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L'approfondimento

Consip, verso un procurement pubblico sostenibile: ecco gli approcci, cosa si è fatto e cosa serve

Dal green public procurement a un procurement pubblico sostenibile: il percorso delle politiche degli acquisti pubblici si serve sempre più di un approccio organico che porta a considerare gli impatti ambientali, economici e sociali

12 Nov 2019
Lidia Capparelli

Consip, Area modelli d’acquisto e standard documentali


Il mondo del procurement pubblico sta sperimentando negli ultimi anni un cambio di paradigma nell’approccio al tema degli impatti ambientali, sociali ed economici delle politiche di acquisto delle amministrazioni pubbliche. Dalle prime, pionieristiche esperienze di Green Public Procurement (GPP) progressivamente consolidate e generalizzate nel corso degli anni anche grazie a opportuni interventi legislativi, si assiste oggi, specialmente nelle realtà più innovative e avanzate della PA, all’adozione di un approccio più organico verso un Procurement pubblico sostenibile.

Consip e il procurement sostenibile

Introdotto nel 2015 dall’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente), il Sustainable Public Procurement rappresenta la naturale evoluzione del GPP ( cioè, secondo la definizione del Ministero dell’Ambiente risalente al 2008, “l’approccio in base al quale le amministrazioni pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso la ricerca e la scelta dei risultati e delle soluzioni che hanno il minore impatto possibile sull’ambiente, lungo l’intero ciclo di vita”) e si concretizza nella realizzazione di politiche di acquisto pubbliche che includano, in tutte le fasi del processo di approvvigionamento, non solo aspetti ambientali, ma anche sociali ed economici, per raggiungere il giusto bilanciamento tra questi tre pilastri dello sviluppo sostenibile.

Consip, in qualità di centrale acquisti nazionale –e quindi, come tale, soggetto in grado di orientare le politiche di acquisto pubbliche stimolando sia una domanda più qualificata sia l’innovazione sul lato dell’offerta – ha posto negli anni una crescente attenzione alle tematiche del GPP e sta ora seguendo la naturale evoluzione del percorso verso le tematiche dello sviluppo sostenibile, adottando tale nuovo approccio in gran parte delle sue iniziative.

Il rapporto di sostenibilità 2018

La recente pubblicazione del secondo Rapporto di sostenibilità Consip relativo al 2018 è stata l’occasione per raccontare non solo gli ambiti di azione e i risultati ottenuti in termini di sostenibilità – dando conto degli effetti sociali, ambientali ed economici generati da iniziative e progetti – ma anche l’evoluzione del paradigma e la direzione verso la quale l’azienda sta viaggiando per il futuro. Anche in quest’ottica, per la prima volta il Rapporto identifica il contributo dei progetti e delle attività aziendali al raggiungimento dei Sustainable Development Goals (SDGs) dell’ONU, i 17 Obiettivi globali definiti nell’ambito dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

In sintesi, i numeri più significativi che emergono dal report:

  • Oltre 12 miliardi di euro di acquisti – di cui 5 miliardi con contenuto “sostenibile” – sugli strumenti di e-procurement Consip, con vantaggi in termini di risparmio, efficienza, semplificazione e rapidità delle procedure
  • più di 700mila contratti dematerializzati attraverso la piattaforma elettronica, pari a 566 milioni di pagine non stampate e oltre 4.600 tonnellate di CO2 non immesse nell’ambiente
  • oltre 800mila TEP (Tonnellate Equivalenti Petrolio), pari a 2 milioni di tonnellate di CO2 risparmiate per interventi di efficientamento energetico negli ultimi 10 anni
  • oltre 100mila imprese abilitate agli strumenti di e-procurement, di cui il 99% Micro, Piccole e Medie Imprese che hanno realizzato un fatturato per quasi 4 miliardi di euro (Mepa)
  • un tasso di soddisfazione sull’utilizzo degli strumenti di oltre il 90% per le amministrazioni e di oltre l’80% per le imprese.

