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Disinformazione ai mondiali di calcio: il falso caso Mbappé-Macron



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Un sito clone di Eurosport, una voce sintetica attribuita a Mbappé e accuse inventate contro Macron: la campagna collegata a Storm-1516 mostra come la disinformazione russa sfrutti sport, intelligenza artificiale e grandi eventi globali per amplificare narrazioni false

Pubblicato il 23 giu 2026

Francesco Borgese

Ufficiale Esercito italiano



disinformazione, fake news, propaganda (1) Storm-1516
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Pochi giorni prima che la Nazionale francese partisse per i mondiali di calcio in Nord America, sui social è circolato un video, in realtà deepfake, che sembrava in tutto e per tutto un servizio di Eurosport: il calciatore francese Kylian Mbappé, si diceva, avrebbe accusato il presidente Emmanuel Macron di anni di molestie sessuali, indicando proprio questo come il vero motivo del suo addio al Paris Saint-Germain nel 2024. Una notizia clamorosa, ripresa in pochi giorni da milioni di account. Peccato fosse interamente inventata.

Il caso, ricostruito da NewsGuard, AFP, Euronews e dal collettivo open source Gnida Project, è utile per capire come funzionano le campagne di influenza russe: e arriva nel momento più delicato possibile, proprio all’apertura dei Mondiali di calcio 2026.

Cosa è successo davvero

Tutto nasce il 4 giugno, quando su un sito chiamato euro-sport.fr appare un articolo che imita quasi perfettamente l’aspetto del vero Eurosport (eurosport.fr, senza trattino). Il pezzo è firmato con il nome di un giornalista reale della testata, che in seguito ha smentito di averlo scritto. Il 6 giugno il contenuto viene rilanciato su X da un account chiamato @ROYALMRBADNEWS, accompagnato da un video con una voce che imita quella di Mbappé: “A un certo punto, quelle attenzioni indesiderate sono diventate insopportabili”, dice la voce nel filmato, riferendosi a un presunto comportamento di Macron.

Nel giro di sei giorni il contenuto ha raggiunto i 14 milioni di visualizzazioni solo su X, secondo i dati raccolti da NewsGuard. Eurosport ha confermato ad AFP che il sito non ha alcun legame con la testata e che i contenuti sono “interamente fabbricati”. Né Mbappé né l’Eliseo hanno mai rilasciato dichiarazioni di questo tipo, e nessuna fonte giornalistica accreditata ha mai riportato un’accusa simile.

Gli indizi del falso, una volta cercati, sono evidenti: il sito è stato registrato pochissimi giorni prima della pubblicazione dell’articolo (una tecnica nota come typosquatting, basata sulla somiglianza con l’URL originale); strumenti di rilevamento AI hanno stimato una probabilità del 91% che l’audio fosse generato artificialmente; la voce sintetica pronuncia in modo innaturale l’acronimo PSG, storpiandolo in “PCG”, un errore impensabile per un madrelingua francese cresciuto in quell’ambiente calcistico.

La firma di Storm-1516

Secondo il Gnida Project, gruppo indipendente che monitora le operazioni di influenza russe, la paternità più probabile del falso è Storm-1516, una rete di disinformazione legata al Cremlino che da almeno due anni ha preso di mira Macron in modo sistematico per il suo sostegno all’Ucraina.

Storm-1516 non è un’etichetta astratta: dietro c’è, secondo le ricostruzioni di NewsGuard, Reuters e del Washington Post, un’infrastruttura reale guidata in parte da John Mark Dougan, ex vicesceriffo della Florida fuggito in Russia nel 2016 per evitare un’indagine dell’FBI e oggi residente a Mosca, dove avrebbe ottenuto asilo. Le autorità statunitensi e l’agenzia francese Viginum (il servizio statale di vigilanza contro le ingerenze digitali straniere) collegano la rete di Dougan ai servizi di intelligence militare russi (GRU), tramite il Center for Geopolitical Expertise diretto da Valery Korovin. Dougan ha sempre negato qualunque legame con lo Stato russo.

Il modello operativo, descritto in uno studio del dicembre 2023 dei ricercatori Darren Linvill e Patrick Warren della Clemson University, segue uno schema ricorrente, ribattezzato “narrative laundering” (riciclaggio di narrazioni): un presunto whistleblower o “giornalista cittadino” lancia un’accusa clamorosa su un canale poco seguito; la notizia viene ripresa da una rete di siti apparentemente indipendenti ma in realtà collegati; dopo giorni o settimane di circolazione, il falso viene infine ripreso, spesso inconsapevolmente, da utenti e media mainstream, perdendo ogni traccia della fonte originale.

Non è un caso isolato. A ottobre 2025 NewsGuard ha identificato e classificato 139 siti che imitano testate giornalistiche francesi, costruiti con l’intelligenza artificiale e collegati alla stessa rete. Solo cinque narrazioni diffuse tra dicembre 2024 e marzo 2025 avevano già generato 55,8 milioni di visualizzazioni. A dicembre 2025 un’analisi di NewsGuard su 400 narrazioni false sulla guerra in Ucraina ha concluso che Storm-1516 ha superato per produzione di contenuti falsi persino RT e Sputnik, i due principali media statali russi, diventando il primo vettore di propaganda del Cremlino in Occidente.

