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Persone e agenti AI insieme: come cambia l’azienda del futuro



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Persone e agenti AI lavorano sempre più fianco a fianco nelle organizzazioni. Questo richiede nuovi modelli di governance, la convergenza tra HR e IT e framework come la Joint Employee & Agent Journey per gestire forza lavoro umana e artificiale in modo integrato

Pubblicato il 23 mar 2026

Paolo De Caro

HR Transformation Managing Director at Sia (Global management consulting group)



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La Joint Employee & Agent Journey è il concetto che sta ridefinendo il modo in cui le aziende pensano alla propria forza lavoro.

Non più solo dipendenti e strumenti digitali, ma persone e agenti AI chiamati a operare negli stessi processi, con responsabilità condivise e modelli di governance ancora tutti da costruire.


Persone e agenti AI fianco a fianco: il nuovo paradigma del lavoro

C’è un’immagine che torna spesso quando si parla di futuro del lavoro: persone e tecnologie che, in vari modi, collaborano. Ma oggi quella metafora sta prendendo forma. Non si tratta più soltanto di software che “supportano” l’operatore umano o di automazioni che semplificano le attività ripetitive.

Lo scenario che sta emergendo1 è più radicale e sfidante: persone e agenti AI potrebbero lavorare fianco a fianco come componenti attive dei processi, con livelli di autonomia crescenti e un impatto diretto su cosa oggi consideriamo organizzazione, governance, competenze e responsabilità di un’azienda.


Non più solo tecnologia: chi governerà la forza lavoro del futuro?

La domanda corretta da porsi, quindi, non è se l’AI entrerà in azienda – è già entrata, con varie sperimentazioni, tanto entusiasmo e qualche scetticismo – ma che tipo di “forza lavoro aumentata” costruiremo per il futuro.

E soprattutto: chi la governerà? E come? Non si tratta (solo) di un tema tecnologico, ma di un nuovo paradigma di fare impresa. Partiamo da una provocazione concreta: “Un futuro in cui persone e agenti AI lavoreranno mano nella mano”.

Davvero? E come? Oggi il rapporto tra intelligenza umana e artificiale è un paradigma ancora nuovo, in via di definizione, al quale stiamo appena iniziando a prendere le misure, comprendendo potenziale e rischi, ma che richiederà nei prossimi anni di ripensare non solo il nostro modo di lavorare, ma anche la capacità di un’azienda di sviluppare e gestire le proprie risorse – che non saranno più soltanto persone, ma anche entità AI.


Agenti AI e aziende “employee-free”: lo scenario competitivo che si avvicina

In questo scenario, l’avvento degli agenti AI – evoluzione dei chatbot: software avanzati basati su intelligenza artificiale, capaci di agire in modo autonomo per raggiungere obiettivi specifici, ad esempio pianificando azioni, orchestrando strumenti e apprendendo dalle esperienze, con supervisione umana minima – è imminente: sistemi sempre più capaci, pronti a svolgere compiti complessi e, prospettiva non banale, a creare e gestire autonomamente ulteriori agenti.

Da qui nasce un altro elemento chiave di lettura del contesto: l’assetto competitivo di un’azienda potrebbe essere scosso alle fondamenta dalla comparsa di aziende “employee-free” specie nei settori nativamente digitali, con un effetto di trascinamento su molte realtà tradizionali verso modelli “employee-light”. In altre parole: una parte del mercato potrebbe non adottare questa trasformazione per scelta propria, ma per la necessità di continuare a crescere in un contesto che cambia velocemente.


La Joint Employee & Agent Journey: il framework per integrare persone e AI

Se il lavoro diventa ibrido, ossia integra umano e agentico, la sfida principale per i decisori aziendali smette di essere la “potenza del modello”, il suo continuo efficientamento, e si attesta nella capacità di combinare in modo sinergico e non conflittuale AI e persone.

Ed è qui che entra in gioco un concetto destinato a diventare centrale nei prossimi anni: la Joint Employee & Agent Journey, il framework che unisce, concettualmente e operativamente, persone e agenti in azienda. Per rendere sostenibile questa coesistenza, l’azienda dovrà definire una journey unica: non solo percorsi HR per i dipendenti e programmi IT per i sistemi, ma un disegno integrato che includa onboarding, regole, ruoli, deleghe, performance e transizioni sia per le persone sia per gli agenti.


