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Ecco il Digital Networks Act: tutti gli impatti critici sulle reti UE



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La Commissione UE presenta il Digital Networks Act: un regolamento unico che unifica norme su comunicazioni, BEREC e spettro. Obiettivo: mercato unico della connettività, più investimenti e meno oneri. Tra i punti chiave: passaporto unico per operatori, calendario rame-fibra e nuove regole su resilienza e cybersicurezza. Vediamo gli impatti

Pubblicato il 21 gen 2026

Sergio Boccadutri

Consulente antiriciclaggio e pagamenti elettronici



digital networks act

Questa mattina, nella sala stampa del Parlamento Europeo, la commissaria Ue Henna Virkkunen ha presentato la proposta di Digital Networks Act adottata dalla Commissione. Si tratta di un intervento legislativo molto importante, destinato a ridisegnare l’architettura regolatoria delle reti digitali europee, che abbiamo già anticipato nelle sue parti fondamentali.

Architettura normativa nel Digital Networks Act: un regolamento unico

Prima di tutto è evidente che il Digital Networks Act rappresenta un’operazione di consolidamento normativo senza precedenti. La Commissione ha scelto di fondere in un unico regolamento il Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche, il Regolamento BEREC e il Programma di Politica dello Spettro Radio, creando così un quadro giuridico unitario e coerente.

TLC e connettività anche via satellite in Europa, presentato il Digital Networks Act

Un pacchetto imponente, come ha sottolineato la stessa Virkkunen: oltre 200 articoli e allegati corposi che tutti gli stakeholder dovranno analizzare con attenzione.

L’obiettivo dichiarato è accelerare la trasformazione digitale dell’Unione, rafforzando al contempo la competitività del settore e garantendo il dispiegamento di reti all’avanguardia su tutto il territorio europeo. La proposta si articola attorno a cinque pilastri fondamentali: mercato unico della connettività, prevedibilità degli investimenti a lungo termine, riduzione degli oneri regolatori, consolidamento di resilienza e cybersicurezza, sostegno all’innovazione nell’ecosistema digitale.

Passaporto unico: come cambiano autorizzazioni e servizi satellitari

Come abbiamo visto in una precedente analisi della bozza del DNA, una delle innovazioni più significative riguarda l’introduzione di un sistema di autorizzazione a passaporto unico (Single Passport). Gli operatori di telecomunicazioni potranno fornire reti e servizi in più Stati membri effettuando una sola notifica nel paese di stabilimento, eliminando così la necessità di procedure autorizzative multiple.

Notifica unica e requisiti armonizzati tra Stati membri

Come ha spiegato la Commissaria, oggi gli operatori devono conformarsi a condizioni molto diverse nei vari Stati membri, mentre con il nuovo sistema vi sarà un elenco armonizzato di requisiti che consentirà di operare su base transfrontaliera in tutta l’Unione.

Per i servizi satellitari, la semplificazione sarà ancora più radicale, con l’introduzione di un’autorizzazione unica a livello dell’Unione. Durante la conferenza stampa Virkkunen ha sottolineato come le comunicazioni satellitari siano vitali per sovranità, resilienza e autonomia strategica dell’Europa.

Satelliti e direct-to-device: scala europea e condizioni di parità

Il nuovo regime permetterà agli operatori europei di scalare le proprie operazioni e sviluppare servizi innovativi, come le connessioni dirette ai dispositivi mobili. La Commissaria ha precisato che, pur promuovendo la competitività europea nel settore satellitare, l’Unione rimane aperta alle imprese e garantisce condizioni di parità per tutti gli operatori.

Calendario rame-fibra nel Digital Networks Act: scadenze 2030 e 2035

Il DNA fissa un calendario vincolante per la transizione verso l’infrastruttura interamente in fibra ottica. Lo spegnimento delle reti in rame dovrà iniziare entro il 2030, sulla base di piani nazionali obbligatori che gli Stati membri dovranno predisporre entro il 2029 per sostenere il completamento del dispiegamento della fibra entro il 2035.

In Italia i dati Agcom danno copertura al 75,9 per cento.

L’obiettivo di lungo periodo è inequivocabile: raggiungere il 100% di copertura in fibra ottica, perché questo significa una migliore connettività per i cittadini e le imprese europee. La maggior parte dei paesi è già ben avanzata in questo percorso, ma circa sette Stati membri registrano ritardi significativi e dovranno intensificare gli sforzi.

