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AI fisica e pervasiva: ecco tutti grandi trend tech 2026



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Il 2026 tecnologico non sarà l’anno di un singolo device, ma dell’AI che diventa infrastruttura: embedded, on-device, edge e physical AI. Dal CES e dalle notizie di fine 2025, emergono segnali forti sul 2026. Tra cui, la crescente pressione su privacy, sicurezza e la sostenibilità dei modelli AI

Pubblicato il 2 gen 2026

Maurizio Carmignani

Founder & CEO – Management Consultant, Trainer & Startup Advisor

Alessandro Longo

Direttore agendadigitale.eu



trend tech 2026

Vedremo l’intelligenza artificiale che prende forma in modo fisico (robot e non solo) e, sempre più, si avvicina a noi, sui nostri vestiti e nelle nostre tasche (edge AI). Ma l’AI generativa dovrà quest’anno anche dimostrare di riuscire a essere un business sostenibile, invece che l’attuale pozzo aspira soldi. Un’altra sfida riguarda la privacy e la tutela delle persone, minacciate dalla progressiva onnipresenza dell’AI.

Ci sono queste tra le tendenze tecnologiche del 2026, come emerge dagli annunci della grande fiera CES di Las Vegas e le analisi delle grandi testate internazionali.

Il 2026 tecnologico prende forma come un anno di consolidamento, integrazione e nuove tensioni. Un percorso guidato tra segnali, trend e implicazioni per capire cosa sta davvero cambiando.

Il 2026 non sarà ricordato per un singolo dispositivo o per una tecnologia di rottura, ma per il momento in cui molte innovazioni già presenti diventano infrastruttura, ridisegnando in profondità modelli economici, organizzativi e sociali.

CES 2026: Why This Year’s Conference Is AI’s Ultimate Commercial Proving Ground | IBD

Dall’AI incorporata nei sistemi alla robotica fisica, dall’edge computing alla privacy, analizziamo le traiettorie che stanno riscrivendo il panorama tecnologico.

Dal CES 2026 ai trend tecnologici 2026: l’AI come infrastruttura

Ogni anno il CES di Las Vegas funziona sempre meno come una fiera di prodotti e sempre più come una bussola interpretativa. Non indica una destinazione precisa, ma segnala la direzione verso cui l’intero ecosistema tecnologico si sta muovendo.

Il CES 2026, da questo punto di vista, è particolarmente istruttivo perché rende visibile un passaggio già in corso: l’intelligenza artificiale smette di essere presentata come un prodotto a sé stante e diventa una funzionalità di base, incorporata nei dispositivi, nei sistemi operativi e negli ambienti digitali.

Laptop, smartphone, wearable, automobili, elettrodomestici e sistemi per la casa intelligente mostrano un’AI che opera in sottofondo, spesso senza interfacce evidenti. Non è più l’elemento spettacolare da dimostrare, ma lo strato funzionale che abilita traduzione, sicurezza, automazione, supporto decisionale e personalizzazione.

In questo senso, il CES 2026 segna un passaggio simbolico: dall’AI come prodotto all’AI come feature. Una trasformazione analoga a quella vissuta in passato da Internet, cloud o GPS, tecnologie che hanno smesso di essere “novità” nel momento in cui sono diventate infrastruttura.

Trend tech 2026: physical AI ed edge AI nel mondo reale

Entrando nel merito delle tendenze osservabili, emergono con particolare chiarezza due direttrici strutturali. La prima è la physical AI: veicoli, robot e macchine capaci di percepire l’ambiente, interpretarlo e agire in sicurezza nel mondo fisico.

La seconda è la edge AI, che sposta l’intelligenza sempre più vicino all’utente e ai dispositivi, riducendo latenza, dipendenza dal cloud e criticità legate alla privacy. Queste due dimensioni non procedono separatamente: spesso si combinano, e il CES 2026 lo mostra in modo sempre più netto.

Addestramento, contesto e adattamento dei sistemi

Ambienti di realtà estesa e gemelli digitali diventano spazi di addestramento per la physical AI: robot che imparano da “virtual twins”, wearable che anticipano bisogni e routine, dispositivi che si adattano al contesto in tempo reale.

Nel CES, questa evoluzione passa anche da demo e piattaforme di validazione: ad esempio l’idea di digital twins per accelerare integrazione e testing, e ambienti industriali di simulazione che avvicinano sviluppo e deployment e soluzioni come Siemens PAVE360 pensate per l’automotive. In parallelo, il cloud “industriale” entra nel ciclo di sviluppo con partnership e ambienti di calcolo che rendono più veloce passare dal prototipo al deployment, mantenendo tracciabilità e standard.

