Nuovo piano d'azione Ue

Economia circolare: un approccio di filiera per un’Europa più green e competitiva

La Commissione europea ha appena adottato nuovo piano d’azione per l’economia circolare, tassello fondamentale e principale elemento costitutivo del Green Deal europeo. Vediamo tutte le misure nel dettaglio

20 Mar 2020
Gianmarco Bressanelli

Ricercatore, Laboratorio RISE, Università di Brescia

Marco Perona

Professore Ordinario, Direttore Scientifico Laboratorio RISE, Università di Brescia

Nicola Saccani

Professore Associato, Laboratorio RISE, Università di Brescia

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La Commissione Europea ha adottato, mercoledì 11 marzo 2020, un nuovo piano d’azione per l’economia circolare, tassello fondamentale e principale elemento costitutivo del Green Deal europeo, la nuova agenda Europea per lo sviluppo sostenibile.

Di seguito riportiamo una sintesi del documento di 28 pagine pubblicato l’11 marzo (ed accessibile qui), ed un breve commento sulle principali misure proposte.

Un quadro legislativo per progettare, scegliere e produrre prodotti circolari

Partendo dalla base della prima edizione del 2015, il nuovo piano identifica una serie di misure per:

  • Promuovere un quadro legislativo per guidare la progettazione, la produzione e l’utilizzo di prodotti “circolari”;
  • Garantire la priorità a un numero di prodotti e settori chiave;
  • Ridurre la generazione complessiva di rifiuti e contrastare il fenomeno del surriscaldamento globale;
  • Portare la transizione ad un livello globale, rafforzando la cooperazione internazionale ed enfatizzando l’importanza di monitorarne i progressi.

Il primo punto su cui il nuovo piano d’azione pone l’enfasi riguarda la progettazione di prodotti sostenibili, ampliando il campo di applicazione delle attuali Direttive di Ecodesign ad un numero sempre maggiore di prodotti (si veda il punto 2). La Commissione si impegna ad avanzare delle proposte per regolamentare aspetti quali la durabilità, la riusabilità, e la riparabilità dei prodotti; la riduzione della presenza di sostanze chimiche pericolose; la promozione di misure di efficienza energetica; l’aumento della percentuale di utilizzo di materiali riciclati; l’abilitazione di forme di rigenerazione e riciclaggio; la riduzione delle emissioni di anidride carbonica; la restrizione del single-use ed il contrasto all’obsolescenza programmata; il divieto di distruzione di prodotti durevoli invenduti; l’incentivo a modelli di business product-as-a-service in cui i produttori mantengono la proprietà del prodotto; lo sfruttamento del potenziale della digitalizzazione delle informazioni sui prodotti come l’applicazione di tag e l’introduzione di veri e propri passaporti digitali. Particolare enfasi viene posta all’approccio e alla misurazione della Product Environmental Footprint.

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Il secondo punto riguarda invece la responsabilizzazione dei consumatori e di tutti gli acquirenti (anche pubblici). Garantire dei risparmi sul costo di acquisto senza però intaccare la qualità dei prodotti è uno degli elementi cardine dell’economia circolare. Ecco perché la Commissione si impegna a garantire che i consumatori ricevano informazioni affidabili e pertinenti sui prodotti direttamente nei punti vendita, riguardanti la durata attesa della vita utile, la disponibilità di servizi di riparazione, la reperibilità dei pezzi di ricambio e l’accessibilità ai manuali di riparazione. Particolare attenzione verrà posta anche al contrasto delle pratiche di greenwashing e di obsolescenza programmata. La commissione si impegna infine a rafforzare i requisiti minimi alla base del Green Public Procurement.

Il terzo ed ultimo punto riguarda la promozione della circolarità nei processi produttivi. Adottare pratiche circolari può infatti portare a sostanziali risparmi di materiale nei diversi processi di produzione e attraverso le supply chain. Ecco perché la Commissione si impegna ad aggiornare le Direttive sulle emissioni industriali per includere le Best Available Techniques (BAT), l’utilizzo di tecnologie green e l’adozione di nuovi sistemi di certificazione e reporting.

Dare priorità a prodotti, settori e filiere chiave

All’interno del piano, la Commissione identifica una serie di prodotti, settori e filiere chiave per i quali è alto sia lo spreco di risorse, sia il potenziale successo di applicazione di pratiche Circolari. Questi sono:

  • Elettronica di consumo e ICT, per i quali verranno privilegiate iniziative di tipo right to repair,ad esempio per gli smartphones l’adozione di un caricatore/caricabatterie unico e indipendente dal brand di prodotto, lo studio di uno schema più ampio di incentive di take back per recuperare, ricondizionare e rivendere vecchi devices e la revisione della normativa sulle restrizioni all’utilizzo di sostanze pericolose;
  • Batterie e mobilità del futuro (elettrica), per la quale è una revisione della direttiva sui veicoli End-of-Life, che preveda – tra le altre cose – una regolamentazione più stringente sul fine vita delle batterie;
  • Imballaggi, per i quali è previsto un restringimento delle attuali misure vigenti al fine di ridurre la quantità di rifiuti generata da (over)packaging, incrementare la quota di imballaggi riutilizzabili e ridurre la complessità dei sistemi multi-pack (difficili da riciclare);
  • Plastica e micro-plastiche, per le quali la Commissione continuerà a studiare misure sempre più stringenti all’interno della European Strategy for Plastics in a Circular Economy, come l’inserimento di requisiti obbligatori per il contenuto di plastica riciclata in settori chiave (imballaggi, materiali da costruzione e veicoli) e misure di riduzione dei rifiuti. La Commissione garantirà inoltre l’attuazione tempestiva della nuova direttiva sui prodotti di plastica monouso;
  • Tessile, per i quali la Commissione annuncia il lancio di una strategia omni-comprensiva che includerà misure di Ecodesign, di incentivi verso modelli as-a-service e di supporto ad attività di raccolta e separazione a fine-vita;
  • Costruzioni e edifici, per i quali la Commissione annuncia l’adozione di una nuova strategia “for a Sustinable Built Environment”, che prevede l’utilizzo di materiali riciclati, la digitalizzazione degli edifici, la promozione di pratiche di LCA e il restringimento sui vincoli di recupero dei rifiuti da demolizione;
  • Cibo, acqua e sostanze nutritive, per i quali la Commissione prevede delle misure specifiche per la riduzione degli sprechi.

