Negli ultimi anni stiamo assistendo a un fenomeno storico poco conosciuto: il Sud Italia sta emergendo come un vero hub di innovazione e competitività, superando in alcuni distretti il Nord e soprattutto il Centro Italia. Succede nei settori dell’aerospazio, digitale, farmaceutica, semiconduttori, sostenibilità e tecnologie verdi. Non solo nel turismo.
I numeri in realtà sono ancora incerti, volatili e richiedono conferme che arriveranno forse solo nell’arco di un quinquennio, tanto che economisti consultati preferiscono non commentare.
“Non siamo di fronte a un ‘sorpasso’ del Sud rispetto al Nord nei volumi assoluti, ma a una convergenza dinamica trainata da settori a elevata intensità di capitale e conoscenza“, commenta Carlo Alberto Carnevale-Maffè, Associate Professor of Practice di Strategy and Entrepreneurship presso SDA Bocconi School of Management.
Qualcosa si muove. “Da tempo si registra un crescente fermento nel Sud, con la nascita e lo sviluppo di iniziative in settori strategici, tecnologici e industriali quali l’Ict, le tecnologie quantistiche, l’aerospazio, il digitale, la sensoristica, i sistemi di controllo, l’elettronica e il farmaceutico“, conferma Saverio Pascazio, professore dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, dipartimento interuniversitario di Fisica, e collaboratore del Premio Nobel per la Fisica 2025, Michel H. Devoret.
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Il Sud come hub di innovazione e competitività
La stagione post-pandemia, quando la spesa pubblica si è orientata un po’ di più verso il Sud, anche se il PNRR iniziale è stato revisionato dopo la fine del governo Draghi, non spiega tutto. Anche perché l’Italia registra complessivamente 25 anni di crescita zero della produttività e il governo Meloni non ha risolto alcun problema strutturale dell’economia italiana. Come ha scritti Wolfang Munchau di EuroBriefing, Roma ha preferito perdere tempo dietro alla riforma Nordio della magistratura, sonoramente bocciata nel referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026, invece di affrontare le sfide economiche di un Paese fermo.
Tuttavia, in questo scenario di economia ferma al palo e di crisi energetica (la peggiore dal 1973, secondo Goldman Sachs che prevede che una “chiusura” di altre 10 settimane dello Stretto di Hormuz porterebbe il petrolio a sfiorare i 150 dollari al barile), si osservano “successi reali e misurabili”, secondo il giornalista economico Federico Fubini che ne ha parlato sul Corriere e ad AgendaDigitale.eu racconta che “l’idea è nata da conversazioni con persone attive nell’economia meridionale e visite in alcuni distretti del Sud”.
Anche rapporti di Svimez e Banca d’Italia confermano un risveglio meridionale. Da un’indagine dell’istituto di via XX Settembre a Roma, dal 2014 l’intero comparto del digitale ha registrato una crescita maggiore nel Mezzogiorno che nelle medie italiane, trainato da Napoli (dove ha sede la Apple Academy dentro l’università Federico II), Bari e Catania.
“Il principale catalizzatore della crescita meridionale (+2,89% del valore aggiunto nel 2024) è di natura fiscale e procedurale. La ZES Unica (Zona Economica Speciale), operativa dal 1° gennaio 2024, ha abbattuto le barriere d’ingresso per gli investimenti”, spiega il professor Carnevale-Maffè.
Infatti alcune aziende del Nord si trasferiscono nel Mezzogiorno. Per diversi motivi: per ridurre i costi operativi, sfruttare incentivi fiscali e beneficiare di un costo del lavoro potenzialmente più competitivo, specialmente nelle Zone Economiche Speciali (ZES), al di là del trarre vantaggi dal PNRR (ormai agli sgocciolli), inizialmente più indirizzato al Sud.
In particolare, “la ZES Unica – continua Carnevale-Maffè – abbatte le barriere d’ingresso per gli investimenti attraverso:
- semplificazione amministrativa: l’istituzione dell’autorizzazione unica ha ridotto drasticamente i tempi della burocrazia, agendo come un potente incentivo per i capitali esteri;
- credito d’imposta: le agevolazioni fiscali per l’acquisto di beni strumentali hanno stimolato il rinnovo tecnologico degli impianti produttivi;
- effetto PNRR: la clausola del 40% dei fondi destinati al Sud ha creato una massa critica di investimenti pubblici che ha sostenuto la domanda interna e la modernizzazione infrastrutturale, specialmente nel digitale e nel green“.