Come le grandi aziende stanno già convergendo HR e IT

Come detto, la sfida centrale non sarà tanto tecnologica, quanto organizzativa e culturale: integrare in modo sinergico e non conflittuale esseri umani e agenti AI. Questo richiederà una convergenza HR e IT sempre più stretta, tradizionalmente attivate in modo separato, per creare una nuova funzione integrata capace di gestire il capitale umano e artificiale in modo coordinato e sinergico.

I pionieri: da Moderna a BNP Paribas

Alcuni grandi gruppi internazionali stanno già anticipando questa trasformazione: Moderna ha unificato HR e IT istituendo il nuovo ruolo di Chief People & AI Officer; BNP Paribas ha inserito gli agenti AI nella propria directory aziendale, equiparandoli, in qualche misura, ai dipendenti; altre realtà come Amazon, IBM, IKEA e Dassault stanno introducendo figure specificamente dedicate alla miglior integrazione tra uomo e macchina.

Queste esperienze mostrano come il cambiamento sia già in atto e destinato ad accelerare nei prossimi 3–5 anni. Il punto non è imitare un modello unico, ma riconoscere che la direzione è già tracciata.


L’Human-AI Integration Manager: il nuovo ruolo chiave nell’azienda ibrida

In questo scenario, il modello di Joint Employee & Agent Journey prevede una gestione integrata dell’intero ciclo di vita di persone e agenti: dalla selezione all’onboarding, dallo sviluppo continuo alla valutazione delle performance, fino ai passaggi di consegne e all’uscita dall’organizzazione. Per questo, nasce la figura chiave dell’Human-AI Integration Manager, responsabile di orchestrare l’interazione tra persone e sistemi intelligenti, garantendo equilibrio tra efficienza, valore umano, etica e sostenibilità.

L’evoluzione della funzione HR verso la guida strategica

La funzione HR è chiamata a un’evoluzione profonda della sua identità e dei modi con cui porta valore all’azienda: non più solo amministrazione del personale o adozione dell’AI per automatizzare specifici processi, ma guida strategica di questa trasformazione culturale.

L’HR dovrà essere in grado di progettare ecosistemi di apprendimento continuo, sviluppare competenze ibride, favorire la collaborazione uomo-macchina, integrare nuovi criteri di performance ibride che tengano conto della cooperazione tra persone e agenti, e supportare la riconversione professionale necessaria.


IT e HR verso una co-ownership: perché serve una disciplina di governo

La funzione IT, dal canto suo, dovrà evolvere da gestore dell’infrastruttura tecnologica a regista dell’ecosistema di agenti intelligenti, curandone sicurezza, governance, qualità, etica e integrazione operativa. Il successo dipenderà dalla capacità di collaborazione strutturata tra dipartimenti prima separati, in un’ottica di corresponsabilità.

La tesi che emerge con forza dai progetti più innovativi di adozione AI è che questa trasformazione richiede convergenza HR e IT. Oltre gli slogan, come necessità operativa: se persone e agenti lavorano insieme “popolando” gli stessi processi, non è più sostenibile che una funzione governi la tecnologia e l’altra governi le persone come se fossero mondi separati. E, soprattutto, non è più sufficiente “adottare tool”: serve una disciplina di governo.


Accelerare sì, ma con disciplina: il rischio della proliferazione incontrollata

I C-suite e decisori IT lo dicono: accelerare sì, ma con disciplina. Pensare che l’accelerazione verso un’azienda AI-driven coincida con la proliferazione dei casi d’uso è errato; in realtà, quando la domanda interna cresce, il rischio è perderne il controllo.

Paradossalmente oggi la domanda interna di innovazione relata ad AI supera spesso la capacità di governarla. Le aree di business spingono, sperimentano, richiedono; ma senza un impianto comune di priorità, controllo e misurazione, l’adozione risulta frammentata e non abbastanza diffusa.


