La diffusione delle tecnologie digitali sta trasformando profondamente il modo in cui le persone accedono alle informazioni sanitarie e gestiscono il proprio benessere. In particolare, le giovani donne si confrontano oggi con un ecosistema informativo sempre più complesso, nel quale motori di ricerca, social media, app per la salute e strumenti basati sull’intelligenza artificiale convivono con le fonti di informazione tradizionali e con il rapporto diretto con le professioniste e i professionisti della salute.
Se da un lato queste tecnologie offrono nuove opportunità di accesso alla conoscenza e di gestione della propria salute, dall’altro rendono sempre più necessario lo sviluppo di competenze critiche per orientarsi tra contenuti affidabili e informazioni fuorvianti.
A partire da queste considerazioni, l’articolo analizza il ruolo delle nuove tecnologie nella salute femminile e presenta il progetto “Prima di chiedere all’IA. Le domande sul corpo, la salute e le risposte che contano davvero”, un percorso di ricerca-azione nato con l’obiettivo di aiutare le giovani ragazze a imparare a cercare risposte sul corpo, sulla salute e sulle relazioni di cura, anche attraverso un uso consapevole degli strumenti digitali e dell’intelligenza artificiale.
Il progetto è rivolto alle nuove generazioni ed è portato avanti dal gruppo di ricerca del Centro Ricerche “scientia Atque usus” per la Comunicazione Generativa ETS, nell’ambito del Master in Comunicazione Medico-Scientifica e dei Servizi Sanitari, organizzato dal Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università di Firenze. L’articolo racconta, inoltre, come il progetto intenda comprendere i reali bisogni delle giovani donne di oggi e promuovere la progettazione partecipata di interventi formativi.
Indice degli argomenti
Salute digitale femminile tra app, IA e monitoraggio
Negli ultimi anni le tecnologie digitali hanno assunto un ruolo sempre più centrale nel modo in cui le donne si informano e gestiscono la propria salute. La crescente disponibilità di informazioni online, unita alla diffusione di applicazioni mobili, dispositivi wearable e strumenti basati sull’intelligenza artificiale, ha progressivamente trasformato le pratiche di ricerca, monitoraggio e autogestione della salute. Questo fenomeno si inserisce all’interno del più ampio sviluppo della Digital health e del settore Femtech, che comprende tecnologie progettate specificamente per rispondere ai bisogni di salute femminili lungo le diverse fasi della vita.
Dottor Google e rapporto medico-paziente
Uno dei fenomeni più rilevanti emersi in letteratura è quello del cosiddetto “Dottor Google”, espressione utilizzata per descrivere la tendenza dei cittadini a ricercare autonomamente informazioni sanitarie online prima o dopo una visita medica. Secondo un’indagine Nomisma, oltre il 40% degli italiani consulta siti web specializzati in salute e circa il 38% si affida direttamente ai motori di ricerca per ottenere informazioni relative a sintomi, patologie, prevenzione e servizi sanitari. La possibilità di ottenere risposte immediate e facilmente accessibili rappresenta uno dei principali fattori che spiegano la diffusione di questo comportamento, soprattutto in presenza di sintomi percepiti come urgenti o quando si desidera approfondire diagnosi e terapie ricevute dai professionisti sanitari.
La crescente diffusione dell’autodiagnosi online ha avuto importanti ripercussioni sul rapporto medico-paziente. Diversi studi evidenziano come un numero sempre maggiore di persone si presenti alle visite mediche con ipotesi diagnostiche già formulate sulla base delle informazioni reperite sul web, richiedendo esami specifici o discutendo possibili trattamenti individuati autonomamente. Se da un lato questo fenomeno può contribuire a una maggiore partecipazione del paziente ai processi decisionali, dall’altro può generare tensioni comunicative e aspettative difficili da gestire. La letteratura sottolinea quindi l’importanza di promuovere modelli di comunicazione basati sulla fiducia e sulla condivisione delle informazioni, nei quali il medico non venga percepito come antagonista delle tecnologie digitali ma come figura in grado di orientare il paziente verso fonti affidabili e interpretazioni corrette delle informazioni reperite online.
