digitale e concorrenza

Metaverso sotto la lente Antitrust: nuovi mercati, nuovi abusi? Le posizioni Ue e Usa

Il metaverso, nelle intenzioni di Meta, rimuoverà molti dei vincoli fisici che vediamo oggi sul commercio e renderà possibili attività completamente nuove. Per questo, le Autorità antitrust Ue e Usa hanno già drizzato le antenne e indagano sui nuovi mercati, nuove forme di concorrenza e nuove possibilità di abuso

26 Gen 2022
Marina Rita Carbone

Consulente privacy

Le quattro dimensioni del Metaverso - metaverse - regolamentazione metaverso

Le Autorità Antitrust europee e statunitensi stanno focalizzandosi sempre di più sul mercato digitale, allo scopo di evitare che il mutare delle tecnologie e la creazione di nuovi mercati possa portare alla nascita di nuove e diverse forme di abuso della normativa antitrust vigente, i cui effetti potrebbero essere enormemente lesivi per il mercato.

Secondo quanto affermato da Margrethe Vestager, vicepresidente della Commissione Europea, in un’intervista rilasciata alla testata Politico Europe, “Stanno accadendo cose che dobbiamo essere in grado di seguire”, così da poter intervenire prima che le violazioni della normativa si verifichino, o mitigarne tempestivamente ed efficacemente gli effetti.

Particolare attenzione viene posta, in particolare, al metaverso: non solo Meta, l’universo digitale creato da Facebook, ma anche altre iterazioni, come Decentraland e Sandbox.

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Antitrust: gli obiettivi della Commissione europea

Nel corso dell’intervista, la Vestager ha reso ben chiari quali sono gli obiettivi che la Commissione si pone sul fronte Antitrust: volgendo uno sguardo al passato, evidenzia come sia necessario svolgere un’attenta analisi dei nuovi mercati digitali che emergeranno nel prossimo futuro, grazie alla nascita del metaverso, e dei possibili scenari di abuso che potrebbero verificarsi al loro interno.

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La crescita del mercato videoludico e dei mondi virtuali, secondo quanto dichiarato dalla Vestager, costituirebbe, infatti, un utile precursore per la disamina di alcune delle principali questioni connesse alla concorrenza leale all’interno del metaverso: “Nel mondo del gaming, ci sono già persone che pagano centinaia di migliaia di dollari per ‘skin’ e alcuni oggetti che si possono scambiare”, afferma, “E ci sono commercianti umani che si frappongono tra il venditore e l’acquirente”, in modo molto simile a quanto avviene all’interno dei nuovi metaversi.

Il ritardo nella regolamentazione e nello studio di tali mercati potrebbe costituire un errore, in un contesto in cui microtransazioni ed NFT la fanno da padrone, ponendo nuove sfide per le autorità antitrust: alla conferenza Facebook Connect 2021, il vicepresidente di Meta Vishal Shah ha dichiarato che “il metaverso rimuoverà molti dei vincoli fisici che vediamo oggi sul commercio e renderà possibili attività completamente nuove”, andando a esplorare “nuovi tipi di modelli di proprietà e diritti”, tra cui proprio gli NFT, con tutto quello che ne consegue sotto il profilo della tutela dei mercati.

Nuove forme di concorrenza e nuove possibilità di abuso nei mercati virtuali

Si tratta, a ogni modo, di attività di indagine ancora agli albori, i cui esiti andranno con molta probabilità a costituire le basi per l’aggiornamento delle attuali normative antitrust, al fine di rendere le stesse attuali e connesse alle peculiarità proprie della commercializzazione di prodotti e servizi esclusivamente software, i quali stanno creando, in tempi molto ridotti, nuovi mercati, nuove forme di concorrenza e nuove possibilità di abuso.

A tal riguardo, Anastasios A. Antoniou, avvocato della Antoniou McCollum & Co., ha dichiarato a Politico Europe che ci troviamo dinanzi a una “nuova generazione di guardiani”, una “sorta di monopolio statale, nel senso che Meta possiederà e gestirà effettivamente l’unico mezzo con cui poter partecipare al proprio Metaverso”, andando a creare lo spazio per potenziali pratiche di collusione, autopreferenza ed esclusione della concorrenza. “In termini di collusione, ad esempio, possono essere creati ambienti che si traducono in uno scambio di informazioni sensibili tra concorrenti, che potrebbe avvenire secondo modalità di cui non siamo ancora a conoscenza”, continua Antoniou, “Ad esempio, il prezzo dei prodotti. Questo potrebbe essere il prezzo dei prodotti sia nel metaverso che nel mondo fisico. Il metaverso può essere usato come canale per manomettere la concorrenza nel mondo fisico”.

