La value-based digital health è la condizione minima per giustificare investimenti sempre più significativi e finanziamenti vincolati a programmi nazionali ed europei. Mettere in esercizio una piattaforma non basta; occorre dimostrare, con dati e metodo, che quella piattaforma trasforma davvero i processi e produce benefici misurabili. È in questo contesto che si inserisce la riflessione sui modelli di misurazione del valore nella sanità digitale, dal Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 fino alle nuove frontiere del procurement orientato agli esiti.
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Dalla disponibilità tecnica alla dimostrazione del valore: una svolta necessaria
La sanità digitale è entrata in una fase in cui non basta più “mettere in esercizio” una piattaforma: bisogna dimostrare, con evidenze misurabili, che quell’innovazione genera benefici clinici, organizzativi o economici (Merino et al., 2024; Rauwerdink et al., 2024). Il punto è che i progetti digitali non sono più marginali né per dimensione di investimento né per costi ricorrenti di gestione. E quando i finanziamenti sono legati a programmi nazionali ed europei, la domanda diventa inevitabile: quale valore stiamo ottenendo in cambio?
Perché parlare di value-based digital health care
Il primo motivo è molto concreto: i costi dei progetti digitali non sono più irrilevanti, né in termini di investimento iniziale né, soprattutto, di gestione successiva (licenze, manutenzione, integrazioni, cybersecurity, formazione, change management).
Il secondo motivo è legato alla natura dei finanziamenti: sempre più spesso non sono “solo aziendali”, ma vincolati a programmi regionali, nazionali ed europei che richiedono verifiche più robuste rispetto al semplice rispetto del cronoprogramma. La letteratura recente sottolinea infatti che la trasformazione digitale produce valore solo se inserita in un quadro di governance, misurazione degli esiti e sostenibilità organizzativa (Rosalia et al., 2021; Khalil et al., 2025).
Un esempio emblematico è la maturità digitale introdotta in alcuni filoni del PNRR: concetto che richiama direttamente modelli come quelli di HIMSS, intrinsecamente basati sulla capacità dell’organizzazione di trarre valore dal digitale. Nelle validazioni avanzate (ad esempio ai livelli 5, 6 e 7 di maturità), non è sufficiente mostrare “funzioni attive”: serve il confronto con direzioni strategiche e team clinici, e la presentazione di casi corredati da dati che dimostrino il raggiungimento di obiettivi clinici e/o organizzativi. Questo è coerente con l’evoluzione dei framework di valutazione delle tecnologie digitali, che raccomandano di integrare misure di efficacia, implementazione e impatto organizzativo lungo tutto il ciclo di vita della soluzione (Rauwerdink et al., 2024; Rödiger et al., 2026).
Adozione tecnica vs. impatto reale: quanto è comune il gap e perché non basta
Nella pratica quotidiana, molti progetti di sanità digitale restano ancorati a una logica “di installazione”: si misura la conformità tecnica, la disponibilità del servizio, talvolta il numero di utenti abilitati. Nel migliore dei casi, la massima evoluzione del monitoraggio è un indicatore proxy come il numero di pazienti “gestiti” da una piattaforma. Sono misure utili, ma insufficienti: dicono che il sistema esiste e viene toccato, non che stia migliorando un processo o un esito. La letteratura su telemedicina e digital health evidenzia proprio la necessità di distinguere tra adozione, utilizzo effettivo, impatto clinico e impatto organizzativo (Sugawara et al., 2025; Rabbani et al., 2025).
In parallelo, le metodologie di Health Technology Assessment (HTA) faticano ancora a “entrare” davvero nel mondo della sanità digitale: storicamente sono nate per valutare device fisici e tecnologie tradizionali. Per software e piattaforme – che spesso supportano il processo di cura senza esserne l’unico fattore determinante – serve un adattamento: spostare l’attenzione dal prodotto alla trasformazione del percorso. Le più recenti revisioni sui framework per le tecnologie digitali confermano infatti la necessità di includere domini tecnici, clinici, organizzativi, etici, legali e di implementazione, superando una lettura puramente tecnologica dell’intervento (Rödiger et al., 2026; WHO, 2016).
