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Datacenter in Italia: un boom che fa ben sperare. Quali opportunità?



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Il settore datacenter in Italia è in forte espansione, con investimenti che stanno trasformando il Paese in un punto di riferimento europeo. Lo mostrano gli ultimi dati, del Politecnico di Milano e di Tetra. Ne vengono implicazioni e occasioni per molti attori

Pubblicato il 20 mar 2025

Alessandro Longo

Direttore agendadigitale.eu

Alessandro Sannini

Ceo Twin Advisors&Partners Limited



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In sintesi

  • Domanda energetica esplosa per i datacenter in Italia, da 1,25 GW (2021) a 39,62 GW (feb 2025), trainata da AI e cloud con forte concentrazione in Lombardia.
  • Piani e finanziamenti per rete e potenza: Terna lancia un piano 2025-2034 con oltre 23 mld€, mentre il Politecnico di Milano segnala massicci flussi di capitale e crescita della capacità IT e HPC.
  • Impatto economico e opportunità: boom del real estate, ingressi di operatori come Equinix, Microsoft e Google e nuove possibilità di investimenti in servizi digitali ed efficienza energetica.
Riassunto generato con AI

Se pensiamo ai data center, potremmo immaginarli come enormi stanze piene di server, illuminate da luci fredde e percorse da un ronzio incessante. In realtà, queste infrastrutture sono il cervello pulsante della nostra società digitale: senza di loro, lo streaming si interromperebbe, le app smetterebbero di funzionare e persino i pagamenti con carta subirebbero blocchi.

Insomma, il caos totale. Fortunatamente, il settore datacenter in Italia è in forte espansione, con investimenti che stanno trasformando il Paese in un punto di riferimento europeo.

Lo mostrano gli ultimi dati, del Politecnico di Milano e di Tetra.

ARUBA - HYPER CLOUD DATA CENTER ROMA

Tetra: boom delle richieste di connessione energetica grazie ai datacenter (cloud, AI)

Secondo i dati di Terna, le richieste di connessione per impianti rinnovabili in Italia hanno raggiunto 350 GW a febbraio 2025, con una suddivisione di 152 GW solare, 110 GW eolico on-shore e 86 GW eolico off-shore. Parallelamente, la domanda per sistemi di accumulo ha toccato 269 GW, evidenziando un leggero calo rispetto ai 277 GW di fine 2024.

Tuttavia, il dato più rilevante riguarda l’esplosione della domanda energetica da parte dei data center in Italia, che ha visto un incremento vertiginoso. Se nel 2021 le richieste di connessione erano di appena 1,25 GW, al 31 dicembre 2024 il valore ha toccato 30 GW, con un ulteriore balzo a 39,62 GW a febbraio 2025. Questo incremento del 24x in soli quattro anni è trainato dall’espansione del cloud computing e dell’intelligenza artificiale, con una forte concentrazione delle richieste in Lombardia e Nord Italia.

Il mercato globale dei Data Center sta vivendo un’espansione senza precedenti, con una crescita annuale stimata del 15% fino al 2027. Per rispondere a questa crescente domanda, Terna ha annunciato un Piano di Sviluppo 2025-2034, con investimenti superiori a 23 miliardi di euro per potenziare la rete elettrica e garantire un’infrastruttura più affidabile, resiliente e sostenibile.

Politecnico di Milano, boom dei datacenter in Italia

L’Italia si conferma un hub strategico per i Data Center, con investimenti senza precedenti, nota il Polimi: 5 miliardi di euro già spesi nel biennio 2023-2024 e oltre 10 miliardi previsti per il 2025-2026. Il 2024 ha segnato una crescita significativa della potenza energetica dei Data Center nel Paese, che ha raggiunto i 513 MW IT – un aumento del 17% rispetto all’anno precedente.

A guidare questa espansione è Milano, che con i suoi 238 MW IT (+34% sul 2023) si impone come un polo strategico a livello europeo. La città lombarda si posiziona in vantaggio rispetto ad altri mercati emergenti, come Madrid e Varsavia, consolidando il suo ruolo chiave nel settore delle infrastrutture digitali. Questo fenomeno non è isolato, ma rientra in un quadro più ampio di megatrends globali che vedono il supercalcolo e i Data Center come infrastrutture centrali per il futuro dell’innovazione digitale, dell’industria 4.0 e dell’Intelligenza Artificiale.