Salvaguardie per i consumatori ed eccezioni territoriali

La proposta prevede salvaguardie per i consumatori durante tutto il processo di transizione, con eccezioni ammesse per le aree dove il dispiegamento della fibra non risulti economicamente sostenibile o dove esistano servizi di connettività alternativi adeguati. La Commissaria ha riconosciuto che esistono zone particolari dove raggiungere questi obiettivi è economicamente più impegnativo, ma la linea guida resta che tutte le aree debbano essere coperte dalla fibra.

Il rischio delle eccezioni: quando le alternative non alzano la qualità

Proprio quest’ultimo aspetto rappresenta uno degli elementi più delicati del DNA. La previsione di eccezioni basate sulla disponibilità di servizi di connettività alternativi adeguati si presta infatti a una potenziale eterogenesi dei fini: lo spegnimento delle reti in rame imposto per legge, in assenza di una reale copertura in fibra, rischia di produrre effetti opposti a quelli desiderati.

Se infatti satellite e FWA dovessero essere considerati alternative valide, non è affatto scontato che la qualità del servizio per l’utente finale risulti superiore rispetto alle soluzioni ibride rame-fibra attualmente in uso. Il rischio è che l’obiettivo formale della transizione tecnologica finisca per prevalere sulla sostanza della qualità di servizio effettivamente erogata ai cittadini.

Spettro radio e 5G: licenze più stabili per investimenti di lungo periodo

Un elemento centrale della proposta riguarda la gestione dello spettro radio. Il DNA introduce durate definite per le licenze di assegnazione delle frequenze, combinate con rinnovi più frequenti. La linea guida è che i titolari di spettro dovranno avere licenze a tempo illimitato, soggette a rinnovo, per garantire una prospettiva di lungo termine che consenta investimenti adeguati.

Nota dolente sul 5G, Virkkunen ha ammesso che l’Europa è in ritardo, in particolare per quanto riguarda le reti 5G standalone ad alta qualità, e che per questo sono necessari investimenti significativi. Secondo la Commissaria il DNA risponde anche a questa sfida, offrendo maggiore certezza regolatoria agli operatori.

Network fees nel Digital Networks Act: niente obblighi, sì conciliazione volontaria

Uno dei temi più dibattuti nel percorso preparatorio del DNA riguardava le relazioni commerciali tra operatori di telecomunicazioni e fornitori di contenuti, con le telco europee che da anni chiedono un contributo ai costi di rete da parte delle grandi piattaforme digitali (c.d. fair share).

La Commissione ha adottato un approccio prudente. Sulla base delle consultazioni con gli stakeholder, l’esecutivo europeo ha rilevato che i contratti bilaterali commerciali, ormai standard del settore, funzionano generalmente bene. Anche nella call for evidence di giugno 2025, la maggioranza dei rispondenti si è espressa contro una regolamentazione stringente in materia di interconnessione e in particolare contro l’imposizione di contributi obbligatori.

Anziché imporre obblighi vincolanti, la proposta si limita quindi a istituire un meccanismo di conciliazione volontario per aiutare le parti a risolvere le controversie in modo più rapido rispetto ai tempi della giustizia ordinaria. La Commissaria ha risposto con franchezza alle domande dei giornalisti che sollecitavano previsioni sull’evoluzione futura del meccanismo: se dovessero emergere problemi significativi, la Commissione interverrebbe per correggerli, ma al momento non vi sono elementi che giustifichino regole più stringenti.

Resta l’impegno a monitorare gli sviluppi tecnologici e di mercato in questo ambito.

Resilienza e cybersicurezza: emergenze UE, Cybersecurity Act 2 e vendor ad alto rischio

Il nuovo quadro normativo rafforza significativamente gli obblighi in materia di resilienza e preparazione alle crisi. Viene introdotto un piano di risposta alle emergenze a livello dell’Unione per rafforzare la capacità europea di prevenire, prepararsi e rispondere a incidenti e attacchi informatici.

Il regime autorizzatorio si collega agli obblighi previsti dal Cybersecurity Act 2, presentato dalla stessa Virkkunen proprio ieri.

Toolbox 5G obbligatorio e transizione triennale

Proprio sul collegamento tra i due provvedimenti si è concentrata l’attenzione dei giornalisti intervenuti alla presentazione del DNA: la revisione del Cybersecurity Act trasforma in obbligatorio il toolbox sul 5G finora volontario, con un periodo di transizione di tre anni. La Commissaria ha ricordato che il toolbox volontario è in vigore da quasi sei anni e che in molti paesi l’implementazione è già completata o in corso avanzato, mentre altri Stati membri hanno ancora lavoro da fare.

