La trasformazione digitale della finanza non è solo un cambio di canale – dalla filiale all’app – ma un cambio di logica. Il caso Revolut mostra che la crescita non deriva da servizi finanziari tradizionali, ma da dinamiche di network effect simili a quelle dei social network.
Vediamo in che modo fiducia, scala e comportamento collettivo ridisegnano la crescita fintech.
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La trasformazione digitale della finanza oltre il cambio di canale
Negli ultimi dieci anni la trasformazione digitale della finanza è stata spesso raccontata come una semplice migrazione di canale: dalla filiale all’app, dal consulente allo smartphone. In questa lettura, la crescita delle fintech sarebbe il risultato quasi automatico di interfacce migliori, processi più rapidi e costi più bassi rispetto alle banche tradizionali. Una spiegazione intuitiva, ma sempre meno sufficiente.
La trasformazione digitale in ambito finanziario, infatti, non può essere ridotta a un miglioramento degli SLA o delle prestazioni operative. Vincoli regolatori, requisiti di compliance, costi di licenza e asimmetrie istituzionali incidono profondamente sulla capacità delle piattaforme di scalare, rendendo la sola efficienza tecnologica una condizione necessaria ma non sufficiente per spiegare le traiettorie di crescita (Philippon, 2017) (Gomber, Koch, & Siering, 2017).
Se la digitalizzazione fosse davvero il fattore determinante, allora tutte le banche mobile-first dovrebbero crescere allo stesso modo, e tutte le app finanziarie ben progettate dovrebbero mostrare andamenti simili. I dati raccontano invece una storia diversa: alcune piattaforme crescono lentamente e in modo lineare, altre accelerano improvvisamente, raggiungono masse critiche e diventano parte integrante delle pratiche quotidiane di milioni di persone. L’adozione delle tecnologie digitali produce quindi esiti fortemente eterogenei, dipendenti dal contesto di utilizzo e dalle dinamiche di diffusione sociale (Vives, 2019) (Gimpel, et al., 2018). In altre parole, non è solo quanto un servizio è digitale a fare la differenza, ma come viene adottato collettivamente.
Dalla scelta individuale al comportamento collettivo
Il limite della lettura puramente tecnologica è che continua a trattare l’utente come un individuo isolato: una persona che confronta prezzi, funzionalità e convenienza e decide razionalmente quale app utilizzare. I servizi finanziari contemporanei — soprattutto quelli nativi digitali — non operano però più in questo spazio. Operano in ambienti popolati e interconnessi, dove le decisioni individuali sono influenzate da abitudini condivise, segnali sociali e comportamenti osservabili, e dove l’adozione avviene all’interno di pratiche sociali consolidate (Zuboff, 2019) (Restrepo & Acemoglu, 2020).
In questo contesto, la crescita non è più solo il risultato di una buona proposta di valore, ma diventa un fenomeno cumulativo: ogni nuovo utente aumenta il valore percepito del servizio per gli altri. È la logica dei network effect, ben nota nel mondo dei social network e delle piattaforme digitali (März, 2025), ma ancora poco esplorata quando si parla di finanza.
Il caso Revolut è emblematico proprio per questo motivo. Non perché rappresenti semplicemente una “banca digitale di successo”, ma perché la sua traiettoria di crescita mostra caratteristiche che vanno oltre l’efficienza operativa o l’innovazione di prodotto. Revolut cresce come se fosse inserita in una rete sociale, pur operando in un ambito — quello finanziario — tradizionalmente dominato da logiche individuali e istituzionali.
Comprendere questa dinamica richiede quindi di spostare lo sguardo: dal canale alla relazione, dal servizio alla rete, dall’utente singolo al comportamento collettivo. È in questo cambio di prospettiva che il fenomeno fintech, e in particolare il caso Revolut, rivela il suo significato più profondo.
L’ecosistema Revolut: integrazione, frizione zero e super-app
La crescita di Revolut non può essere compresa se letta esclusivamente come il successo di una “banca digitale” più efficiente delle altre. Fin dalle sue prime fasi di sviluppo, Revolut ha perseguito una visione che va oltre il miglioramento incrementale dei servizi bancari tradizionali, orientandosi verso la costruzione di un ecosistema integrato, in cui funzioni finanziarie diverse convivono all’interno di un’unica esperienza continua.