Mobilità e robotica fuori dal laboratorio

Nella mobilità, il passaggio è da veicoli “software-defined” a piattaforme sempre più AI-defined, dove percezione in tempo reale, previsione e decisione automatica diventano capacità di base.

Ecco perché, accanto ai software, contano i “mattoni” di piattaforma: esempi dal CES includono il NVIDIA DRIVE AGX Thor Developer Kit e l’ecosistema DRIVE, ma anche i percorsi di aziende che spingono l’autonomia su stack proprietari e chip dedicati. Il messaggio è chiaro: la corsa è su scalabilità, efficienza e sicurezza funzionale, non solo su demo spettacolari.

Rivian spinge una piattaforma di autonomia in-house con chip custom; Tesla lavora su una nuova generazione di chip (AI5) con salto di prestazioni.

Hardware e chip: l’infrastruttura invisibile che abilita l’AI on-device

Un altro segnale forte riguarda l’hardware.

Tra i trend più visibili nei corridoi del CES 2026 c’è lo spostamento dell’intelligenza sui dispositivi consumer: AI on-device come default, non come opzione premium. In questa direzione, un indicatore forte è l’espansione di Windows on Arm, con una pipeline di modelli 2026 distribuita su più OEM e un ecosistema app in crescita.

Accanto a questo, prodotti già consolidati aiutano a leggere il trend: MacBook con chip M-series e Chromebook mostrano che performance e autonomia possono convivere, e che molte funzioni AI (traduzione, miglioramento immagini, sintesi meeting) possono avvenire senza cloud. Nel mondo tablet, un esempio citabile è Xiaomi Pad 7 Ultra, che segnala come il silicio mobile ad alte prestazioni stia “scalando” verso form factor più grandi senza sacrificare reattività e batteria.

Nel segmento workstation, la miniaturizzazione dell’AI compute diventa concreta con sistemi compatti: ad esempio NVIDIA DGX Spark, pensato per far girare modelli localmente e portare sviluppo e inferenza su una scrivania, in modo più silenzioso, controllabile e sicuro.

La competizione su chip, efficienza energetica e acceleratori non è solo una gara alle prestazioni: è il presupposto tecnico per rendere possibile l’AI on-device, con inferenza più rapida e meno dipendenza dal cloud.

Più calcolo locale significa anche un diverso equilibrio tra autonomia, privacy e affidabilità. Nel 2026, questa dinamica diventa centrale perché porta funzioni “AI” dentro oggetti quotidiani senza richiedere sempre connessione e latenza di rete. Allo stesso tempo, obbliga a scelte nuove su consumi, dissipazione e ciclo di vita dei dispositivi.

Display e interfacce che diventano “superfici intelligenti”

La stessa logica vale per l’evoluzione di display e interfacce. Non servono solo a migliorare la qualità dell’immagine: diventano superfici su cui si appoggiano controllo, assistenza e automazione, rendendo l’interazione più continua e “ambient”.

In prospettiva, la differenza non sarà lo schermo “più bello”, ma lo schermo che integra meglio contesto, suggerimenti e flussi operativi. Ed è qui che smart TV, proiettori “intelligenti” e display automotive entrano nella stessa traiettoria: interfacce che orchestrano funzioni, non solo che mostrano contenuti.

Al CES questa traiettoria si vede nella centralità delle smart TV e dei pannelli evoluti, ma anche nell’idea di abitacolo come spazio informativo: infotainment, HUD e schermi multipli diventano un linguaggio unico. In prospettiva, la differenza non sarà lo schermo “più bello”, ma lo schermo che integra meglio contesto, suggerimenti e flussi operativi.

Trend tecnologici 2026 nella casa connessa: edge, costi e privacy

La casa intelligente è uno dei luoghi in cui queste trasformazioni diventano più tangibili. Hub locali, sensori, smart TV e sistemi interoperabili mostrano come l’intelligenza si stia spostando sempre più verso l’edge, spinta da tre fattori: costi energetici, aspettative di affidabilità e sensibilità crescente verso la privacy.

Esempi concreti dal CES 2026: sistemi come Google Nest che gestiscono localmente presence detection e controlli vocali; smart TV di Samsung, LG, TCL e Hisense che diventano superfici di controllo domestico; e l’adozione di standard come Matter per far dialogare dispositivi diversi senza creare “isole” incompatibili. Sul fronte IoT ultra-low-power, si affacciano anche piattaforme endpoint come Alif Ensemble E8, pensate per carichi “ambient AI” direttamente ai margini della rete.