App, wearable e Femtech
Accanto alla ricerca di informazioni sul web, si è assistito a una rapida diffusione di strumenti digitali dedicati al monitoraggio della salute femminile. In particolare, le applicazioni per il tracciamento del ciclo mestruale e della fertilità rappresentano uno dei campi più sviluppati del mercato Femtech. Tra le piattaforme maggiormente utilizzate a livello internazionale figurano Flo, Clue, Glow, Kindara e Fertility Friend, applicazioni che consentono alle utenti di registrare dati relativi al ciclo mestruale, ai sintomi fisici, allo stato emotivo e ad altri parametri fisiologici. Nel tempo, tali strumenti si sono evoluti da semplici calendari digitali a piattaforme in grado di elaborare previsioni personalizzate e fornire indicazioni basate sull’analisi continuativa dei dati raccolti.
Un caso particolarmente significativo è rappresentato da Natural Cycles, la prima applicazione per il monitoraggio della fertilità approvata dalla Food and Drug Administration statunitense come metodo contraccettivo digitale e classificata come dispositivo medico in Europa. L’app utilizza dati relativi alla temperatura basale corporea per identificare i giorni fertili e supportare le utenti nella gestione della contraccezione naturale. La crescente diffusione di applicazioni di questo tipo testimonia come il monitoraggio della salute riproduttiva sia diventato uno degli ambiti più innovativi della salute digitale femminile. Secondo i dati della Rock Health Survey, il 58% delle donne in età fertile negli Stati Uniti dichiara infatti di utilizzare almeno un’applicazione per il monitoraggio del ciclo mestruale, evidenziando come questi strumenti siano ormai entrati nelle pratiche quotidiane di gestione della salute.
L’evoluzione delle applicazioni è stata accompagnata dalla diffusione di dispositivi wearable e gadget tecnologici progettati per raccogliere dati fisiologici in maniera continua. Alcune soluzioni, come il braccialetto Ava, monitorano durante il sonno parametri quali temperatura cutanea, frequenza cardiaca, respirazione e qualità del riposo, utilizzandoli per individuare la finestra fertile. Altri dispositivi, come Kindara e Kegg, integrano sensori e algoritmi finalizzati al monitoraggio dei segnali biologici associati all’ovulazione. Più in generale, smartwatch, fitness tracker e altri dispositivi indossabili consentono di monitorare in tempo reale variabili come attività fisica, sonno, frequenza cardiaca e livelli di stress, favorendo una maggiore consapevolezza del proprio stato di salute. I dati disponibili mostrano come il ricorso a queste tecnologie sia ormai ampiamente diffuso: il 36% delle donne intervistate nella Rock Health Survey ha dichiarato di utilizzare dispositivi wearable per monitorare parametri relativi alla propria salute e al proprio benessere.
Chatbot, privacy e affidabilità
Negli ultimi anni, accanto alle applicazioni e ai dispositivi indossabili, hanno acquisito crescente rilevanza anche i chatbot e gli assistenti virtuali basati sull’intelligenza artificiale. Questi strumenti vengono utilizzati per ottenere informazioni sanitarie, ricevere supporto nella valutazione preliminare dei sintomi e accedere a contenuti personalizzati in modo rapido e anonimo. La letteratura evidenzia come le donne, in particolare le più giovani, tendano a utilizzare chatbot sanitari soprattutto per affrontare temi percepiti come delicati o stigmatizzati, quali salute sessuale, fertilità e salute riproduttiva. L’anonimato, la disponibilità continua e l’assenza di giudizio rappresentano alcuni dei principali fattori che favoriscono l’adozione di questi strumenti.
