salute mentale

Parlare con l’AI non è terapia: cosa cambia per chi cerca supporto psicologico



Indirizzo copiato

La crescita della domanda di supporto psicologico ha favorito terapia online, piattaforme digitali e nuovi modelli di promozione professionale. L’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa apre ulteriori scenari, soprattutto per i giovani, tra accessibilità, rischi emotivi, privacy e confini ancora incerti

Pubblicato il 20 mag 2026

Massimiliano Moschin

Dottore di ricerca in sociologia e internet studies



salute mentale (1); whistleblowing Prevenzione personalizzata
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti

Chi frequenta le piattaforme digitali si sarà accorto di come ci sia stata una progressiva spinta alla proposta di servizi di supporto di tipo psicologico, in costante aumento.

Sin qui nulla di male, anzi, il fatto stesso che negli anni sia venuto meno un certo stigma verso la salute mentale e il ricorrere all’aiuto di professionisti per affrontare momenti di debolezza emotiva o crisi personali non può che essere visto in forma positiva.

Ma che succede quando i servizi di questo tipo entrano in ambienti governati da algoritmi, intelligenza artificiale e da logiche di massimizzazione delle performance? Forse qualche riflessione va fatta, soprattutto se si pensa ai nativi digitali, nello specifico i ragazzi della Generazione Z (nati tra 1997 e 2012), che considerano questi ambienti virtuali come una naturale estensione della realtà.

Contesti in cui si è costantemente bombardati da contenuti che puntano a proporre modelli incentrati sulla perfezione di sé, sia a livello fisico che performativo, sono infatti ambienti ideali per fare leva sui punti di debolezza e le crepe emotive che emergono nel corso dell’età giovanile (ma non solo) per chi fruisce di contenuti prodotti da content creator o influencer professionisti.

Quindi diventa cruciale scegliere il supporto giusto muovendosi a cavallo fra reali psicologi, applicazioni, coach, corsi di vario tipo con una variabile molto critica di recente introduzione. Infatti, la grande novità apportata dall’intelligenza artificiale generativa permette non solo di dialogare con una macchina per farle fare delle cose, ma anche per parlare e chiedere opinioni, siamo quindi sicuri che usare questa funzione sia totalmente privo di rischi se lo si fa in modo del tutto simile a una seduta con un terapista?

L’aumento della richiesta di supporto psicologico

Su questa situazione indubbiamente la pandemia da Covid-19 ha avuto un effetto di accelerazione e probabilmente in qualche modo ha segnato uno spartiacque, dato che nel corso del 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stimava un aumento di casi nel mondo di ansia e depressione del 25%, con una relativa crescita della domanda di cure e supporto psicologico (Morin, Bjorvatn, Chung, Holzinger, Partinen, Penzel, Espie, 2021; Kupcova, Danisovic, Klein, Harsanyi, 2023). Quello dell’insorgenza di queste richieste a livello assistenziale era in realtà già emerso da precedenti studi, almeno per quanto riguarda il quadro europeo (Neil, Nolan, 2012, 2023), attestando come esistesse un substrato di evidente richiesta di supporto, ma anche come la risposta in termini di servizi non fosse spesso adeguata, non riuscendo soprattutto ad intercettare la totalità dei pazienti potenziali (Barbui, Alonso, Chisholm, Evans-Lacko, Keynejad, Lazeri, Gastaldon, 2025).

Soffermandosi sul contesto europeo, la situazione appare particolarmente dirimente, dato che l’Eurostat, l’ente che si occupa di raccogliere e pubblicare dati statistici sui Paesi dell’Unione, rilevava nel 2022 che il 4,1% del totale dei decessi dei 27 Stati membri fosse imputabile a patologie mentali. Nonostante una crescente consapevolezza sulle malattie mentali però l’accesso alle cure appare ancora lacunoso per molti nel mondo, stimando di raggiungere solo il 30% dei malati (Dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, 2022).

Non stupisce quindi che in un contesto emergenziale come quello pandemico, in cui le abitudini sono cambiate drasticamente, lo siano state anche quelle legate all’avvicinamento al supporto per il benessere psicologico, con un cambiamento nella percezione e, di riflesso, nell’affidabilità delle piattaforme e dei contesti digitali (Khan, Khan, Begum, Qureshi, 2024).