Qui emerge un paradosso: da un lato l’edge AI promette più controllo dei dati; dall’altro la moltiplicazione di sensori amplia la superficie di raccolta di dati personali. L’AI diventa meno visibile, ma potenzialmente più pervasiva.

Assistenti vocali: perché i trend tecnologici 2026 passano da Siri

Tra i segnali più interessanti del 2026 c’è la possibile “ripartenza” degli assistenti vocali. Dopo ritardi e promesse ripetute, l’idea è che Apple stia ricostruendo Siri su una nuova architettura, con l’obiettivo minimo di renderla finalmente credibile nell’era generativa.

Non è solo una questione di feature, ma di piattaforma: cambiare lo “scheletro” dell’assistente significa ripensare memoria, contesto e affidabilità, e in parallelo può aprire la porta a integrazioni esterne (per esempio modelli di terze parti testati come motore). Nel 2026 il punto non è “Siri più simpatica”, ma un assistente che smette di essere un collo di bottiglia e diventa interfaccia infrastrutturale.

Wearables e dispositivi quotidiani

L’edge AI diventa “personale” soprattutto nei wearable, dove vincoli di batteria e calore obbligano a ottimizzare tutto: sensori, inferenza, audio, computer vision. Il CES 2026 spinge su dispositivi che non chiedono attenzione continua, ma accompagnano routine e micro-decisioni.

Un esempio molto citabile è la nuova generazione di smart glasses Meta Ray-Ban, che porta capture hands-free, interazione vocale e cue visivi discreti. In parallelo, l’idea di controllo “non invasivo” passa anche da accessori come una fascia da polso (Neural Band) per input e gesture, con inferenza locale e budget energetici stringenti.

Nel health, i wearable evolvono da contapassi a “compagni” che interpretano pattern: un esempio concreto è Oura Ring Gen 4, che analizza sonno, stress e recupero mantenendo autonomia di più giorni. Il punto comune è la capacità di fare intelligenza continua con consumi contenuti e dati che, sempre più spesso, restano sul dispositivo.

Robot in casa: prove sul campo e limiti reali del 2026

Silicon Valley vuole liberare l’AI dallo schermo e darle un corpo: robot e dispositivi “indossabili” che fanno cose nel mondo. Ma nel 2026 la robotica domestica resta un territorio di test selettivi, non di massa.

Secondo alcune previsioni, due startup di umanoidi puntano ad avviare trial domestici negli Stati Uniti: 1X con il robot Neo e Sunday Robotics con Memo. L’obiettivo è raccogliere dati reali su attività concrete (bucato, lavastoviglie, riordino), cioè proprio ciò che manca ai sistemi addestrati solo in simulazione.

Il rovescio della medaglia è la distanza tra “autonomia” e realtà: in alcuni casi una parte dei task può essere ancora guidata da teleoperatori umani con visori VR, mentre i test completamente autonomi restano limitati e controllati. Il 2026, qui, è un anno di verità: meno video virali, più telemetria e incidenti evitati. Non sarà l’anno in cui avremo tutti un robot domestico, ma qualcuno ce l’avrà. Porta verso un futuro dirompente in quest’ambito.

Sicurezza: il salto di qualità del malware “adattivo” nei trend tecnologici di quest’anno

Se il 2026 consolida l’AI come infrastruttura, consolida anche l’AI come moltiplicatore del rischio. Il tema non è solo “più phishing”, ma phishing automatizzati e personalizzati su larga scala, frodi sempre più credibili grazie a deepfake, siti clonati e messaggi costruiti per catturare password e codici.

L’elemento nuovo è la possibilità di malware auto-adattivo: software che offusca il proprio codice per eludere rilevamenti e genera nuove capacità “on the fly”. In questo scenario, perfino gli assistenti AI dentro browser possono diventare un bersaglio, perché istruzioni malevole possono essere nascoste in pagine web per “deviare” l’assistente.

Anthropic ha trovato di recente un malware russo in grado di modificarsi da solo con l’AI e agire in modo quasi autonomo.

La risposta, prevedibilmente, sarà doppia: più strumenti difensivi guidati da AI e più regole di comportamento nei modelli (rifiuto di assistenza a usi illeciti). Ma il 2026 mette in chiaro che la cybersecurity diventa governance prima che tecnologia.