Le evidenze più recenti suggeriscono che i chatbot possano contribuire a migliorare la conoscenza sanitaria, promuovere comportamenti di prevenzione e supportare attività di self-care. Alcune ricerche mostrano inoltre elevati livelli di accettazione da parte delle utenti, che percepiscono tali strumenti come facilmente accessibili e utili per ottenere informazioni preliminari. Parallelamente, indagini recenti indicano che oltre la metà delle donne intervistate nel Regno Unito sarebbe disposta a utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per ricevere informazioni mediche, mentre negli Stati Uniti circa un adulto su tre dichiara già di ricorrere a chatbot per finalità informative in ambito sanitario.
Nonostante le numerose opportunità offerte da queste tecnologie, la letteratura evidenzia anche diverse criticità. Le applicazioni dedicate alla salute femminile raccolgono infatti dati particolarmente sensibili, relativi a ciclo mestruale, fertilità, attività sessuale, stato ormonale e gravidanza, sollevando importanti questioni in materia di privacy e protezione dei dati personali. Parallelamente, permangono dubbi sull’affidabilità delle informazioni fornite da alcune piattaforme e chatbot, soprattutto quando vengono utilizzati per formulare autodiagnosi o assumere decisioni sanitarie senza il supporto di professionisti qualificati. Le tecnologie digitali rappresentano quindi uno strumento sempre più importante per l’accesso alle informazioni e il monitoraggio della salute femminile, ma il loro utilizzo richiede adeguate garanzie in termini di trasparenza, sicurezza e qualità delle informazioni. In questo contesto, la letteratura concorda nel considerare tali strumenti come complementari ai servizi sanitari tradizionali, piuttosto che come sostituti del rapporto con i professionisti della salute.
Educazione e prevenzione per le giovani donne
Accanto alla crescente diffusione delle tecnologie digitali per la ricerca di informazioni sanitarie, negli ultimi anni sono state sviluppate in Italia numerose iniziative educative rivolte alle giovani donne con l’obiettivo di promuovere una maggiore conoscenza sui temi della salute femminile. Tali progetti nascono dalla consapevolezza che la disponibilità di informazioni online non sempre coincide con la capacità di interpretarle correttamente e che, soprattutto durante l’adolescenza, è necessario affiancare alle fonti digitali percorsi educativi strutturati, basati su contenuti scientificamente validati e sul confronto con professionisti della salute. In questo contesto, scuole, enti pubblici e organizzazioni del Terzo Settore hanno assunto un ruolo sempre più rilevante nella realizzazione di interventi finalizzati a rafforzare le competenze informative e la capacità critica delle giovani donne rispetto ai temi della salute, della prevenzione e del benessere.
Progetti scolastici e fonti affidabili
Tra le iniziative più significative si colloca il progetto “Intimamente – Girl nelle scuole secondarie di primo grado”, promosso dall’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI). L’intervento propone attività educative dedicate alla conoscenza del proprio corpo, ai cambiamenti fisiologici della pubertà e alla salute riproduttiva. Il progetto prevede la distribuzione di un kit digitale e di materiali informativi utilizzabili dagli insegnanti e dagli operatori coinvolti, configurandosi come uno strumento di supporto per affrontare in modo strutturato temi che spesso risultano poco approfonditi nei contesti scolastici tradizionali.
Un secondo esempio particolarmente rilevante è rappresentato dal progetto “Comprend-Endo”, sviluppato dall’Associazione Progetto Endometriosi. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di aumentare la conoscenza dell’endometriosi tra le giovani donne e favorire il riconoscimento precoce dei sintomi della patologia. Rivolto principalmente alle scuole secondarie di secondo grado, il progetto prevede incontri formativi condotti da ginecologi, psicologi e operatori specializzati. Attraverso guide informative e materiali educativi dedicati, mira a colmare una lacuna ancora presente nella conoscenza di una patologia che colpisce milioni di donne nel mondo ma che continua a essere diagnosticata con significativo ritardo.
