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Sovranità dei dati minerari: l’intesa Congo-USA e le sfide del Piano Mattei



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Alla Mining Indaba 2026 la Repubblica Democratica del Congo firma con Atlas Park un’intesa quinquennale per usare IA e big data nell’esplorazione di rame, cobalto e litio e creare un inventario minerario digitale. L’accordo si inserisce nel quadro USA-RDC e apre sfide su sovranità dei dati, tracciabilità e Piano Mattei

Pubblicato il 17 feb 2026

Mario Di Giulio

Professore a contratto di Law of Developing Countries, Università Campus Bio-Medico Avvocato, Partner Studio Legale Pavia e Ansaldo



miniere congo (1)

Durante la conferenza Mining Indaba, tenutasi a Città del Capo dal 9 al 12 febbraio 2026, è stata annunciata la sottoscrizione di un accordo tra la Repubblica Democratica del Congo (RDC) e la società statunitense Atlas Park, specializzata nel settore delle geo-localizzazioni, per impiegare intelligenza artificiale (IA) nell’esplorazione mineraria, con particolare riferimento a rame, cobalto e litio.

Intelligenza artificiale e minerali critici: cosa prevede l’accordo RDC–Atlas Park

Questo caso rappresenta un esempio concreto di come il digitale stia ridefinendo l’estrazione mineraria e, nel caso di specie, quella dei minerali critici, risorse strategiche per batterie, semiconduttori e infrastrutture tecnologiche.

In particolare, l’accordo RDC–Atlas Park si concentra sulla mappatura geofisica dell’aerea ad alta risoluzione e sull’elaborazione di grandi quantità di dati geologici, con l’obiettivo dichiarato della RDC di creare un inventario minerario nazionale digitale, fondamentale per negoziare contratti futuri e rafforzare la propria posizione negoziale nel mercato globale.

L’accordo rientra in una più ampia intesa tra la RDC e gli USA volta allo sfruttamento minerario, che i due paesi hanno stretto, soddisfacendo gli appetiti degli USA e il desiderio di stabilità che la RDC persegue, attraverso uno scambio di risorse naturali in cambio di sicurezza (secondo lo schema resource-for-security swap). Difatti, esso è successivo agli accordi di Washington che hanno condotto a un trattato di pace, mediato dagli Stati Uniti, tra RDC e Ruanda che da sempre, in modo più o meno palese, sostiene il movimento rivoluzionario congolese M23 (che, comunque, rimane ben saldo nei territori occupati).

IA e big data nella gestione dei minerali critici

L’accordo, che ha una durata quinquennale, permette di utilizzare algoritmi avanzati di machine learning per analizzare dati geologici, satellitari e sismici. Le applicazioni principali includono:

  • Individuazione e predizione dei giacimenti: l’IA combina dati storici e rilevazioni moderne per stimare con precisione la distribuzione dei minerali.
  • Ottimizzazione delle operazioni: simulazioni predittive guidano le perforazioni e la pianificazione estrattiva, con l’intento di ridurre costi, tempi e impatti ambientali.
  • Creazione di un database digitale nazionale: l’inventario minerario diventa uno strumento per decisioni strategiche e negoziazioni più efficaci con investitori esteri.

In questo contesto, emerge il concetto di sovranità dei dati: chi controlla gli algoritmi e le piattaforme di analisi geologica possiede un potere enorme.

Sotto il profilo strategico, l’accordo pone una nuova sfida per Europa e Italia, nella corsa ai materiali critici: si tratta, infatti, non solo di fornire capitale, ma anche software, know-how e competenze. Se poi l’approccio non vuole essere predatorio, in linea con il Piano Mattei, tali software e competenze devono essere condivise con il paese ospitante, garantendo che il valore tecnologico rimanga sul territorio africano.

Al riguardo, deve essere osservato che l’Italia è già presente in Africa, con l’utilizzo dell’IA nella ricerca e nello sfruttamento dei minerali critici con un progetto pilota in Tanzania, condotto dalle Università di Firenze e di Siena con il Centro di Geotecnologie (Cgt) di San Giovanni Valdarno guidato dal geologo Francesco Cintelli, come riportato dal Riformista del 10 febbraio scorso (a dimostrazione, laddove ve ne fosse bisogno, dell’eccellenza delle nostre università e della nostra ricerca).

Applicazioni avanzate del digitale nella filiera mineraria

Oltre alla fase di esplorazione, l’IA in può intervenire in tutti i segmenti della filiera:

Manutenzione predittiva e automazione

  • Sensori IoT monitorano macchinari in tempo reale.
  • Algoritmi predittivi riducono guasti e fermi macchina, aumentando l’efficienza.

Supply chain digitale e tracciabilità

  • L’IA consente di tracciare i minerali lungo tutta la filiera, dalla miniera alla raffinazione.
  • In questo contesto l’Italia, con il Piano Mattei, promuove partnership paritarie, ad esempio collaborando a piattaforme tecnologiche per la tracciabilità dei minerali, fondamentali per il rispetto della normativa europea in tema di rispetto di dei diritti umani e dell’ambiente e in linea con lo stesso Critical Raw Material Act, con il quale la UE ha impostato la propria strategia per diminuire la propria dipendenza sui materiali critici da un unico stato.

Sostenibilità digitale

  • L’uso dell’IA riduce sprechi, consumo energetico e impatto ambientale.
  • Attraverso simulazioni e modelli predittivi, è possibile valutare scenari ambientali prima di iniziare nuove estrazioni, integrando efficienza operativa e sostenibilità.
  • Il termine sostenibilità digitale identifica proprio questa capacità di coniugare tecnologia e gestione responsabile delle risorse.

Il ruolo dell’Italia e dell’Europa

Il Piano Mattei per l’Africa rappresenta un modello di cooperazione tecnologica e digitale:

  • Favorisce la formazione e la capacità tecnica locale.
  • Promuove la collaborazione tecnologica.
  • Punta a partnership paritarie, con trasferimento di competenze, non solo quindi di capitale.

In un mercato dominato da big data e IA, questa strategia potrebbe essere uno dei fattori che consentirebbe all’Europa di iniziare a costruire una sovranità digitale sui minerali critici, evitando di limitarsi al ruolo di investitore finanziario esterno.

Implicazioni per la transizione digitale ed energetica

L’adozione dell’IA nella filiera mineraria può avere ricadute dirette su:

  • Transizione energetica: disponibilità più stabile di litio e cobalto per batterie e veicoli elettrici.
  • Industria digitale: terre rare e minerali critici diventano fondamentali per semiconduttori, pannelli solari e turbine eoliche.
  • Competitività tecnologica: chi padroneggia software e dati predittivi può influenzare prezzi, disponibilità e sicurezza della supply chain globale.

In questo senso, l’IA trasforma i minerali critici in asset digitali, spostando il vantaggio strategico dalla quantità fisica di risorse alla capacità di analisi e gestione dei dati.

Prospettive

L’accordo RDC–Atlas Park porta a considerare nuove frontiere dell’estrattivismo: non è sufficiente accedere ai giacimenti, bisogna conoscere, analizzare e gestire i dati.

Per l’Italia e l’Europa, la sfida consiste nel fornire software, competenze e piattaforme digitali che siano condivisi con i paesi africani, promuovendo la sovranità digitale in vero spirito di pariteticità dei rapporti e reciprocità delle relazioni commerciali. Questo approccio permetterebbe di integrare sostenibilità, efficienza operativa e valore aggiunto locale, aprendo la strada a una gestione dei minerali critici più equa e tecnologicamente avanzata.

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