Come misurare il valore: esiti, processi ed esperienza dei professionisti
Le misure “classiche” in HTA guardano all’impatto sul processo di cura e all’efficacia clinica. Ma non sempre sono semplici da implementare quando lo strumento digitale è un abilitatore e non l’unica variabile in gioco: l’esito dipende anche da organizzazione, competenze, aderenza ai percorsi, dotazioni e contesto. Per questo, in molti casi, è più efficace partire da misure di processo: se il valore perseguito è ridurre tempi, aumentare throughput, diminuire sprechi o liberare risorse, allora ci si muove in un ambito ampiamente misurabile e (soprattutto) gestibile.
La letteratura più recente sulla value-based digital health suggerisce di affiancare agli outcome clinici, ai PROMs, ai PREMs e agli indicatori di processo anche misure riferite ai professionisti sanitari. Tra queste rientrano la soddisfazione d’uso, la percezione di utilità, il carico cognitivo, il tempo amministrativo richiesto e l’andamento del burnout. Quando una soluzione digitale promette semplificazione, continuità informativa o riduzione del carico burocratico, la soddisfazione degli operatori e la stabilità — o riduzione — dei livelli di burnout non sono indicatori marginali, ma componenti essenziali del valore prodotto, perché incidono direttamente sulla sostenibilità organizzativa dell’innovazione (Merino et al., 2024; Wosny et al., 2023; Alobayli et al., 2023; Wu et al., 2024).
Ricordarsi il “pre” per giustificare il “post”: KPI e baseline
Un progetto di sanità digitale, per essere davvero value-based, dovrebbe nascere con una struttura di misurazione minima ma non negoziabile. Le guide metodologiche per il monitoraggio e la valutazione delle digital health interventions insistono infatti sulla definizione ex ante di indicatori, baseline, tempistiche di misurazione e criteri di interpretazione dei risultati, così da rendere confrontabili le evidenze generate nel tempo (WHO, 2016; Rauwerdink et al., 2024):
- Individuazione del valore atteso (clinico, organizzativo, economico, di esperienza).
- Individuazione di KPI rappresentativi e misurabili.
- Valutazione pre-intervento (baseline) dei KPI.
- Inclusione, ove pertinente, di metriche riferite ai professionisti sanitari: soddisfazione d’uso, percezione di supporto al lavoro clinico, tempo amministrativo assorbito, carico cognitivo e indicatori validati di burnout, con attenzione almeno al mancato peggioramento rispetto alla baseline.
- Valutazione post-intervento, con criteri di confronto e finestra temporale esplicita.
Il valore va monitorato nel tempo: quando i progetti “sfumano”
C’è poi un tema spesso sottovalutato: il valore di un progetto digitale può diminuire nel tempo. Senza una governance attiva, senza formazione continua e senza manutenzione evolutiva, molti interventi “sfumano”: restano installati, ma perdono aderenza ai processi reali e riducono l’impatto. Avere KPI chiaramente legati al valore consente non solo di misurare l’effetto iniziale, ma anche di monitorare la costanza nel tempo e intervenire quando la curva scende. Anche le analisi più recenti sull’adozione di modelli value-based mostrano che sostenibilità, leadership e revisione continua delle metriche sono fattori decisivi per consolidare i benefici nel medio periodo (Douglas et al., 2025; Khalil et al., 2025).
L’ultima frontiera: portare il valore nel procurement e superare il collaudo d’installazione
Se prendiamo sul serio l’approccio value-based, la conseguenza più “scomoda” è che il valore deve entrare anche nel procurement. Serve il coraggio di superare il collaudo inteso come verifica di installazione e passare a un collaudo per consolidamento del valore del sistema: non si acquisiscono più solo componenti tecnologiche, ma anche elementi progettuali a corredo (analisi del processo, change management, configurazione orientata ai percorsi, formazione, misurazione e reporting). Perché il valore non è “avere un sistema digitale”: è trasformare il processo portando a casa benefici misurabili. Questa impostazione è coerente con la letteratura sull’implementazione della value-based healthcare, che sottolinea il ruolo di modelli di acquisto, costing e valutazione centrati sugli esiti e non soltanto sulla disponibilità tecnica della soluzione (Khalil et al., 2025; Douglas et al., 2025).