La sfida della potenza di calcolo

La ricerca dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno “Data Century: le infrastrutture protagoniste del futuro”, conferma che il settore è in forte espansione. Il mercato italiano sta attirando sempre più investitori, grazie alla sua posizione strategica e al suo ruolo nell’economia europea. Tuttavia, le sfide non mancano – la questione energetica e il costo dell’energia restano elementi critici da affrontare.

Al momento, i data center occupano un’area di oltre 333.000 mq, con una crescita del 15% rispetto al 2023. La densità di potenza all’interno delle infrastrutture è in aumento, trainata dalla crescente domanda di intelligenza artificiale e cloud computing. Milano si impone come la nuova capitale emergente dei Data Center, superando altre città europee tradizionalmente dominanti come Londra, Francoforte e Amsterdam. La Lombardia, con i suoi 318 MW IT, concentra la maggior parte della capacità nazionale, seguita da Madrid (172 MW IT) e Varsavia (144 MW IT).

Supercomputer e data center: il motore di industria e ricerca

Il bisogno di capacità di calcolo è ormai un requisito imprescindibile per le aziende di settori chiave. Nell’ambito aerospaziale, Leonardo e Thales Alenia Space sfruttano la potenza di calcolo dei Data Center per analizzare i dati provenienti dai satelliti e migliorare le previsioni atmosferiche e i sistemi di navigazione. Il settore del motorsport è un altro esempio di dipendenza dai Data Center: la Ferrari a Maranello utilizza queste infrastrutture per la simulazione aerodinamica delle monoposto di Formula 1, garantendo un’ottimizzazione delle prestazioni in gara.

Il comparto nautico, con aziende leader come Benetti e Ferretti, impiega i Data Center per simulare la resistenza idrodinamica degli scafi e migliorare la progettazione delle imbarcazioni di lusso e da competizione. Nel settore energetico, aziende come ENI e Terna utilizzano il supercalcolo per la gestione della rete elettrica e la previsione della domanda energetica, mentre la ricerca geologica per l’individuazione di nuove fonti di energia si avvale di enormi capacità computazionali per l’analisi dei dati sismici.

Bologna si prepara all’arrivo di un nuovo supercomputer

Bologna si prepara ad accogliere un nuovo High Performance Computing (HPC), che andrà ad affiancare il già noto supercomputer Leonardo, attualmente tra i più potenti al mondo. Questa nuova infrastruttura aumenterà significativamente la capacità di calcolo del Paese, con impatti rilevanti per la ricerca scientifica, l’analisi dei dati climatici e le simulazioni industriali. L’arrivo del nuovo HPC conferma il ruolo della città come centro nevralgico per il supercalcolo in Europa, attirando nuove opportunità di investimento e creando un indotto tecnologico di rilievo.

Real estate e datacenter: il boom del mercato immobiliare tecnologico

L’espansione del settore Data Center in Italia ha un impatto significativo anche sul mercato immobiliare. La necessità di realizzare nuove infrastrutture sta trasformando il mercato del real estate, con sempre più aree industriali riconvertite in campus tecnologici. Città come Milano, Roma e Bologna stanno vivendo una forte crescita nella richiesta di spazi per Data Center, spesso situati in prossimità di snodi logistici o autostradali per facilitare il trasporto delle apparecchiature.

Numerosi operatori internazionali, tra cui Equinix, Microsoft e Google, stanno investendo in nuove installazioni nel nostro Paese, contribuendo a trasformare l’Italia in un hub di riferimento per il cloud computing e i servizi digitali. Questo fenomeno sta portando alla creazione di nuovi poli tecnologici che generano opportunità di lavoro e attraggono talenti nel settore IT.

Investire nei datacenter: un’opportunità senza precedenti

Con il crescente sviluppo dei Data Center in Italia, emergono numerose opportunità di investimento in vari ambiti. Il settore del real estate è uno dei più promettenti: la domanda di spazi dedicati ai Data Center è in forte aumento, e gli investitori immobiliari stanno guardando con grande interesse alle possibilità di riconversione di ex siti industriali in poli tecnologici.