Accanto alle iniziative promosse dal Terzo Settore, anche le istituzioni sanitarie pubbliche hanno sviluppato strumenti innovativi per raggiungere il target adolescenziale. Un esempio è rappresentato dal progetto “W l’amore”, promosso dall’Azienda USL della Regione Emilia-Romagna. Il progetto integra attività realizzate nelle scuole con una piattaforma digitale dedicata agli adolescenti, affrontando temi quali affettività, sessualità, relazioni, prevenzione e salute. Oltre ai percorsi educativi sviluppati nei contesti scolastici, il sito mette a disposizione contenuti informativi, approfondimenti, risposte alle domande più frequenti e riferimenti ai consultori territoriali, configurandosi come una risorsa permanente a cui gli adolescenti possono accedere autonomamente. L’iniziativa risponde all’esigenza di offrire fonti affidabili e facilmente accessibili in una fase della vita caratterizzata da un intenso ricorso agli strumenti digitali per la ricerca di informazioni personali e sanitarie.
L’analisi di queste iniziative evidenzia alcuni elementi comuni. In primo luogo, emerge la volontà di affiancare all’informazione sanitaria tradizionale strumenti comunicativi e linguaggi più vicini alle nuove generazioni, integrando materiali cartacei, piattaforme digitali, attività laboratoriali e momenti di confronto diretto con professionisti della salute. In secondo luogo, tali progetti condividono l’obiettivo di promuovere una maggiore autonomia informativa nelle giovani donne, fornendo strumenti per distinguere informazioni scientificamente fondate da contenuti inaccurati reperibili online.
In questo scenario si colloca anche il progetto oggetto del presente articolo, che si propone di integrare informazioni scientifiche validate, strumenti educativi e percorsi di confronto da realizzare nei contesti scolastici e sportivi. L’obiettivo è supportare le giovani donne nella costruzione di una conoscenza consapevole della propria salute, valorizzando le domande e i bisogni informativi che emergono dall’esperienza quotidiana e dall’utilizzo delle tecnologie digitali, rimarcando l’importanza del confronto con fonti istituzionali e professionisti qualificati.
Il progetto “Prima di chiedere all’IA” per la salute digitale femminile
Nella sesta edizione del Master in Comunicazione Medico-Scientifica e dei Servizi Sanitari è stato realizzato un progetto con l’obiettivo di indagare il rapporto che le giovani donne instaurano con le tecnologie digitali quando cercano informazioni sulla propria salute. La crescente diffusione di applicazioni sanitarie, dispositivi wearable, piattaforme online e sistemi di intelligenza artificiale ha infatti modificato profondamente le modalità attraverso cui le ragazze accedono alle informazioni medico-sanitarie. Sempre più frequentemente, dubbi e domande riguardanti il ciclo mestruale, la contraccezione, la fertilità, l’alimentazione o altri aspetti della salute vengono affrontati attraverso motori di ricerca, social media, chatbot virtuali e applicazioni dedicate, spesso prima di rivolgersi a professionisti sanitari, familiari o figure educative di riferimento. Se da un lato questi strumenti offrono accessibilità, immediatezza e anonimato, dall’altro possono esporre a fenomeni di disinformazione, autodiagnosi e utilizzo improprio delle fonti.
Comunicazione Generativa e ascolto dei bisogni
Per affrontare questa problematica, il progetto è stato sviluppato secondo il quadro metodologico della Comunicazione Generativa, elaborata dal Prof. Luca Toschi, direttore del Centro Ricerche sAu. Tale approccio considera la comunicazione non come semplice trasmissione di informazioni, ma come processo di ascolto, coinvolgimento e co-costruzione di conoscenza con i soggetti interessati. In questa prospettiva, prima di progettare qualsiasi intervento informativo, è stato ritenuto necessario comprendere in modo approfondito i bisogni reali, le pratiche digitali e le modalità attraverso cui le giovani donne cercano informazioni e monitorano il proprio stato di salute.
