CRISI

Il digitale per una nuova Grecia: soluzioni allo studio

In ambito pubblico e privato, dalle imprese all’istruzione, dalla salute alle startup, è necessaria una vera e propria rivoluzione digitale. Ce ne parlano Socratis Ploussas, presidente dell’Hellenic Start-ups Association, e Sotiris Papantonopoulos, membro dell’Endeavor Network Greece

Pubblicato il 10 Lug 2015

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Il digitale per una nuova Grecia: soluzioni allo studio

Che ruolo gioca il digitale nella crisi greca e soprattutto come potrebbe aiutare il paese a superarla?

Si è parlato della campagna di crowdfunding “Greek Bailout Fund”, lanciata dall’inglese Thom Feeney, con l’ambizioso obiettivo di raccogliere 1 miliardo e 600 milioni di euro per sostenere le casse greche, chiusasi lo scorso 6 luglio, con 1.930.577 euro raccolti. Si è più volte sottolineato il ruolo che potrebbero rivestire i Bitcoin, a seguito delle restrizioni imposte dagli istituti di credito internazionali, col blocco dei bancomat, a cui si è aggiunto quello dei sistemi di pagamento elettronico, come PayPal. Al riguardo si è parlato di un aumento delle transazioni giornaliere realizzate con Bitcoin, ma il dato non convince Sotiris Papantonopoulos, fondatore di Insurance Market e membro dell’Endeavor Network Greece: “Forse qualcuno sta usando i Bitcoin per proteggere i propri patrimoni, ma sono in pochi. La maggior parte dei greci è avversa ai cambiamenti e alle innovazioni, non si fidano, tendono ad associare la nuove tecnologie in generale e i Bitcoin nello specifico, agli hacker; c’è molto scetticismo”.

Scetticismo, burocrazia pachidermica (ricorda qualcosa?) e scelte politiche di scarsa prospettiva vengono additate come principali causa del ritardo greco sul digitale, evidenziato anche dal Rapporto DESI del 2015. Scarsa diffusione della banda larga (sotto il 40%) e scarso utilizzo di Internet da parte dei cittadini (intorno al 60%). Quello del Digital Divide è un problema concreto e tangibile, sottolinea Socratis Ploussas, presidente dell’Hellenic Start-ups Association: “C’erano alcuni piani, soprattutto con Vodafone, ma capisco che con la situazione attuale tutto sia congelato. Oggi la diffusione della banda è piuttosto ridotta e il problema si ingrandisce al di fuori delle grandi città. Si stanno lentamente diffondendo le tecnologie “last mile”, per portare la connessione nelle case e alle aziende, ma è un argomento poco chiaro agli utenti e i risultati non sono molto buoni. Questo è un grande problema, per il paese in generale e per le isole in particolare”.

Altri due dati che emergono dal Report DESI e che offrono una significativa panoramica sulla situazione greca riguardano il commercio elettronico, praticato dal 9% delle imprese, e il settore dei servizi pubblici, dove sono necessari rilevanti miglioramenti per accrescere l’efficienza e contenere la spesa pubblica. “Eppure i costi degli strumenti per digitalizzare i servizi governativi sono sempre meno cari – sottolinea Sotiris Papantonopoulos –. Negli ultimi dieci anni i costi si sono ridotti di almeno 10 volte, molti servizi sono disponibili su open platform. Nel 2010 il governo Papandreu ha provato a intraprendere, seppur molto lentamente, la strada del digitale, poi si è fermato tutto. Oggi i cittadini greci non hanno alcun accesso ai dati e alle informazioni del governo e degli enti pubblici”.

Quello che manca principalmente, ascoltando le voci di chi quotidianamente si scontra col problema, è una visione del digitale come infrastruttura, che può modificare e migliorare tutti i settori dell’economia e della pubblica amministrazione. “Il digitale è importante per i pagamenti digitali e per sostenere l’e-commerce, che sarebbero preziose risorse in questo momento – spiega Socratis Ploussas –. Ma anche in altri ambiti meno evidenti, penso alle possibilità di valutare e aumentare la produttività nella produzione e nella logistica, campi dove la diffusione del digitale è molto bassa; penso ai servizi pubblici, come la sanità e l’istruzione, dove sarebbe prezioso per colmare la distanza, soprattutto con le isole: l’e-learning e la telemedicina sarebbero un’ottima soluzione, in termini di efficienza e di risparmio. Penso anche all’e-taxation, che ha iniziato a svilupparsi, ma c’è ancora molto da migliorare. In generale, in tutti gli aspetti della vita la penetrazione del digitale in Grecia è molto bassa, svilupparne la diffusione, soprattutto in questo momento, sarebbe di grande aiuto”.