Le applicazioni tecnologiche legate ai Data Center stanno aprendo nuovi scenari per startup e aziende innovative. La crescente necessità di soluzioni cloud, Intelligenza Artificiale e analisi dei Big Data sta favorendo lo sviluppo di software e piattaforme in grado di sfruttare al massimo la potenza di calcolo disponibile. Inoltre, l’industria dell’indotto sta vivendo un’importante fase di espansione. Dalla gestione dell’efficienza energetica ai sistemi di raffreddamento avanzati, fino alla sicurezza informatica, l’intero ecosistema che ruota attorno ai Data Center è in continua crescita.

Il futuro dei Data Center in Italia: una corsa verso l’innovazione

Nonostante le sfide legate ai costi energetici, l’Italia si sta imponendo come un attore chiave nel panorama dei Data Center in Europa. Con un potenziale di investimenti che potrebbe superare i 15 miliardi di euro nei prossimi cinque anni, il settore è destinato a giocare un ruolo fondamentale nel futuro economico e tecnologico del Paese. Saranno le politiche di supporto e gli incentivi a determinare se l’Italia saprà cogliere questa opportunità e diventare un leader nella rivoluzione digitale globale.

FAQ: datacenter in italia

Il settore dei datacenter in Italia è in forte espansione, con investimenti che stanno trasformando il Paese in un punto di riferimento europeo. Secondo i dati del Politecnico di Milano, tra il 2023 e il 2024 gli investimenti hanno raggiunto circa 5 miliardi di euro, con previsioni di ulteriori 15 miliardi nel biennio 2025-2026. Nel 2024, la potenza installata ha superato i 500 MW, con una crescita del 20% rispetto all’anno precedente. Milano è diventata il centro nevralgico di questa crescita, posizionandosi tra i primi 15 hub europei per capacità installata, superando mercati emergenti come Madrid e Varsavia. Ad agosto 2025, i datacenter italiani hanno registrato 342 richieste di connessione, in crescita del +1600% rispetto al 2020, totalizzando 55 GW di richieste di allaccio alla rete, metà delle quali in Lombardia e 7 GW nel solo capoluogo milanese.

Le principali sfide normative per i datacenter in Italia riguardano la mancanza di un quadro legislativo specifico che definisca chiaramente questi impianti e stabilisca procedure autorizzative uniformi. Attualmente, l’iter autorizzativo è lungo e frammentato tra diverse amministrazioni, con tempi che possono durare anni e sono difficili da programmare. Una proposta di legge delega bipartisan, frutto dell’unificazione di cinque iniziative parlamentari, è in discussione alla Camera e mira a intervenire in modo sistemico su urbanistica, energia, ambiente, autorizzazioni e profili giuslavoristici. Parallelamente, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sta valutando un intervento nel Decreto Energia per introdurre procedure autorizzative uniche e omogenee. Alcune regioni, come Lombardia e Puglia, hanno già iniziato a muoversi autonomamente con linee guida o leggi regionali, ma questo approccio non coordinato va in direzione opposta all’approccio organico necessario.

I datacenter rappresentano una significativa opportunità economica per l’Italia, con investimenti previsti di circa 15 miliardi di euro nel biennio 2025-2026, dopo i 5 miliardi già investiti tra 2023 e 2024. Questi investimenti coinvolgono hyperscaler globali come Amazon e Microsoft, operatori nazionali ed internazionali come Tim Noovle, ma anche investitori infrastrutturali e fondi di private equity. L’Italia può contare su asset strategici rilevanti: un’ampia capacità energetica ancora lontana dalla saturazione, territori idonei e competitivi anche al di fuori dei grandi hub europei, e un tessuto di competenze tecniche diffuso che potrebbe trovare nuovo slancio attraverso una filiera nazionale più strutturata. A questo si aggiunge una posizione geografica particolarmente favorevole, sostenuta dalla rete di cavi sottomarini che collega il Mediterraneo ai principali snodi internazionali della connettività. La Sicilia, ad esempio, è uno dei principali punti di approdo dei cavi sottomarini che collegano l’Europa all’Africa, al Medio Oriente e all’Asia.

