla semplice automazione aziendale alla protezione di infrastrutture critiche contro minacce ibride.
Le sfide ancora aperte per il venture capital nella difesa europea
Evidentemente rimangono ancora molti fronti aperti, come la frammentazione del mercato o la difficoltà di scalabilità. Essersi però messi in movimento rappresenta un primo passaggio fondamentale e non più rinviabile per alcuna ragione.















