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Startup in sanità, il team giusto vale più della sola idea



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Creare una startup, soprattutto in sanità, significa affrontare un viaggio complesso in cui visione, competenze tecniche, fiducia e capacità operative devono convivere. La metafora di One Piece aiuta a leggere ruoli, limiti e dinamiche necessarie per costruire un team solido

Pubblicato il 11 giu 2026

Sara Papavero

PhD Student in “Health System and Research” – Università Cattolica del Sacro di Roma, Valutatrice d’Impatto Sociale CEPAS Bureau Veritas



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Quando si decide di creare una startup o di portare innovazione in un sistema complesso come quello sanitario, la scelta del team è una delle decisioni più cruciali. Proprio come una ciurma che parte per un viaggio verso l’ignoto, anche un gruppo di innovatori deve contare su persone con ruoli, competenze e valori complementari, capaci di affrontare le onde dell’incertezza e di sostenersi reciprocamente lungo la rotta.

La combinazione equilibrata di hard e soft skill diventa la bussola che orienta il successo del progetto.

Nove startup su 10 falliscono. Fondare una nuova impresa rappresenta una vera avventura in mare aperto, alla ricerca di un tesoro dopo un lungo viaggio che molti non riescono ad affrontare. Molto spesso una delle maggiori cause di fallimento, come dimostrato da CB Insights in uno dei suoi report sul fallimento delle startup, è rappresentata dalla scelta del team.

Perché il team startup sanità è una scelta cruciale

Un team eterogeneo, caratterizzato da competenze differenti, è stato spesso indicato come un elemento cruciale per il successo nella creazione di una startup. Nelle analisi post-fallimento di CB Insights emerge frequentemente il rimpianto di “non aver avuto un CTO fin dall’inizio” oppure “un cofondatore appassionato degli aspetti di business”.

Le chiavi cruciali nella scelta, pertanto, risultano essere due: da una parte la componente hard, rappresentata da un team con le giuste competenze tecniche per raggiungere l’obiettivo della startup; dall’altra gioca un ruolo fondamentale la componente emozionale e umana.

La cosa risulta ancora più vera nell’ambito dell’innovazione in sanità. Secondo gli ultimi dati di CB Insights, il mondo dell’healthcare e del biotech ha rappresentato nel 2023 una delle aree con il maggior numero di fallimenti a livello globale. Ancora di più in questo contesto entrambi gli aspetti risultano necessari.

Molto spesso, in ambito health, la startup nasce per un motivo emozionale. Le problematiche che ognuno può vivere nei confronti del sistema sanitario nazionale, anche come paziente, portano qualcuno a sviluppare quell’idea che lo spinge a creare un’impresa. Ma, al tempo stesso, l’intricata mappa regolatoria e tecnica fa comprendere che senza il giusto team tecnico e manageriale una startup difficilmente riuscirà ad andare avanti.

Ne parlo per esperienza diretta. Nel 2019 ho fondato una startup per un motivo sociale: credevo realmente che il digitale potesse rappresentare un reale valore aggiunto e portare equità nella sanità. Tuttavia, una delle cause del mio fallimento è stata proprio la difficoltà nel creare quel famoso team diversificato.

Lo vedo anche oggi nel mio attuale lavoro nel trasferimento tecnologico, dove incontro decine di team di giovani ricercatori spinti dalla volontà di fare la differenza, forti dal punto di vista tecnico, ma che molto spesso hanno difficoltà a coinvolgere una componente manageriale all’interno del team.

One Piece come metafora della costruzione del team

Nel parlare con loro, memore della mia esperienza, do spesso un compito a casa: recuperare One Piece. Non è semplice, viste le mille e più puntate, ma la sua metafora del viaggio in mari sconosciuti, alla ricerca di un tesoro nascosto chiamato One Piece, racconta molto bene il percorso di una startup. Chi lo trova diventa il Re dei Pirati.

Monkey D. Luffy ha un sogno: diventarlo. Per fare questo deve creare una sua ciurma di pirati. Luffy ha il fuoco del leader e del fondatore. Conosce la visione, sa che un giorno arriverà al proprio obiettivo, ma riconosce fin da subito i suoi limiti.

Ha mangiato un Frutto del Diavolo che gli ha dato poteri speciali, ma che non gli permette di rimanere a galla e, per un pirata, come potreste immaginare, è un problema. Allo stesso tempo è impacciato e non conosce le basi della navigazione. Insomma, non parte dalle condizioni ideali, ma ne è consapevole.

Molto spesso avere il fuoco non basta per raggiungere l’obiettivo. Il founder, come prima cosa, deve riconoscere i propri limiti e comprendere che non può fare tutto da solo. Mi capita spesso di incontrare team di founder che pensano di poter fare tutto, ma non è così. Mettersi in discussione per cercare un buon team è il primo passo.

Il primo nucleo: fiducia, stima e amicizia

Il primo nucleo del team è rappresentato molto spesso dalla stima e dall’amicizia. La prima componente è quella emozionale, anche perché il primissimo nucleo è quello che sostiene il founder o i founder. Luffy, come primo elemento del suo team, sceglie Roronoa Zoro, il grande cacciatore di pirati. Ha stima della sua storia e lo sceglie per questo.