Dispositivi pieghevoli e nuovi form factor: il caso iPhone

Nel lessico dei trend tecnologici 2026 c’è anche un ritorno dei form factor: non perché serva “stupire”, ma perché l’AI chiede spazio di interazione, multitasking e nuovi gesti. In questa direzione, una previsione ricorrente è l’arrivo del primo iPhone pieghevole in stile “book”, atteso insieme a una futura lineup iPhone.

Le indiscrezioni parlano di scelte pragmatiche: più camere, possibile ritorno di Touch ID al posto di Face ID e lavoro ingegneristico sulla piega centrale, storicamente uno dei difetti percepiti dei foldable. Anche il prezzo, prevedibilmente alto, renderebbe il dispositivo una “vetrina” più che una massa.

Il punto vero è industriale: se Apple entra davvero nel foldable, potrebbe “spingere” un segmento che cresce ma non è mai diventato mainstream. Nel 2026, quindi, il foldable è meno nostalgia e più scommessa su interfacce.

Oltre i grandi modelli: world models e nuove architetture

I grandi modelli linguistici restano centrali, ma nel 2026 cresce l’idea che non bastino per arrivare a sistemi davvero generalisti. Ecco perché aumentano investimenti e narrazioni attorno a alternative come i world models, cioè AI che imparano esplorando ambienti virtuali e interagendo, invece di assorbire solo dataset “statici”.

In parallelo, diverse startup e laboratori puntano su architetture che cambiano il modo in cui l’AI apprende, conserva memoria e costruisce contesto. C’è anche chi promette approcci radicalmente diversi (con annunci ancora parziali), alimentando un ritmo di release e paper che potrebbe essere costante, senza garantire un “momento ChatGPT” immediato.

La sintesi è semplice: nel 2026 l’AI si espande oltre il linguaggio. E lo fa dove serve davvero: robotica, autonomia, sicurezza, simulazione. Più che una rivoluzione, è una diversificazione.

Tra i trend tecnologici 2026 che escono dall’AI c’è l’internet satellitare, che passa da monopolio di fatto a mercato contendibile. Starlink resta la potenza dominante, ma iniziano a vedersi rivali con piani industriali reali.

Secondo le previsioni, Amazon sta accelerando il proprio programma satellitare LEO (Kuiper) e punta a portare connettività ad alta velocità anche a clienti commerciali, incluse compagnie aeree per il Wi-Fi in volo. Accanto a questo si muovono progetti sostenuti da governi e consorzi, come OneWeb.

Il risultato è una dinamica “telco nello spazio”: più player, più offerte, più pressioni regolatorie. E per utenti e imprese in aree remote, il 2026 può essere l’anno in cui tagliare davvero l’ultimo cavo, quello della banda larga terrestre.

Identità digitale, verifica età e “prova di umanità” online

Con bot, agenti malevoli e richieste di age verification, cresce il bisogno di dimostrare identità e “umanità” senza affidarsi a metodi fragili (SMS, selfie, numeri statici). Nel 2026, una risposta è la diffusione dei digital ID: identificazioni verificate conservate sul telefono, usabili in presenza e online.

Le piattaforme spingono verso flussi “tipo Apple Pay”: dimostrare età e identità con pochi passaggi, riducendo frizioni. In parallelo, aumenta l’adozione di patenti digitali e documenti su smartphone, con ecosistemi che promettono anche recupero account e verifiche su servizi di mobilità.

Nel quadro europeo, la spinta verso identità digitali nazionali rende il tema meno “feature” e più infrastruttura pubblica. Con l’IT Wallet già in Italia che nel 2026 dovrà maturare a livello europeo e arricchirsi di servizi. Tra cui anche la verifica dell’età online, per l’accesso a siti porno e, forse, anche ai social.

E sullo sfondo si muovono progetti più controversi di identificazione anonima basata su biometria (come scansioni dell’iride), che aprono un fronte enorme su privacy e consenso.

Neurotech: dal polso alla testa, tra consumer e clinica

La neurotecnologia entra nel radar 2026 in due forme: interfacce invasive (impianti) e non invasive (sensori esterni). Per l’utente medio, la seconda è la strada più probabile, e già oggi esempi come il bracciale che legge segnali nervosi al polso mostrano come gesti e comandi possano diventare input “silenziosi”.

La previsione per il 2026 è che questa logica salga verso la testa: tecniche di “mind-captioning” che traducono pensieri in parole, e startup che sperimentano letture dell’attività cerebrale con metodi come gli ultrasuoni. In laboratorio, persone controllano già dispositivi e perfino sedie a rotelle con il pensiero.