Le sfide energetiche dei datacenter in Italia sono significative e in crescita. Ad agosto 2025, le richieste di connessione alla rete elettrica hanno raggiunto 55 GW, con un aumento del 1600% rispetto al 2020. Se tutte queste richieste venissero realizzate, il sistema elettrico italiano dovrebbe raddoppiare la sua capacità di generazione, uno scenario attualmente insostenibile. La Lombardia da sola concentra metà delle richieste totali. Il fenomeno della “saturazione virtuale” rappresenta un problema: molti sviluppatori bloccano capacità sulla carta senza realizzare effettivamente i progetti. Degli oltre 50 GW richiesti, si stima che meno di 2 GW potrebbero concretizzarsi entro il 2030. Per affrontare queste sfide, è essenziale promuovere l’efficienza energetica, l’uso di fonti rinnovabili e il recupero del calore prodotto dai datacenter. Alcuni esperti suggeriscono anche l’importanza del nucleare, in particolare dei mini-reattori (SMR), come potenziale soluzione futura per garantire uno sviluppo sostenibile del settore.

I datacenter in Italia presentano una distribuzione geografica concentrata principalmente nel Nord, con Milano e la Lombardia come epicentro dello sviluppo. Metà delle richieste di allaccio alla rete (55 GW totali) si concentra in Lombardia, con 7 GW nel solo capoluogo milanese. Milano è entrata tra i primi 15 hub europei per capacità installata, superando mercati emergenti come Madrid e Varsavia. Oltre alla Lombardia, anche il Lazio rappresenta un polo significativo. Il Nord Italia sta andando verso la saturazione, mentre si stanno studiando le potenzialità del Sud Italia come hub del Mediterraneo. La Sicilia, in particolare, rappresenta un punto strategico essendo uno dei principali approdi dei cavi sottomarini che collegano l’Europa all’Africa, al Medio Oriente e all’Asia. Recentemente, è emerso un modello di “gigafactory divisa” tra Nord e Sud, come nel caso del progetto Leonardo-Eni che prevede un centro di calcolo distribuito tra Lombardia e Puglia, riconoscendo il potenziale del Mezzogiorno come protagonista della transizione digitale europea.

Per garantire la sostenibilità dei datacenter in Italia, diverse soluzioni stanno emergendo nel settore. Tra queste, l’efficienza energetica è prioritaria, con l’adozione di sistemi di raffreddamento innovativi che riducono significativamente il PUE (Power Usage Effectiveness). Il recupero del calore di scarto rappresenta un’altra soluzione importante: il calore generato può essere riutilizzato per il riscaldamento degli edifici circostanti o per altre applicazioni industriali, come dimostrato dal Data Center di Pont Saint Martin di Engineering che ha azzerato i consumi di metano recuperando il calore per gli uffici. L’integrazione con fonti rinnovabili è fondamentale, con datacenter che si stanno dotando di impianti fotovoltaici o stipulando accordi per l’approvvigionamento da fonti green. Il recupero di aree ed edifici dismessi è una pratica virtuosa adottata da operatori come Data4, che permette di bonificare e recuperare aree industriali abbandonate, riducendo fino ad annullarlo il consumo di suolo. Alcuni operatori stanno anche sperimentando soluzioni innovative, come la collaborazione tra Data4 e l’Università Paris-Saclay per implementare un prototipo che permette il riuso del calore prodotto per colture destinate all’innovazione agroalimentare.

Le prospettive future per i datacenter in Italia sono caratterizzate da una crescita significativa ma anche da sfide da affrontare. Nel breve termine, si prevede un boom di investimenti, con 15 miliardi di euro previsti nel biennio 2025-2026. Tuttavia, esiste il rischio di una bolla speculativa, con molti progetti che potrebbero non concretizzarsi: degli oltre 50 GW richiesti in autorizzazione, si stima che meno di 2 GW potrebbero effettivamente realizzarsi entro il 2030. Nel lungo periodo, l’Italia ha il potenziale per diventare un hub europeo di riferimento grazie alla sua posizione strategica nel Mediterraneo e alla rete di cavi sottomarini. Il Mezzogiorno potrebbe evolversi da area di destinazione degli investimenti a laboratorio della nuova geografia digitale europea. Si stanno esplorando anche soluzioni innovative come i datacenter spaziali, con l’UE che sta accelerando su questo fronte. Per realizzare questo potenziale, sarà cruciale l’approvazione di un quadro normativo chiaro e uniforme, con procedure autorizzative semplificate, e lo sviluppo di infrastrutture energetiche adeguate, con particolare attenzione alle fonti rinnovabili e potenzialmente al nucleare.