Questa impostazione — spesso sintetizzata con il concetto di super-app — non riguarda la semplice accumulazione di funzionalità, ma una precisa scelta architetturale e cognitiva: ridurre la frizione tra intenzione dell’utente e azione finanziaria. Pagamenti, cambio valuta, risparmio, trading, gestione delle spese, trasferimenti peer-to-peer e servizi accessori non sono presentati come moduli separati, ma come elementi di un flusso unico, accessibile senza soluzione di continuità. Il valore non risiede tanto nella singola funzione, quanto nella possibilità di passare da una all’altra senza interruzioni, riconfigurando l’esperienza finanziaria come una sequenza naturale di micro-decisioni.
In questo senso, l’innovazione di Revolut non è primariamente di prodotto, ma di integrazione. L’utente non è chiamato a ricostruire il contesto della propria azione o a deliberare tra strumenti separati. La scelta resta individuale, ma emerge all’interno di un ambiente digitale che rende disponibili, visibili e coerenti le possibilità d’azione.
Sotto questo aspetto, l’app diventa il luogo in cui le azioni finanziarie quotidiane si sedimentano, si ripetono e si consolidano in abitudini operative. La riduzione della frizione non elimina la decisione, ma ne modifica la forma: l’azione non è più il risultato di una sequenza di scelte isolate, bensì l’espressione di una continuità cognitiva tra percezione, intenzione e azione. Come osservano (Basso & Herrmann-Pillath, 2024), l’agency rimane radicata nel soggetto, ma si manifesta in modo situato, all’interno di un contesto che ne orienta e ne stabilizza l’esercizio.
Design dell’interazione e fiducia situata
Un ruolo centrale in questa dinamica è svolto dall’esperienza utente e dal design dell’interazione. In Revolut, l’interfaccia non è un livello cosmetico, ma un vero e proprio meccanismo di coordinamento tra utente e sistema. Notifiche in tempo reale, feedback immediati, visualizzazione trasparente dei costi e delle conversioni contribuiscono a creare una sensazione di controllo e prevedibilità. Ogni azione produce una risposta chiara, tempestiva e comprensibile, riducendo l’ambiguità che tradizionalmente caratterizza molti servizi finanziari.
Questa affidabilità operativa si traduce progressivamente in fiducia. Non una fiducia astratta, fondata sul marchio o sull’istituzione, ma una fiducia situata, che emerge dall’uso ripetuto e coerente del servizio. L’utente “si fida” perché il sistema risponde come previsto, perché rende visibili i processi e perché riduce l’attrito nelle interazioni quotidiane. La fiducia non è un prerequisito della crescita, ma uno dei suoi effetti cumulativi.
È proprio questa combinazione — integrazione funzionale, frizione ridotta e fiducia operativa — a creare le condizioni per una dinamica di adozione che va oltre la logica individuale. Quando un servizio diventa sufficientemente semplice, affidabile e pervasivo, inizia a essere utilizzato non solo da un individuo, ma con altri individui: per dividere spese, inviare denaro, coordinare pagamenti, condividere pratiche. La piattaforma smette di essere un semplice strumento e diventa un’infrastruttura relazionale.
In questa prospettiva, Revolut non cresce solo perché offre “più servizi” o “servizi migliori”, ma perché costruisce un ambiente in cui l’uso finanziario si intreccia progressivamente con le interazioni sociali. È qui che la crescita smette di essere spiegabile in termini di efficienza di canale e inizia ad assumere le caratteristiche di un fenomeno di rete, ponendo le basi per quelle dinamiche di adozione cumulativa che verranno analizzate nelle sezioni successive.
La S-curve e le dinamiche di adozione delle piattaforme
Per comprendere perché alcune piattaforme crescano in modo rapido e cumulativo mentre altre seguano percorsi più lineari, è utile partire da una rappresentazione ormai classica delle dinamiche di adozione: la cosiddetta S-curve, Figura 1. Questa curva descrive un processo in cui la crescita iniziale è lenta, seguita da una fase di accelerazione una volta superata una soglia critica, fino a una progressiva saturazione del mercato (Katz & Shapiro, 1985).

Figura 1 – S-Curve
La S-curve non va letta come un modello deterministico, ma come una grammatica interpretativa. Serve a evidenziare come l’adozione di un servizio non dipenda solo dalle sue caratteristiche intrinseche, ma anche dal momento in cui entra nelle pratiche collettive, dalla densità delle interazioni e dalla capacità di generare coordinamento tra utenti. È in questa prospettiva che la crescita diventa un fenomeno emergente, legato al comportamento collettivo più che alla sola efficienza del prodotto.