Sud Italia come hub innovativo: collaborazioni verso Usa e Asia
I motivi di questo fermento al Sud sono molteplici. “Al primo posto vi è certamente il PNRR, che ha canalizzato finanziamenti importanti verso le regioni meridionali. Poi vi sono competenze uniche, che si sono formate al Sud nel corso degli anni, con contatti duraturi e collaborazioni solide verso gli Usa, i paesi asiatici (Cina, Giappone, Corea e Taiwan, ma anche altri) e tutti i Paesi europei: queste collaborazioni prescindevano da quelle già presenti in Italia settentrionale e centrale, e sono un fenomeno degli ultimi 30 anni, antecedente al PNRR. Si era generato in Italia meridionale un terreno fertile, assetato di nuove opportunità di crescita”, spiega il professor Pascazio.
Il ruolo del Pnrr: la fibra ottica come volano
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sta portando significativi benefici al Sud Italia attraverso il potenziamento delle infrastrutture di rete in fibra ottica e 5G. “Oltre il 40% delle risorse destinate alla connettività ultralarga è indirizzato alle regioni del Mezzogiorno. Il completamento della copertura nelle aree bianche (a fallimento di mercato) e grigie permette di superare la storica disparità digitale con il resto del Paese”, spiega Vincenzo Cortese, Technical Project Manager Area Calabria e Sicilia di Sirti.
“Recenti studi hanno dimostrato che l’investimento in fibra ottica genera, per ogni euro, 4,4 euro di PIL, creando opportunità lavorative e attrazione di investimenti anche al Sud Italia”, sottolinea Cortese.
Inoltre Il “Piano Italia 1 Giga” e i progetti “Scuola/Sanità connessa” garantiscono “fino a 10 Gigabit/s a istituti scolastici e strutture sanitarie, migliorando i servizi pubblici proprio nel meridione”, prosegue Cortese.
Infine “l’implementazione del Piano Italia 5G mira a coprire le aree abitate e i principali siti mobili con tecnologia 5G, fondamentale per Internet of Things (IoT) e l’industria smart. Insomma la nuova connettività supporta la digitalizzazione delle imprese locali, cruciale per la competitività economica del Mezzogiorno. La Sicilia è citata come un esempio virtuoso, con la maggior parte delle famiglie coperte da infrastruttura digitale avanzata, evidenziando proprio un uso efficace dei fondi europei”, conclude Cortese.
Il Sud dà l’addio alla logica della sussistenza per reinventarsi come hub d’innovazione
Un tema interessante e nuovo è che “il Sud sta abbandonando la vecchia logica della sussistenza per abbracciare quella dei distretti tecnologici“, mette in evidenza Carnevale-Maffè, spostando “il Sud Italia verso settori capital-intensive”.
Inoltre, il costo della vita e degli affitti al Sud sono generalmente inferiori, perfino del 35% circa, il che influisce anche sui costi delle sedi aziendali. Inoltre nel Mezzogiorno sono attivi bonus e finanziamenti a fondo perduto (come “Resto al Sud” gestito da Invitalia) che incentivano la nascita e il trasferimento di attività, in particolare per giovani e nuove imprese.
Sanità, energy, aerospazio e banking
“In questo contesto, realtà come Exprivia rappresentano un modello di eccellenza: nata al sud, a Molfetta e presente in 10 Paesi del mondo, l’azienda con quasi 4 mila professionisti guida la trasformazione digitale in settori strategici come sanità, energy, aerospazio e banking, combinando competenze verticali, innovazione tecnologica e agilità operativa”, commenta Domenico Raguseo, Head of CyberSecurity & (Digital) Infrastructure Exprivia.
Inoltre queste imprese puntano inserirsi in catene di fornitura internazionali più flessibili, meno vincolate ai rallentamenti del mercato tedesco, anche se, a questo proposito, il Cancelliere Merz ha varato un fondo speciale da mezzo trilione di euro, dedicato a infrastrutture e neutralità climatica, per rilanciare l’economia tedesca ed invertire la tendenza alla stagnazione economica che ha colpito la Germania nel 2023-2024, mirando a una modesta ripresa nel 2026, da raggiungere anche grazie all’accordo di febbraio 2026 con la Cina (dove ha ottenuto un ordine di 120 aerei Airbus e ha promosso una maggiore cooperazione economica e scambi più equi).