Stime di costo e impatto in bolletta per l’esclusione dei vendor

Quanto ai costi dell’esclusione dei vendor ad alto rischio dalle parti più critiche delle reti 5G, Virkkunen ha citato stime comprese tra 3 e 4 miliardi di euro, equivalenti a circa 25 centesimi sulla bolletta di ogni utente mobile. Gran parte di questi costi, ha precisato, può essere assorbita nei normali cicli di reinvestimento delle reti.

Innovazione nel Digital Networks Act: net neutrality, slicing 5G/6G e governance

Sul fronte dell’innovazione, il DNA introduce un meccanismo per chiarire le regole dell’internet aperto in relazione ai servizi innovativi. Si tratta di un intervento particolarmente rilevante per i prodotti che si basano sul network slicing delle reti 5G e 6G, una tecnologia che consente di creare reti virtuali dedicate con caratteristiche specifiche di latenza, banda e affidabilità.

La Commissione confida che questo meccanismo incoraggi l’introduzione di servizi innovativi nell’Unione, sostenendo anche lo sviluppo del cloud e dell’intelligenza artificiale.

Office for Digital Networks: nuova architettura di attuazione

Sul piano istituzionale, l’attuale “ufficio del BEREC” (che non è il Berec, struttura costituita dalle autorità regolatorie dei singoli Stati membri e che dunque rimane) sarà trasformato nell’Office for Digital Networks, che supporterà sia il BEREC che il Radio Spectrum Policy Body. Questa nuova struttura di governance è concepita per garantire un’attuazione efficace del nuovo quadro regolatorio, in un settore caratterizzato da rapida evoluzione tecnologica e crescente complessità delle sfide regolatorie.

Digital Decade, fondi UE e revisione dei target

Rispondendo alle domande sui target di copertura al 100% in fibra o 5G/6G entro il 2030 e sulla necessità di investimenti stimati in 200 miliardi di euro, la Commissaria ha spiegato che gli obiettivi del Digital Decade sono attualmente in fase di revisione. La Commissione sta valutando gli sviluppi tecnologici e quali nuovi target fissare, con particolare attenzione alla sovranità tecnologica dell’Unione in materia di connettività, tecnologie e competenze.

Il timing è favorevole: le discussioni sul prossimo quadro finanziario pluriennale includono riferimenti agli obiettivi del Digital Decade, e attraverso i piani nazionali gli Stati membri potranno indirizzare fondi europei verso la connettività e gli obiettivi digitali. Virkkunen ha ricordato come già nel Recovery and Resilience Facility (che è il principale strumento del piano europeo Next Generation EU) la digitalizzazione fosse una priorità fondamentale.

Un giornalista ha sollevato la questione delle recenti dichiarazioni di Donald Trump sulle regolamentazioni tecnologiche europee, chiedendo se la Commissione intenda rallentare l’applicazione delle norme del Digital Services Act, in particolare nei confronti di X e Grok di xAI, di Elon Musk.

La Commissaria ha tenuto a distinguere nettamente i due ambiti: il Digital Networks Act riguarda le infrastrutture di rete e la connettività, mentre il Digital Services Act e il Digital Markets Act disciplinano i servizi digitali. Su questi ultimi, ha affermato con fermezza, l’Unione continua ad applicare pienamente le proprie regole, senza ragioni per interrompere l’enforcement.

L’obiettivo resta creare condizioni di parità, concorrenza leale e un ambiente digitale sicuro, con le stesse regole per tutti, europei o americani che siano.

Alla domanda se il DNA e la revisione del Cybersecurity Act prefigurino un accordo implicito con gli operatori telecom — maggiori oneri di sicurezza in cambio di regole più permissive sulle fusioni — la Virkkunen ha escluso qualsiasi collegamento. Ha infatti precisato che le linee guida sulle fusioni rientrano nella politica della concorrenza e sono di competenza della DG Competition e il DNA non contiene elementi che spingano verso il consolidamento del settore.

Le decisioni commerciali restano in capo alle imprese, con le autorità della concorrenza chiamate a valutarne gli effetti sul mercato. Se sul piano formale la Commissaria ha ragione, è indubbio però che il passaporto europeo e regole di settore più armonizzate all’interno della UE sono le precondizioni per un consolidamento delle telco anche cross-border.

Il pacchetto legislativo avvia ora il suo percorso attraverso il Parlamento Europeo e il Consiglio. Gli operatori di telecomunicazioni, i fornitori di servizi satellitari, i content provider e gli Stati membri sono chiamati a prepararsi per un cambiamento profondo delle regole del gioco, analizzando con attenzione un testo normativo di notevole complessità.

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