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Cloud federato tra Regioni, la nuova fase della PA digitale



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La trasformazione cloud della Pubblica Amministrazione regionale entra in una fase più matura. Dopo la spinta della Strategia Cloud Italia e del PNRR, crescono attenzione ai costi, governance del dato, cloud repatriation e modelli federati tra Regioni

Pubblicato il 27 mag 2026

Leucio Maturo

Funzionario informatico



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Nel corso degli ultimi anni la trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione regionale italiana ha trovato un pilastro fondamentale nella Strategia Cloud Italia. Tale strategia ha rappresentato un punto di svolta, orientando le Regioni verso un progressivo abbandono delle infrastrutture tradizionali in favore di modelli cloud più scalabili, resilienti e sicuri.

Sospinte non solo dalle potenzialità offerte dal cloud ma anche da una leva straordinaria come il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, molte amministrazioni comprese quelle sanitarie, hanno intrapreso un percorso di trasformazione profondo, avviando e in molti casi completando la migrazione dei servizi ordinari e critici verso i principali cloud provider globali, tra cui Amazon Web Services, Google Cloud e Microsoft Azure, oltre che verso il Polo Strategico Nazionale; un’accelerazione resa possibile in particolare dalla misura 1.2 del PNRR, dedicata alla migrazione dei dati e dei servizi della Pubblica Amministrazione verso ambienti cloud qualificati, interventi che hanno fornito risorse economiche, linee guida operative e un quadro strutturato per accompagnare gli Enti in un cambiamento tanto necessario quanto strategico.

Strategia Cloud Italia e PNRR nella PA regionale

Questa evoluzione ha consentito di ottenere risultati significativi in termini di velocità di provisioning, flessibilità operativa e continuità del servizio. Esperienze analoghe anche nel settore privato dimostrano come il passaggio al cloud possa comprimere drasticamente i tempi di deploy e migliorare l’efficienza complessiva: ad esempio, migrazioni complesse di decine di server sono state completate in poche settimane, con modelli di costo “pay-per-use” e maggiore agilità operativa.

Tuttavia, superata la fase iniziale di entusiasmo e adozione, le amministrazioni stanno oggi maturando una consapevolezza più critica e strutturata.

Costi: da opportunità a variabile critica

Uno dei primi elementi emersi riguarda la crescita dei costi. Se inizialmente il cloud è stato percepito come leva di efficienza economica, nel tempo sono diventati evidenti alcuni aspetti più complessi come lo storage, che con l’aumento esponenziale dei dati, genera costi ricorrenti sempre più rilevanti, i servizi gestiti introducono canoni difficilmente comprimibili e soprattutto i modelli tariffari, spesso articolati, rendono complessa la previsione della spesa.

Per le amministrazioni pubbliche, chiamate a operare in contesti di forte responsabilità e trasparenza, la sostenibilità economica diventa quindi un fattore determinante.

Governance dei dati pubblici e controllo delle infrastrutture

Accanto al tema dei costi, emerge con forza quello della governance dei dati.

La migrazione verso cloud pubblici, soprattutto extra-europei, ha sollevato interrogativi sempre più concreti su:

sovranità e localizzazione del dato;
controllo effettivo delle infrastrutture;
conformità alle linee guida dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale;
gestione dei rischi legati alla dipendenza da fornitori esterni.

Il dato pubblico non è semplicemente un asset tecnologico: è un patrimonio strategico, che richiede garanzie elevate in termini di sicurezza, accessibilità e controllo.

Verso modelli più maturi: cloud ibrido e privato

In risposta a queste criticità, molte amministrazioni stanno evolvendo le proprie strategie, adottando modelli più articolati e consapevoli:

cloud ibrido, per bilanciare flessibilità e controllo;
cloud privato, per i servizi più sensibili;
approcci multi-cloud, per ridurre il rischio di lock-in.