Industrializzare ciò che funziona: scala contro moltiplicazione dei casi d’uso

Emerge un principio fondamentale per guidare la trasformazione AI: la velocità non si sblocca “spingendo di più”, ma dando direzione, confini e ownership. Non è l’assenza di opportunità di business a frenare, ma la necessità di governare il ritmo dell’adozione per non trasformarlo in un debito della capacità organizzativa.

Lo stesso concetto torna nella distinzione tra scala e moltiplicazione: accelerare non significa moltiplicare i casi, ma industrializzare ciò che funziona mantenendo adattabilità. Qui “industrializzare” non è burocratizzare, al contrario: è rendere replicabile ciò che genera valore, con standard, riuso e controlli. I vari casi d’uso necessitano di una visione condivisa, senza la quale la loro moltiplicazione porta dispersione, non scala.


Autonomia degli agenti e accountability organizzativa: la variabile critica

Il motivo per cui oggi diventa così necessario e urgente parlare di forza lavoro aumentata da AI è che con gli agenti autonomi ci stiamo tutti rendendo conto che la questione non è più teorica, ma una traiettoria “già visibile” in alcuni settori. Il tema degli agenti non è “se arrivano”, ma “con quale perimetro di autonomia”. Il punto vero diventa il loro grado di autonomia.

La variabile critica per un’azienda non è l’AI agentica in sé, ma quanto un agente decide, e come cambiano responsabilità e controlli ove questo si muove. Più l’agente “decide”, più diventa centrale chiarire chi risponde delle decisioni e con quali controlli. È un passaggio chiave, perché introduce un tema emergente anche dai capi HR: l’autonomia tecnica, se non è accompagnata da accountability organizzativa, non accelera. Anzi: può diventare un freno o addirittura un rischio.


Fiducia e mindset: il contributo HR nell’era degli agenti autonomi

Il contributo HR primario, nella trasformazione AI di un’azienda, sta proprio qui: passare dall’adozione dei tool alla costruzione di contesti, fatti di fiducia, regole e, come anticipato, performance ibride. Cosa accade quando gli agenti entrano nelle dinamiche quotidiane di lavoro? Il primo equivoco è pensare che “adozione” significhi semplicemente distribuire strumenti e dotare i lavoratori di nuove feature. In realtà, l’adozione passa da un elemento culturale spesso sottovalutato: le aspettative e la fiducia.

È questione di mindset e di creazione di un nuovo patto psicologico con le persone. Un contesto in cui le persone comprendono il fenomeno AI, sperimentano senza timore e la percepiscono come supporto al lavoro anziché minaccia. Serve costruire un ambiente AI-friendly: senza gestione intenzionale delle aspettative, l’alternanza tra hype e disillusione diventa inevitabile.


Coesistenza, non assimilazione: come valutare gli agenti nel contesto reale

Il mandato trasformativo di HR deve essere di coesistenza, anziché assimilazione: l’accountability dei processi, nei progetti, resta umana. Ed è questa la piattaforma di convergenza, il punto di governance che HR e IT condividono: l’agente può essere un componente attivo e autonomo del flusso di lavoro, ma non è un soggetto responsabile. Non serve, in tal senso, “umanizzare” l’agente, ma chiarirne confini, controlli, regole decisionali.

La Joint Employee & Agent Journey non può essere progettata guardando solo all’efficienza: con agenti autonomi, la fiducia si costruisce sulla coerenza del comportamento nel tempo, non solo sulla qualità dell’output prodotto. Bisogna cominciare a valutare gli agenti non soltanto per “quanto producono”, ma per la loro affidabilità nel contesto reale. Ad esempio, gestione di eccezioni, escalation, continuità, trasparenza.


Talent management nell’era agentica: performance individuale e socio-tecnica

Quando un agente diventa un moltiplicatore della persona, la performance non è più soltanto individuale: diventa un fenomeno socio-tecnico e cambia anche il modo di gestire i talenti. Una Joint Employee & Agent Journey incide così su talent acquisition, modelli di capability e strategie di retention.