Sul fronte clinico, emergono soluzioni ibride: un visore come Apple Vision Pro combinato con fascia a elettrodi per misurare attività cerebrale in trial. È un’area dove l’innovazione corre, ma la barriera è sempre la stessa: affidabilità, sicurezza, validazione.

Autonomia “ovunque”: città, robotaxi e guida hands-free

È stato un anno forte per i veicoli autonomi e il 2026 promette continuità: espansione in nuove città, più servizi robotaxi e più tratti stradali coperti da modalità avanzate. Le previsioni parlano di Waymo in espansione in più aree metropolitane e su più tipologie di strada, Zoox che amplia i test e Tesla che spinge il tema robotaxi dopo i primi esperimenti.

In Europa farà capofila Londra con Baidu e, dopo, la Germania. L’Italia è in ritardo.

La crescita, però, porta due effetti collaterali inevitabili: più scrutinio pubblico e più headline quando qualcosa va storto, dagli incidenti agli stop improvvisi “a grappolo” in città. E non si parla solo di robo-ridesharing.

Nel 2026 aumenta anche la guida hands-free per utenti privati, con case auto che puntano a portare l’auto da punto A a punto B con intervento minimo, pur mantenendo responsabilità e attenzione del guidatore. È un passaggio che sposta l’autonomia dal “test” alla normalizzazione, e quindi alla regolazione.

Sanità fai-da-te: costi, wearable e consulti digitali

Con costi sanitari in crescita, il 2026 accelera una sanità più “DIY”: consulti virtuali, strumenti direct-to-consumer e wearable che misurano parametri prima accessibili solo in clinica. L’ecosistema include servizi in abbonamento o pay-per-use, device per monitoraggio di ipertensione e apnee notturne, e strumenti domestici per raccogliere vitali utili a consulti da remoto.

La spinta è anche retail: dispositivi da banco come apparecchi acustici e sensori, e un uso crescente (spesso ingenuo) dei chatbot per interpretare analisi e sintomi. Qui sta il rischio: modelli che “vogliono compiacere” possono inventare risposte, e una scorciatoia può trasformarsi in percorso sbagliato, con costi maggiori dopo.

Il punto editoriale è chiaro: nel 2026 la sanità digitale cresce perché conviene, ma diventa delicata perché è più facile credere a una risposta “sicura” che verificare una diagnosi.

AI e salute mentale: regole, stop e responsabilità

Un capitolo a parte è la salute mentale: per alcune persone vulnerabili, chattare con AI può avere conseguenze pericolose, perché il modello può validare idee disturbanti o alimentare deliri.

Fonti di OpenAI dicono che ogni settimana nello 0,15 per cento delle conversazioni ci sono elementi paranoici e suicidari. Equivale a circa un milione di persone a rischio ogni settimana, dati i grandi numeri di Chatgpt.

Nel 2026, secondo le previsioni, aumenteranno norme e obblighi: sistemi che devono interrompere conversazioni quando riconoscono rischio di autolesionismo e introdurre “break reminder” per minori.

In parallelo, alcuni Stati e giurisdizioni (a partire dalla California) provano a limitare l’AI in comunicazioni di tipo terapeutico, ma gli Usa a livello federale tentano di armonizzare o superare regolazioni locali. È un terreno che resterà conflittuale, anche rispetto alle regole europee che nonostante il digital omnibus restano più stringenti di quelle USA soprattutto a tutela dei più deboli.

La contraddizione è che l’AI potrebbe anche aiutare a colmare carenze strutturali: costi alti, stigma e shortage di professionisti. La domanda per il 2026 non è se l’AI entrerà nella salute mentale, ma a quali condizioni di sicurezza, trasparenza e validazione clinica.

EV supercar: prestazioni, motori “assurdi” e sicurezza

Infine, fuori dalla bolla AI, il 2026 porta un’area che unisce industria e immaginario: le supercar elettriche. Le EV moderne sono già “mostri” di performance, ma la prossima ondata promette un salto su accelerazione, potenza e sofisticazione, con nuovi modelli attesi da marchi premium e l’ingresso di grandi brand storicamente legati al termico.

Un esempio simbolico è l’idea di motori elettrici ultracompatti e leggerissimi ad altissima potenza (come i concept con axial flux oltre i 1.000 cavalli), che cambiano il rapporto tra peso e prestazioni. Ma c’è un lato oscuro: auto più pesanti e più potenti possono diventare un problema su strade normali, dove infrastrutture e barriere non sono pensate per masse e accelerazioni di questo tipo.

