Il controllo dello spettro elettromagnetico è diventato un fattore decisivo nei conflitti moderni: tecniche di jamming, spoofing e l’impiego di radar AESA determinano la capacità di negare l’accesso avversario allo spettro, proteggere le comunicazioni e garantire operazioni multi-dominio coerenti.
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Readiness 2030: investimenti e obiettivi industriali per lo spettro
Per l’Unione Europea, la guerra elettronica è uno dei pilastri della strategia Readiness 2030 delineata dal White Paper for European Defence – Readiness 2030 del marzo 2025 e dalla Defence Readiness Roadmap 2030 del 16 ottobre 2025, che attraverso il pacchetto ReArm Europe e lo strumento SAFE punta a mobilitare fino a 800 miliardi di euro di investimenti in difesa nel decennio, riducendo gap capacitativi e dipendenza da forniture extraeuropee.
In questo quadro, lo spettro elettromagnetico è collocato accanto a cyber, spazio e sistemi autonomi come dominio critico, con l’obiettivo di definire standard comuni e assicurare interoperabilità tra piattaforme, consolidando una base industriale europea capace di progettare sensori avanzati, sistemi di comando e controllo e suite EW di nuova generazione.
Norme UE: NIS2 e AI Act, impatti su sensori, C2 e suite EW
Il panorama europeo della guerra elettronica rimane frammentato: eccellenze come l’elettronica di difesa di Thales, i radar e le suite EW di Leonardo o le soluzioni cyber-EW di Airbus Defence and Space convivono con dottrine nazionali e architetture spesso poco interoperabili. Readiness 2030 e la relativa Roadmap includono cyber, intelligenza artificiale ed electronic warfare tra le sette aree prioritarie per gli investimenti congiunti e fissano l’obiettivo di portare entro il 2030 almeno il 55% degli investimenti in difesa ad essere appaltati all’European Defence Technological and Industrial Base, riconoscendo allo spettro elettromagnetico un ruolo abilitante per difesa aerea, missilistica e operazioni multi-dominio.
Sul piano regolatorio, la direttiva NIS2 e l’AI Act – con obblighi per i sistemi di AI general purpose dal 2025 e per i sistemi ad alto rischio dal 2026 – impongono requisiti più severi di sicurezza, governance dei dati, supervisione umana e controllo delle esportazioni che incidono direttamente sulla progettazione di sensori, piattaforme C2 e suite EW.
Un modello integrato tra EW, cyber e spazio
Readiness 2030 spinge verso una convergenza strutturale tra guerra elettronica, cyber, spazio e comunicazioni sicure che può essere letta come un modello operativo su tre assi.
Sensor fusion e radar AESA europei
Il primo è la sensor fusion abilitata da radar AESA europei, capaci di effettuare scanning elettronico rapido, adattare i pattern di emissione per resistere al jamming e integrarsi con sistemi di comando e controllo e piattaforme con e senza pilota, creando una postura ISR più densa e reattiva.
Guerra elettronica cognitiva e rischi legati all’AI
Il secondo asse è la guerra elettronica cognitiva, basata su algoritmi di intelligenza artificiale in grado di identificare pattern spettrali, classificare automaticamente segnali ostili e attivare contromisure dinamiche; i report ENISA e altre analisi sulla sicurezza dell’AI evidenziano però vulnerabilità a data poisoning e attacchi avversari, che nel dominio EW impongono validazione continua dei dataset, ridondanza di sensori e funzioni di fallback manuale per garantire affidabilità operativa.
Integrazione con spazio e cyber per la protezione dello spettro
Il terzo asse riguarda l’integrazione del dominio elettromagnetico con spazio e cyber: costellazioni come COSMO-SkyMed di seconda generazione, i servizi Galileo PRS e il programma IRIDE finanziato attraverso il PNRR italiano sono asset essenziali per ISR, navigazione sicura e servizi critici a terra, ma risultano esposti a jamming, spoofing e cyber-intrusioni; i flagship sull’European Air Shield e sull’European Space Shield previsti dalla Defence Readiness Roadmap 2030 spingono verso una convergenza tra capacità EW terrestri, space situational awareness e cyber-difesa, creando domanda per payload interoperabili e soluzioni di protezione spettrale che combinano competenze di grandi gruppi e PMI specializzate.
