storie da consulente

GDPR, come (non) si stanno adeguando le aziende: ecco la realtà

Vita vissuta a contatto con aziende grandi, medie e piccole alla prese con il GDPR. Il livello di maturità è molto oscillante e ridotto soprattutto tra le Pmi. Ecco che succede nel mondo reale: cosa stanno e non stanno facendo le aziende per adeguarsi

Pubblicato il 17 Mag 2018

Francesca Bonora

Senior Advisor ICT Security & ICT Governance

gdpr_790941460

Sbagliato pensare che ormai le aziende hanno metabolizzato il Gdpr. E’ quanto risulta dalla mia esperienza a contatto con loro negli ultimi mesi. Ed è pure confermato dai dati Capgemini e Idc, secondo cui solo un’azienda italiana su due, circa, è pronta al Gdpr.

La differenza tra teoria e pratica nell’adeguamento delle aziende al Gdpr

Dal Registro dei Trattamenti alla garanzia di gestione del dato personale in coerenza con le finalità dichiarate, dai diritti dell’interessato alla gestione strutturata degli eventi di data breach e via discorrendo, tutto quanto oramai dovrebbe aver trovato:

WHITEPAPER
CYBERSECURITY: le migliori strategie per la tutela e la continuità dei servizi IT
Sicurezza
Cybersecurity
  1. corretta declinazione all’interno di ciascun contesto aziendale,
  2. una compiuta verifica delle differenze tra lo status quo ed il requisito normativo ed infine
  3. il completamento dei piani di adeguamento o di rientro dalle cosiddette GAP.

Dai vari incontri avuti con le aziende (grandi, medie e piccole), le società di consulenza (meno le strategiche, molto i system integrator) e i fornitori di soluzioni tecniche in occasione dei tanti eventi dedicati a GDPR negli ultimi due anni e ancor di più dalle attività che in prima persona ho seguito per diverse realtà aziendali nell’ultimo anno (vari settori, dal luxury al financial service, dalle utilities ai servizi ICT), mi sembra emergere una situazione diversa.

Che cosa stanno facendo (ancora) le aziende per il Gdpr

Il mercato ancora adesso cerca senior advisor o consulenti esperti per coordinare i lavori dei cantieri GDPR, sia direttamente che, nel caso di grandi aziende o PA, tramite gara, a testimonianza di una significativa mole di lavori ancora in corso.

Cerco di proporre qui una sintesi di ciò che ho visto io, senza la pretesa di rappresentare in maniera precisa la situazione di ciascuno, ma proponendo un quadro dello stato dell’arte che consenta di valutare la fatica che a causa di GDPR le organizzazioni stanno sopportando.

Il panorama che vedo è ovviamente composito e lo stato dell’arte dipende evidentemente da variabili di sistema di ciascun contesto:

  • Le grandi aziende: in prevalenza oggi piuttosto avanti nel percorso di adeguamento.
  • Le medie aziende: ho riscontrato casi eccellenti, ma anche vari casi dove il percorso è ancora fermo al palo della GAP analysis.
  • Le piccole aziende, gli studi professionali, gli ordini professionali, eccetera eccetera.

Forse sono stata sfortunata io, ma in questo caso sono state per me molto più frequenti le occasioni dove le persone, anche a primo quarto 2018 già parte del nostro passato, stavano giusto chiedendosi in che senso GDPR fosse per la propria organizzazione un argomento da approfondire. Certamente ci sono casi dove invece il cambiamento è stato ben gestito e agilmente superato, ma meno di frequente, almeno nella mia esperienza.

Fino ad un paio d’anni fa mi sarei certamente aspettata di leggere o scrivere un articolo come questo a ridosso della scadenza (ci manca pure che arriviamo tutti baldanzosamente all’arrivo per tempo e su tutto come se fosse una passeggiata!), ma mi sarei giocata l’occhio dritto che la discriminante sarebbe stata il tipo di business o modello operativo, non la dimensione.

Intendo dire che mi sarei aspettata che per esempio tutte le aziende ICT e quelle di servizi appoggiati sui sistemi ICT avrebbero completato il proprio percorso anche in netto anticipo, addirittura prima le “piccole” e poi le grandi per via della minore complessità interna, invece no.