Nel 2026, quindi, l’EV supercar è insieme vetrina tecnologica e caso di studio su sicurezza e responsabilità.

OpenAI come lente sulle tensioni: costi, scala e governance

Dentro questo quadro di consolidamento e infrastrutturazione dell’AI, il caso OpenAI rappresenta una lente particolarmente efficace per osservare le tensioni che accompagneranno il 2026. L’azienda che più di ogni altra ha contribuito a portare l’intelligenza artificiale generativa nel dibattito pubblico si trova oggi in una posizione paradossale: crescita senza precedenti, centralità tecnologica, ma allo stesso tempo una fragilità strutturale evidente.

Se il modello OpenAI crolla, crollano anche alcune (se non tutte) delle innovazioni qui previste.

Il 2026 può diventare un anno potenzialmente decisivo per OpenAI. Dopo aver raccolto oltre 60 miliardi di dollari e aver raggiunto ricavi annualizzati stimati intorno ai 20 miliardi, la società si confronta con una dinamica difficile da eludere: i costi computazionali crescono quasi in parallelo ai ricavi.

L’addestramento e soprattutto l’inferenza dei modelli restano attività estremamente onerose, al punto che OpenAI secondo un documento Microsoft trapelato potrebbe trovarsi a perdere denaro semplicemente mantenendo operativi i propri servizi su larga scala.

Questa pressione economica spiega l’espansione del perimetro strategico dell’azienda. OpenAI non è più soltanto un laboratorio di modelli, ma un attore che esplora consulenza enterprise, strumenti di automazione del lavoro, integrazione verticale sull’hardware e persino dispositivi consumer.

Il risultato è un equilibrio instabile, in cui la necessità di crescere rapidamente convive con l’urgenza di dimostrare sostenibilità economica. Il caso OpenAI rende visibile un nodo più ampio che attraverserà tutto il 2026: la concentrazione di potere computazionale, di dati e di capacità di modellazione in un numero ristretto di attori.

Non si tratta solo di concorrenza tra aziende, ma di controllo delle infrastrutture che rendono possibile l’AI stessa: cloud, chip, modelli fondamentali, canali di distribuzione. Su questo piano le questioni di governance, regolazione e sovranità tecnologica diventano centrali, ben oltre il dibattito su singole applicazioni o funzionalità.

Previsioni e cautela: perché leggere il 2026 senza farsi ingannare

Come osservava Paul Samuelson, le previsioni funzionano se non pretendono di essere definitive. Servono più a chiarire il presente che a indovinare un futuro immutabile.

Nel 2026, il rischio è farsi abbagliare da demo e slogan. La lettura più utile è spostare lo sguardo dalle singole novità alle conseguenze: organizzative, economiche, sociali, normative. È lì che l’AI, ormai infrastruttura, produce i cambiamenti che contano davvero.

Cinque traiettorie chiave per i trend tecnologici 2026

La prima riguarda l’AI organizzativa: entra stabilmente nei processi di pianificazione, controllo e decision support. Il fattore critico sarà la capacità di ridefinire ruoli e responsabilità.

La seconda riguarda l’informazione: i chatbot diventano un’infrastruttura di accesso alla conoscenza. Sempre più persone non “cercano” contenuti, li chiedono, spostando valore e potere verso la mediazione.

La terza riguarda il lavoro: l’automazione colpisce prima ruoli di coordinamento e sintesi. Il valore si sposta dalla gestione dell’informazione alla responsabilità delle decisioni.

La quarta riguarda la sicurezza: la cybersecurity diventa governance prima che tecnica. Le vulnerabilità principali saranno organizzative e culturali.

La quinta riguarda le disuguaglianze: l’AI non le elimina automaticamente, ma può renderle più selettive, separando chi progetta e governa sistemi intelligenti da chi li utilizza in modo passivo.

Oltre le previsioni: la sfida è assorbire l’AI senza perdere fiducia

Il 2026 non si giocherà sul piano dei singoli annunci. Si giocherà sulla capacità di assorbire innovazioni pervasive senza perdere controllo, responsabilità e fiducia.

Il futuro non è qualcosa da indovinare, ma da progettare. Nel concreto significa dotarsi di strumenti di lettura, processi decisionali e forme di governance adeguate a tecnologie che non sono più eccezioni, ma condizioni di base del funzionamento economico e sociale.

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