Programmi e fondi: EDF 2025, ReArm Europe e strumento SAFE
L’European Defence Fund ha previsto per il 2025 oltre 1,1 miliardi di euro di contributi europei a sostegno di progetti collaborativi di ricerca e sviluppo e di sviluppo di capacità, molti dei quali con una forte componente di sensori, difesa aerea, anti-drone e superiorità informativa dove l’EW è centrale e può essere scalata grazie agli strumenti ReArm Europe e SAFE.
L’Italia nella guerra elettronica europea: Leonardo, SAMP/T NG e GCAP
In questo contesto l’Italia assume un ruolo pivotale. Leonardo è tra i principali player europei nei radar AESA e nelle suite EW navali e aeronautiche, con la famiglia di radar Kronos e con soluzioni di guerra elettronica imbarcata adottate da diverse forze armate.
Il recente lancio di qualifica del sistema di difesa aerea SAMP/T NG con il sensore radar Kronos Grand Mobile High Power, ha confermato la capacità europea di integrare sensori AESA e missili a lungo raggio in architetture di difesa avanzate, raggiungendo una distanza di intercettazione record e rafforzando il percorso verso sistemi multilivello coerenti con le priorità su air and missile defence della Readiness Roadmap.
Nei programmi aeronautici di sesta generazione come il Global Combat Air Programme, la dimensione EW è al centro dell’architettura di missione: il consorzio GCAP Electronics Evolution (G2E) svilupperà il sistema integrato di sensing, effetti non cinetici e comunicazioni (ISANKE & ICS), con forte integrazione tra sensori RF, guerra elettronica e capacità di comando-controllo distribuito.
Sul versante spaziale, la seconda generazione del sistema COSMO-SkyMed e il progetto QUID (Quantum Italy Deployment), attuazione nazionale dell’iniziativa EuroQCI, rafforzano la capacità italiana di fornire servizi di osservazione radar e comunicazioni quantistiche sicure a supporto di applicazioni civili e militari, integrando satelliti SAR, dorsali in fibra ottica e collegamenti verso il segmento spaziale.
Priorità operative e industriali per accelerare il dominio elettromagnetico
Per evolvere il dominio elettromagnetico, l’Unione Europea deve completare la transizione da un mosaico di capacità nazionali a un sistema integrato. La priorità è la standardizzazione di architetture EW, interfacce e protocolli, facendo leva sul Defence Readiness Omnibus di giugno 2025 e sulla Defence Readiness Roadmap 2030 per accelerare schemi comuni di certificazione, supply chain integrate e capacità di manutenzione e upgrade condivise, riducendo costi unitari e tempi di sviluppo e aumentando la scalabilità dei sistemi per il mercato export.
Parallelamente, occorre garantire investimenti stabili sulla filiera EMS: radar AESA, jammer, payload SIGINT e soluzioni di EW cognitiva richiedono cicli lunghi di ricerca, industrializzazione e supporto in servizio; lo strumento SAFE, con la sua capacità di mobilitare fino a 150 miliardi di euro in prestiti e garanzie, può fungere da catalizzatore per cluster paneuropei che uniscano grandi gruppi, PMI altamente specializzate e centri di ricerca.
La cyber-resilienza rappresenta un prerequisito trasversale: compromissioni su firmware, supply chain o sistemi di intelligenza artificiale possono generare impatti economici e reputazionali significativi; integrare NIS2 e AI Act nei cicli di progettazione, test e manutenzione delle soluzioni EW consente di mitigare tali rischi e di rafforzare la fiducia degli utilizzatori istituzionali.
Per l’Italia, la sfida è trasformare il vantaggio tecnologico in posizionamento strutturale nelle nuove catene del valore europee, utilizzando in modo mirato risorse nazionali e fondi UE per potenziare banchi prova e poligoni per test EMS, investire in formazione avanzata su radar, EW e quantum communications e sostenere le PMI nei processi di certificazione e internazionalizzazione. In questo modo il nostro Paese può consolidarsi come hub strategico nel dominio elettromagnetico europeo, con ricadute dirette in termini di occupazione qualificata, export e autonomia tecnologica.













