Pochi conoscono l'Agenda, ma tanti confidano nella Pa digitale

Il sondaggio

Lo studio ISPO– Istituto per gli Studi della Pubblica Opinione, rivela un quadro a luci e ombre per il rapporto tra italiani e Agenda digitale. Ma ci sono speranze

Il tema dell’Agenda Digitale appare (finora) appannaggio di pochi: gli opinion makers risultano in modo quasi unanime (85%) al corrente, (anche se non manca una minoranza che ammette di non sapere bene di cosa si tratta); l’opinione pubblica, invece, ne è per lo più (63%) all’oscuro (anche se una minoranza dichiara di averne almeno sentito parlare).

È quanto emerge dai risultati di un recente sondaggio che Ispo ha effettuato per conto di Cisco, interrogando un ampio campione di individui rappresentativo della popolazione adulta italiana (800 casi) e di opinion maker[1] (100 casi).

Sebbene l’informazione sia contenuta, l’indagine conferma un interesse ampio per i risvolti che l’Agenda potrebbe avere sulla vita quotidiana e sulla società, rispetto alle quali ci si attende un miglioramento generalizzato.

Gli ambiti che secondo la popolazione potranno giovare dei progressi più immediati sono quelli culturali in primis: dalle modalità di comunicazione (che miglioreranno per il 67% dei cittadini), alla scuola (65%), all’accesso alle informazioni (64%).

Ampia fiducia anche nella possibilità che migliorino servizi e infrastrutture: dalle modalità di interazione con la P.A. (61%), al servizio sanitario (60%), ai mezzi di trasporto (54%).

La digitalizzazione ha anche un risvolto ecologico e sociale, in quanto si ritiene possa migliorare la qualità dell’ambiente e dell’aria (48%), la qualità della vita (52%) e il costo della vita (48%). E non da ultimo, la digitalizzazione potrà migliorare la qualità e la vivibilità delle metropoli, attraverso i progetti di “smart city”. A partire da Milano che, in vista di Expo 2015 è pronta a fare da palcoscenico per i progetti più innovativi. Sebbene il progetto non sia ancora del tutto noto (66% tra gli opinion e 32% tra i cittadini), c’è grande attesa verso di esso, specie da parte degli opinion, che confidano nell’importante eredità in termini di progresso e tecnologia per la città.

La popolazione si dimostra non solo pronta a recepire i cambiamenti e beneficiarne, ma anche perfettamente consapevole che la P.A. debba farsi “cavallo di troia” della modernità.

La disponibilità di servizi di e-government è percepita dunque come un imperativo tanto per gli opinion (100%) quanto per il cittadino (85%).

I tentativi finora attuati in tal senso, non sempre a lieto fine, hanno in realtà acuito negli utenti la voglia di servizi digitalizzati “end-to-end”, cioè che consentano ai cittadini di effettuare l’intera procedura richiesta attraverso lo strumento telematico (la pensano così l’80% dei cittadini e il 92% degli opinion).

Ne deriverebbe un vantaggio indiscusso in termini di trasparenza (94% per gli opinion, 82% per i cittadini), risparmio sia per lo Stato che per il cittadino (89% per gli opinion e 79% per i cittadini), riduzione del digital divide (85% per gli opinion e 74% per i cittadini).

Condivise le opportunità offerte dalla digitalizzazione, resta da capire quali sono le azioni da adottare e quali le priorità di intervento.

Dalle risposte degli opinion emerge il monito a creare un’opinione pubblica più informata sul tema dell’Agenda Digitale e consapevole delle implicazioni che può avere nella vita di tutti i giorni. Gli stessi cittadini esprimono l’interesse ad essere aggiornati sui progressi del’agenda (49% sul totale campione, che diventa 73% tra i 18-34enni, 65% tra i 35-44enni, 71% tra i laureati, 78% tra gli impiegati e gli insegnanti).

I canali più desiderati per aggiornarsi sono il telegiornale (35%) per i più maturi e lo stesso sito internet dell’Agenda Digitale (22%) per i più giovani. Gli opinion suggeriscono di creare campagne a forte impatto mediatico, con testimonial televisivi.

Considerando il decisore politico come un attore di primaria importanza per la diffusione delle tecnologie digitali, gli opinion sollecitano anche interventi governativi capaci di concretizzare e rendere realmente fattibili i contenuti dell’Agenda Digitale, che per ora vengono percepiti poco più di una dichiarazione d’intenti. A tal proposito suggeriscono azioni di sostegno economico e finanziamenti orientati soprattutto alla preparazione di figure professionali competenti da impiegare sia in ambito pubblico che privato.

Invitati a descrivere come sarà l’Italia del 2020, quando gli obiettivi dell’Agenda Digitale dovranno essere raggiunti, gli opinion si distribuiscono più o meno equamente in tre gruppi: quello degli “ottimisti” è poco più numeroso degli altri due (33%), all’estremo opposto vi sono i pessimisti (28%) secondo i quali l’Italia non riuscirà a raggiungere gli obiettivi dell’Agenda Digitale e si troverà in una situazione di arretratezza rispetto a molti altri paesi europei. In una posizione intermedia coloro che augurano all’Italia di farcela ma non sono del tutto convinti di questa possibilità (29%).

 


[1] Si definiscono opinion maker coloro che, in virtù della loro esperienza professionale occupano un posto di “testimoni privilegiati” all’interno della società, in quanto sono maggiormente in grado di intercettare i cambiamenti e incidere sulla formazione dell’opinione pubblica. Compongono questo target gli esponenti delle seguenti categorie: giornalisti (in particolare direttori e caporedattori delle principali testate economiche/finanziarie italiane), analisti finanziari, accademici, presidenti di associazioni di categoria, imprenditori/dirigenti di grandi aziende, esponenti del mondo politico/istituzionale.

 

05 Novembre 2012