La pur stretta relazione tra GDPR e la data protection, intesa come prassi tecnica di protezione dell’informazione e branca della sicurezza ICT, pare non essere infatti bastata a sollecitare in modo più efficace le aziende IT o IT driven rispetto alle altre.

In effetti due sono state le forze interne in competizione per la leadership dello stimolo delle organizzazioni alla compliance GDPR: l’ICT (o la Sicurezza ICT) e il Legal (o la Compliance).

A quanto pare ha vinto il Legal (o la Compliance), rivelandosi la forza prevalente di stimolo e guida dell’avvio dei programmi di adeguamento.

E visto che disporre di un dipartimento Legal di spessore sufficiente per influenzare tutta l’organizzazione è più tipico delle grandi aziende che delle medie o piccole, le prime sono quelle attualmente più avanti nel percorso…e così se io avessi davvero scommesso il mio occhio dritto oggi l’avrei perso, meno male che non l’ho fatto.

Certamente non è solo questo il motivo per cui le grandi aziende sono partite per tempo e con giusta determinazione, ma volendo sfruttare anche questa chiave di lettura, una prima conclusione a cui possiamo arrivare è che nonostante la conoscenza di temi quali la data protection, data breach, privacy, ecc sia molto più diffusa anche solo di qualche anno fa, la readiness alla compliance di un regolamento quale GDPR sembra essere alla portata solo di una parte del mercato, quella più attrezzata ad aver a che fare con regolamenti e normative, mentre il resto fatica ad entrare in argomento e reagire anche imprenditorialmente in modo adeguato.

Pur se di innegabili guida e supporto, per il taglio del traguardo per tempo non sono bastate le informative pubblicate in ogni dove, non sono bastati i workshop e gli eventi dedicati a GDPR che hanno riempito le agende di tutti, non sono bastati i vari scandali di violazione dei dati personali che negli ultimi due anni sono diventati casi scuola, come lo è per esempio il caso di Cambridge Analytics, che rispetto ad altri ha l’unica caratteristica in più di essere il più recente. Non è che sia una gran bella notizia in effetti.

Come sono andate o stanno andando le cose?

I passaggi chiave che le organizzazioni hanno attraversato o stanno attraversando sono:

  • Composizione del team e nomina del responsabile del Progetto GDPR
  • Istituzione dello Steering Commettee e del processo di escalation (una cosa immediatamente chiara a tutti i gruppi di lavoro che ho incontrato è la immediata consapevolezza che per riuscire a fare/far fare le attività, presto o tardi il processo di escalation sarebbe stato imprescindibile)
  • Declinazione dei requisiti GDPR all’interno del contesto operativo di riferimento
  • Valutazione delle aree di non compliance (gap)
  • Definizione delle priorità di intervento per il rientro dalle gap
  • Avvio programmi e progetti di adeguamento

Modalità, tempi ed esperienze dei tre diversi contesti sono stati davvero molto diversi.

Che stanno facendo le grandi aziende sul GDPR

Le grandi aziende si sono quasi tutte trovate di fronte al classico multi-year plan, causa la pervasività dell’impatto dei vari requisiti normativi, tant’è che molti progetti di remediation sono ancora oggi in corso.

Quali sono stati i momenti chiave del loro percorso?

Dunque, molte grandi aziende o i grandi gruppi, hanno spontaneamente iniziato a lavorare su GDPR ben più di un anno fa, cercando di chiamare a raccolta tutte le discipline che certamente (o anche solo probabilmente) avrebbero dovuto o potuto contribuire a capire cosa fare.

