Più dati per tutti

Liberalizzare i dati, saltare il GDPR: una tesi insistente e pericolosa

Smantellare l’oligopolio dei dati e dell’informazione è cosa urgente e necessaria, e ovviamente condivisibile. Ma non per allargare ancora di più l’uso dei dati, semmai per regolamentarlo ancor più rigidamente e per scopi di utilità sociale e non di profitto privato. Eppure, c’è un libro che lo chiede (e piccona il Gdpr)

26 Lug 2021
Lelio Demichelis

Docente di Sociologia economica Dipartimento di Economia- Università degli Studi dell’Insubria

software matematico

Come rompere il monopolio dei dati e dell’informazione digitale, rilanciare il progresso e vivere felici. Sembra un programma quasi-impossibile da realizzare, eppure, in altri tempi e per altri settori è già accaduto di rompere i monopoli.

Poi però i monopoli, gli oligopoli/cartelli e gli oligopoli di monopoli (come il Gafam), risorgono ogni volta come la mitica Fenice. Perché sono una tendenza (una tentazione) irrefrenabile del capitalismo. Eppure, il liberalismo – che nasce quasi contestualmente con il capitalismo industriale – da sempre dice che i monopoli e gli oligopoli sono da impedire, da smontare se già realizzatisi perché sono una palese violazione o distorsione della concorrenza e del libero mercato, che invece dovrebbe tendere all’equilibrio, governato dalla favolosa mano invisibile.

Padroni, non schiavi della tecnica: sei passaggi per riprendere il controllo sulle nostre vite

Capitalismo & monopoli/oligopoli

Ma questa è appunto una favola liberale e neoliberale che però – intanto che viene raccontata e che la ascoltiamo catturati dalla narrazione e aspettando il “vissero felici e contenti” – lascia che i monopoli/oligopoli nascano e poi crescano; per poi magari dire (ma lo si dice sempre meno e solo – se lo si dice – quando il monopolio/oligopolio è diventato un dato di fatto ormai “too big to be disassembled”): “ma questo non è ciò che avevamo previsto!” e la favola non ha un lieto fine. Eppure, mai come oggi – pur con l’egemonia dell’ideologia neoliberale – i monopoli/oligopoli sono stati così potenti, così sfacciati e insieme così blanditi/amati da quello stesso potere politico che dovrebbe invece contrastarne la nascita e/o impedirne la crescita in potenza economica e in potere politico.

Digital event
Torna il Cybersecurity 360 Summit strategia nazionale di cybersicurezza. Online, 27 ottobre
Sicurezza
Sicurezza dei dati

E parliamo del monopolio/oligopolio dei dati, esercitato da poche ma potentissime imprese private. Imprese industriali di un tipo particolare, che trattano una merce particolare come appunto i dati, dati che sono il nuovo petrolio (ma qualcuno dice di no) che fa muovere l’economia digitale (e non solo), ma che sono soprattutto la forma assoluta e assolutistica (totalitaria?) del potere di oggi (chi controlla i dati, controlla cioè il mondo).

A cercare di rompere il monopolio/oligopolio delle Big Tech sulle informazioni – cresciuto rapidamente e globalmente ed esercitando oggi il dominio e l’egemonia su di noi e sul mondo grazie alle informazioni che noi gli abbiamo dato – provano ora Thomas Ramge e Viktor Mayer Schönberger in questo loro saggio appena tradotto anche in italiano con il titolo programmatico di “Fuori i dati!”[1]. Ancora più esplicito ma anche molto (forse troppo) impegnativo e soprattutto illusionistico è il titolo originale in inglese: “Access Rules. Freeing information to stop Big Tech, revive innovation and empower society”. L’idea di base è che il monopolio/oligopolio dei dati è di fatto un furto all’idea occidentale di progresso, mentre l’uso dei dati dovrebbe essere un servizio per il bene comune. Da qui anche la critica – per noi paradossale, ma in realtà molto strumentale/funzionale al fine che si propone l’industria, il capitalismo, gli autori del saggio e la stessa Unione europea – al Gdpr europeo, che troppa attenzione avrebbe posto alla protezione dei dati e poco al loro uso (capitalistico).

Fuori i dati!