I datacenter svolgono un ruolo fondamentale nella sovranità digitale italiana ed europea, rappresentando l’infrastruttura fisica su cui si basa la capacità di gestire autonomamente i dati strategici. L’Italia, grazie alla sua posizione geografica strategica e alle infrastrutture tecnologiche avanzate, può interpretare il principio di sovranità dei dati come un’opportunità per diventare un riferimento europeo nel settore. La sovranità non coincide più con il luogo in cui il dato è custodito, ma con la capacità di determinare come quel dato viene trattato, riutilizzato, trasferito, controllato e protetto. L’Unione Europea ha delineato un quadro normativo avanzato con la European Data Strategy, il Data Act, l’AI Act, la Direttiva NIS2 e il Cyber Resilience Act, che costruiscono un ecosistema nel quale la responsabilità dei soggetti che trattano dati è un principio centrale. L’Italia ospita Leonardo, uno dei supercomputer più potenti al mondo, parte della rete EuroHPC, capace di sostenere applicazioni scientifiche, industriali e di sicurezza che richiedono potenze computazionali elevate. La Strategia Cloud Italia e il Polo Strategico Nazionale rappresentano un primo passo verso la gestione sovrana dei dati critici, ma la loro efficacia dipenderà dalla capacità di renderli interoperabili con il cloud qualificato, con gli hyperscaler e con le infrastrutture private.

Il panorama dei datacenter in Italia vede coinvolti diversi tipi di attori. Tra gli hyperscaler globali spiccano Amazon Web Services (AWS) e Microsoft, che stanno realizzando significativi investimenti nel paese. Tra gli operatori nazionali e internazionali troviamo TIM Enterprise, che gestisce una delle reti di datacenter più rilevanti d’Italia con 17 strutture (8 di ultima generazione), Data4, colocator internazionale tra i primi ad entrare in Italia recuperando il vasto sito dismesso da Italtel tra Cornaredo e Settimo Milanese, e VIRTUS Data Centres, operatore europeo che sta espandendo la sua presenza in Italia. Engineering rappresenta un grande operatore italiano che eroga servizi digitali da tre suoi datacenter nel paese, tra cui quello di Pont-Saint-Martin. A livello associativo, IDA – Italian Data Center Association svolge un ruolo chiave nel coordinare il contributo del settore alla consapevolezza del legislatore e delle amministrazioni locali. Nel settore dell’ingegneria e progettazione, Deerns si distingue come società europea specializzata nella progettazione di edifici innovativi, inclusi i datacenter. Nel settore pubblico, il CSI Piemonte gestisce infrastrutture digitali per le pubbliche amministrazioni, mentre a livello istituzionale sono coinvolti il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e l’UMASI per facilitare l’approvazione di grandi investimenti.

Il rischio di una bolla speculativa nel settore dei datacenter in Italia è concreto e presenta diverse analogie con quanto avvenuto nel settore delle telecomunicazioni durante la bolla internet dei primi anni Duemila. Attualmente, le richieste di connessione alla rete elettrica hanno raggiunto 55 GW, con oltre 342 progetti in pipeline, ma si stima che meno di 2 GW potrebbero effettivamente concretizzarsi entro il 2030. Questo fenomeno di “saturazione virtuale” vede sviluppatori che bloccano capacità impegnandola sulla carta senza poi realizzare realmente i progetti o posticipandoli ripetutamente. Il contesto macroeconomico del biennio 2024-25 ha già iniziato a raffreddare gli entusiasmi: l’aumento dei tassi di interesse, insieme all’inflazione dei costi di costruzione e delle apparecchiature IT, ha fatto lievitare i budget medi del 20-25% rispetto ai livelli pre-pandemia. Se l’adozione dei servizi legati all’intelligenza artificiale, al cloud e all’IoT avanzasse più lentamente del previsto, o se la tecnologia evolvesse verso soluzioni più efficienti, nei prossimi anni potremmo ritrovarci con capannoni pieni di server sottoutilizzati o addirittura vuoti, generando pressioni al ribasso sui prezzi dei servizi di colocation e cloud e mettendo sotto pressione i margini operativi delle aziende coinvolte.

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