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5G, quando arriva in Italia e che ci faremo (2019-2022)

I primi fortunati vedranno il 5G nel 2019, la massa a partire dal 2022. E porterà mutazione genetica di tutti i servizi dei quali usufruiamo ogni giorno. Pensiamo ai robot chirurghi o alle auto a guida autonoma. Ecco i prossimi step della tecnologia e le conseguenze dell’ingresso dei vertical nell’arena di sviluppo

10 Lug 2018

Antonio Sassano

Università La Sapienza - Roma


A giugno, pochi giorni fa, sono arrivate le specifiche definitive del 5G standalone: quello puro, che non deve appoggiarsi sul 4G. Può essere quindi un buon momento per chiederci quando arriverà tra noi la nuova generazione di reti. Ossia quando e come gli utenti ne percepiranno gli effetti. Una prima risposta può essere che i primi fortunati italiani cominceranno a vederlo già l’anno prossimo, mentre la massa aspetteranno il 2022.

Abbiamo già avuto quattro generazioni di telefonia mobile e ciascuna di esse è stata, per noi utenti, distintamente percepibile. Il passaggio dalla telefonia analogica a quella digitale 2G, la comparsa sui nostri telefoni cellulari 3G dei primi collegamenti al web, e infine i video, la navigazione su Internet in mobilità e la possibilità di essere “always on” nei social network offerte dal 4G.

Cosa faremo col 5G

Ci chiediamo ora: “ma quando arriverà e cosa ci offrirà di nuovo il 5G?”. Sentiamo infatti molto parlare di 5G. Di operatori in competizione per sperimentarne le infinite possibilità nelle 5 “città pilota” italiane; di gare per l’assegnazione dei diritti sulle frequenze dalle quali lo Stato attende incassi miliardari; e anche della necessità di riprogrammare i nostri telecomandi per consentire ai “broadcaster” TV di liberare le frequenze da dedicare a questa nuova tecnologia. Eppure i nostri smartphone restano gli stessi e su di loro continuiamo a leggere il solo simbolo “4G” o “LTE”. Quando leggeremo il simbolo “5G”? E cosa sapranno fare per noi questi smartphone del futuro prossimo?

La risposta a questa domanda sarà per qualcuno deludente ma in realtà racchiude l’elemento davvero rivoluzionario del 5G. Infatti, l’incremento delle prestazioni degli apparati degli utenti non sarà il segnale più forte e percepibile dell’avvento della nuova generazione. Certo, il 5G renderà tecnicamente possibile l’uso della realtà virtuale e aumentata nelle nostre città. Indossando opportuni visori, potremo visitare monumenti antichi vedendone le forme architettoniche originarie o passeggiare in luoghi lontani da noi migliaia di chilometri. Forse i nostri smartphone diventeranno pieghevoli e ci consentiranno di vedere film in 4K ovunque oltre a consentirci una comunicazione totale con tutti i nostri amici. Ma non sarà questa la vera “rivoluzione 5G”. Questo potrebbe essere visibile a pochi “tecnofili” e invisibile per la maggioranza di noi.

Tutti invece, anche coloro che si sono sempre dichiarati non interessati all’innovazione, percepiranno inevitabilmente il 5G dalla mutazione genetica di tutti i servizi dei quali usufruiscono ogni giorno. Lo percepiranno quando dovranno essere operati da robot chirurghi come “Da Vinci” che già esistono e che per lavorare in sicurezza avranno bisogno di tempi di comunicazione di pochi millisecondi: inferiori al tempo necessario allo stimolo nervoso per andare dalla punta del nostro dito al nostro cervello.

Penseranno al 5G quando le città saranno percorse da veicoli a guida autonoma che dovranno reagire in pochi millisecondi agli imprevisti che animano la nostra “umana” esperienza di guida. Si renderanno conto della sua silenziosa presenza quando gli oggetti di casa, le macchine utensili della fabbrica in cui lavora o gli oggetti in inventario nel negozio e in ufficio saranno connessi, catalogati, localizzati e in grado di comunicarci il loro grado di usura o la necessità di revisione. Ovviamente penseranno al 5G quando il loro cuore e i loro parametri vitali saranno continuamente monitorati e analizzati a distanza da algoritmi che individueranno tutti i fattori di rischio o quando saranno immediatamente riconosciuti dall’autobus, dall’aereo o dal treno che utilizzeremo per viaggiare. Pensate ad un qualsiasi servizio presente nella vostra esperienza di vita: il 5G, la possibilità di scambiare in tempi velocissimi enormi quantità di dati (“Big Data”) e di sottoporli istantaneamente ad algoritmi di Intelligenza Artificiale lo cambieranno radicalmente.

I tempi del 5G, reti e standard

Meraviglioso! Ma quando? E con quali conseguenze sulla struttura dei mercati e della nostra società? Vediamo prima i tempi. Alcuni fortunati, che vivono in una delle “città pilota” 5G (Milano, Prato, Bari, Matera e L’Aquila) e forse qualcuno che vive a Roma o Torino vedranno servizi sperimentali basati sul 5G già nel 2019 o nel 2020. Tutti gli altri dovranno aspettare l’avvio del servizio delle reti degli operatori che si aggiudicheranno le frequenze a gara nel prossimo settembre. Dunque, a partire dal 2020 e, in pieno sviluppo, dal 2022 in poi.

