il punto di vista

5G e Cina, Bruno Bossio (PD): “No a scelte ideologiche sulla sicurezza”

La discriminazione geopolitica non risolve il problema della sicurezza: i fornitori cinesi, coreani o di altri paesi extraeuropei sono uguali a quelli americani e a qualsiasi altro tipo di fornitore. Il nostro Paese deve garantire un controllo verso tutti e verso ogni pezzo delle componenti tecnologiche

17 Gen 2020
Enza Bruno Bossio

deputato, Partito Democratico

LAS VEGAS, NEVADA - JANUARY 08: An attendee walk by the Huawei booth at CES 2019 at the Las Vegas Convention Center on January 8, 2019 in Las Vegas, Nevada. CES, the world's largest annual consumer technology trade show, runs through January 11 and features about 4,500 exhibitors showing off their latest products and services to more than 180,000 attendees. David Becker/Getty Images/AFP

La recente relazione del Copasir, secondo cui sarebbero “fondate le preoccupazioni” relative alle minacce per la sicurezza legate all’apertura dello sviluppo della rete 5G alle aziende cinesi, rischia di mettere in pericolo le prospettive future dello sviluppo economico e industriale del nostro Paese.

Vale la pena quindi provare a dare un contributo al dibattito con alcuni chiarimenti e alcune considerazioni, affrontando il tema del 5G in una chiave responsabile e non ideologica rispetto alla sicurezza dello Stato e dei cittadini.

Sicurezza, un tema trasversale

Innanzitutto, quando si parla di sicurezza dobbiamo partire dal presupposto che l’argomento non riguarda questa o quella azienda, questo o quel Paese: il tema è trasversale e mondiale.

Confinare, infatti, la sicurezza ad una sola componente tecnologica di rete, o ad un solo Paese, o a una sola azienda, e non estenderla a tutto il cyberspazio è un approccio anacronistico e irrazionale.

La discriminazione geopolitica non solo non risolve il problema della sicurezza e degli attacchi hacker che possono interessare qualsiasi punto dello spazio cibernetico, ogni indirizzo IP, Data Center e ciascun computer collegato, ma rischia di impedire una effettiva capacità di controllo dei sistemi.

I buchi di rete, il tema della gestione dei dati personali, di quelli sensibili, la privacy sono di fatto parti di un problema molto serio già esistente a livelli planetari.

Basti ricordare gli scandali che hanno interessato in questi anni alcuni tra i più importanti colossi del web e dei social network (che non mi pare fossero cinesi), finiti nell’occhio del ciclone per aver ammesso ed evidenziato buchi nei loro sistemi di sicurezza che hanno generato un’attività impropria di raccolta e gestione delle informazioni personali degli utenti.

Sicurezza su tutta la filiera

Ogni costruttore, operatore e istituzione è parte attiva della filiera tecnologica globale e partecipa alla definizione degli standard, che poi adotta come risultato del lavoro congiunto, al fine di combattere gli accessi indesiderati e la sottrazione illegale di dati.

La sicurezza della rete è un processo E2E, le cui specifiche partono dai Comitati internazionali di Standardizzazione  come ad esempio 3GPP o l’ITU, che sono tra gli standard adottati da tutte le imprese del settore.

Se fosse esclusa una sola pedina, non si avrebbero gli stessi risultati in termini di sicurezza.

Per tali motivi, il tema delle certificazioni, dei controlli e del monitoraggio deve essere esteso ad ogni elemento della rete e la prevenzione deve riguardare l’intera filiera che contribuisce all’innovazione.

Questa è la chiave del successo contro gli attacchi, che sono in continuo aumento per la sottrazione illegale di dati. Il Rapporto annuale Enisa riporta che nel 2018 sono stati 157 gli incidenti informatici (causa di 960 milioni di ore fermo rete, circa lo 0,02% del totale ore su anno), evidenziando un dato stazionario rispetto alla crescita del 40% di attacchi hacker dell’ICT.

5G, l’Italia in posizione di vantaggio

In questo contesto si colloca il tema relativo alla tecnologia 5G e in particolare, l’attuale posizione di vantaggio competitivo del nostro Paese rappresenta un potenziale trampolino di lancio per l’accelerazione e lo sviluppo tecnologico dell’Italia, al quale dobbiamo guardare con attenzione e conoscenza critica, e che non possiamo sacrificare ad un approccio emotivo e di parte sul tema della cybersicurezza.

Per questo la relazione del Copasir, che non affronta minimamente le questioni della sicurezza nel cyber spazio ma sembra piuttosto guidato da una subalternità alla impropria ingerenza del presidente Usa Donald Trump sullo sviluppo tecnologico del nostro Paese e dell’Europa in generale, può essere un precedente pericoloso per il futuro del nostro Paese.

I fornitori cinesi, coreani o di altri paesi extraeuropei sono uguali a quelli americani e a qualsiasi altro tipo di fornitore. Il nostro Paese deve garantire un controllo verso tutti e verso ogni pezzo delle componenti tecnologiche.

Davvero vogliamo prenderci la responsabilità, per una guerra di dazi e di primati tecnologici che non è la nostra, di rinunciare a questo sviluppo, ai posti di lavoro che creerà, alle opportunità di progresso e innovazione?

Una politica che abbia al centro dei propri obiettivi il miglior percorso per il Paese ha, per mandato, l’impegno di porsi di fronte al problema della cyber security con una visione competente, scevra dai pregiudizi o dalla tentazione di seguire mode o tendenze, indipendente e soprattutto di lungo periodo. E’ un dovere innanzitutto verso le generazioni future.

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