I dati e le informazioni, dunque. Oggi concentrati – ben chiusi e ben protetti nelle casseforti virtuali – nei server dei colossi del digitale: che sono imprese private che cercano in questo modo e con ogni altro mezzo lecito e illecito (vedi l’elusione fiscale e/o lo sfruttamento dei lavoratori, come nel caso di Amazon) di massimizzare il loro profitto privato attraverso appunto questo loro potere mono/oligo-polistico, basato sul capitalismo della sorveglianza e, più in generale, sul capitalismo estrattivo di valore dalla vita intera dell’uomo (questo sono dati e informazioni). Capitalismo estrattivo che tanto bene fa a Bezos e a Zuckerberg (ai loro profitti anche personali, al loro patrimonio) e ai loro azionisti, che tanto bene fa al loro narcisismo/egocentrismo (e al nostro feticismo per il loro narcisismo-egocentrismo) e che però – sostengono appunto Thomas Ramge e Viktor Mayer Schönberger – molto male fa alla conoscenza, alla sua diffusione, alla sua condivisione.

Con il paradosso di una economia della condivisione dove in realtà chi estrae e poi possiede i nostri dati e le informazioni non le condivide poi socialmente o lo fa solo e parzialmente per il proprio profitto e anche per i dati/informazioni vale il principio capitalistico della massimizzazione del loro valore di scambio. E così come da due secoli il capitalismo produttivo deve produrre consumatori e il bisogno di consumare beni, così oggi deve produrre consumatori di dati e accrescerne il valore di scambio trasformandoli ancora di più in merce – anche se chiama tutto questo: progresso e conoscenza e chiama i dati bene comune o pubblico (infra), quando in realtà ne vuole fare un uso (ancor più) capitalistico.

Se si vuole rilanciare infatti il progresso, scrivono i due autori, occorre obbligare il Big Tech a condividere dati e informazioni (ma il come obbligarli è la parte più debole del libro). Perché i dati, “dal punto di vista economico, costituiscono un bene non rivale. Rispetto a qualsiasi altra risorsa economica, questa caratteristica li rende più adatti ad essere un bene pubblico. Dati per tutti significherà” – viene usata una metafora naturalistica molto accattivante – “che tutti faranno pascolare le loro mucche e tutta l’erba verrà mangiata. Come bene digitale pubblicamente accessibile, i dati non scompaiono se sempre più persone li usano. Questo perché i dati si trasformano in valore solo quando vengono usati. E il loro valore aumenta ad ogni uso aggiuntivo” – appunto, il loro valore di scambio aumenta con il loro scambio/vendita.

Liberalizzare l’uso dei dati sarebbe dunque un servizio al bene comune. Questo obiettivo deve forse comportare l’esproprio delle imprese dei dati e delle informazioni? Ovviamente no, scrivono Thomas Ramge e Viktor Mayer Schönberger da bravi capitalisti tecnologici – sostenendo (affermazione molto arrischiata e che contraddice la realtà) che “in senso strettamente legale i dati non possono essere posseduti” (quindi sarebbe impossibile voler espropriare qualcuno di qualcosa, i dati, che non possiede). E allora, secondo i due autori – ricercatore presso il Center of Advanced Internet Studies di Bochum in Germania, Ramge; docente di Internet Governance and Regulation all’Università di Oxford, Mayer Schönberger – “i tempi sono maturi per riprenderci il potere dai giganti dell’informazione, che sono cresciti fino ad avere il predominio solo grazie all’uso dei nostri dati”.

Di fatto, però, Thomas Ramge e Viktor Mayer Schönberger raccontano di nuovo la stessa favola tecno-entusiasta/tecno-fila che abbiamo già sentito narrare negli anni ’90 del secolo scorso, cioè: la rete è libera e democratica, siamo nell’economia della conoscenza e dell’informazione e della condivisione, siamo in una nuova era di crescita economica infinita, svolgeremo lavori immateriali e leggeri, siamo entrati nel post-fordismo e nel post-industriale[2]). Ovvero oggi – ma appunto Ramge e Mayer Schönberger riscrivono oggi la narrazione di ieri – “saremo in grado di rendere il nostro mondo più resistente contro le grandi crisi solo attraverso una migliore condivisione delle informazioni. Perché questo avvenga è fondamentale il libero flusso di dati, informazione e conoscenza. L’epoca dei monopoli dell’informazione è finita”.

Quale progresso?

In realtà è per noi davvero difficile (se non impossibile) pensare/credere che chi ha il monopolio delle informazioni rinunci a questo suo potere, a meno di un atto di forza del diritto e della giustizia capace di arrivare non solo allo smantellamento del monopolio/oligopolio dei dati e dell’informazione, ma alla nazionalizzazione di tutto il settore del Big Tech (essendo un servizio al bene comune – come pure scrivono i due autori – pare oltremodo impossibile che possa transitare da imprese private il cui scopo – per altro legittimo in un sistema capitalistico – è solo quello di massimizzare il profitto per sé).

