15 anni di dati.gov.it

Open data, Italia leader in Europa: ora la sfida è la qualità per l’IA



Indirizzo copiato

A quindici anni dalla nascita di dati.gov.it, AgID usa l’Open Data Day per fare il punto su risultati, qualità dei metadati, governance e nuove competenze. Con PNRR, DGA e IA, gli open data nella PA entrano in una fase orientata al riuso, al valore e alla qualità del dato

Pubblicato il 5 mag 2026

Antonio Romano

Dirigente dell’Area interoperabilità, dati e accessibilità di AgID



AI ricerca scientifica; decreto PNRR
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti

Il 10 e 12 marzo scorso, in occasione dell’Open Data Day – la manifestazione che promuove e diffonde la cultura del dato aperto – l’Agenzia per l’Italia Digitale ha celebrato con due webinar un doppio anniversario: i 15 anni del portale Dati.gov.it e i 15 anni della pubblicazione delle regole tecniche sui Database GeoTopografici.

L’anniversario è stato un’occasione per confrontarsi sui risultati raggiunti e, soprattutto, ragionare sulle nuove sfide all’orizzonte.

L’Italia tra i leader europei degli open data

Partiamo dal presente. È un dato di fatto, certificato dall’Open Data Maturity Report 2025, che l’Italia, con un punteggio del 95,6%, si conferma ‘trend-setter’, cioè tra i principali Paesi leader in Europa sul fronte dei dati aperti. Tra l’altro, nell’ultima rilevazione, l’Italia ha registrato un ulteriore miglioramento guadagnando, in un solo anno, ben due posizioni, attestandosi al 5° posto complessivo tra i Paesi dell’Unione Europea.

Questi risultati premiano gli sforzi profusi da AgID e da tutti gli enti/Amministrazioni che hanno consentito il popolamento di Dati.gov.it e hanno supportato la diffusione della cultura del dato aperto. Ma il traguardo raggiunto non è un punto di arrivo. Se, infatti, la prima fase era legata al concetto di trasparenza amministrativa e adempimento burocratico, oggi il paradigma è cambiato. La spinta del PNRR, l’entrata in vigore del Data Governance Act e, soprattutto, l’avvento dell’Intelligenza Artificiale impongono oggi una nuova sfida: considerare la qualità del dato come asset strategico.

Governance dei dati

Come sottolineato nel corso del webinar 15 anni di dati.gov.it: presente e futuro degli open data, c’è un tema, quello della qualità, che riguarda tutte le Autorità nazionali.

Sul portale data.europa.eu è presente una sezione che consente, a ciascun Paese, di verificare la qualità dei propri metadati, adottando una metodologia derivata dal sistema Metadata Quality Assessment (MQA) che attribuisce a ciascuna piattaforma nazionale un punteggio dato dalla somma dei punteggi pesati di 23 indicatori riconducibili alle cinque diverse dimensioni (reperibilità, accessibilità, interoperabilità, riutilizzabilità e contestualità) che si basano anche sui principi FAIR.

In base a questa metodologia, la piattaforma nazionale italiana raggiunge una valutazione di grado “Eccellente” con un punteggio pari a 375/405, collocandosi al primo posto tra i Paesi Europei: raggiungiamo, in particolare, il punteggio massimo in tre dimensioni (reperibilità, riutilizzabilità e contestualità) ed un punteggio comunque elevato nelle altre due (accessibilità e interoperabilità).

Alla tematica della qualità dei metadati si affianca poi il tema più ampio della qualità dei dati.

Qualità dei dati aperti e modelli di misurazione

Per parlare di qualità del dato dobbiamo riferirci a modelli che ci aiutino a valutare il patrimonio informativo allo stato attuale (As Is) e a verificare i processi organizzativi di data governance.