Non si tratta di un ripensamento, ma di una naturale evoluzione verso una maggiore maturità digitale: il cloud non è più una destinazione, ma uno strumento da governare con precisione.

Il fenomeno della cloud repatriation nella PA

In questo scenario si sta affermando con crescente evidenza anche nel settore pubblico il fenomeno della cloud repatriation, ovvero il rientro totale o parziale di applicazioni e dati dai cloud pubblici verso infrastrutture on-premise o ambienti di cloud privato, una scelta che non rappresenta un passo indietro ma piuttosto l’espressione di una maggiore maturità strategica, maturata nel tempo, che porta le amministrazioni a voler contenere e rendere più prevedibili i costi soprattutto per i workload stabili, a recuperare un controllo diretto e più consapevole su dati e infrastrutture, a migliorare le performance dei sistemi più critici e, in modo sempre più rilevante, a ridurre la dipendenza dai grandi cloud service provider globali, evitando forme di lock-in tecnologico e rafforzando al contempo la propria autonomia decisionale e operativa, delineando così per la Pubblica Amministrazione regionale un percorso di riequilibrio architetturale che consente di valorizzare quanto appreso nella prima fase di adozione del cloud e di costruire modelli più sostenibili, governabili e coerenti con le esigenze di lungo periodo.

Cloud federato Regioni: da visione a strategia

Parallelamente prende forma una prospettiva ancora più ambiziosa, quella di un Cloud Federato tra Regioni, che si fonda su un principio profondamente collaborativo in cui ciascuna amministrazione contribuisce mettendo a disposizione competenze, infrastrutture e know-how per costruire un ecosistema condiviso e realmente pubblico, capace di garantire elevati standard di sicurezza e resilienza, di assicurare la piena conformità normativa alle linee guida dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, di mantenere un controllo diretto e consapevole sui dati e di ottimizzare i costi attraverso economie di scala, favorendo al contempo una cooperazione interregionale concreta e strutturata; in questo quadro assume un ruolo sempre più centrale anche il rispetto degli obblighi introdotti dalla Direttiva NIS2, che rappresenta un vincolo stringente per tutte le organizzazioni pubbliche e private e impone l’adozione di misure avanzate di gestione del rischio, sicurezza delle reti e dei sistemi informativi, controllo delle catene di fornitura ICT e responsabilità diretta degli organi di governance, elementi che trovano nel modello federato una possibile risposta strutturata e coerente grazie alla maggiore trasparenza, al controllo distribuito e alla standardizzazione dei livelli di sicurezza, configurandosi in definitiva come il passaggio da un approccio frammentato a una visione sistemica in cui la tecnologia non è solo uno strumento operativo ma diventa un vero abilitatore di collaborazione istituzionale e di costruzione condivisa del valore pubblico.

Conclusioni

La trasformazione cloud della Pubblica Amministrazione ha ormai superato la fase pionieristica ed è entrata in una dimensione più riflessiva e strategica. Le scelte compiute finora hanno portato benefici tangibili, ma hanno anche aperto interrogativi rilevanti su sostenibilità economica, governance del dato e autonomia tecnologica.

In questo contesto, il dibattito non riguarda più se adottare il cloud, ma quale modello adottare. È davvero sostenibile nel tempo affidarsi prevalentemente a grandi provider internazionali? Oppure modelli alternativi, come il cloud ibrido, privato o federato, rappresentano una risposta più equilibrata alle esigenze della Pubblica Amministrazione?

E soprattutto: quale strategia è realmente in grado di garantire, nel medio-lungo periodo, non solo efficienza operativa ma anche controllo, sicurezza e sostenibilità dei costi?

La prospettiva del Cloud Federato appare promettente, ma richiede un forte coordinamento istituzionale, investimenti mirati e una visione condivisa tra le Regioni. La vera sfida sarà capire se questo modello saprà tradurre le sue potenzialità in risultati concreti, duraturi e misurabili, evitando di restare una soluzione teoricamente virtuosa ma difficilmente realizzabile su larga scala.

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