All’interno del mondo virtuale, sarà molto più difficile, inoltre, monitorare le pratiche di mercato, dovendo inevitabilmente mettere in campo, al fine di far fronte a tale necessità, “strumenti che sono in grado di guardare nel codice sorgente del software, perché presumibilmente, quello sarà il luogo dal quale molte delle condotte elusive ed escludenti potrebbero derivare”.

Le indagini della Federal Trade Commission

Sotto scrutinio della Federal Trade Commission e di alcuni stati americani (New York, Tennessee e North Carolina) si trova anche l’app store di Oculus, azienda parte del gruppo Meta che si occupa di sviluppare i visori per la realtà virtuale. Ciò che la FTC sta cercando di accertare, in particolar modo, è la possibile discriminazione, all’interno dell’app store citato, delle applicazioni sviluppate da terze parti e il possibile favoreggiamento dei software proprietari.

Secondo quanto riportato da Bloomberg, infatti, non è ancora chiaro se Meta abbia usato o meno il suo potere di mercato per soffocare la concorrenza nel settore della realtà virtuale.

Gli sviluppatori di terze parti sono già stati ascoltati per capire se si configurano ipotesi di discriminazione dei loro software con quelli di Meta, e per capire se dietro la vendita di Oculus ad un prezzo inferiore a quello della concorrenza si nasconda una strategia commerciale contraria alla normativa antitrust, tenuto conto anche del fatto che, come affermato dallo stesso Zuckerberg, i visori consentiranno di creare una piattaforma informatica di socializzazione che andrà a sostituire alcune delle interazioni che avvengono oggi solo in presenza.

App store e antitrust: ci risiamo

Si tratta di un tema, quello degli app store, che non è nuovo alle autorità antitrust: nel corso degli ultimi anni, anche Google e Apple sono state oggetto di numerose indagini, volte a portare alla luce possibili fenomeni abusivi lesivi della concorrenza, che favorissero il posizionamento strategico, negli app store proprietari, delle applicazioni sviluppate direttamente dalle due Big Tech.

L’avvio di nuove indagini anche nei confronti di Oculus, potrebbe, secondo Politico Europe, rendere le cose più complicate per Meta e il suo metaverso, pur permanendo “dubbi su come le autorità di regolamentazione della concorrenza affronteranno nuovi modelli di commercio ed economia che emergeranno in un dominio completamente virtuale”.

Le acquisizioni digitali

Stando a quanto riportato dal New York Times, le Authority statunitensi stanno focalizzandosi anche sul processo di revisione delle proprie linee guida: i principali funzionari federali antitrust hanno annunciato, nei giorni scorsi, una revisione delle modalità mediante le quali venivano approvate le fusioni e le acquisizioni aziendali, proprio allo scopo di rafforzare l’applicazione della normativa vigente, specialmente nel settore dell’high tech.

Lina Khan, presidente della Federal Trade Commission, e Jonathan Kanter, capo dell’antitrust presso il Dipartimento di Giustizia, hanno dichiarato di voler riscrivere soprattutto le linee guida sulla fusione, risalenti a circa 12 anni fa, in quanto quest’ultime non si adattano alle peculiari problematiche riscontrate nel mercato digitale, legandosi a presupposti tipici dei mercati tradizionali.

Il processo di revisione si focalizzerà poi su:

  • I servizi gratuiti, come quelli forniti da società del calibro di Google e Facebook, colmando le lacune attualmente presenti nella normativa, i cui standard, fondati prevalentemente sull’aumento dei prezzi, appaiono ormai inadatti a giudicare i fenomeni del mercato digitale;
  • Le acquisizioni e fusioni che hanno ad oggetto aziende rivali o startup. Come riportato dal NYT, lo stesso presidente Biden ha richiesto alle agenzie di rivedere le attuali linee guida al fine di rafforzare l’applicazione della normativa antitrust nel settore tech. L’attenzione è rivolta anche alle fusioni verticali: le aziende tech, negli ultimi anni, hanno acquisito decine di aziende che non competono direttamente con le loro attività principali, ma che, secondo la FTC, hanno aiutato giganti come Facebook, Amazon e Google a penetrare nuovi mercati e mantenere la loro posizione di dominio.
  • Gli effetti derivanti dalla concentrazione aziendale sui mercati del lavoro, l’innovazione e la protezione dei consumatori.
@RIPRODUZIONE RISERVATA

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