A partire dall’idea di agency situata proposta da Basso e Herrmann-Pillath (2024), che colloca l’agency nel soggetto come capacità situata di azione, è possibile osservare come, nei contesti digitali, l’azione individuale si eserciti sempre più all’interno di pratiche condivise e coordinate. Quando l’uso di una piattaforma si intreccia con attività condivise — pagamenti ricorrenti, trasferimenti peer-to-peer, gestione di spese comuni — l’agency resta individuale, ma si esercita in contesti relazionali che ne modificano la portata e gli effetti. L’azione dell’utente si colloca all’interno di un ambiente popolato, fatto di segnali sociali, routine osservabili e pratiche che tendono a stabilizzarsi nel tempo. In questi contesti, ogni nuovo utente non aggiunge soltanto volume, ma contribuisce ad aumentare il valore percepito del servizio per gli altri.
Traiettorie di crescita: Facebook, PayPal e Revolut a confronto
Queste dinamiche diventano particolarmente evidenti quando si osservano le traiettorie di crescita di piattaforme digitali affermate, mettendo a confronto contesti e modelli di business differenti.
Nel caso di Facebook, la crescita segue in modo evidente una dinamica tipicamente sociale. Dopo una fase iniziale di adozione limitata, l’ingresso in una fase di rapida accelerazione coincide con il superamento di una massa critica, oltre la quale il valore della piattaforma aumenta proporzionalmente alla dimensione della rete (Figura 2).

Figura 2 – Facebook crescita guidata da network effect
PayPal mostra una traiettoria diversa. Pur beneficiando di effetti di rete, la sua crescita è più progressiva e infrastrutturale, legata all’espansione dei casi d’uso, alle integrazioni con l’e-commerce e alla diffusione graduale presso utenti e merchant. L’adozione avviene in modo più lineare, con accelerazioni meno marcate (Figura 3).

Figura 3 – PayPal crescita infrastrutturale
Revolut si colloca in una posizione intermedia ma significativa. Pur operando in ambito finanziario, la sua traiettoria mostra una fase di accelerazione che richiama dinamiche di adozione proprie delle piattaforme sociali (Figura 4). La crescita non appare spiegabile solo in termini di efficienza operativa o ampliamento dell’offerta, ma riflette un progressivo intreccio tra uso individuale e pratiche collettive.

Figura 4 – Revolutcrescita fintech con dinamiche di rete
Confrontando le dinamiche di adozione in relazione alla S-curve (Figura 5), si osserva come le traiettorie considerate presentino configurazioni differenti. In particolare, Revolut si colloca in una fase di crescita ancora in evoluzione, mentre Facebook mostra un ciclo di diffusione completo. La rappresentazione della crescita osservata affiancata a un andamento stimato non ha finalità predittive o causali. Serve piuttosto a rendere visibile come, a parità di contesto digitale, le modalità di adozione possano divergere in modo sostanziale. Ciò che distingue queste traiettorie non è semplicemente la qualità del servizio, ma il modo in cui l’uso si distribuisce nel tempo e si consolida attraverso l’interazione tra utenti (Barroso & Laborda, 2022).

Figura 5 – Rappresentazione qualitativa delle fasi di diffusione di Facebook e Revolut lungo la S-curve
In questa lettura, la crescita di Revolut non emerge come un’anomalia, ma come il risultato di un processo in cui l’integrazione funzionale, la fiducia operativa e l’uso condiviso trasformano una piattaforma finanziaria in un’infrastruttura socio-tecnica. Questo passaggio — dall’adozione individuale alla diffusione collettiva — consente di interpretare i network effect come una chiave di lettura rilevante anche per la finanza contemporanea.
Quando la finanza diventa infrastruttura sociale
Se la crescita di piattaforme come Revolut può essere letta attraverso dinamiche di network effect, le implicazioni vanno ben oltre il singolo caso di successo. Ciò che emerge è un cambiamento più profondo nel modo in cui i servizi finanziari vengono progettati, adottati e regolati. La finanza non opera più soltanto come infrastruttura tecnica o istituzionale, ma assume progressivamente i tratti di un’infrastruttura social-like, incorporata nelle pratiche quotidiane degli utenti.
Per le fintech, questo significa che la competizione non si gioca esclusivamente sul numero di funzionalità offerte o sull’efficienza del canale digitale. La vera leva di crescita diventa la capacità di entrare stabilmente nelle routine collettive: nei pagamenti ricorrenti, nella gestione condivisa delle spese, nelle interazioni tra pari. In questi contesti, l’adozione non è il risultato di una decisione isolata, ma di un processo cumulativo in cui l’uso individuale rafforza l’utilità del servizio per la rete nel suo complesso.