Zoro, però, ha un sogno: diventare il più grande spadaccino del mondo. E affida questo sogno a Luffy. Molto spesso chi fonda una startup pensa che il proprio team debba essere completamente allineato ai suoi obiettivi personali, ma convincersi di questo porta solo a scontrarsi contro un muro. Ogni persona è diversa e porta con sé il proprio bagaglio di sogni, ed è importante rispettarlo.

Inoltre, la stima risulta un fattore cruciale nel primo nucleo del team. Zoro è colui che, in molte occasioni, prende su di sé le difficoltà e persino il dolore stesso di Luffy. È importante avere qualcuno che resista nonostante tutti i cattivi e le difficoltà del mare aperto.

Strategia e operatività nel team startup

Tuttavia, dopo il primo nucleo di “family and friends”, come si dice nel gergo delle startup, è necessaria anche una componente manageriale e strategica. Non a caso il successivo membro della ciurma di Luffy, che verrà conosciuta come quella di Cappello di Paglia, sarà Nami.

Nami è una navigatrice ma, non a caso, è anche la tesoriera del gruppo. Per navigare c’è bisogno di qualcuno che sappia leggere le mappe e conoscere la giusta rotta e non è casuale che Eiichirō Oda le abbia affidato anche la gestione economica.

Se si decide di costruire una startup bisogna pensare fin da subito alla sostenibilità: il sogno da solo non basta. Avere qualcuno con competenze manageriali, capace di leggere il contesto e tracciare una strategia, risulta essenziale.

Quasi in contemporanea arriva anche Usopp, un altro dei primi membri della ciurma di Cappello di Paglia. È colui che permette di dare alla ciurma un elemento essenziale per navigare: la nave. Ma il personaggio di Usopp offre anche un altro insegnamento, ovvero l’importanza delle piccole attività quotidiane all’interno di una startup.

Usopp è un tuttofare e si occupa della cura della nave. È necessario avere nel team non solo chi detta la strategia e bada ai costi, ma anche chi quotidianamente si occupa delle attività operative di un’impresa. All’inizio non si ha ancora la forza di avere tante risorse e, proprio per questo, una figura versatile può essere fondamentale per garantire la continuità quotidiana.

Mentre i founder vanno in giro a cercare partnership, c’è bisogno di qualcuno che mandi avanti il lavoro giornaliero per portare avanti l’attività. Molto spesso, invece, mi capita di vedere startup troppo concentrate su eventi e convegni, senza comprendere l’importanza di far funzionare davvero la macchina operativa. Senza una reale attività, la startup non va avanti.

Relazioni, R&D e multidisciplinarità in una startup health

Il successivo membro della squadra rappresenta invece un’altra esigenza fondamentale delle startup: aprirsi al mondo esterno e creare la giusta rete di relazioni. Sanji è un cuoco ma, proprio grazie alle sue capacità culinarie, riesce a creare legami. Molto spesso anticipa i bisogni delle persone attraverso un piatto, ed è importante avere queste soft skill all’interno del team.

La sua esperienza nel Baratie, il famoso ristorante del Mare Orientale, gli ha permesso di conoscere non solo le leggende del mare, ma anche le sue dinamiche. E questo risulta essenziale per poter andare avanti nell’avventura.

Arrivati a questo punto entra in gioco una componente essenziale in una startup, soprattutto nell’healthcare: la R&D. Nella ciurma di Cappello di Paglia questa è rappresentata da Tony Tony Chopper, Nico Robin e Franky, che incarnano la multidisciplinarità necessaria in una startup.

Chopper, il medico, rappresenta anche a livello emozionale colui che è sempre aggiornato sulle novità scientifiche del proprio campo e che lavora per il bene del prossimo. Ma c’è bisogno anche del tecnico, l’ingegnere Franky, cruciale soprattutto in ambito healthtech, e infine di Robin, l’archeologa.

Molto spesso le figure umanistiche nel mondo startup vengono sottovalutate, ma Robin, con la sua conoscenza della storia, è colei che dà stabilità e permette anche di costruire strategie più consapevoli.

Crescere significa evolvere il team

Il gruppo si allarga e qui Luffy è chiaro: vuole un musicista e per questo sceglie Brook. Pian piano il gruppo cresce e le dinamiche interne diventano sempre più complesse. Per questo c’è bisogno anche di qualcuno che si occupi del benessere del team e delle relazioni interne.

Con la crescita, Luffy capisce anche che nel team serve qualcuno con esperienza reale del settore: una figura senior, uno “squalo del mare”. È qui che entra in gioco Jinbe, un pirata di vecchia esperienza che ha grande stima di Luffy, investe in lui e non si sostituisce mai al capitano.

Avere il coraggio di prendere il largo con il giusto team

One Piece non insegna soltanto come costruire il team giusto, ma anche, e soprattutto, quando è il momento di salpare.

Molto spesso incontro team che si ingabbiano in ruoli, definizioni e perimetri troppo rigidi. Ma gli investitori non cercano organigrammi perfetti: cercano persone che sappiano costruire, adattarsi e far avanzare davvero il progetto.

Senza esecuzione, una startup non esiste. L’idea da sola non basta mai.

Alla fine, la differenza la fa sempre la stessa scelta: avere il coraggio di prendere il largo, con il team giusto al proprio fianco.

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