In particolare, il dato sugli acquisti “sostenibili” misura il valore economico dell’integrazione, negli strumenti di e-procurement di Consip, dei Criteri ambientali minimi (CAM) definiti dal Ministero dell’Ambiente e di ulteriori criteri ambientali e sociali valorizzati dall’azienda con l’obiettivo generare un miglior uso delle risorse, eliminare o contenere l’uso delle sostanze pericolose, ridurre i rifiuti. Un impegno che ha investito diversi settori:

  • energia: generando risparmi energetici e promuovendo l’uso di fonti rinnovabili e di combustibili verdi
  • salute: migliorando gli standard sul divieto di utilizzo di sostanze pericolose per salute e ambiente
  • ecodesign: promuovendo l’acquisto di prodotti/materiali riciclati o riciclabili, un ecodesign appropriato e l’accompagnamento dei prodotti con gli schemi di disassemblaggio per un migliore riciclo
  • riciclo materiali e corretta gestione rifiuti: promuovendo presso le Amministrazioni la separazione dei rifiuti e dei materiali riciclabili, una cultura più rispettosa delle risorse e del corretto riuso.

È in tale approccio, che non si limita alla mera applicazione dei criteri “verdi”, ma valuta la sostenibilità complessiva di una scelta d’acquisto sulla base dell’intero ciclo di vita dei prodotti, che si coglie l’evoluzione del paradigma Consip dal GPP al Procurement sostenibile. Un approccio che ha permesso a Consip di far evolvere il concetto di prezzo (di un prodotto, un servizio o un lavoro) in quello di costo (costo totale dell’appalto), ovvero “costo del ciclo di vita”. Quest’ultimo, in base all’art. 96 del Codice degli appalti (D.Lgs. 50/2016), include i costi sostenuti dall’amministrazione aggiudicatrice o da altri utenti (ad esempio, quelli relativi all’acquisizione, all’utilizzo del bene o servizio, quali consumo di energia e altre risorse, quelli di manutenzione e quelli relativi al fine vita, come i costi di raccolta, di smaltimento e di riciclaggio) nonché i costi imputati a esternalità ambientali legate ai prodotti, servizi o lavori nel corso della loro vita utile, purché il loro valore monetario possa essere determinato e verificato. Tali costi possono includere i costi delle emissioni di gas a effetto serra e di altre sostanze inquinanti, nonché altri costi legati all’attenuazione dei cambiamenti climatici.

Il paradigma dell’economia circolare

Il Rapporto di sostenibilità sottolinea anche come, nel corso del 2018, l’impegno di Consip sui temi della sostenibilità si sia sviluppato lungo una nuova direttrice, che sta investendo diversi aspetti dell’attività aziendale: quella della diffusione della conoscenza dei principi dell’Economia Circolare, come paradigma fondamentale per il riciclo e il riutilizzo delle risorse, e della loro progressiva introduzione nelle diverse iniziative. Il contesto in cui l’azienda opera è quello definito dal Piano d’Azione sull’economia circolare avviato nel 2015 dalla Commissione Europea basato sul “Modello delle 4R” (Ridurre, Riutilizzare, Riciclare, Recuperare) e successivamente dai principi inclusi nel pacchetto di quattro Direttive sull’Economia Circolare che fissano per gli Stati membri dell’UE importanti obiettivi in termini di riciclo dei rifiuti, degli imballaggi e di limitazione dello smaltimento in discarica.

A questo si aggiunge il documento di indirizzo pubblicato nel 2017 dal Ministero dell’Ambiente, “Verso un modello di economia circolare per l’Italia”, che ha l’obiettivo di fornire un inquadramento generale dell’economia circolare nonché di definire il posizionamento strategico del nostro Paese sul tema, contribuendo alla definizione degli obiettivi sull’uso efficiente delle risorse e sui modelli di produzione e consumo sostenibile. L’Italia, secondo il primo Rapporto sull’Economia Circolare del Circular Economy Network pubblicato nel febbraio 2019, si qualifica come prima nazione in Europa per l’attuazione di politiche sull’Economia Circolare. Essendo un Paese povero di materie prime, infatti, ha sempre cercato di soddisfare le proprie esigenze produttive utilizzando materiali riciclati, ampiamente utilizzati in molti settori produttivi, dalla carta al legno, dai metalli in vetro plastica e altri materiali. È evidente come, anche in questo specifico ambito, il ruolo degli appalti pubblici è fondamentale per l’implementazione di tale paradigma – come peraltro evidenziato anche nel documento “Public Procurement for a Circular Economy – Good Practice and Guidance” pubblicato nel 2017 dalla Commissione UE – non fosse altro che per l’ingente volume di spesa per beni e servizi che la PA sostiene ogni anno (100 miliardi in Italia solo per i c.d. “consumi intermedi”).