Per le banche tradizionali, la sfida è più complessa. Molti istituti hanno investito in app evolute, UX migliorate e processi più rapidi, senza però riuscire a generare dinamiche di adozione comparabili. Il rischio è quello di continuare a leggere la trasformazione digitale come un problema di canale, trascurando la dimensione relazionale e comportamentale. In assenza di meccanismi che favoriscano l’uso condiviso e la continuità delle interazioni, l’innovazione rimane confinata a un miglioramento incrementale, difficilmente scalabile. Metriche come adozione, coinvolgimento (engagement) e interazione degli utenti risultano fondamentali per misurare l’adozione dei servizi (Tabella 1).
| Classe di metriche | Cosa osservano | Perché contano | Riferimenti |
| Adozione | Ingresso degli utenti (onboarding, attivazioni) | Misurano l’accesso, ma non spiegano la crescita cumulativa | (Katz & Shapiro, 1985); (Gomber, Koch, & Siering, 2017) |
| Engagement | Frequenza e continuità d’uso nel tempo | Indicano se il servizio entra nelle routine | (Venkatesh, Thong, & Xu, 2012); (Gimpel, et al., 2018) |
| Interazione | Uso condiviso, P2P, coinvolgimento di altri utenti | Rendono visibili i network effect | (de Reuver, Sørensen, & Basole, 2018); (Gomber, Koch, & Siering, 2017) |
Tabella 1 – Classi di metriche per osservare l’adozione nelle piattaforme digitali
Anche dal punto di vista regolatorio, questa evoluzione solleva interrogativi rilevanti. I framework normativi attuali sono pensati per intermediari finanziari intesi come entità funzionali, non come ecosistemi di interazione. Quando una piattaforma finanziaria cresce attraverso dinamiche sociali, diventa quindi necessario interrogarsi non solo su cosa viene offerto, ma su come l’uso del servizio si distribuisce e si consolida nella società. In questa prospettiva, la letteratura sui pagamenti digitali evidenzia come le principali sfide sociali riguardino l’influenza sull’adozione, le differenze generazionali, la consapevolezza dell’utente e la normalizzazione dell’uso, ponendo interrogativi regolatori non riducibili alla sola dimensione tecnologica (Khando, Islam, & Gao, 2023).
Network effect come fattore strutturale della finanza digitale
In questo scenario, i network effect non rappresentano semplicemente un vantaggio competitivo, ma un fattore strutturale che ridefinisce il confine tra tecnologia, comportamento e istituzione. La fiducia non è più esclusivamente garantita dall’autorità o dalla regolazione, ma emerge dall’esperienza condivisa e dalla prevedibilità delle interazioni. La scala non è solo una questione di volumi, ma di densità relazionale. E il valore non risiede soltanto nel servizio in sé, ma nella rete di pratiche che lo sostiene.
Letto in questa chiave, il caso Revolut non va interpretato come un’eccezione difficilmente replicabile, ma come un segnale anticipatore. Indica una direzione in cui la finanza, pur rimanendo regolata e tecnologicamente sofisticata, si avvicina sempre più alle logiche delle piattaforme sociali. Comprendere questa trasformazione è essenziale non solo per chi progetta servizi finanziari, ma anche per chi è chiamato a governarne gli effetti nel medio e lungo periodo
Conclusioni
La crescita di piattaforme come Revolut mostra che la trasformazione digitale della finanza non può più essere letta solo in termini di efficienza tecnologica o migrazione di canale. Quando l’adozione di un servizio si intreccia con pratiche condivise, routine collettive e interazioni tra utenti, la crescita assume una dimensione sociale che richiama le dinamiche tipiche delle piattaforme digitali di rete.
In questo contesto, i network effect non rappresentano un semplice vantaggio competitivo, ma una chiave interpretativa per comprendere come fiducia, scala e comportamento collettivo si combinino nel ridisegnare l’evoluzione dei servizi finanziari. Revolut non è quindi solo una fintech di successo, ma un esempio di come la finanza possa trasformarsi in un’infrastruttura sociale, capace di integrarsi nelle pratiche quotidiane degli utenti.
Per banche, fintech e regolatori, la sfida non è inseguire singole innovazioni, ma comprendere le logiche di adozione che governano questi nuovi ecosistemi. È su questo terreno che si giocherà la sostenibilità della finanza digitale nei prossimi anni.
Riferimenti
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