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Pubbliche relazioni nell’era AI: opportunità e rischi per i professionisti



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Nel 2025, il 77% dei professionisti delle PR usa strumenti di AI. I dati internazionali mostrano guadagni in efficienza, ma anche rischi concreti: omologazione narrativa, derive culturali nei contenuti e ridefinizione profonda del ruolo del comunicatore nelle organizzazioni

Pubblicato il 13 apr 2026

Chiara Possenti

Country Manager, Axicom



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Quando si parla di pubbliche relazioni, l”intelligenza artificiale non è più un tema di scenario futuro: è una realtà operativa che i professionisti del settore affrontano ogni giorno, tra nuovi strumenti, nuove efficienze e nuove domande ancora senza risposta. Un solo numero basta a misurare la portata del cambiamento.

L’AI domina le PR: il dato che fotografa una trasformazione strutturale

Questo è il dato che colpisce più degli altri: il 74% dei professionisti delle relazioni pubbliche identifica l’AI come il trend dominante del settore per il 2025. Non è la risposta a un sondaggio di settore qualsiasi, è la fotografia di una trasformazione strutturale già in corso.

Relazione, intuizione e fiducia: i pilastri delle PR alla prova dell’automazione

Fondate da sempre sulla relazione, sull’intuizione e sulla capacità di costruire fiducia, le PR si trovano oggi a fare i conti con tecnologie che promettono efficienza, scala e personalizzazione senza precedenti. La domanda alla quale il settore fatica ancora a rispondere è: a quale prezzo?

Automazione nelle PR: i numeri della rivoluzione silenziosa

I dati raccolti da più ricerche internazionali nel biennio 2024-2025 delineano uno scenario in rapida evoluzione. Il 77% dei professionisti delle PR dichiara di utilizzare già strumenti di AI, con ChatGPT in cima alla lista. L’automazione ha intaccato circa il 40% dei workflow tradizionali: dalla costruzione delle media list, gestita per il 30% da algoritmi, alla stesura dei comunicati stampa, passando per il monitoraggio della reputazione in tempo reale.

Quest’ultimo punto è forse il più significativo dal punto di vista operativo. Le piattaforme di AI sono oggi in grado di scansionare oltre 15.000 fonti di notizie al minuto, rilevare variazioni di sentiment e segnalare crisi nascenti prima che esplodano. Un’attività che un tempo richiedeva team dedicati e ore di lavoro manuale.

Comunicati stampa scritti dall’AI: nel 2025 sono già la maggioranza

Sul fronte della produzione di contenuti, i numeri sono altrettanto netti: i tool di AI generativa riducono i tempi di redazione fino al 40%, e nel 2025 il 61% dei comunicati stampa risulta scritto o assistito da intelligenza artificiale. Una soglia che, solo tre anni fa, sarebbe sembrata fantascientifica.

Personalizzazione di massa: il paradosso del pitch su misura

Uno degli usi più interessanti — e controversi — dell’AI nelle PR riguarda l’elaborazione di proposte ai giornalisti. Gli algoritmi analizzano lo storico degli articoli, le preferenze tematiche e il comportamento social di ogni singolo redattore per costruire proposte editoriali su misura. I dati suggeriscono che questo approccio può aumentare i tassi di risposta fino al 41% rispetto ai pitch tradizionali.

Il rischio dello spam sofisticato e il nodo culturale italiano

Il paradosso è evidente: si usa la tecnologia per simulare quella personalizzazione che, fino a ieri, era il valore aggiunto del professionista. Il rischio, non teorico, è che l’AI trasformi la comunicazione earned in un’altra forma di spam — più sofisticato, ma pur sempre automatizzato.

In Italia, il quadro non fa eccezione. Secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, il mercato nazionale dell’AI ha raggiunto 1,2 miliardi di euro nel 2024, +58% in un anno, con l’AI generativa che ne rappresenta quasi la metà. Sul fronte professionale, la FERPI ha dedicato l’edizione 2025 del festival InspiringPR al rapporto tra AI e “human touch”, sollevando un tema spesso sottovalutato: i principali modelli linguistici sono addestrati su dataset a prevalenza anglosassone, con il rischio concreto di produrre comunicazione che non risuona con le sensibilità culturali italiane. Un bug che nessun prompt riesce ancora a correggere del tutto.

La gestione delle crisi cambia pelle: efficienza operativa e limiti del giudizio algoritmico

L’AI ha modificato anche l’approccio alla crisis communication. I sistemi più avanzati sono in grado di simulare migliaia di scenari di crisi, suggerire strategie di risposta basate su dati storici e monitorare l’evoluzione del sentiment in tempo reale durante un evento critico. Sul piano dell’efficienza operativa, il guadagno è misurabile: i team PR risparmiano in media 6,2 ore settimanali grazie all’automazione delle attività di routine.

Ma la gestione di una crisi reputazionale è ancora, fondamentalmente, un esercizio di giudizio umano. Decidere se parlare o tacere, quando chiedere scusa, come calibrare il tono in un momento delicato, sono decisioni che nessun algoritmo, per ora, riesce ad assumere in autonomia senza rischi significativi.

Il nodo irrisolto: il fattore umano nelle PR dell’era AI

Il report dell’USC Annenberg School for Communication colloca gli specialisti delle PR al 23° posto tra le professioni più esposte all’impatto dell’AI. La categoria più ampia dei media e communication worker si posiziona addirittura al primo posto. Sono numeri che il settore non può ignorare.

Eppure, la lettura prevalente — almeno tra chi lavora nel campo — è che l’AI sia un amplificatore di capacità, non un sostituto. Il ragionamento strategico, la costruzione di relazioni autentiche, la sensibilità culturale nel posizionare un messaggio: restano competenze difficilmente replicabili da una macchina.

La vera discontinuità non è quindi nell’arrivo dell’AI, ma nella ridefinizione del valore aggiunto del professionista. Chi si limiterà a usare l’AI per fare più velocemente ciò che faceva prima, probabilmente vedrà erodere il proprio spazio. Chi la userà per pensare in modo più strategico — interpretando i dati, guidando la narrazione, costruendo fiducia in un ecosistema informativo sempre più frammentato — potrebbe uscirne rafforzato.

Verso nuove regole del gioco: trasparenza, responsabilità e futuro del mestiere

Il settore è ancora in una fase di assestamento. Le questioni aperte sono molte: trasparenza nell’uso dell’AI nei confronti di clienti e media, rischio di omologazione narrativa quando tutti usano gli stessi strumenti, responsabilità editoriale su contenuti generati algoritmicamente.

Una cosa, però, sembra già definita: l’AI non è più un’opzione per le PR. È diventata l’infrastruttura su cui il mestiere si sta riscrivendo. E come in ogni riscrittura, ciò che conta non è la tecnologia in sé, ma chi sa usarla con intelligenza.

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