Durante l’emergenza da Covid-19 si osservò inoltre un calo nell’utilizzo di alcune forme tradizionali di assistenza causate dalle limitazioni negli spostamenti, ma un aumento importante nei servizi di telemedicina e supporto remoto, come la consulenza psicologica online.

L’Italia nello specifico si è dimostrata un caso interessante per la digitalizzazione di alcune pratiche, compresa la ricerca e il supporto psicologico. Basti pensare che a livello di assistenza, il ricorso a servizi di questo tipo è arrivato a toccare quasi il 30% dell’intera popolazione nel 2023 secondo il 36° Rapporto Italia di Eurispes (2024), mentre una ricerca svolta da GPF Inspiring Research (2024) per conto dell’Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Psicologi (ENPAP), rileva un incremento dal 29% del 2020 a un 39% nel 2024. Un disagio che risulta particolarmente significativo per i giovani, con addirittura stime di criticità vicine al 70% di soggetti che hanno sentito necessità di supporto psicologico negli ultimi 5 anni, come rilevato su un campione rappresentativo di individui fra i 15 e i 35 in una ricerca svolta dal Consiglio Nazionale dei Giovani (CNG) in collaborazione con l’istituto di ricerca EU.R.E.S e pubblicata nel 2025.

Date queste premesse, non è strano che il settore della psicologia si sia evoluto dal 2020, prendendo al volo l’opportunità di integrare un approccio tradizionale in favore di uno ibrido o pienamente digitale, tanto che la terapia online è stata sdoganata proprio grazie alla pandemia (Marazziti, Pozza, Di Giuseppe, Conversano, 2020; Mancinelli, Gritti, Schiano Lomoriello, Salcuni, Lingiardi, Boldrini, 2021), mostrando un’efficacia anche all’interno dell’ecosistema digitale (Giordano, Ambrosiano, Graffeo, Di Caro, Gullo, 2022; Carbone, Zarfati, Nicoli, Paulis, Tourjansky, Valenti, Imperatori, 2022).

Non sorprende così che la terapia online nel nostro Paese abbia toccato dei livelli di quote interessanti in pochi anni, tanto che del circa 30% di italiani che hanno cercato supporto psicologico, il 10% lo ha fatto online (36° Rapporto Italia Eurispes). Si tratta insomma di un trend interessante, che ha accompagnato anche la crescita del settore, con aumenti nelle fila degli psicologi e dei terapeuti, basti pensare che gli iscritti all’ordine sono passati dai circa 78.000 del 2010, ai quasi 117.000 del 2020, per arrivare nel 2025 a quota 147.941, di cui più o meno 74.000 abilitati alla psicoterapia (Dati Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi).

Tra marketing, promozione e platformizzazione

Internet ormai è a pieno titolo un prodotto maturo e anche determinate metodologie di ricerca all’interno dei suoi ambienti sono entrate a far parte della prassi dei ricercatori, non sorprende quindi che sia diventato un veicolo e un terreno di ricerca anche per la psicologia (Scerrati, Marzola, Villani, Lugli, D’Ascenzo, 2021). Se, come osservato, il Covid-19 è stata una spinta all’innovazione, non stupisce che l’ambito della consulenza psicologica sia uscito dagli studi fisici per avvicinarsi ai pazienti ovunque essi si trovino, grazie alla connessione. Questa necessità è stata rilevata da alcuni studi che ne certificano l’efficacia e l’utilità (Panetta, Facchinetti, Bagliacca, Clemente, Manzionna, Cis, Bergamaschi, 2021).

L’esperienza in emergenza ha permesso agli specialisti di mantenere il percorso di terapia nonostante le limitazioni spaziali, attraendo anche nuovi individui, attraverso diverse iniziative che contemplavano anche l’anonimato nell’accesso (Amistadi, Civettini, Coelli, Dalvit, Menapace, Riccio, Zini, 2021), tanto che i percorsi online sono stati giudicati un modello integrabile nella prassi di erogazione dell’assistenza (Parolin, 2024).

Questo fenomeno non incontra grandi criticità finché ci si rivolge a professionisti che si conoscono già o a progetti in cui si accede a terapie attraverso una disponibilità volontaristica di psicologi. Nel momento in cui però si sente la necessità di ricevere supporto, ma non si passa per il tradizionale canale del passaparola, il web può diventare lo strumento di ricerca e selezione del giusto terapeuta e qui entra in gioco il marketing. Il mercato degli psicologi infatti negli ultimi anni ha visto una rapida evoluzione delle sue forme di comunicazione non solo nelle strategie ma anche nelle tecnologie di proposta.