L’adozione di un modello mira, innanzitutto, a identificare delle dimensioni e a fornire metodi e criteri per misurare i dati: gli standard di riferimento sono le ISO/IEC 25012 (Data Quality Model) e la ISO/IEC 25024 (Measurement of Data Quality), «complementare» alla precedente. Ogni modello definisce un certo numero di dimensioni o caratteristiche: è ovviamente molto complesso misurare tutte le caratteristiche, ci si potrà limitare a un set minimale in relazione alla tipologia di dati da “misurare” ma non esiste un numero minimo valido per tutte le tipologie di dati.

Nelle Linee Guida Open Data di AgID e, recentemente, nelle Linee Guida per l’adozione dell’IA nella PA in corso di adozione è stato definito questo set minimo di caratteristiche (accuratezza, completezza, coerenza, tempestività a cui se ne aggiungono altre specifiche per i dati da utilizzare per l’IA) che può rappresentare un modello su cui basare la misura della qualità.

Questo anticipa, di fatto, quanto stabilito nella recente nuova Strategia europea dei dati (Data Union Strategy) in relazione alla necessità di procedere all’elaborazione di una norma europea sulla qualità dei dati che riguardi la completezza, la coerenza, la provenienza, la chiarezza semantica e la governance, aspetti che l’iniziativa italiana ha già contemplato. Tale esigenza nasce dalla constatazione della scarsa disponibilità di dati di alta qualità soprattutto per lo sviluppo dell’IA.

L’approccio top-down e le nuove competenze

Nonostante molte Amministrazioni, anche a livello locale, dimostrino, ormai da tempo, un’apprezzabile sensibilità sul tema della qualità, ci si trova spesso di fronte a un limite storico della nostra PA: l’eccessiva dipendenza dall’iniziativa dei singoli.

Il dato è un valore strategico per ogni Amministrazione e, in quanto tale, è l’intera organizzazione che ne deve essere consapevole. L’azione di miglioramento non può quindi che attuarsi secondo un approccio top-down che declini il valore strategico in attività operative che coinvolgano figure apicali, Responsabile della Protezione dei Dati e Responsabile della Transizione Digitale.

Peraltro, è inevitabile che il post-PNRR possa determinare nuove problematiche nella disponibilità di risorse, ma una gestione ottimale del dato – che lo monitori lungo tutto il suo ciclo di vita – costituisce una possibilità di efficientare l’azione amministrativa ed operativa nel suo complesso, determinando possibili razionalizzazioni nell’utilizzo delle risorse.

Un’altra leva fondamentale per garantire la sostenibilità e la qualità dei processi è la formazione, che però rischia di restare sterile se non calata in un contesto organizzativo pronto a recepirla. Non basta istruire il personale: serve un percorso strutturato che definisca chiaramente ruoli, responsabilità e processi di governance, auspicando l’introduzione di professionalità specifiche, come i Data Manager o i Data Scientist, in grado di assicurare un elevato livello di qualità per i nuovi sistemi basati sull’Intelligenza Artificiale.

Capacità di utilizzo dei dati

Se inizialmente il concetto di “open data” era inevitabilmente associato agli aspetti di trasparenza dell’azione della PA e, di conseguenza, all’assolvimento di un mero adempimento amministrativo, oggi sta diventando sempre più centrale per il processo di trasformazione digitale del Paese.

Il Regolamento (UE) 2023/138 ha ulteriormente rafforzato questo approccio individuando specifici domini tematici prioritari, definiti come dati di elevato valore (dati geospaziali, dai dati relativi all’osservazione della terra e all’ambiente, dai dati meteorologici, dai dati statistici, dai dati relativi alle imprese e alla proprietà delle imprese e dai dati relativi alla mobilità), con l’obiettivo di massimizzare l’impatto ambientale, economico, sociale e innovativo dei dati pubblici, garantendone la disponibilità immediata in formato aperto, gratuito e facilmente riutilizzabile in tutta l’UE.