Come è difficile credere che dobbiamo “rendere aperto l’accesso ai dati, alle informazioni e alla conoscenza” – obiettivo che condividiamo con la massima convinzione – “se vogliamo contrastare le asimmetrie di potere ed eliminare l’indebita posizione di dominio digitale basata sulle informazioni. Abbiamo bisogno di regole di accesso” – le access rules di cui al titolo originale del libro – “perché la concentrazione del potere dell’informazione è un bene per pochi, ma un male per l’innovazione, la cooperazione e per ciascuno di noi”. Mentre “dati aperti significa menti aperte”, ed economia di mercato significa (sic!) “dare potere alle persone, non alle grandi imprese”. E “se i dati fluissero più liberamente attraverso un accesso più ampio […] metteremmo il turbo alla capacità di innovazione della nostra economia in un modo che non si è più visto dal miracolo economico degli anni Cinquanta” (ed ecco appunto e di nuovo la riproposizione della favola degli anni ’90).

In realtà – e anche Ramge e Mayer Schönberger lo riconoscono – la rivoluzione digitale “ha intensificato le asimmetrie informative in un modo che i pionieri della tecnologia, da Alan Turing a Vint Cerf a Tim Berners-Lee, con la loro ambizione di migliorare il mondo attraverso la tecnologia, non avrebbero potuto prevedere e che sicuramente non avrebbero voluto” – in realtà molti lo avevano previsto pur provenendo da fronti culturali diversi: da Heidegger a Ellul ad Anders a Severino e Galimberti, passando, sempre in Italia per Raniero Panzieri e Claudio Napoleoni: bastava ascoltarli o almeno usare un poco di spirito critico e di pensiero riflessivo analizzando come stava mutando il capitalismo. “Mezzo secolo dopo, queste strutture di potere non solo non si sono sgretolate ma si sono rafforzate a favore della centralizzazione”, i due autori dimenticando però che la centralizzazione, l’organizzazione, il comando e la sorveglianza sono da sempre, come aveva ben capito Marx quasi duecento anni fa, le funzioni specifiche del capitalismo, che si replicano oggi nell’industria (e nell’industrializzazione) capitalistica dei dati e dell’informazione.

Certo, ancora Ramge e Mayer Schönberger: “tutto ciò che è cambiato sono i nomi di coloro che sono al potere. Non sono più i baroni del petrolio o i banchieri seduti in cima alla piramide del potere economico, ma Tim Cook e Satya Nadella, Jeff Bezos e Mark Zuckerberg, Larry Page, Sergey Brin e Pony Ma. Il loro potere deriva dalla loro capacità di raccogliere e analizzare le informazioni digitali, di mantenerne il controllo esclusivo o di distribuirle se e quando fa loro comodo”. Ma allora – la domanda che ritorna – perché mai dovrebbero cedere questo loro potere? La gentilezza, la condivisione, l’orizzontalità, la democrazia e la socialità sono da sempre sconosciute al tecno-capitalismo, difficile pensare che cambi sé stesso.

Da qui nasce tuttavia la paradossale – o meglio strumentale – critica al Gdpr europeo, accusato appunto da Ramge e Mayer Schönberger di concentrarsi troppo sulla protezione dei dati personali e non sulle regole di accesso ai dati. Cioè, “spetta al resto del mondo costringere i giganti dell’informazione, ovunque si trovino, a condividere la loro ricchezza di dati con gli altri. Dobbiamo aprire l’accesso alle informazioni a tutti: cittadini e scienziati, start-up e imprese affermate, così come al settore pubblico e alle ONG”.

Religione del capitalismo o religione della libertà

Ovvero, e traducendo dalla neolingua tecno-capitalista: 1) il Gdpr è un intralcio alla condivisione delle informazioni, troppa protezione dell’individuo e della sua vita dall’intrusione capitalistica ostacola l’innovazione e frena il progresso (analogamente, troppe rigidità nel mercato del lavoro frenerebbero la crescita economica); 2) il Gdpr protegge l’individuo e la sua vita (la sua privacy), riconoscendogli un potere eccessivo mentre deve diventare invece ancora più trasparente per un capitalismo estrattivo/della sorveglianza che non si pone più alcun limite etico e morale allo sfruttamento dell’uomo; 3) il libro di Ramge e Mayer Schönberger sembra un prodotto, per altro ben costruito, per azzerare definitivamente il concetto di privacy e per cancellare la libertà dell’individuo in nome delle esigenze di profitto del tecno-capitalismo, più che una difesa del progresso e della conoscenza. Certo, il tutto viene presentato con un accattivante packaging retorico: “La protezione dei dati e l’accesso ai dati sono le due facce della stessa medaglia”, quando è invece evidente che non possono esserlo proprio per la contraddizione che non lo consente, ovvero: o la protezione dei dati e della libertà dell’individuo; o la liberalizzazione del loro uso.

