Gli USA ci restituiscono un interessante caso di diffamazione perpetrata da una chatbot in danno di una persona fisica. La problematica ha riguardato la senatrice repubblicana Marsha Blackburn nel momento in cui è stato chiesto a Gemma (un’IA sviluppata da Google, ndr) se la stessa fosse mai stata accusata di violenza sessuale. La chatbot ha risposto che nel 1987 un poliziotto statale aveva dichiarato che la donna “lo aveva indotto a procurarle farmaci soggetti a prescrizione e che la relazione aveva comportato anche atti sessuali non consensuali”: in realtà la senatrice non aveva non aveva mai affrontato una simile accusa.
approfondimento
Se il chatbot ti diffama: che fare, la giurisprudenza e le azioni
Il caso della senatrice Usa Marsha Blackburn, alla quale il chatbot Gemma di Google, poi ritirato, aveva attribuito un’accusa giudiziaria non reale, offre l’occasione di approfondire cosa prevede la legge al riguardo
Studio Polimeni.legal

Continua a leggere questo articolo
Argomenti
Canali
InnovAttori
-

Carlsberg mappa il genoma del luppolo: cosa cambia per la birra
19 Ott 2026 -

Dalla fabbrica connessa all’AI, il percorso di innovazione delle PMI umbre
16 Ott 2026 -

Come l’ERP spinge la trasformazione organizzativa in azienda
16 Ott 2026 -

Costruzioni, comprare tecnologia è facile: farla funzionare molto meno
01 Ott 2026 -

R&D, perché anche nei team tecnici l’adozione dell’AI deve partire dalle persone
30 Set 2026






