Indicatori “soft” che spiegano adozione e abbandono
In questo quadro, diventa naturale introdurre metriche di valutazione anche su dimensioni quali-quantitative riferite a pazienti e operatori: soddisfazione di medici, infermieri e altri professionisti; esperienza e fiducia dei cittadini; percezione di supporto alla decisione clinica; riduzione del carico amministrativo. Indicatori apparentemente “soft”, ma spesso decisivi per spiegare perché una soluzione venga realmente adottata, o progressivamente abbandonata. In particolare, la soddisfazione degli operatori sanitari va considerata anche come segnale del rischio di burnout: se il nuovo strumento aumenta attrito, clic, tempi extra-orario, frammentazione informativa o carico cognitivo, il valore dichiarato rischia di essere smentito dall’esperienza concreta di chi lavora. Al contrario, documentare stabilità o miglioramento del benessere professionale, oppure almeno il mancato aumento del burnout rispetto alla baseline, è parte integrante della dimostrazione di valore del progetto digitale (Li et al., 2022; Alobayli et al., 2023; Wu et al., 2024; Yang et al., 2026).
Il caso FSE 2.0: dall’adozione tecnica alle metriche di utilizzo e valore
Un terreno di studio sul tema della Value Based Healthcare applicato a tecnologia digitale può sicuramente essere il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0. Le Linee Guida pubblicate da AgID puntano a un indirizzo strategico unico e legano l’evoluzione del FSE agli obiettivi del PNRR: tra questi, l’85% dei medici di medicina generale chiamati ad alimentare il Fascicolo entro il 2025 e l’adozione/uso del Fascicolo da parte di tutte le Regioni e Province Autonome entro il 2026. La documentazione istituzionale sul FSE 2.0 sottolinea inoltre il rafforzamento dell’interoperabilità, dell’uniformità dei contenuti e delle funzioni di monitoraggio di alimentazione e utilizzo del sistema, aspetti centrali per passare da una logica di mera disponibilità a una logica di governo del valore (AgID, 2022; Developers Italia, FSE 2.0).
Molti obiettivi e conseguenti strumenti di reporting, tendono però a declinarsi come obiettivi di pervasività del sistema: quanti cittadini lo usano, quanti medici lo usano, quante strutture alimentano. Sono metriche importanti, ma spesso restano metriche di “adozione tecnica”: misurano la disponibilità e l’abilitazione, non necessariamente l’utilizzo nel punto giusto del percorso né, tantomeno, il valore prodotto. La stessa letteratura sull’interoperabilità degli EHR mostra che accessibilità del dato, sicurezza, qualità delle cure, produttività e risparmi di costo sono categorie distinte e vanno misurate separatamente per evitare conclusioni fuorvianti (Li et al., 2022; Bernstam et al., 2022).
Il caso AUSL IRCCS di Reggio Emilia: leggere i numeri nel contesto giusto
In AUSL IRCCS di Reggio Emilia, ad esempio, l’accesso al FSE da parte degli operatori sanitari è disponibile (integrato tramite repository clinico e cartella clinica elettronica) da oltre cinque anni, e si inserisce in un contesto regionale dove l’alimentazione del FSE è oltre il 90% dei referti previsti. Eppure, se guardiamo il “solo” numero di accessi in consultazione della documentazione sanitaria veicolate dal FSE da parte dei professionisti sanitari – circa 300.000 l’anno – e lo confrontiamo con volumi molto più elevati di consultazione dei contenuti interni (circa 60 milioni l’anno sul repository clinico), potremmo concludere frettolosamente che l’adozione del FSE sia un insuccesso. Ma è davvero così? O è invece un indicatore che il FSE ha un target d’uso diverso: percorsi distribuiti, continuità interregionale, pazienti che arrivano da altri contesti, consultazione selettiva quando serve? In altre parole, il problema non è il numero in sé che andiamo a conteggiare: è la metrica scelta rispetto al valore atteso. I numeri di consultazione presso AUSL IRCCS di Reggio Emilia anderebbero infatti rapportati al numero di casi/percorsi che richiedono in modo esclusivo l’accesso a dati provenienti da altre aziende del territorio regionale (e ora nazionale).