La prima fase del lavoro è stata dedicata a una ricognizione della letteratura nazionale e internazionale sui temi della digital health, dell’autodiagnosi online e dell’utilizzo delle tecnologie sanitarie da parte delle donne.
Questionari, contesti e kit informativo
A partire da questa fase esplorativa già argomentata è stata realizzata un’indagine sul campo volta a raccogliere dati diretti dalle destinatarie del progetto. L’indagine si è concentrata su una popolazione di giovani donne di età compresa tra i 14 e i 25 anni, coinvolte in differenti contesti. Per raggiungere questo obiettivo sono stati progettati e validati due distinti strumenti di rilevazione: un questionario destinato agli ambiti educativo e sportivo e un questionario-intervista rivolto al contesto sanitario.
Il primo strumento è stato pensato per essere somministrato all’interno di scuole e associazioni sportive, con l’obiettivo di analizzare abitudini, comportamenti e bisogni informativi delle ragazze nella vita quotidiana. Il secondo, strutturato in forma più aperta e qualitativa, è stato invece utilizzato in contesti clinici e ambulatoriali per approfondire il rapporto tra ricerca di informazioni online ed esperienza diretta di cura, grazie alla supervisione del Prof. Felice Petraglia, direttore del Dipartimento Materno Infantile dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi e membro del Comitato Ordinatore del Master.
La scelta di coinvolgere sia il mondo sportivo sia quello sanitario risponde alla volontà di osservare il fenomeno da prospettive differenti ma complementari. Le associazioni sportive rappresentano infatti un contesto privilegiato per intercettare pratiche di monitoraggio del benessere fisico e dell’attività corporea, mentre gli ambulatori e i servizi sanitari consentono di approfondire le modalità con cui le giovani donne utilizzano strumenti digitali prima e dopo il confronto con i professionisti della salute. Questa duplice prospettiva ha permesso di costruire una visione più articolata del fenomeno, evidenziando sia gli aspetti legati alla prevenzione e all’automonitoraggio, sia quelli connessi alla ricerca di informazioni in presenza di dubbi, sintomi o problematiche specifiche.
Parallelamente alla raccolta dati è stata sviluppata una pagina web dedicata: https://www.sau-officine.org/progetti/prima-chiedere-ai/. Lo spazio online è stato progettato come punto di accesso al progetto e come strumento di coinvolgimento degli stakeholder, consentendo sia la compilazione del questionario sia l’adesione di scuole, associazioni sportive e strutture sanitarie interessate a partecipare alla ricerca e a personalizzarla nei propri contesti.
L’obiettivo finale del progetto consiste nella realizzazione di un kit informativo integrato, sviluppato sulla base dei bisogni e delle criticità emerse durante la fase di ascolto. Il kit è concepito come uno strumento di sensibilizzazione e orientamento rivolto alle giovani donne e finalizzato a promuovere un utilizzo più consapevole delle tecnologie digitali applicate alla salute. I contenuti affrontano temi quali la valutazione dell’affidabilità delle fonti online, l’utilizzo corretto delle applicazioni per il monitoraggio del ciclo e della fertilità, le opportunità e i limiti dei dispositivi wearable e il ruolo crescente dei chatbot e delle soluzioni basate sull’intelligenza artificiale. Un elemento centrale del progetto consiste nel ribadire che tali strumenti possono rappresentare un valido supporto informativo e di monitoraggio, ma non possono sostituire il confronto con professionisti sanitari qualificati.
