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WhatsApp in azienda: quando le chat possono costare caro in tribunale



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WhatsApp tra colleghi non è più semplice coordinamento: è un canale dove finiscono ordini, dati e sfoghi. Quando esplode un contenzioso, quella “normalità” diventa prova, rischio e costo. Nel 2025 la Cassazione fissa un limite: la corrispondenza privata resta inviolabile, anche se inoltrata al datore

Pubblicato il 20 gen 2026

Adriano Bertolino

Esperto in Privacy e Cybersecurity



whatsapp meta ai antitrust

WhatsApp in azienda non è più una semplice “chat”: è diventato un canale dove passano decisioni, istruzioni, confidenze e dati. Il problema nasce quando quel flusso informale—fuori dalla governance—rientra in scena in un contenzioso, trasformando scorciatoie quotidiane in rischio legale.

WhatsApp in azienda: perché non è più una semplice “chat”

Il problema nasce, forse, da un equivoco semantico che ci portiamo dietro da anni: continuiamo a chiamarle “chat”, come se fossero chiacchiere da bar. In realtà, quelle conversazioni su WhatsApp sono diventate un’infrastruttura decisionale parallela. Ordini di servizio, prove informali, confidenze, sfoghi, dati su clienti e colleghi. Un ecosistema informativo che vive fuori dal radar della governance aziendale, ma che rientra improvvisamente nel campo visivo quando scoppia un contenzioso.

Il paradosso manageriale del biennio 2025-2026 è brutale: l’instant messaging riduce i tempi di coordinamento, ma rischia di aumentare esponenzialmente i costi del contenzioso. Ogni scorciatoia gestita via screenshot diventa un rischio legale con interessi composti, che qualcuno pagherà anni dopo. In quanto, si sposta il baricentro del potere disciplinare da un terreno solido, ossia la governance della performance, a uno franoso: il tentativo di governare la morale privata delle persone.

La Cassazione, nel 2025, ha tracciato una linea che i board farebbero bene a metabolizzare: la corrispondenza privata resta inviolabile anche su WhatsApp, anche tra colleghi, anche se un partecipante la inoltra al datore. Non è un cavillo tecnico: è un limite costituzionale.

Il contesto: quando il digitale sfida il diritto

I gruppi WhatsApp tra colleghi nascono spontanei, sfuggono alle policy, diventano spazi di confronto e, diciamocelo, spesso di sfogo. Quando al management arrivano contenuti offensivi o denigratori, la reazione istintiva è binaria: intervenire subito o fingere che non sia successo nulla.

La giurisprudenza 2025 impone una terza via, più faticosa ma sostenibile: intervenire sui comportamenti organizzativi, non sulla presunta “immoralità” del contenuto privato.

Cosa dice davvero la Cassazione

Nel caso Luxury Goods Italia/Gucci (Cass. 5334/2025), una dipendente condivide in una chat chiusa un video ironico su una cliente. Un collega lo inoltra all’azienda. Segue licenziamento per giusta causa. La Cassazione annulla: il contenuto di una comunicazione privata non può diventare automaticamente base del recesso. Il datore non dispone di un potere sanzionatorio “meramente morale” che comprima la segretezza della corrispondenza ex art. 15 Cost.

Stessa ratio in Cass. 5936/2025: la tutela costituzionale non evapora perché il datore viene a conoscenza dei messaggi tramite un partecipante. Tradotto per i manager: “venire a sapere” non equivale a “poter utilizzare”.

Attenzione però: Cass. 28365/2025 mostra l’altra faccia. Accessi abusivi ai sistemi aziendali, divulgazione di dati riservati, violazione di policy su strumenti aziendali adeguatamente comunicati. Qui il licenziamento regge: non si sanziona un pensiero privato, ma una condotta materiale, organizzativamente rilevante e provabile.

Il framework operativo: la matrice delle 3P

Per governare il tema senza guerre di religione tra privacy e disciplina, propongo la matrice decisionale delle 3P: Piattaforma, Proprietà, Prova.

  1. Piattaforma:
    1. Applicazione consumer (WhatsApp/Telegram);
    1. Piattaforma enterprise con governance (Teams/Slack con tenant aziendale, audit trail, retention policy)?
  2. Proprietà: account e dispositivo personali del dipendente o aziendali?
  3. Prova: l’elemento che intendo utilizzare è “difendibile” – informativa preventiva, rispetto dell’art. 4 Statuto Lavoratori, proporzionalità, minimizzazione – oppure è una miccia processuale?

Se anche una sola risposta è “consumer/personale/non difendibile”, la regola non è tollerare. La regola è: quel processo va migrato su un canale governato.

Decalogo operativo per le imprese

  • WhatsApp solo per logistica a basso rischio. “Ritardo di 10 minuti”, “riunione slitta”. Niente ordini operativi, ticket, dati clienti, dati sanitari, contestazioni.
  • Decisioni e istruzioni rilevanti devono lasciare traccia enterprise. La chat può avviare, non sostituire un processo.
  • Mai allegati sensibili su piattaforme consumer. Il file “per comodità” è quello che poi trovate nel gruppo sbagliato.
  • Commenti su persone fuori dalle chat. L’ironia digitale invecchia malissimo, soprattutto come allegato di causa.
  • Se emerge una chat problematica, cercate condotte lavorative provabili – divulgazione di segreti, trattamento illecito di dati, violazioni di sicurezza – non contenuti privati.
  • Controlli difendibili richiedono una cornice preventiva: policy chiara, informativa ex art. 4, accessi profilati, audit log, retention coerente. “Controlliamo tutto” è un boomerang.
  • Separate canali e ruoli. HR non è SOC, IT non è tribunale, Legal non è l’ultimo minuto. Definite chi accede, quando, perché.
  • Misurate senza spiare. KPI sui processi, non sui messaggi privati.
  • Formate il management. La differenza tra “clima tossico” e “prova disciplinare” è la differenza tra governance e contenzioso.
  • Il canale aziendale deve essere usabile. L’alternativa a una piattaforma enterprise ben progettata è lo shadow IT, non il silenzio.

Implementazione soluzione in 90 giorni

  1. Entro 30 giorni: mappate i casi d’uso – ordini operativi, dati personali, dati clienti – e riducete WhatsApp almeno su queste categorie.
  2. Entro 45 giorni: policy sintetica più informativa dedicata ai controlli con esempi concreti. Non basta consegnare: serve comprensione.
  3. Entro 60-90 giorni: standardizzate un canale enterprise (SSO/MFA, retention, eDiscovery/DLP, export controllato) e migrate i processi, non solo l’app.

La sintesi

Non si governa un’impresa moderna inseguendo screenshot. La domanda strategica non è se le chat vi aiutano a lavorare. È se state costruendo un’organizzazione governabile, o solo una conversazione che un giudice dovrà decifrare al posto vostro.

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