Il 29 aprile scorso l’AGCOM ha compiuto un passo che solo apparentemente riguarda una questione tecnica: la sopravvivenza del giornalismo professionale nell’era dell’intelligenza artificiale. È un argomento attuale, non a caso ieri ricorreva la Giornata mondiale della libertà di stampa, ed estremamente rilevante.
Nella sua qualità di Coordinatore per i servizi digitali per l’Italia, l’Autorità ha trasmesso alla Commissione europea una richiesta di valutazione dei servizi AI di Google, chiedendo se le interfacce AI Overviews (AIO) e AI Mode rispettino gli articoli 27, 34 e 35 del Digital Services Act. Non una sentenza, sia chiaro, ma l’attivazione di strumenti che l’Europa si è data, a volte con lentezza, talvolta con scarsa efficacia, per governare i giganti del digitale.
Indice degli argomenti
Agcom su Google AI Overviews: piattaforme, editori e regolatori
Il contesto in cui si inserisce l’iniziativa di AGCOM è quello di uno scontro ormai aperto tra piattaforme, editori e regolatori sul destino economico dell’informazione online. Per oltre un decennio il rapporto si è giocato sul terreno della visibilità e della raccolta pubblicitaria; con i sistemi generativi il baricentro si sposta ancora più avanti, perché non si tratta più solo di indicizzare o aggregare contenuti, ma di rielaborarli e restituirli all’utente in forma sintetica, riducendo ulteriormente il passaggio verso la fonte originaria.
È qui che la questione del copyright si intreccia con quella del pluralismo, della concorrenza e della sostenibilità industriale del giornalismo.
Google AI Overviews e gli editori: la segnalazione della FIEG
Il punto di partenza è una segnalazione della FIEG, che ha denunciato effetti pregiudizievoli per utenti e imprese italiane derivanti da AI Overviews. Il meccanismo è noto: l’utente interroga Google, l’algoritmo sintetizza una risposta e la mostra in cima alla pagina. I link alle fonti originali ci sono, ma defilati, quasi decorativi. Nessun clic. Nessuna necessità di visitare il sito dell’editore. Nessun ricavo pubblicitario per chi ha prodotto quella notizia.
I numeri evidenziano una trasformazione strutturale. Secondo il Reuters Institute, su un campione di oltre 2.500 siti, il traffico da Google verso gli editori è calato del 33% nel 2025. Solo nell’8% dei casi gli utenti aprono un risultato di ricerca dal sommario AI e il link nel riquadro viene cliccato nell’1% dei casi.
Il Pew Research Center ha fotografato il paradosso: con AI Overview presente, solo il 21% degli utenti clicca su un link, in assenza del servizio il 56% procede sul sito. In Italia, attiva dal 26 marzo 2025, la funzionalità ha già prodotto perdite di traffico tra il 10% e il 40% per i siti più colpiti.
Google AI Overviews, cause internazionali
Non si tratta di un fenomeno solo europeo. Negli Stati Uniti, Penske Media (editore di Rolling Stone e Billboard) ha trascinato Google in tribunale nel settembre 2025, documentando perdite superiori al 30% dei ricavi. I suoi dirigenti hanno testimoniato: “Gli utenti leggono l’overview e si fermano lì…”.
A febbraio 2025, Chegg, piattaforma educativa, ha citato Google per pratiche monopolistiche, con un crollo del traffico del 49% nel solo gennaio. Il 9 dicembre 2025 la Commissione Europea ha aperto un’indagine antitrust formale su queste pratiche.
AGCOM, Google AI Overviews e il rischio per il pluralismo
Sul versante italiano, la FIEG ha evidenziato non solo la perdita economica, ma un rischio sistemico per il pluralismo: la riduzione della visibilità mette a repentaglio soprattutto gli editori più piccoli e indipendenti. C’è poi il problema delle “allucinazioni”: le risposte AI possono contenere errori o informazioni inventate senza che l’utente possa verificarne facilmente le fonti.
Su questo è necessaria una presa di posizione chiara: i contenuti di qualità sono prodotti dai giornalisti e dagli editori. Se qualche meccanismo, per quanto possa apparire utile all’utente in termini di rapidità di consultazione, fa scomparire interi settori di mercato, subentra un problema di pluralismo e di democrazia. Non è una questione tecnica, ma culturale.
Oltre Google AI Overviews: copyright, equo compenso e regole
AGCOM ha dunque chiesto a Bruxelles di valutare se AIO e AI Mode violino gli obblighi DSA sulla mitigazione dei rischi sistemici per la libertà di informazione (artt. 34 e 35) e sulla trasparenza dei sistemi di raccomandazione (art. 27). Ma la partita non si esaurisce nel DSA. Nella stessa seduta, l’Autorità ha istituito un tavolo permanente tra piattaforme ed editori su copyright, intelligenza artificiale e pluralismo. Non è un tavolo che parte dal nulla: con la delibera 3/23/CONS l’Autorità ha già dettato i criteri per la determinazione dell’equo compenso dovuto per l’utilizzo online delle pubblicazioni di carattere giornalistico. È evidente la competenza Agcom su un aspetto cardine per la tenuta del sistema delle comunicazioni: i contenuti non vanno solo distribuiti, vanno pagati.
Giornalismo e AI dopo Google Overviews: una questione democratica
Le nuove tecnologie sono una grande opportunità di progresso. Il problema nasce quando lo strumento ridefinisce, senza regole condivise, le relazioni economiche tra chi crea valore e chi lo distribuisce. Informazione di qualità, pluralismo delle fonti, sostenibilità degli editori: non sono valori negoziabili per un sistema democratico come il nostro.