Il kit è stato progettato come una risorsa multimodale composta da materiali cartacei e contenuti digitali accessibili online. La versione cartacea, sviluppata sotto forma di booklet, offre informazioni sintetiche e facilmente consultabili, mentre la componente digitale consente di accedere a risorse di approfondimento, materiali aggiornati e percorsi informativi personalizzabili. La prospettiva futura è quella di rendere il progetto progressivamente replicabile in differenti contesti territoriali, favorendo la co-progettazione di percorsi educativi con scuole, associazioni sportive e realtà sanitarie. In questa direzione, i dati raccolti durante la ricerca non costituiscono soltanto uno strumento di analisi del fenomeno, ma rappresentano la base per sviluppare interventi sempre più aderenti ai bisogni reali delle giovani donne e per esplorare la possibilità di realizzare strumenti digitali interattivi in grado di fornire informazioni affidabili, accessibili e costruite a partire dalle domande più frequentemente espresse dalle destinatarie.
Giovani donne e salute digitale: cosa emerge dall’indagine
I risultati emersi da questa prima fase di indagine offrono una fotografia preliminare del rapporto che le giovani donne intrattengono oggi con le tecnologie digitali applicate alla salute. Pur trattandosi di un’indagine esplorativa, limitata a specifici contesti e a un campione circoscritto, i dati raccolti consentono di individuare alcune tendenze significative che potranno essere approfondite attraverso future estensioni della ricerca.
Un primo elemento emerso riguarda la forte presenza degli strumenti digitali nelle pratiche quotidiane di informazione e monitoraggio della salute. In entrambi i contesti analizzati – sportivo e sanitario – Internet, social media, applicazioni dedicate e chatbot risultano essere strumenti ampiamente utilizzati, confermando come la ricerca autonoma di informazioni sanitarie sia ormai una componente stabile dell’esperienza delle giovani donne. Il digitale non rappresenta più una risorsa occasionale a cui ricorrere in caso di necessità, ma un ambiente informativo costantemente presente, all’interno del quale vengono formulate domande, cercate rassicurazioni e costruite interpretazioni del proprio stato di salute.
Sport, sanità e usi differenti del digitale
Il confronto tra i due contesti di indagine evidenzia tuttavia modalità differenti di utilizzo di questi strumenti. Nel campione proveniente dal mondo sportivo emerge una relazione con la salute prevalentemente orientata al benessere e alla prevenzione. Le partecipanti mostrano una percezione generalmente positiva del proprio stato di salute e utilizzano le tecnologie digitali soprattutto per monitorare il proprio corpo, migliorare le prestazioni sportive, acquisire informazioni su alimentazione, salute mentale, ciclo mestruale e benessere generale. In questo gruppo i social media rappresentano una delle principali fonti informative e i chatbot risultano particolarmente diffusi, integrati nelle pratiche quotidiane di ricerca e consultazione.
Nel contesto sanitario emerge invece una situazione differente. Le partecipanti coinvolte nelle interviste si trovano spesso all’interno di percorsi diagnostici o terapeutici già avviati e presentano una relazione con la salute maggiormente influenzata dalla presenza di sintomi, disturbi o patologie. In questo caso la ricerca di informazioni online appare meno esplorativa e più finalizzata alla comprensione di problematiche specifiche. Anche quando vengono utilizzati chatbot, siti web o piattaforme digitali, tali strumenti tendono ad assumere una funzione di approfondimento, chiarimento o supporto rispetto a questioni già emerse nel percorso clinico.
Ciclo, professionisti sanitari e competenze critiche
Particolarmente interessante appare il rapporto tra tecnologie digitali e salute mestruale. I dati raccolti suggeriscono infatti che le ragazze che convivono con problematiche legate al ciclo o che stanno affrontando un percorso diagnostico tendano a utilizzare con maggiore frequenza applicazioni dedicate, dispositivi wearable e altre forme di monitoraggio digitale. Le tecnologie vengono percepite come strumenti utili per raccogliere dati, tenere traccia dei sintomi e acquisire una maggiore consapevolezza del proprio corpo. Questo dato conferma quanto emerso nella letteratura internazionale sul ruolo crescente delle tecnologie Femtech come supporto alla gestione della salute riproduttiva e ginecologica.