Piattaforme come Unobravo e Serenis hanno iniziato a proporre sul mercato italiano servizi di e-therapy o web counseling mediante le loro soluzioni software a cui gli psicologi possono iscriversi e proporre i propri servizi, ma anche diversi professionisti hanno iniziato a lanciarsi in questa opportunità fornita dalla visibilità che il web offre all’interno di piattaforme di social network come Instagram e TikTok, creando una discussione sulla distinzione concettuale tra analisi tradizionale e interventi terapeutici online (Lo Cascio, 2020).

Il tema della terapia online non è banale anche prendendo in considerazione la salvaguardia di dati personali e dei contenuti delle conversazioni (Vargiu, 2021), ma anche gli impatti che la tecnologia e i linguaggi dei social network impongono tanto nella promozione che nell’erogazione dei servizi di supporto psicologico. Appare allora così normalizzata una forma promozionale che vede gli specialisti diventare content creator o veri e propri testimonial per campagne pubblicitarie digitali dove, a fianco all’esperienza, viene premiata anche la capacità di stare davanti a una fotocamera e dall’abilità nella creazione e diffusione di contenuti, tanto che alcuni psicologi sono diventati veri e propri influencer. Se tutto questo, beninteso, è lecito non andando contro alle prescrizioni del codice deontologico, potrebbe sorgere qualche interrogativo sulle aspettative e sulle modalità di selezione di un professionista da chi, magari molto giovane, si approccia per la prima volta al bisogno di supporto a livello di salute mentale (Barnett, 2025).

Un’altra implicazione, non secondaria, per l’esperienza di supporto alla salute mentale e sulla sua proposta, è il peculiare ambiente in cui questi servizi vengono offerti o erogati: piattaforme chiuse, ovvero che richiedono un account con login per il loro accesso. La loro morfologia non ha infatti quasi mai un impatto neutrale su quello che avviene all’interno (Hein, Schreieck, Riasanow, Setzke, Wiesche, Böhm, Krcmar, 2020; Hallinan, Scharlach, Shifman, 2022).

Di conseguenza anche la pratica psicologica online subisce logiche di platformizzazione, per cui questi contesti digitali diventano fondamentali non solo per l’erogazione dei servizi ma hanno un impatto sulla struttura del mercato stesso, imponendo nuovi standard, subendo l’impatto di logiche algoritmiche, tali per cui la visibilità o la premialità esula dalle normali prassi professionali, ma si incrocia con aspetti di performance tipici dei software, con un’autonomia limitata per il professionista, che diventa non solo testimonial diretto del proprio lavoro ma anche commerciale di sé stesso, mettendo alla prova il legame fra etica, deontologia e logiche di piattaforma (Bonifacio, 2024).

Utilizzo non normato delle piattaforme: l’intelligenza artificiale

Le piattaforme, nonostante i loro limiti e i loro aspetti critici, garantiscono però un minimo di controllo e di meccanismo di feedback, quindi i professionisti sono esposti anche al giudizio e al meccanismo delle recensioni (dos Santos, Romano, Azzolini, César, Ferraço, Rozo-Rojas, 2025). Ma che cosa succede per soggetti fragili come i più giovani, che sentano il bisogno di un confronto con qualcuno, di aprirsi e mettere a nudo le proprie paure, le difficoltà e le debolezze?

Per chi oggi non riesce ancora a superare lo stigma verso il supporto psicologico, non ha la disponibilità economica di intraprendere un percorso terapeutico o, peggio, non riconosca la necessità di rivolgersi a un professionista, esiste uno strumento tanto potente quanto pericoloso, se usato in modo sbagliato, con cui dialogare: le piattaforme di intelligenza artificiale generativa. Oggi infatti si può parlare con una macchina senza filtri, senza barriere emotive, a qualsiasi ora, in modo contestuale rispetto a un sentimento preciso, privati di alcun tempo di latenza, spesso in modo totalmente gratuito o a un costo irrisorio rispetto a un complesso percorso di assistenza professionale (Torous et al., 2025).