Gran parte delle serie di dati di elevato valore, articolate in specifici dataset, richiede – in modo diretto o indiretto – l’associazione delle informazioni ad una componente spaziale, definita all’interno di un determinato sistema di riferimento. La componente geografica del dato, approfondita nel webinar “15 anni della pubblicazione delle regole tecniche sui Database GeoTopografici”, costituisce un asset rilevante per AgID. In coerenza con tale impostazione, da anni sono attive iniziative volte alla valorizzazione del patrimonio informativo delle Pubbliche Amministrazioni, in particolare dei Database GeoTopografici, e al supporto nella definizione di nuovi domini tematici interoperabili (es. SINFI, PELL-IP, ecc..) nell’ambito della prassi operativa definita come framework nazionale di interoperabilità dei dati geospaziali.

Il ruolo che AgID ha svolto nel processo di cambiamento è stato fondamentale: il crescente popolamento della piattaforma dati.gov.it e il conseguente incremento dei dati a disposizione ha di fatto reso inevitabile il cambio di prospettiva.

La fame di dati dei sistemi IA ha fatto poi il resto, fermo restando la necessità già affermata in precedenza da parte dei Data Owner di assicurare una elevata qualità dei dati e un costante monitoraggio lungo l’intero ciclo di vita dello stesso.

Si è quindi assistito ad un cambio quasi naturale di paradigma, da prevalentemente access centric, in cui il focus era incentrato sulla disponibilità del dato in qualsiasi forma e maniera, a use centric, in cui il focus si è spostato sull’utilizzo dei dati.

È peraltro evidente che questo cambio di paradigma è in linea con le possibilità previste dal Data Governance Act (DGA) che promuove il riutilizzo dei dati, non solo di quelli aperti, ma, con il rispetto di alcune condizioni, anche di quelli soggetti a limitazioni.

A tal proposito, in conformità a quanto previsto dal D. Lgs. n. 144/2024, ricordiamo che è possibile presentare ad AgID le istanze per essere iscritti nel Registro dei fornitori dei servizi di intermediazione dati (artt. 13 e 26 del DGA) ovvero nel Registro delle organizzazioni per l’altruismo dei dati (artt. 23 e 26 del DGA).

Evoluzione della piattaforma dati.gov.it

Il cambio di paradigma di cui si accennava si traduce, a livello operativo, nell’evoluzione conseguente del portale nazionale dei dati con tante nuove funzionalità, molte delle quali già avviate negli ultimi mesi, a partire dalla nuova sezione progettata per stimolare l’utilizzo del patrimonio informativo pubblico, anche attraverso esempi concreti di come gli open data possano generare valore.

Questa nuova sezione è pensata come una vetrina di idee, di servizi, di applicazioni ognuna della quale è descritta attraverso schede informative per facilitare il contatto tra i riutilizzatori e i titolari dei dati. È uno spartiacque fondamentale per l’ecosistema digitale nazionale in quanto concretizza la transizione dalla cultura della trasparenza alla cultura del dato orientata al valore.

Le informazioni raccolte potranno essere la base per analisi più dettagliate sulla tipologia e le categorie dei dati più riutilizzati, sulle iniziative sviluppate e su benefici e impatto creati.

Tali analisi possono riguardare anche le caratteristiche e le modalità dei dati pubblicati nel portale sulla base delle informazioni di monitoraggio dinamico disponibili nella relativa sezione, anch’essa aggiornata di recente.

Un’altra novità riguarda la qualità dei metadati: per ciascun dataset viene visualizzato il livello di qualità derivato dal sistema MQA del portale europeo data.europa.eu, con un collegamento anche alla singola scheda in cui sono presenti i dettagli su tutti gli indicatori.

Infine, AgID sta lavorando anche per attuare quanto previsto nel cosiddetto Data Governance Act, a partire dallo sportello unico nazionale, e per integrare strumenti di IA al fine di far diventare dati.gov.it un portale di accesso sempre più centrale ai dati della pubblica amministrazione italiana.

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x