L’AI è entrata negli studi e nelle divisioni legali delle aziende con una velocità senza precedenti. Secondo il Rapporto Avvocatura 2026 di Cassa Forense e Censis, infatti, in un anno la quota di avvocati che utilizza strumenti basati su AI è passata dal 27,5% al 55,3%. Se si considerano solo i professionisti con età pari o inferiore a 40 anni, la quota sale addirittura al 70,3%.
Le ragioni della diffusione dell’AI nei team legali sono sotto gli occhi di tutti. Le capacità dei modelli generativi continuano a evolvere, mentre nuove piattaforme e sistemi di orchestrazione rendono l’adozione sempre più semplice e accessibile. Ma un conto è usare un tool di AI nel proprio lavoro, un altro è consentire alla tecnologia di trasformare il modo in cui questo viene organizzato e svolto.
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Oltre l’adozione: quando l’AI trasforma la divisione legale
Il dato secondo cui il 92% dei professionisti utilizza strumenti di AI testimonia la rapidità con cui la tecnologia si è diffusa, ma non chiarisce quale ruolo le venga attribuito all’interno della divisione legale delle aziende.
In linea generale, esistono due approcci: introdurre l’AI come strumento operativo per automatizzare alcune attività o accelerare processi esistenti, oppure considerarla un fattore abilitante di una trasformazione più profonda che coinvolge processi, ruoli e modalità di collaborazione. In questa prospettiva, il valore deriva dalla capacità di ripensare il modo in cui il lavoro viene svolto partendo dalla conoscenza di ciò che la tecnologia è in grado di fare.
Naturalmente, il secondo percorso è anche il più complesso perché richiede una trasformazione organizzativa. Oggi, l’AI viene già utilizzata in attività interconnesse come la revisione dei contratti, l’analisi documentale, il supporto al risk assessment e la produzione di reportistica. La sua adozione è quindi un’opportunità per ripensare il modo in cui i processi vengono svolti, superando la logica di efficientamento delle singole attività.
Quando l’obiettivo è la trasformazione, il fattore critico di successo è la capacità di gestire al meglio il cambiamento. La sfida che separa le divisioni legali da livelli di efficienza, produttività e innovazione senza precedenti non è tecnica, ma culturale e organizzativa.
AI nei team legali: il valore del change management
DiliTrust, azienda che propone una piattaforma AI-driven dedicata specificamente alla trasformazione digitale delle funzioni legali, osserva da tempo le dinamiche che accompagnano l’introduzione dell’AI in azienda.
Alcune resistente sono comuni a molti processi di innovazione. Il timore di perdere controllo su attività presidiate da tempo, la paura di una progressiva svalutazione delle competenze o addirittura di una sostituzione del ruolo sono reazioni comprensibili di fronte a una tecnologia dirompente. Ne esistono poi alcune legate in modo specifico a questa tecnologia, prima fra tutte il timore che i sistemi basati su AI non siano particolarmente affidabili nel contesto legale, dove accuratezza, tracciabilità e responsabilità hanno un ruolo chiave.
Sul fronte dell’affidabilità, la scelta della soluzione diventa determinante. Piattaforme progettate per operare all’interno del perimetro aziendale, con garanzie di sicurezza, governance e specializzazione sul dominio legale, consentono infatti di ridurre significativamente i rischi e di costruire un solido rapporto di fiducia tra professionisti e tecnologia.
Le altre resistenze, però, non si risolvono con un tool migliore degli altri. Come detto, occorre fare perno sulla capacità dell’organizzazione (e/o dei suoi partner) di accompagnare il cambiamento nel migliore dei modi. Il change management diventa essenziale proprio perché l’AI, dopo decenni di innovazioni incrementali nella divisione legale, porta a ripensare velocemente a processi e priorità operative, nonché a rivedere il modo con cui vengono distribuite attività e responsabilità.
Come affrontare il cambiamento in modo efficace e sostenibile
Il cambiamento, naturalmente, è più semplice da descrivere che da realizzare. Per trasformare l’AI in una leva di innovazione serve per prima cosa una visione chiara del ruolo che la tecnologia dovrà svolgere all’interno della funzione legale.
Il concetto fondante è quello dell’empowerment. Nel contesto legale, infatti, il valore del professionista non risiede nell’esecuzione materiale di attività, ma nella capacità di valutare i rischi, formulare raccomandazioni e assumersi la responsabilità delle decisioni. Ecco perché in questo settore il timore della sostituzione è meno fondato che in altri e l’AI può davvero amplificare le capacità dei professionisti, dando loro il tempo necessario per concentrarsi sulle decisioni che contano e sugli aspetti strategici della professione.
Secondo DiliTrust, un percorso di change management efficace dovrebbe sempre partire dalla definizione di casi d’uso chiari e misurabili. Le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale sono numerose, e proprio per questo c’è il rischio di disperdere energie in sperimentazioni prive di un impatto concreto. Identificare attività specifiche, definire metriche di successo e misurare il beneficio ottenuto è il primo passo per costruire un percorso sostenibile.
Fabrizio Galotti, Head of Sales Italia di DiliTrust, ha spiegato: “Tutti vogliono l’AI nel legal, ma non tutti capiscono che senza fondamenta non si va da nessuna parte. Nessuna direzione aziendale ha mai messo l’intelligenza prima dei dati: il Sales ha prima strutturato il CRM, il Finance l’ERP, le HR l’HCM — poi ci ha costruito sopra l’AI. Il legal è l’unica funzione ancora senza un system of record. E senza dati strutturati, non c’è AI che tenga”.
Un altro aspetto chiave è il coinvolgimento delle persone. Nelle divisioni legali, modalità operative, specializzazioni e approcci al lavoro possono variare anche all’interno dello stesso team, e per questo coinvolgere i professionisti fin dalle prime fasi consente di comprendere esigenze reali, individuare criticità e progettare modalità di adozione coerenti con il contesto operativo.
La formazione continua rappresenta un ulteriore tassello, non solo per le funzioni legali ma per qualsiasi organizzazione impegnata in un percorso di adozione dell’AI. Con una differenza sostanziale rispetto alla formazione tradizionale: l’obiettivo non è soltanto imparare a usare una piattaforma, ma comprendere cosa la tecnologia possa fare in concreto, quali siano i suoi limiti e come integrarla correttamente nelle attività quotidiane. In altre parole, si tratta di imparare a collaborare con l’AI, individuando il punto di equilibrio tra automazione, supervisione umana e responsabilità professionale.
Infine, anche nella divisione legale il cambiamento richiede una sponsorship forte. Figure come il General Counsel svolgono un ruolo decisivo nel definire priorità, promuovere nuove modalità di lavoro e trasmettere un messaggio chiaro all’organizzazione: l’obiettivo è mettere i professionisti nelle condizioni di generare maggiore valore. D’altronde, è difficile immaginare una trasformazione reale se chi guida la funzione continua a lavorare secondo logiche e modelli precedenti.
Articolo realizzato in collaborazione con DiliTrust











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