Se questi approcci sono guidati da professionisti il rischio di peggiorare la condizione di salute mentale è abbastanza sotto controllo, anzi può addirittura essere utile istruire agenti di AI per pre-test o fasi di colloquio all’interno di un preciso percorso (Voronin, Palenova, 2024, Giray, 2025). Si tratta però di strumenti non privi di rischi, se infatti alcuni specialisti ne riconoscono le potenzialità, gli stessi non ne sottostimano la pericolosità classificandoli come soluzioni che possano affiancare una terapia in corso o come metodo di avvicinamento al supporto soprattutto per disagi di tipo lieve, ma non sostituire un terapeuta umano (Raile, 2024). Gli strumenti di intelligenza artificiale non sarebbero infatti in grado di sostituire una diagnosi clinica attendibile e il progressivo impiego della tecnologia dell’intelligenza artificiale potrebbe normalizzarne utilizzi impropri, abbassando la soglia di attenzione verso rischi quali la privacy delle informazioni che si riversano al suo interno e l’impatto che l’algoritmo può avere sulle persone a livello di emozioni e comportamenti (Walter, 2024).

Queste considerazioni diventano particolarmente rilevanti se ci si sofferma sull’utilizzo che la Generazione Z fa di strumenti di intelligenza artificiale, riconoscendone un’utilità proprio per il supporto emotivo, sia per la facilità di accesso che per la natura non giudicante qualsiasi sia l’input che viene dato al software (Babu, Yusuf, Eni, Jaman, Sharmin, 2024). Questo spazio percepito come sicuro e intimo nasconde alcune opacità sulla sicurezza e privacy, ma anche sull’impiego delle informazioni che si condividono al suo interno, soprattutto nel campo della salute individuale (Albahri, Duhaim, Fadhel, Alnoor, Baqer, Alzubaidi, Deveci, 2023), però continua ad essere accattivante e invitante per la personalizzazione dell’interazione, lo stile veloce e diretto nelle risposte e la libertà di espressione (Vitezić, Perić, 2021).

Proprio l’utilizzo come supporto emotivo e psicologico presenterebbe alcuni aspetti preoccupanti quali la convinzione di apprendere come gestire in autonomia la propria salute mentale senza un confronto con un professionista, la mancanza di controllo sulla rievocazione di eventuali eventi legati a traumi irrisolti e la totale mancanza di sincera empatia da parte di un software che manca di profondità nella comprensione profonda degli stati emotivi dell’umano con cui è in dialogo, senza contare che questi elementi, se affrontati in modo superficiale possono essere paradossalmente fonte di piacere, portando a una dipendenza da presunta “terapia” per il proprio benessere mentale (Kavitha, Joshith, Sharma, 2024).

La tecnologia e gli impatti sulla gestione della salute mentale

Uno psicologo in carne e ossa è soggetto a rispettare il Codice Deontologico, tanto nella parte della promozione dei propri servizi (articoli 39 e 40) che nel suo comportamento verso i pazienti, ha quindi delle norme e una deontologia che ne guidano l’operato, cosa che una tecnologia non ha a meno di non essere progettata e programmata per seguirne i precetti.

Se quindi la parte di promozione della professione non ha determinate premesse, eccetto la veridicità della propria qualifica e sulle aree di intervento, senza presentare contenuti ingannevoli nel rispetto della trasparenza e della scientificità del proprio operato, il web presenta ancora qualche margine di assenza di prescrizioni di legge, dato che le piattaforme come i social network e le applicazioni non sono completamente normate e premiano i professionisti con più capacità mediatica o di impatto a livello di network e metriche quantitative.

Altro discorso quello sull’utilizzo delle piattaforme come principale strumento non solo di marketing, ma di erogazione dei propri servizi. Qui gli psicologi corrono il rischio di piegarsi troppo alle loro logiche interne adottandone il linguaggio per massimizzarne i livelli di engagement a discapito della perdita di una certa linea di presentazione di sé, delegando anche in parte una quota di reputazione individuale, tesa a ricercare maggiormente la favorevolezza degli utenti piuttosto che un puro focus sull’esercizio della professione. Insomma ai professionisti è richiesto un impegno notevole per bilanciare le tentazioni del marketing digitale e mantenere un’integrità professionale a discapito della standardizzazione della propria presenza online rispetto ai linguaggi che le piattaforme premiano di più.