E invece i due autori la chiedono, questa liberalizzazione – di nuovo – in nome del progresso, della condivisione, della conoscenza: ma è una vecchia tecnica neoliberale di ingegnerizzazione comportamentale quella di togliere libertà all’individuo (integrandolo/sussumendolo sempre più nel sistema), promettendogli maggiore libertà individuale[3]. E lo chiedono portando strumentalmente come esempio la pandemia – confondendo l’eccezione circoscritta all’emergenza sanitaria con la regola generale da voler imporre – pandemia che avrebbe invece dimostrato “i benefici che la ricchezza di informazioni può arrecare a individui e società”. E i due autori chiedono quindi che il Gdpr, creato per la protezione dei dati venga affiancato da un Regolamento generale sull’uso dei dati, necessario – lo scrivono ripetendosi più volte – per la democrazia e la prosperità di tutti, in qualsiasi paese del mondo. In realtà necessario al tecno-capitalismo per proseguire nella sua accumulazione capitalistica.

Basta quindi – Ramge e Mayer Schönberger riprendono “The Economist” dell’aprile 2020 (“Se l’Unione Europea avesse una religione ufficiale, sarebbe la privacy”) – basta con “le litanie moraleggianti dei sommi sacerdoti della protezione dei dati”. Ascoltiamo piuttosto – questo ci dicono di fatto i due autori – i sermoni efficientisti del capitalismo e dei suoi intellettuali organici come appunto sono loro stessi. Di quel capitalismo che in realtà – è giusto ricordarlo – è esso stesso una religione, come scriveva Walter Benjamin giusto cento anni fa (1921)[4].

Anche se poi i due autori ammettono che liberalizzarne l’uso riguarderebbe “chiaramente solo i dati che non sono soggetti a un obbligo legale di riservatezza, dati personali e segreti industriali. L’accesso riguarderebbe cioè dati non personali, o dati che sono stati spersonalizzati”, dimenticando che oggi quasi tutti i dati sono dati personali e personalizzabili e che l’industria vuole soprattutto questi; e che la tecnologia permette di aggirare qualsiasi divieto. Aggiungendo che si tratterebbe poi di decidere tra un sistema aperto o chiuso, cioè “se tutti potranno partecipare o solo un gruppo selezionato”. Troppo vago.

E quindi noi al capitalismo come religione preferiamo mille volte di più la religione della libertà – e della privacy.

Che si debba smantellare l’oligopolio dei dati e dell’informazione è cosa urgente e necessaria – e ovviamente condivisibile. Ma non per allargare ancora di più l’utilizzo dei dati, semmai per regolamentarlo ancor più rigidamente e per scopi di utilità sociale e non di profitto privato; e non per ridurre il diritto alla privacy (semmai occorre blindarlo ancora di più).

La conoscenza è infatti un’altra cosa da quella promessa da Ramge e Mayer Schönberger. E ha bisogno di pensiero critico e riflessivo. Convincendoci, come ha detto l’attrice Rosamund Pike interpretando Marie Curie, che “usare il cervello è più sexy che saper usare Instagram”. Il problema, per il capitalismo (e, sul fronte opposto, per la nostra libertà), è che un cervello che pensa criticamente e riflessivamente non produce dati; mentre Instagram sì.

Note

  1. T. Ramge e V. Mayer Schönberger (2021), “Fuori i dati! Rompere i monopoli sulle informazioni per rilanciare il progresso” (trad. di E. Ciancio), Egea, Milano
  2. Per tornare alle retoriche di quel decennio (e non solo) consigliamo: Ippolita (2014), “La Rete è libera e democratica. Falso!”, Laterza, Roma-Bari; J Stiglitz (2004), “I ruggenti anni Novanta”, Einaudi, Torino
  3. Rinviamo, sul tema, all’ottimo: Byung-Chul Han (2016), “Psicopolitica”, Nottetempo, Roma
  4. W. Benjamin (2011), “Scritti politici I”, Editori Riuniti, Roma
WHITEPAPER
Certificazioni GDPR: tutti i vantaggi per le organizzazioni che vi aderiscono
Legal
Privacy
@RIPRODUZIONE RISERVATA

Speciale PNRR

Tutti
Incentivi
PA
Sostemibilità
Analisi
Formazione
Salute digitale
Sicurezza
Sostenibilità
Digital Economy
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr

Articolo 1 di 4