Un ulteriore aspetto riguarda le figure considerate punti di riferimento nella ricerca di informazioni sanitarie. Nel campione sportivo prevale il ricorso a familiari, amici e risorse online, mentre il contatto con professionisti sanitari appare meno frequente, soprattutto per questioni percepite come intime o non urgenti. Nel contesto sanitario, invece, la figura medica mantiene una maggiore centralità, pur all’interno di un ecosistema informativo nel quale Internet e gli strumenti digitali continuano a svolgere un ruolo significativo. Questo risultato suggerisce che le giovani donne non tendono a sostituire completamente il professionista sanitario con le tecnologie digitali, ma piuttosto a integrare fonti differenti nella costruzione delle proprie conoscenze e decisioni relative alla salute.
Tra i risultati più rilevanti emerge inoltre una limitata familiarità con il concetto di salute digitale. Nonostante l’uso diffuso di applicazioni, piattaforme online, dispositivi wearable e chatbot, molte partecipanti dichiarano di non conoscere il significato del termine digital health o di non aver mai ricevuto una formazione specifica sulla valutazione dell’affidabilità delle fonti online. Allo stesso tempo, la maggior parte delle ragazze riconosce l’importanza di acquisire competenze che consentano di orientarsi in modo più consapevole tra informazioni corrette, contenuti promozionali, testimonianze personali e indicazioni prive di validazione scientifica. Questo dato evidenzia un divario significativo tra utilizzo delle tecnologie e competenze critiche necessarie per impiegarle in modo efficace e sicuro.
Dalla salute digitale femminile al kit informativo
L’indagine condotta ha permesso di mettere in luce la complessità del rapporto tra giovani donne, salute e tecnologie digitali. I risultati raccolti mostrano come il digitale sia ormai parte integrante delle pratiche quotidiane di ricerca di informazioni, monitoraggio del corpo e gestione del benessere, ma evidenziano anche la necessità di accompagnare questi usi con strumenti critici, educativi e informativi adeguati.
Nel complesso, emergono due modelli parzialmente differenti di relazione con la salute digitale. Da un lato, si osserva un modello maggiormente orientato al benessere e alla prevenzione, caratterizzato da un uso intenso di strumenti digitali, app, social media e chatbot, spesso con una minore mediazione da parte delle figure professionali. Dall’altro, emerge un modello più strettamente connesso all’esperienza della malattia e del percorso clinico, nel quale la ricerca autonoma di informazioni online viene integrata con il confronto diretto con le professioniste e i professionisti sanitari.
Nonostante queste differenze, entrambi i gruppi condividono un bisogno comune: poter accedere a informazioni affidabili, comprensibili e costruite a partire dalle domande reali delle giovani donne. Proprio da questa evidenza prende forma la proposta del kit informativo sviluppato nell’ambito del progetto “Prima di chiedere all’IA”, pensato come un primo strumento concreto di orientamento e sensibilizzazione per promuovere un uso più consapevole delle tecnologie digitali applicate alla salute.
Il materiale progettato non rappresenta un punto di arrivo definitivo, ma l’avvio di un percorso più ampio di ricerca-azione. L’indagine è stata infatti concepita come una prima sperimentazione metodologica, da replicare in altri contesti territoriali, scolastici, sportivi e sanitari, con l’obiettivo di ampliare il campione, confrontare realtà differenti e costruire progressivamente una base di conoscenze più solida sul rapporto tra giovani donne, salute e tecnologie digitali.
In questa prospettiva, il progetto non si limita a descrivere un fenomeno emergente, ma propone un modello di ascolto e intervento fondato sulla partecipazione delle destinatarie, sulla collaborazione con scuole, associazioni sportive e realtà sanitarie, e sulla co-progettazione di strumenti formativi realmente aderenti ai bisogni dei territori e delle comunità coinvolte.
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