Ridurre la generazione di rifiuti e contrastare il surriscaldamento globale

In generale, la Commissione ribadisce l’impegno a rivedere le direttive in materia di batterie, imballaggi, veicoli e sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche al fine di prevenire gli sprechi, aumentare il contenuto di materiale riciclato, garantire un riciclaggio di alta qualità e ridurre complessivamente la generazione di rifiuti. In aggiunta, la Commissione proporrà obiettivi più stringenti in termini di riduzione della produzione di rifiuti e adotterà nuovi schemi di responsabilità estesa del produttore. La creazione di un mercato funzionante per le cosiddette materie prime seconde è un altro punto cardine del nuovo piano per l’economia circolare. Inoltre, la Commissione si impegna a contrastare l’esportazione illegale dei rifiuti verso paesi terzi (specialmente quelli del terzo mondo), rivedendo il regolamento sulla spedizione dei rifiuti.

Per contrastare il surriscaldamento globale e raggiungere la neutralità climatica, la Commissione ritiene necessario intensificare le sinergie tra economia circolare e riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Per questo motivo, la Commissione si impegna ad analizzare in chiave sistematica l’impatto della Circolarità sulle misure di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. A tal fine la Commissione è pronta ad investire e offrire contributi attraverso diverse modalità, tra cui le opportunità di finanziamento per Ricerca & Innovazione attraverso gli schemi LIFE e Horizon Europe.

Spostare la transizione su scala globale e monitorarne costantemente i progressi

Il piano d’azione avrà successo solo se gli sforzi dell’Unione Europea riusciranno a guidare la transizione verso l’economia circolare su scala globale. Ecco perché la Commissione punta principalmente a raggiungere un accordo globale sulle materie plastiche, ad adottare un’Alleanza globale per l’Economia Circolare e a rafforzare la partnership con l’Africa. Infine, per misurare il successo delle diverse azioni intraprese, la Commissione si impegna ad aggiornare il Monitoring Framework per l’economia circolare, un cruscotto contenente una serie di KPI con l’obiettivo di monitorare costantemente i progressi nei confronti di quattro aree tematiche: produzione e consumo sostenibili, gestione dei rifiuti, materie prime seconde e innovazione.

Conclusioni

Far diventare l’economia circolare “mainstream”, passando dalle prime iniziative di successo ai principali attori economici è ora la principale sfida che si pone la Commissione Europea. Raggiungere una vera e propria applicazione su larga scala potrà contribuire considerevolmente all’obiettivo del raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 e al disaccoppiamento della crescita economica dal consumo di risorse finite, garantendo nel contempo la competitività a lungo termine dell’Unione Europea e la creazione di posti di lavoro. Si parla infatti di un potenziale aumento del PIL Europeo dello 0.5% entro il 2030, di circa 700.000 nuovi posti di lavoro e di benefici per le singole aziende: poiché in media le imprese manifatturiere nell’UE spendono circa il 40% in materiali, i modelli di economia circolare sono più competitivi poiché riducono sensibilmente i costi di approvvigionamento e proteggono al contempo dalle fluttuazioni dei prezzi delle risorse causati da shock imprevedibili (coronavirus incluso!).

Come però ripeteremo fino allo sfinimento:

“Economia circolare non è una questione di singolo prodotto o di singola azienda, ma richiede un approccio di filiera dove ciascun attore deve fare la propria parte”

Positivo quindi che il nuovo piano d’azione fornisca un’agenda orientata al futuro per la realizzazione di un’Europa più green e competitiva, enfatizzando la co-creazione di valore e la co-innovazione tra diversi attori economici, consumatori, cittadini e membri della società civile, promuovendo quindi un approccio di filiera.

Positiva infine l’enfasi e la fiducia che la Commissione ripone nelle tecnologie digitali come principale fattore abilitante della transizione. Tecnologie come Internet of Things, Big Data e Blockchain saranno fondamentali per tracciare e certificare la vita di prodotti, componenti e materiali, garantendo l’accesso ai dati in modo sicuro e guidando quindi consumatori e aziende nelle scelte e nei comportamenti più sostenibili.

In definitiva, la direzione è quella giusta, ma la strada da percorrere è ancora lunga e tortuosa. Staremo a vedere se (e come) la Commissione Europea e gli Stati membri riusciranno a “scaricare a terra” operativamente tutti i buoni propositi dettati dal nuovo piano d’azione per l’Economia Circolare.

Di seguito infine la lista completa delle 35 azioni che verranno portate avanti dalla Commissione Europea nel triennio 2020-2022

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