In questa direzione, non è particolarmente ottimista Sotiris Papantonopoulos: “Non si è mai sviluppato un dibattito pubblico sui temi del digitale. I politici mi sembrano intenzionati a creare un sistema non trasparente, perché quando diventi trasparente è possibile valutare l’operato, i costi e le performance. Oggi dal punto di vista tecnologico siamo nel 1980”. Ciò nonostante, Papantonopoulos ha deciso di provare a spendersi in prima persona per cercare una strada verso una rivoluzione digitale, assieme all’Università di Economia di Atene: “Lavoriamo su tre filoni: da una parte stiamo cercando di fare una fotografia della situazione attuale in Grecia, inoltre cerchiamo esempi e buone pratiche a livello internazionale, focalizzando l’attenzione su 6 o 7 aree tematiche principali: sanità, istruzione, tassazione, ecc. Infine vogliamo provare a capire come possiamo replicare nel nostro paese quelle esperienze. Contiamo di finire il nostro lavoro entro settembre, a quel punto sottoporremo i risultati al dibattito pubblico e spingeremo per la nomina di un digital champion”. Il paese a cui si guarda con maggiore attenzione è l’Estonia, oggi uno dei modelli di riferimento a livello europeo, simile alla Grecia per quanto riguarda la dispersione della popolazione sul territorio. “Anche per quanto riguarda i privati e le imprese, puntare al digitale è l’unica via per creare lavori più professionalizzanti e sostenere l’imprenditorialità”, commenta Papantonopoulos.

In tema di sostegno alle imprese e alle startup – settore che negli ultimi anni aveva fatto segnare numeri incoraggianti, ma oggi in difficoltà – sottolinea l’importanza del digitale anche Socratis Ploussas: “Mi occupo di Equity Crowdfunding, quindi uso gli strumenti digitali per raccogliere fondi a sostegno delle startup greche. Ora che le banche hanno chiuso i rubinetti e i fondi strutturali dell’Unione Europea saranno limitati, questa sarà la strada fondamentale per finanziare le imprese greche. Il nostro obiettivo è quello di sostenere l’imprenditorialità, elemento fondamentale soprattutto in momenti di crisi; anche il governo e l’Unione Europea dovrebbero fornire supporto e motivazioni affinché possano nascere nuove imprese e riescano a sopravvivere senza troppe difficoltà”.

“Io lavoro in ambito assicurativo – aggiunge Sotiris Papantonopoulos –. Avendo fatto un’analisi delle modalità operative delle agenzie di assicurazioni in Grecia, mi sono reso conto che non è possibile stipulare assicurazioni online. Magari si prendono i primi contatti via Internet, si comunica via e-mail, poi in ogni agenzia ci sono almeno 5 persone che si occupano di imbustare i contratti per inviarli ai clienti. Se riuscissimo a digitalizzare il processo, potremmo riprofessionalizzare quelle persone e impiegarle in mansioni più utili. Qui in Grecia abbiamo un buon capitale umano, con buoni livelli di scolarizzazione e buona preparazione e poi si trovano a imbustare lettere”.

Tornando ai rapporti con la Pubblica Amministrazione, non ci sono servizi digitalizzati, per qualsiasi pratica è necessario recarsi presso gli uffici pubblici, affinché un funzionario autentichi la firma del richiedente, nonostante la firma digitale sia stata introdotta per legge nel 2001.

“Il nostro è un sistema paludato e refrattario al cambiamento – conclude Papantonopoulos –. È un sistema che non può essere riformato gradualmente, dobbiamo ridisegnarlo e sostituirlo con uno più efficiente, pezzo dopo pezzo. Dobbiamo fare una rivoluzione digitale per ridisegnare la nostra società, come hanno fatto i nostri avi quando hanno creato la prima democrazia ateniese, che fu un grande atto di innovazione. Ora abbiamo una grande opportunità: proviamo a creare la prima vera democrazia digitale. Solo così potremmo risolvere molti problemi, creare nuove competenze e migliorare l’efficienza dell’amministrazione pubblica”.

Su un punto sono assolutamente d’accordo Socratis Ploussas e Sotiris Papantonopoulos: “La Grecia deve restare nell’Unione Europea e l’Europa dovrebbe da un lato sostenerci nella creazione di un governo digitale, dall’altro supportare e non ‘sopprimere’ l’imprenditorialità”.

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