Le ragioni del “sorpasso”
Il merito di questo storico sorpasso del Mezzogiorno sul Nord e soprattutto sul Centro Italia in distretti ad alto tasso tecnologico è anche delle università del Sud, che vantano docenti di primo piano e capacità di attrarre talenti e investimenti internazionali, creando un ecosistema che unisce competenza, innovazione e capitale umano.
Molti studenti meridionali, inoltre, si trasferiscono al Nord per studiare in università come Bocconi e Politecnico di Milano, per tornare poi a casa con un bagaglio culturale importante, dopo esperienze all’estero, in università internazionali o dopo aver lavorato in filiali italiane di multinazionali.
Anche in questo caso, chi torna al Sud porta a casa molte competenze acquisite all’estero o nelle imprese settentrionali.
Due aspetti cruciali
“Vi sono però secondo me altri due aspetti fondamentali. Il primo è la forte intraprendenza di alcuni settori dell’imprenditoria meridionale. Il Sud in passato ha dovuto spesso rimboccarsi le maniche, sopperendo a carenze strutturali”, mette in evidenzia Saverio Pascazio.
“Ma soprattutto vi è da considerare un fattore cruciale: al Sud si è abituati a lavorare con poche risorse, facendo tesoro di quel poco che si ha. Quando sono arrivati più fondi, alcuni settori, sia accademici che imprenditoriali/produttivi, sono riusciti ad utilizzarli al meglio, assumendo personale superqualificato (che spesso desiderava tornare al Sud con stipendi adeguati) ed acquisendo macchinari e strumentazione. Questi due elementi hanno fatto letteralmente decollare la produzione. Credo che quest’ultimo aspetto sia il più importante di tutti”, evidenzia il professor Pascazio.
Esempi di successo: cyber security e venture capital
“Nel settore sanità, ad esempio, Exprivia sviluppa piattaforme che migliorano la qualità delle cure e ottimizzano i percorsi clinici; nell’ambito Enery & Utilities, gestisce con successo le funzioni di Customer Experience Management e altri processi core; nell’Aerospazio contribuisce a programmi europei come Copernicus, valorizzando dati satellitari per sicurezza e monitoraggio; nel banking, supporta la digitalizzazione dei processi core e la gestione del credito”, spiega Raguseo cosa fa in Puglia la sua azienda, specializzata in cyber sicurezza.
“La capacità di innovare va di pari passo con la cyber security, considerata da Exprivia un fattore abilitante della trasformazione digitale. I Security Operation Center (SOC) di Molfetta, Pomigliano e Torino garantiscono monitoraggio continuo, resilienza e protezione dei dati critici, integrando sicurezza, innovazione e continuità operativa in tutte le soluzioni offerte”, sottolinea Domenico Raguseo che racconta che “Exprivia è un’azienda che ha le sue radici nel Mezzogiorno e la sua storia dimostra che è possibile coniugare efficienza, visione strategica e posizionamento internazionale, trasformandosi in un vero motore di crescita industriale e tecnologica nazionale, dove innovazione digitale e sicurezza vanno di pari passo”.
Venture capita e startup
Luca Pignatti, laurea conseguita al Politecnico di Milano e con oltre dieci anni di carriera in Airbus, ha un fondo di venture capital, Profondo Capital, che, una volta raccolti finanziamenti dagli italiani all’estero e dalla comunità italo-americana negli Usa, si focalizza sui preliminari delle startup.
A Taranto il veicolo finanziario ha la sede di alcune attività delle imprese di cui è investitore, anche se i progetti biomedicali hanno radici in Connecticut.
I distretti capital-intensive del Sud
I distretti che vantano maggiore produttività nell’Italia meridionale operano nei settori a maggior crescita, spaziando dal digitale all’aerospazio, dalla farmaceutica ai semiconduttori, fino al settore della sostenibilità con le tecnologie green.
“Lo spostamento del Sud Italia verso settori capital-intensive è evidente in alcuni poli di eccellenza”, secondo Carnevale-Maffè:
- l’aerospazio in Campania e Puglia, con la creazione di filiere ad alto valore aggiunto ed export tecnologico;
- i semiconduttori a Catania (Etna Valley), con l’attrazione di FDI (Foreign Direct Investments) e leadership nella ricerca sui materiali;
- il comparto IT & Digital, a Bari e Napoli, con lo sviluppo di poli software che sfruttano il minor costo del lavoro e l’alta qualità del capitale umano locale“.