Se un team lavora con una dotazione agentica, allora la qualità del risultato dipende dalla combinazione persona + agente. Così, competenze, configurazioni, ma anche prompt, librerie, governance e conoscenza diventano asset organizzativi. È il punto di convergenza: produttività e responsabilità non sono alternative, devono essere progettate insieme.


Le cinque direttrici strategiche per costruire l’azienda ibrida di domani

In sintesi, ecco le cinque direttrice che definiscono la convergenza IT–HR, una checklist strategica per chi sta costruendo l’azienda ibrida di domani:

Una checklist per la convergenza IT–HR

  1. Lo scale-up è un problema di governo, non di tecnologia. Scalare il valore di AI è legato alla capacità di governare adozione, responsabilità, rischi, misurazione del valore. L’adozione efficace non coincide con il rilascio di strumenti, ma con mindset adeguati e capacità di trasformare i pilot in valore misurabile.
  2. Industrializzare ciò che funziona (e fermarsi su ciò che non genera valore). Qui l’idea è chiara: portafoglio AI come disciplina di prodotto. Pochi casi buoni, ripetibili, misurabili; e interruzione rapida delle iniziative senza valore.
  3. Responsabilità umana + controlli espliciti. “Più l’agente decide…” più andranno chiariti accountability e controlli. E l’agente non è in sé responsabile: la governance deve rendere esplicita la catena umana delle decisioni.
  4. Misurare il valore oltre il time saving. Non basta la velocità di compilazione o il risparmio di tempo. Servono metriche mature: qualità decisionale, continuità, coerenza, affidabilità nel tempo. Lo stupore iniziale rispetto al bot o all’agente non ne garantisce efficacia sostenibile nel tempo.
  5. Co-ownership IT–HR: l’integrazione è socio-tecnica. Ruoli, competenze, cultura e governance non sono accessori. Il “team esperienza” dell’AI in azienda deve tendere ad essere interfunzionale: IT + HR + Risk/Legal.

In questo quadro, la nascita di ruoli dedicati all’integrazione non è una moda, ma una risposta strutturale. L’Human-AI Integration Manager – citato come figura emergente in diverse aziende – diventa l’orchestratore della collaborazione: definisce regole di ingaggio tra persone e agenti, gestisce confini di autonomia, monitora impatti su processi e ruoli, contribuisce a misurare valore e rischi.


Verso una governance unica del capitale umano e artificiale

Verso una governance unica del capitale umano e artificiale: la trasformazione richiederà tempo, ma proprio per questo dev’essere avviata sin da oggi. Il ritmo dell’accelerazione tecnologica rende plausibile che molte di queste dinamiche si consolidino nell’arco dei prossimi anni. In questo tempo, le aziende che avranno definito standard, governance e un modello di convergenza HR–IT potranno scalare con più velocità e meno rischi.

Le altre rischiano di accumulare sperimentazioni non governate, incoerenze operative, frizioni culturali e – nel peggiore dei casi – incidenti reputazionali e di compliance. La combinazione tra intelligenza umana e artificiale non è un upgrade incrementale: è una trasformazione del modo in cui l’azienda definisce la sua forza lavoro, i suoi processi e le sue responsabilità.

L’AI agentica amplia la capacità produttiva; la governance determina se quell’ampliamento diventerà vantaggio competitivo o vulnerabilità.


Progettare insieme il futuro: HR e IT al cuore della trasformazione

La partita si giocherà qui: progettare la Joint Employee & Agent Journey per far coesistere persone e agenti in modo sinergico, misurabile e sostenibile. E farlo non in un dipartimento “Innovazione”, ma nel cuore dell’organizzazione, dove HR e IT iniziano a progettare insieme il futuro. In conclusione, la combinazione tra intelligenza umana e artificiale rappresenta una delle trasformazioni più profonde del mondo del lavoro. Le aziende che sapranno avviarla per tempo, governandone le implicazioni organizzative, culturali ed etiche, potranno trasformare questa rivoluzione in un potente vantaggio competitivo, anziché subirne gli effetti in modo passivo.

  1. Il tema è stato al centro dell’evento “Come gestire la combinazione tra intelligenza umana e artificiale?” tenuto a Milano da SIA in collaborazione con OpenAI ↩︎
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