Ogni organizzazione ha la propria nomenclatura e le proprie dinamiche interne, ma per fare una sintesi possiamo dire che le persone ai tavoli di lavoro sin dall’inizio sono state:

  • Il legal. Giusto no? Si tratta di capire bene bene cosa dice la norma.
  • La Compliance. Giusto, si tratta anche di valutare di volta in volta se ci sono delle distanze tra ciò che l’azienda fa e ciò che la normativa si aspetta.
  • Processi & Procedure (talvolta indicata anche come Organizzazione o Modelli), in quanto detentrice della conoscenza dei modus operandi delle diverse strutture organizzative interne. Ecco, già qui i percorsi hanno iniziato ad essere un po’ meno lineari. Chi guida? Il legale che dice in un linguaggio adeguato a noi poveri mortali qual è l’obiettivo da raggiungere o i Processi che per ciascun comparto dell’azienda fanno più facilmente emergere dove GDPR, inesorabile, colpisce?
  • Le Risorse Umane. Come “perché”? Dato personale, vuoi non coinvolgere il Personale, appunto? Battute a parte, quasi tutti hanno coinvolto i propri referenti HR che però sono rimasti, almeno inizialmente, abbastanza silenti in disparte, talvolta allarmati dalla piega che la discussione stava prendendo (monitorare gli accessi utente – leggi dipendenti – ai dati sensibili? Forse dobbiamo confrontarci con i sindacati?), ma in buona sostanza in disparte, anche quando si è trattato di affrontare i capitoli di formazione e awareness del personale.
  • Information Technology. Giusto, perché si dovrà procedere a cifrare tutto, no? Anzi, a pensarci bene tenere l’IT al tavolo forse è una perdita di tempo, potrebbe da subito iniziare a cifrare tutto, dischi, data base, log file, file e basta, immagini, comunicazioni, email e chi più ne ha più ne metta….e una volta che tutto è stato cifrato, il problema più grosso è risolto, giusto? Questo è stato il tenore delle discussioni iniziali su/con l’IT, alcune organizzazioni sono anche partite a razzo a cifrare davvero tutto in modo indiscriminato, per poi, ovviamente, fermarsi a valutare se in effetti fosse la cosa giusta da fare. L’IT ha avuto momenti alterni di gloria nei cantieri GDPR delle grandi aziende, più evidenti quando si è trattato di trovare soluzioni a problemi apparentemente irrisolvibili (es: ma come si fa a fare una mappa completa di tutti, ma proprio tutti, i “posti” dove memorizziamo i dati personali dei nostri clienti?!).
  • La Sicurezza ICT. Talvolta inclusa o ricompresa nella rappresentanza dell’Information Technology, ma in effetti sempre presente con un referente dedicato.

La creazione di team multidisciplinari è stata la scelta di quasi tutti, scelta per altro più che condivisibile.

Poi tutti a scontrarsi su chi, a regime, dovrà mantenere la responsabilità del tutto, cercando di darsi un razionale valido, tipo:

“ma alla fine chi è responsabile se i dati del cliente restano nel sistema anche dopo che il contratto di servizio è stato chiuso? Diamo una risposta a questa domanda e troveremo il responsabile del progetto GDPR!” …salvo poi scoprire che quasi nessuna area aziendale aveva già definito la propria struttura funzionale interna responsabile della protezione del dato per la propria area di competenza, per cui la risposta non è immediata.

oppure: “qual è l’area aziendale che più di tutte dovrà concretamente garantire all’azienda che i dati sono protetti? Diamo una risposta a questa domanda e….” talvolta con colpevole premeditazione per fare eleggere l’informatica….salvo poi scoprire che “protetti” non significa solo cifrati e quindi che l’IT è chiave solo per alcuni aspetti del trattamento del dato, per cui non è fattibile aspettarsi un manager IT che batta i tempi ai colleghi di marketing e vendite (per le comunicazioni e le informative all’interessato), al legal, alla compliance, ecc. nella consumazione dei secoli.

Le soluzioni alla fine sono state le più diverse. Chi ha deciso di ingaggiare colui che poi sarebbe stato nominato il responsabile della protezione dei dati (DPO), chi invece ha scelto una modalità progettuale eterodiretta, beneficiando ogni volta dei relativi pro e pagando le conseguenze dei contro.

Presto o tardi, comunque, in tutti i casi che conosco anche il top management è intervenuto per seguire più da vicino l’evolversi del programma (anche, ma non solo, a causa degli ingenti investimenti che è stato necessario avviare) e quindi per quanto complesso e articolato, il gruppo di lavoro ha poi trovato una stabile configurazione di gestione e presidio.