Macron, bersaglio fisso della guerra ibrida

Il caso Mbappé si inserisce in una serie ben documentata di attacchi digitali contro il presidente francese, intensificatisi da quando la Francia è diventata uno dei principali sostenitori europei di Kiev:

Febbraio 2024: un deepfake che imita un’edizione del telegiornale di France 24 annuncia un finto attentato ucraino contro Macron, costringendolo a cancellare un viaggio a Kiev. Viginum collega il falso alla rete “Portal Kombat”, composta da almeno 193 siti pro-russi.

Febbraio 2026: emerge una campagna che collega falsamente Macron al caso Jeffrey Epstein, basata su email contraffatte fatte passare per documenti del Dipartimento di Giustizia americano e diffuse tramite un sito clone del quotidiano France-Soir.

2026: secondo NewsGuard, la rete “Matryoshka” — che imita BBC e CNN — ha pubblicato 57 video contro Francia e Germania solo nei primi mesi dell’anno, in crescita rispetto ai 45 di tutto il 2025.

Il filo conduttore è sempre lo stesso: minare la credibilità di un leader percepito come ostile a Mosca, sfruttando temi capaci di generare indignazione istantanea — corruzione, violenza, sessualità, sicurezza nazionale — più facili da far virare rispetto a contenuti puramente politici.

Perché proprio i Mondiali

La scelta del momento non è casuale. Il torneo, ospitato per la prima volta da tre paesi (Stati Uniti, Canada e Messico), prevede oltre cinque milioni di spettatori negli stadi e un pubblico televisivo stimato in miliardi di persone: un volume di attenzione mediatica difficile da replicare in qualsiasi altro momento dell’anno. La Russia, esclusa dalla competizione dal 2022 per l’invasione dell’Ucraina, non ha voce nello sport ma trova nel grande pubblico del calcio un canale ideale per amplificare contenuti virali, sfruttando il traffico organico generato da tifosi, giornalisti sportivi e curiosi che normalmente non si occupano di geopolitica e sono quindi meno allenati a riconoscere una fake news politica.

Mbappé, capitano della Nazionale francese e tra gli sportivi più seguiti al mondo, è il veicolo perfetto: la sua notorietà garantisce diffusione immediata, mentre l’argomento — un’accusa di natura sessuale contro un capo di Stato — è costruito apposta per generare condivisioni impulsive, prima ancora di qualsiasi verifica.

Il nodo più preoccupante: l’intelligenza artificiale generativa

Gli analisti concordano su un punto: la barriera tecnica per produrre disinformazione di questo livello si è abbassata drasticamente. Voce clonata, sito clonato, articolo scritto in pochi minuti con un modello linguistico: il caso Mbappé-Macron richiede oggi risorse minime rispetto a una produzione di propaganda tradizionale. NewsGuard ha inoltre documentato come narrazioni di Storm-1516 siano state riprese, come fatti veri, da almeno quattro chatbot di intelligenza artificiale di primo piano in un audit del marzo 2025 — un segnale che la “contaminazione” di queste narrazioni rischia di propagarsi anche agli stessi sistemi che milioni di persone usano oggi per informarsi.

Come riconoscere questi contenuti

Gli enti di fact-checking che hanno analizzato il caso (NewsGuard, AFP, Euronews, Lead Stories) suggeriscono alcuni segnali ricorrenti, validi non solo per questo episodio:

Controllare l’URL: piccole variazioni rispetto al sito originale (un trattino, un’estensione diversa, una lettera mancante) sono il segno distintivo del typosquatting.

Verificare la fonte primaria: se una notizia clamorosa non è ripresa da nessuna grande agenzia (AFP, Reuters, AP) o testata nazionale, è un campanello d’allarme.

Ascoltare con attenzione l’audio: le voci sintetiche spesso inseriscono micro-errori di pronuncia, intonazioni innaturali o termini tecnici sbagliati che un madrelingua non commetterebbe mai.

Osservare la data di registrazione del dominio: strumenti pubblici di whois permettono di verificare quando un sito è stato creato — utile soprattutto se “esiste” da pochi giorni.

Diffidare della tempistica: contenuti che emergono a pochi giorni da un evento mediatico di portata globale meritano un controllo supplementare.

Una guerra dell’informazione permanente

Il caso Mbappé-Macron non sarà probabilmente l’ultimo episodio del torneo. Gli stessi analisti che lo hanno smascherato avvertono che l’attenzione globale generata dai Mondiali continuerà a essere terreno fertile per ulteriori narrazioni manipolate, sportive o politiche che siano. Per le redazioni e per il pubblico, la lezione di questi giorni è semplice quanto scomoda: la disinformazione di matrice statale non punta più solo a temi di politica estera evidenti, ma si infiltra ormai negli spazi più popolari e meno sorvegliati dell’informazione — lo sport, l’intrattenimento, la cultura pop — proprio perché è lì che si raggiunge, con il minimo sforzo, il massimo numero di persone.

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Fonti

NewsGuard, NewsGuard Reality Check, AFP Fact Check, Euronews, Lead Stories, EDMO (European Digital Media Observatory), Reuters, Newsweek, Euromaidan Press, Viginum

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