Infine la riflessione sull’impatto dell’intelligenza artificiale risulta particolarmente critica, non tanto per l’uso di tecnologia da parte dei professionisti, quanto dell’impiego indiscriminato da parte dei più giovani, che in questo contesto storico appaiono anche i più bisognosi di supporto. Ecco quindi che forse, il miglior strumento di prevenzione, è proprio la comunicazione dell’ambito della salute mentale, della sua importanza e del valore che ha il chiedere aiuto, potendo trovare in modo semplice un’offerta di servizi variegata ed efficace nell’affiancare le persone a risolvere le proprie difficoltà. Insomma se non si può proibire l’uso indiscriminato di una tecnologia, dall’altro si può fare un efficace marketing della conoscenza e dell’accettazione di determinati stati emotivi, proponendo valide alternative all’auto-medicazione che rischia di essere più dannosa che altro. La domanda che resta aperta però è quella legata a chi si dovrebbe occupare di questa attività in modo integrato e capillare.

Bibliografia

Morin, C. M., Bjorvatn, B., Chung, F., Holzinger, B., Partinen, M., Penzel, T., … & Espie, C. A. (2021). Insomnia, anxiety, and depression during the COVID-19 pandemic: an international collaborative study. Sleep medicine, 87, 38-45.

Kupcova, I., Danisovic, L., Klein, M., & Harsanyi, S. (2023). Effects of the COVID-19 pandemic on mental health, anxiety, and depression. BMC psychology, 11(1), 108.

Neil, B., & Nolan, P. (2023). Mental health services in Europe: Provision and practice. CRC Press.

Barbui, C., Alonso, J., Chisholm, D., Evans-Lacko, S., Keynejad, R. C., Lazeri, L., … & Gastaldon, C. (2025). Mental health service coverage and gaps among adults in Europe: a systematic review. The Lancet Regional Health–Europe, 57.

World Health Organization. (2022). WHO European framework for action on mental health 2021–2025. World Health Organization. Regional Office for Europe.

Khan, M., Khan, N., Begum, S., & Qureshi, M. I. (2024). Digital future beyond pandemic outbreak: systematic review of the impact of COVID-19 outbreak on digital psychology. foresight, 26(1), 1-17.

Marazziti, D., Pozza, A., Di Giuseppe, M., & Conversano, C. (2020). The psychosocial impact of COVID-19 pandemic in Italy: A lesson for mental health prevention in the first severely hit European country. Psychological Trauma: Theory, Research, Practice, and Policy, 12(5), 531.

Mancinelli, E., Gritti, E. S., Schiano Lomoriello, A., Salcuni, S., Lingiardi, V., & Boldrini, T. (2021). How does it feel to be online? Psychotherapists’ self-perceptions in telepsychotherapy sessions during the COVID-19 pandemic in Italy. Frontiers in Psychology, 12, 726864.

Giordano, C., Ambrosiano, I., Graffeo, M. T., Di Caro, A., & Gullo, S. (2022). The transition to online psychotherapy during the pandemic: a qualitative study on patients’ perspectives. Research in Psychotherapy: Psychopathology, Process, and Outcome, 25(3), 638.

Carbone, G. A., Zarfati, A., Nicoli, M. S., Paulis, A., Tourjansky, G., Valenti, G., … & Imperatori, C. (2022). Online psychological counselling during lockdown reduces anxiety symptoms and negative affect: Insights from Italian framework. Clinical Psychology & Psychotherapy, 29(1), 367-372.

Scerrati, E., Marzola, G., Villani, C., Lugli, L., & D’Ascenzo, S. (2021). Nuovi scenari per gli esperimenti in psicologia: la modalità online. Giornale italiano di psicologia, 48(4), 843-863.

Bonifacio, F., Professionisti di piattaforma. Un’analisi della piattaformizzazione dei campi professionali in ambito medico e psicologico, in Pai, I. P. (ed.), Il welfare alla prova delle piattaforme. Lavoro e servizi di cura nella transizione digitale, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Milano — ITA 2024: 326- 344 [https://hdl.handle.net/10807/274461]

Panetta, M., Facchinetti, F. G., Bagliacca, E. P., Clemente, M., Manzionna, F., Cis, M., … & Bergamaschi, S. (2021). IL SUPPORTO PSICOLOGICO ONLINE DURANTE IL PRIMO LOCKDOWN ITALIANO DA PANDEMIA COVID-19. Psichiatria e Psicoterapia, 40(2).