Le criticità incontrate sono state molte, dall’interpretazione della norma (vedi per esempio la diatriba sui codici tecnici quali Codice Cliente, IBAN, NDG, eccetera) alla ricognizione di tutti i processi che avrebbero dovuto essere rivisti, dalla reingegnerizzazione del proprio framework policy all’avvio dei progetti tecnici di Data Discovery, Audit Log, cifratura e quant’altro.

Gli elementi facilitatori o acceleranti, dopo un iniziale vuoto di scena, sono oggi numerosi e le organizzazioni ne stanno facendo uso e tesoro. Mi riferisco tanto alle fonti informative (articoli, discussion group, eccetera) quanto agli strumenti che supportano i processi oggetto di normativa (come per esempio il Registro dei Trattamenti).

Il cammino non è finito, forse la fine in effetti ancora non è prossima, ma grossi dubbi sembrano non essercene più.

Che stanno facendo le medie aziende sul GDPR

In questo caso la capacità di agire per tempo mi sembra essere stata direttamente proporzionale all’attitudine del top management a non sottovalutare le tematiche regolamentari almeno in termini di impatto che queste possono avere sulla salute del proprio business. Il capo azienda ha fatto (spesso, a mio modo di vedere nei casi che ho avuto modo di studiare) la differenza tra avviare efficacemente il programma GDPR non solo a tutela dell’azienda, ma anche per poterne strategicamente beneficiare dal punto di vista business, e avviare il programma GDPR perché bisogna farlo, è la legge.

Per cui ho visto casi dove la reazione dell’azienda a GDPR magari è stata a volte intempestiva, ma una volta stimolata è stata decisa e ferma, così come casi dove invece la reazione è stata per lungo tempo ammalata di apatia, malattia infettiva causata dalla pericolosa percezione che la legge sulla Privacy imponga un sacco di obbligazioni di carattere meramente amministrativo (che, diciamolo, siamo sempre in tempo a sistemare prima che sia tardi) e nulla più.

Per questo motivo oggi le aziende di medie dimensioni che ho avuto modo di incontrare sono suddivise di netto in due categorie: quelle che, anche beneficiando di una dimensione più gestibile rispetto alle grandi aziende, hanno trovato i giusti tempi e modi per portarsi al corretto livello di compliance (in tempo o quasi) e quelle che sono, bene che vada, a metà del cammino, per cui sono ancora lontane le notti in cui potranno fare sonni tranquilli rispetto a GDPR.

Il nodo dei costi degli investimenti necessari dal punto di vista tecnologico è talvolta un nodo realmente difficile da sciogliere in questi contesti, in alcuni casi ha costretto le organizzazioni a ripiegare su soluzioni di compromesso che presto, temo, si riveleranno non sostenibili.

Che stanno facendo le piccole aziende sul GDPR

La numerosità limitata dei casi di cui mi sono occupata in prima persona mi impedisce di proporre, pur con le dovute cautele, un quadro di sintesi che possa avere chance di essere solidamente rappresentativo.

Tuttavia, mi trovo nella singolare situazione in cui, per quanto pochi, tutti i casi che ho incontrato sin qui dimostrano una significativa immaturità del processo di adeguamento al requisito normativo, per questo dicevo in apertura che forse sono stata sfortunata io e il quadro complessivo è migliore di quello di cui ho avuto esperienza io. Le realtà con cui mi sono confrontata, non più tardi del mese scorso, ancora non avevano valutato le implicazioni della norma nel loro caso specifico e cercavano qualche caso scuola che potesse rappresentare per loro un modello da imitare e quindi una formidabile scorciatoia (ops, acceleratore). Non che riusare il risultato delle fatiche di altri sia sbagliato, anzi, ma visto che GDPR è nuova per tutti, l’approccio è, per taluni aspetti, forse rischioso.