Nel mercato Ict, molte aziende del Nord si trasferiscono in cerca di bassi costi. Aziende metalmeccaniche, tessili e manifatturiere del Nord-Est e della Lombardia hanno storicamente delocalizzato parte della produzione per abbattere i costi operativi fissi.
Attraverso il fenomeno del “South Working”, alcune imprese di servizi e digitali del Nord permettono ai dipendenti di lavorare dal Sud, riducendo i costi degli uffici e offrendo maggiore flessibilità.
Le promesse della Zona Economica Speciale (ZES) unica
La Zona Economica Speciale (ZES) unica per il Mezzogiorno è stata istituita dal governo Meloni tramite il decreto-legge n. 124 del 19 settembre 2023, ed è entrata in vigore il 1° gennaio 2024. Secondo il governo, sarà di aiuto per promuovere la trasformazione digitale al Sud.
Il nuovo piano ZES Unica (Zone Economiche Speciali) punta infatti a favorire l’insediamento di nuove imprese, comprese quelle del Nord, offrendo semplificazioni amministrative e significative agevolazioni fiscali.
In particolare, la ZES Unica mira a unificare la gestione amministrativa, semplificando le procedure burocratiche (sportello unico digitale) e offrendo benefici fiscali (credito d’imposta) per attrarre investimenti nelle regioni meridionali (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna).
Sfide future del Mezzogiorno: serve cautela su due fronti
Il futuro è ancora da scrivere, ma il risveglio del Sud è una buona notizia, in un Paese che deve superare lo storico divario fra Settentrione e Meridione, per diventare più competitivo.
“Nei prossimi anni sarà fondamentale non solo mantenere, ma consolidare questa crescita, trasformandola in sviluppo strutturale e duraturo, capace di resistere anche oltre la spinta degli investimenti straordinari”, conclude Saverio Pascazio.
Se son rose, fioriranno, sperando che non siano fenomeni isolati. Questo è uno scenario in divenire, ma da monitorare con attenzione.
Inoltre, “nonostante l’ottimismo dei dati recenti, l’analisi economica impone cautela su due fronti“. Ecco quali.
I due fronti: la fine del PNRR e il dualismo persistente
Innanzitutto il “burrone” del 2026: gran parte della crescita attuale è legata al ciclo degli investimenti pubblici del PNRR. Il rischio è una brusca decelerazione post-2026 se il settore privato non riuscirà a generare una crescita endogena indipendente dai sussidi”, mette in guardia il professor Carnevale-Maffè.
Il secondo fronte, infine, è “il dualismo persistente: sebbene i distretti citati corrano, il resto del tessuto economico meridionale soffre ancora di bassa produttività e tassi di occupazione distanti dalla media UE. Il PIL pro capite resta un segnale d’allarme: la ricchezza prodotta è ancora circa la metà di quella del Nord“, avverte Carnevale-Maffè.
“Il Mezzogiorno sta quindi vivendo una trasformazione qualitativa: non più solo area di consumo o di emigrazione, ma piattaforma logistica e produttiva avanzata nel Mediterraneo. La sfida strutturale sarà trasformare questa ‘fiammata’ di crescita legata ai fondi straordinari in una stabilità di lungo periodo, migliorando la qualità istituzionale e riducendo il mismatch tra competenze richieste dalle multinazionali IT ed offerta formativa locale“, conclude il professor Carnevale-Maffè.
Senza dubbio, questo fermento è una buona notizia per tutta Italia, in un anno duro per l’economia nazionale ed europea, mentre morde la crisi energetica.
Inoltre in Europa non si vede ancora quella svolta richiesta più volte da Mario Draghi verso un federalismo pragmatico per tornare ad essere competitivi nell’Unione europea ed evitare il rischio di deindustrializzazione (nell’automotive eccetera).
Nel frattempo, per l’Italia la prima vera sfida è trasformare questa primavera meridionale in una solida crescita dalle prospettive europee e globali. Sarebbe già un grande passo per la ripresa in un Paese la cui crescita è dello “zero virgola” da venticinque anni (tolto il boom del governo Draghi, dopo la recessione a doppia cifra del lockdown pandemico).