Amistadi, M. P., Civettini, C., Coelli, D., Dalvit, I., Menapace, B. A., Riccio, G., & Zini, A. (2021). Lo psicologo dell’emergenza e le nuove tecnologie al tempo del Covid-19. Un lavoro di squadra a sostegno della popolazione più vulnerabile. Rivista di Psicologia dell’Emergenza e dell’Assistenza Umanitaria, 24, 6-26.

Parolin, L. (2024). Aspetti giuridici e deontologici della terapia online. Journal of Psychosocial Systems, 8(2), 75-80.

Vargiu, N. (2021). Psicologia online. Ronzani Editore.

Lo Cascio, S. (2020). Ri-considerazioni sulla Psicoanalisi on-line. Periodico annuale/Annual magazine N. 4-2020, 192.

Barnett, J. E. (2025). Ethical advertising and marketing for mental health practitioners. Practice Innovations.

Hallinan, B., Scharlach, R., & Shifman, L. (2022). Beyond neutrality: Conceptualizing platform values. Communication Theory, 32(2), 201-222.

Hein, A., Schreieck, M., Riasanow, T., Setzke, D. S., Wiesche, M., Böhm, M., & Krcmar, H. (2020). Digital platform ecosystems. Electronic markets, 30(1), 87-98.

Torous, J., Linardon, J., Goldberg, S. B., Sun, S., Bell, I., Nicholas, J., … & Firth, J. (2025). The evolving field of digital mental health: current evidence and implementation issues for smartphone apps, generative artificial intelligence, and virtual reality. World Psychiatry, 24(2), 156-174.

dos Santos, C. H., Romano, A. L., Azzolini, W., César, F. I. G., Ferraço, F., & Rozo-Rojas, I. (2025). State of the art and future directions of Healthcare 4.0: a Systematic Literature Review. IEEE Access.

dos Santos, C. H., Romano, A. L., Azzolini, W., César, F. I. G., Ferraço, F., & Rozo-Rojas, I. (2025). State of the art and future directions of Healthcare 4.0: a Systematic Literature Review. IEEE Access.

Voronin, A. N., & Palenova, V. V. (2024). The Future of Psychology: Is Effective Interaction with ChatGPT Possible?. RUDN Journal of Psychology and Pedagogics, 21(3), 831-857.

Giray, L. (2025). Cases of using ChatGPT as a mental health and psychological support tool. Journal of Consumer Health on the Internet, 29(1), 29-48.

Raile, P. (2024). The usefulness of ChatGPT for psychotherapists and patients. Humanities and Social Sciences Communications, 11(1), 1-8.

Babu, M. A., Yusuf, K. M., Eni, L. N., Jaman, S. M. S., & Sharmin, M. R. (2024). ChatGPT and generation ‘Z’: A study on the usage rates of ChatGPT. Social Sciences & Humanities Open, 10, 101163.

Kavitha, K., Joshith, V. P., & Sharma, S. (2024). Beyond text: ChatGPT as an emotional resilience support tool for Gen Z–A sequential explanatory design exploration. E-learning and Digital Media, 20427530241259099.

Walter, Y. (2024). The future of artificial intelligence will be “next to normal”—a perspective on future directions and the psychology of AI safety concerns. Nature Anthropology, 2(1), 10001.

Albahri, A. S., Duhaim, A. M., Fadhel, M. A., Alnoor, A., Baqer, N. S., Alzubaidi, L., … & Deveci, M. (2023). A systematic review of trustworthy and explainable artificial intelligence in healthcare: Assessment of quality, bias risk, and data fusion. Information Fusion, 96, 156-191.

Vitezić, V., & Perić, M. (2021). Artificial intelligence acceptance in services: connecting with Generation Z. The Service Industries Journal, 41(13-14), 926-946.

SITOGRAFIA

https://unric.org/it/oms-covid-19-aumenta-del-25-i-casi-di-ansia-e-depressione

https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Mental_health_and_related_issues_statistics

https://www.enpap.it/DOC/CS/08-CS-CRESCEILBISOGNODIPSICOLOGIA.PDF

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x