Forse un elemento su tutti, ancor che non generalizzabile, può essere però di interesse: le startup hanno, rispetto ad organismi da tempo sul mercato, la grande opportunità di fare le cose bene da subito, senza accollarsi cambiamenti né costi significativi di set up come invece accade alle aziende diversamente giovani. Quelle che ho incontrato io, in effetti, il tema se lo sono posto già in fase di disegno (del proprio, ovviamente). Includendo le realtà non italiane con cui ho lavorato negli ultimi mesi, posso testimoniare l’intenzione di partire con il piede giusto, il che mi sembra un ottimo segnale rispetto al grado di digestione da parte del cosiddetto sistema certamente di GDPR, ma soprattutto del principio di salvaguardia dell’individuo, anche tramite le informazioni che lo riguardano.

GDPR, quanto costa a una pmi adeguarsi (e come ottimizzare la spesa)

WHITEPAPER
Gestione dei contratti e GDPR: guida all’esternalizzazione di attività dei dati personali
Legal
Privacy

Valuta questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Speciale PNRR

Tutti
Incentivi
Salute digitale
Formazione
Analisi
Sostenibilità
PA
Sostemibilità
Sicurezza
Digital Economy
CODICE STARTUP
Imprenditoria femminile: come attingere ai fondi per le donne che fanno impresa
DECRETI
PNRR e Fascicolo Sanitario Elettronico: investimenti per oltre 600 milioni
IL DOCUMENTO
Competenze digitali, ecco il nuovo piano operativo nazionale
STRUMENTI
Da Istat e RGS gli indicatori per misurare la sostenibilità nel PNRR
STRATEGIE
PNRR – Piano nazionale di Ripresa e Resilienza: cos’è e novità
FONDI
Pnrr, ok della Ue alla seconda rata da 21 miliardi: focus su 5G e banda ultralarga
GREEN ENERGY
Energia pulita: Banca Sella finanzia i progetti green incentivati dal PNRR
TECNOLOGIA SOLIDALE
Due buone notizie digitali: 500 milioni per gli ITS e l’inizio dell’intranet veloce in scuole e ospedali
INNOVAZIONE
Competenze digitali e InPA cruciali per raggiungere gli obiettivi del Pnrr
STRATEGIE
PA digitale 2026, come gestire i fondi PNRR in 5 fasi: ecco la proposta
ANALISI
Value-based healthcare: le esperienze in Italia e il ruolo del PNRR
Strategie
Accordi per l’innovazione, per le imprese altri 250 milioni
Strategie
PNRR, opportunità e sfide per le smart city
Strategie
Brevetti, il Mise mette sul piatto 8,5 milioni
Strategie
PNRR e opere pubbliche, la grande sfida per i Comuni e perché bisogna pensare digitale
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr
CODICE STARTUP
Imprenditoria femminile: come attingere ai fondi per le donne che fanno impresa
DECRETI
PNRR e Fascicolo Sanitario Elettronico: investimenti per oltre 600 milioni
IL DOCUMENTO
Competenze digitali, ecco il nuovo piano operativo nazionale
STRUMENTI
Da Istat e RGS gli indicatori per misurare la sostenibilità nel PNRR
STRATEGIE
PNRR – Piano nazionale di Ripresa e Resilienza: cos’è e novità
FONDI
Pnrr, ok della Ue alla seconda rata da 21 miliardi: focus su 5G e banda ultralarga
GREEN ENERGY
Energia pulita: Banca Sella finanzia i progetti green incentivati dal PNRR
TECNOLOGIA SOLIDALE
Due buone notizie digitali: 500 milioni per gli ITS e l’inizio dell’intranet veloce in scuole e ospedali
INNOVAZIONE
Competenze digitali e InPA cruciali per raggiungere gli obiettivi del Pnrr
STRATEGIE
PA digitale 2026, come gestire i fondi PNRR in 5 fasi: ecco la proposta
ANALISI
Value-based healthcare: le esperienze in Italia e il ruolo del PNRR
Strategie
Accordi per l’innovazione, per le imprese altri 250 milioni
Strategie
PNRR, opportunità e sfide per le smart city
Strategie
Brevetti, il Mise mette sul piatto 8,5 milioni
Strategie
PNRR e opere pubbliche, la grande sfida per i Comuni e perché bisogna pensare digitale
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr

Articoli correlati