D’altra parte, i salti di generazione sono sempre avvenuti ogni dieci anni, il 4G è stato introdotto nel 2010 e dunque è ragionevole attendersi il debutto del 5G per il 2020. Dieci anni sono il tempo necessario ai costruttori e agli operatori per comprendere le esigenze del mercato nel futuro prossimo, mettere a punto le soluzioni tecniche e standardizzarle. Fatto questo la nuova generazione è pronta. Questo processo è stato in parte seguito anche del 5G. Nel 2015 il forum che si occupa del “drafting” degli standard (3GPPP) ha deliberato di procedere con una strategia flessibile nella definizione della prima “release” 5g (Release 15). Da un lato si è deciso, su sollecitazione di Stati Uniti (Verizon) e Corea del Sud, di anticipare alla fine del 2017 la definizione di alcuni specifiche per garantire il “roll-out” di sistemi Fixed Wireless 5G “appoggiati” sulla infrastruttura 4G e la sperimentazione di sistemi 5G nelle Olimpiadi Invernali coreane. Questa prima fase della Release 15 ha preso il nome di “versione non-standalone” proprio perché ha bisogno, per funzionare, della struttura 4G preesistente.

Nel giugno 2018 (pochi giorni fa) è stata invece approvata (“congelata”) la completa Release 15 con tutte le specifiche della rete 5G anche in modalità “standalone” (5G puro senza supporto 4G). Questa versione finale della Release 15 definisce in modo dettagliato tutte le caratteristiche di uno dei tre cardini della tecnologia 5G: il cosiddetto eMBB (enhanced Mobile BroadBand) che consentirà trasmissioni con capacità trasmissiva fino a 10 Gbit/s (dieci volte di più di quanto previsto dal 4G).

I prossimi step

Il passo successivo sarà la Release 16, attesa per la fine del 2019 e che dettaglierà le caratteristiche degli altri due pilastri del “triangolo 5G”: l’mMTC (massive Machine Type Communications) che sarà alla base dell’Internet of Things e l’URLLC (Ultra Reliable Low Latency Communication) che dovrà garantire i tempi di risposta (latenza) minori di un millisecondo.

Per il 5G siamo dunque alla fine (o “alla fine dell’inizio”) di questo processo. Non è stato ovviamente un processo semplice. È questa infatti la fase nella quale i costruttori cercano di guadagnare un vantaggio competitivo per le proprie proposte tecnologiche mentre gli operatori di telecomunicazioni, pur comprendendo la necessità dell’evoluzione tecnologica, cercano di garantire un superamento “dolce” delle tecnologie della generazione precedente (sulla quale hanno appena investito).

Nel caso del 5G questa dialettica è stata resa molto più complicata dalla caratteristica più rivoluzionaria di questo cambio di tecnologia: non sono più le reti a determinare i servizi ma sono questi ultimi a determinare la struttura delle reti, ottimizzandone topologia e tecnologia.

Il coinvolgimento dei vertical nello sviluppo del 5G

Dunque, in una logica B2B, entrano nel processo di definizione degli standard anche i grandi utenti business che gestiscono i vari servizi (“vertical”). Tra questi, i grandi produttori di automobili e di energia, le aziende del settore aeronautico, spaziale, agricolo e della grande manifattura, i costruttori di apparati elettromedicali, i “broadcaster”, e (almeno dovrebbero) le amministrazioni pubbliche. Ad esempio, al recente meeting di La Jolla nel quale è stata approvata la Release 15 “standalone”, hanno partecipato tutti i maggiori rappresentanti dei “vertical”. Come dice Adrian Scrase (CTO dell’ETSI) questo è “un segno molto importante del progresso fatto nell’attrarre questi operatori in un forum regolatorio delle telecomunicazioni. Ora dobbiamo tener vivo il loro interesse nel 5G

Chiudo con una osservazione che mi sembra significativa di Mischa Dohler del King’s College di Londra: a suo parere la presenza dei clienti business nel processo di standardizzazione induce una “disruption” epocale nella catena del valore che, nelle 4 generazioni precedenti, era sempre rimasta la stessa: Costruttori – Operatori Telco – Clienti.

Ora invece, per la prima volta, i costruttori di apparati entrano in contatto diretto con i maggiori clienti business, stabilendo un rapporto non più mediato dagli operatori di telecomunicazioni. Dunque, i costruttori, che sono naturalmente strutturati per un rapporto B2B, hanno pieno controllo su algoritmi e piattaforme e non hanno particolari interessi a gestire gli utenti finali dei “vertical”, potrebbero drasticamente ridurre il ruolo degli operatori di telecomunicazioni e spingerli verso un ruolo di mera “utility”. Conclude però Dohler: “la carta vincente degli operatori resta il controllo dello spettro”.

Sassano: “Ecco qual è la vera rivoluzione del 5G (e come arrivarci)”

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