In questo contesto, la normazione gioca un ruolo cruciale, in particolare la standardizzazione nel campo della sostenibilità. In Italia i requisiti di sostenibilità sono obbligatori per quanto riguarda i criteri ambientali (articolo 34 del Codice dei Contratti Pubblici, Codice appalti) e in questo senso i CAM sono anche cruciali per l’introduzione dei criteri per gli appalti che introducono elementi di Economia Circolare. In molti settori sono previsti criteri che si riferiscono al riuso o riciclo di materia prima-seconda e al ciclo di vita di un prodotto o servizio come ad es. carta, arredi, servizi di pulizia, illuminazione pubblica, servizi di gestione energetica, fornitura di energia elettrica, ristorazione, servizi di ristorazione e fornitura di derrate alimentari, trasporti, gestione di aree verdi pubbliche, calzature, prodotti tessili, prodotti e servizi IT.

La strategia Consip

Come sottolineato, Consip, oltre al rispetto dei CAM, introduce nelle sue iniziative (e in tutti gli strumenti d’acquisto) anche criteri aggiuntivi che mirano a ridurre al minimo il consumo di risorse durante l’intero ciclo di vita, promuovendo l’Economia Circolare in alternativa all’attuale modello lineare di sviluppo industriale, e quindi valorizzando gli scarti di processo e la materia prima-seconda derivante dalla raccolta dei rifiuti. Ad oggi sono 29 le iniziative che integrano i principi del “Circular Procurement”. Tra queste si segnalano, ad esempio:

  • la strategia in materia di rifiuti ospedalieri, che ha come obiettivo principale nella diminuzione del quantitativo di rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo, attraverso una corretta separazione a monte dei rifiuti assimilabili a quelli urbani, e la necessaria implementazione di un sistema di raccolta differenziata interna efficace ed efficiente
  • la strategia per i servizi di pulizia, che contempla, fra l’altro, meccanismi di incentivazione per i fornitori che si impegnano ad erogare sessioni formative ai propri dipendenti non solo sul corretto utilizzo dei prodotti, per prevenire danni alla salute e all’ambiente, ma anche per spiegare al proprio personale come conferire correttamente i rifiuti e per responsabilizzare gli occupanti dell’edificio verso il corretto conferimento
  • l’attenzione alla materia prima-seconda in diversi capitolati di beni e servizi, nei quali si è data particolare attenzione alle percentuali di materiale riciclato, proprio per favorirne l’impiego in nuovi processi produttivi tenendo ferme le performance degli stessi (carta, cartucce di stampa, arredi, PC, Stampanti, etc…)

Non a caso, forte dell’esperienza nel procurement sia nell’ambito del Programma di razionalizzazione degli acquisti sia nell’attuazione del Piano triennale per l’informatica nelle PA, Consip è stata individuata quale centro di competenza costituendo per il “Procurement dell’Innovazione”, nell’ambito della creazione della rete europea dei Centri di competenza in materia (Progetto europeo Procure2Innovate).

L’impegno dell’azienda si colloca nell’alveo di una responsabilità che si estende anche alle attività interne – ad esempio l’avvio di un percorso per una Consip “plastic free”, con l’eliminazione di tutti i contenitori di bevande in plastica all’interno della sede – di contenuto impatto in termini complessivi ma di grande importanza quale testimonianza concreta della coerenza della visione aziendale. Inoltre, Consip ha svolto anche una funzione di stimolo sia verso i soggetti normatori in materia di qualità – che nel tempo hanno reso disponibili, ad esempio, etichette ambientali che “misurano” la percentuale di materia prima-seconda – sia verso il mercato.

Conclusione

Quello intrapreso dall’azienda è un percorso che, comunque, è solo all’inizio. Nonostante i significativi risultati in termini di valore degli acquisti sostenibili, e nonostante l’azienda abbia costruito nel tempo un’offerta di soluzioni ai bisogni delle PA che includono l’approccio del “ciclo di vita” – pur con diversi gradi di maturità legati capacità di risposta di alcuni settori merceologici – il cammino da compiere è ancora lungo, sia nella ricerca di indicatori e razionali in grado di evidenziare e misurare i vantaggi per l’intero sistema in termini economici, ambientali e sociali, sia nella capacità di stimolare una risposta innovativa da parte del mondo delle imprese, superando l’inevitabile complessità insita in questo cambiamento di paradigma.

È in questa direzione che Consip sta volgendo lo sguardo affinché la sostenibilità, l’innovazione e la ricerca rappresentino sempre di più parametri fondamentali nella selezione delle migliori offerte nelle gare pubbliche, valorizzando adeguatamente gli investimenti di amministrazioni e imprese.

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