Figura 1 – a sx: accesso al FSE dalle piattaforme di CDR (Clinical Data Repository) e EMR (Electronic Medical Record) dell’Azienda USL di Reggio Emilia, a dx: accessi alla storia clinica presente su CDR
Se vogliamo “spingerci oltre”, allora serve iniziare a misurare in modo distinto valore e utilizzo: ad esempio la mancata ripetizione di esami grazie alla disponibilità e consultazione dei documenti; l’impatto sulla sicurezza (riduzione di eventi avversi legati a informazioni mancanti); la percezione quali-quantitativa di “supporto alla decisione clinica” da parte degli operatori. E sì, può esserci una paura implicita: misurare davvero significa esporsi al rischio che la risposta non sia quella attesa. Ma è esattamente qui che si gioca la maturità digitale. Le revisioni sull’interoperabilità e sui sistemi di supporto decisionale integrati con EHR mostrano infatti associazioni positive con sicurezza, qualità della cura e appropriatezza, pur richiedendo metriche più solide e contestualizzate per documentarne il reale impatto (Li et al., 2022; Stipelman et al., 2022).
Mettere il valore a numeratore (e i costi al denominatore): conclusioni operative
Alla fine, il tema è semplice: avremo un valore (da dimostrare) a numeratore e un denominatore sempre più grande, dato dal costo complessivo dei progetti su scala aziendale, regionale e nazionale. Continuare a “collaudare per installazione” è comodo, ma non difendibile nel medio periodo. La proposta operativa è altrettanto lineare: per ogni iniziativa digitale, definire valore atteso, KPI, baseline, finestra di misurazione post e piano di monitoraggio nel tempo; e, dove possibile, legare una parte del procurement e della governance al consolidamento di quei KPI. Solo così la sanità digitale smette di essere una somma di tecnologie e diventa, finalmente, una politica di trasformazione misurabile.
Riferimenti essenziali
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Merino M, del Barrio J, Nuño R, Errea M. Value-based digital health: A systematic literature review of the value elements of digital health care. Digital Health. 2024;10:20552076241277438.
Rauwerdink A, Spinazze P, Gijsbers H, et al. Approaches to Evaluating Digital Health Technologies: Scoping Review. J Med Internet Res. 2024;26:e50251.
World Health Organization. Monitoring and evaluating digital health interventions: a practical guide to conducting research and assessment. Geneva: WHO; 2016.
Sugawara Y, Hirakawa Y, Iwagami M, et al. Metrics for Evaluating Telemedicine in Randomized Controlled Trials: Scoping Review. J Med Internet Res. 2025;27:e67929.
Li E, Clarke J, Ashrafian H, Darzi A, Neves AL. The Impact of Electronic Health Record Interoperability on Safety and Quality of Care in High-Income Countries: Systematic Review. J Med Internet Res. 2022;24(9):e38144.
Bernstam EV, Warner JL, Krauss JC, et al. Quantitating and assessing interoperability between electronic health records. J Am Med Inform Assoc. 2022;29(5):753–760.
Stipelman CH, Kukhareva PV, Trepman E, et al. Electronic Health Record-Integrated Clinical Decision Support for Clinicians Serving Populations Facing Health Care Disparities: Literature Review. Yearb Med Inform. 2022;31(1):184–198.
Khalil H, Ameen M, Davies CC, Liu C. Implementing value-based healthcare: a scoping review of key elements, outcomes, and challenges for sustainable healthcare systems. Front Public Health. 2025;13:1514098.
Douglas AO, Senkaiahliyan S, Bulstra CA, et al. Global Adoption of Value-Based Health Care Initiatives Within Health Systems: A Scoping Review. JAMA Health Forum. 2025;6(5).
Agenzia per l’Italia Digitale. Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0: pubblicate le Linee Guida per l’attuazione. 2022.
Developers Italia. Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0. Documentazione tecnica e obiettivi del programma.
Wosny M, Strasser LM, Hastings J. Experience of Health Care Professionals Using Digital Tools in the Hospital: Qualitative Systematic Review. J Med Internet Res Hum Factors. 2023;10:e50357.
Alobayli F, O’Connor S, Holloway A, Cresswell K. Electronic Health Record Stress and Burnout Among Clinicians in Hospital Settings: A Systematic Review. Digital Health. 2023;9:20552076231220241.
Wu Y, Wu M, Wang C, Lin J, Liu J, Liu S. Evaluating the Prevalence of Burnout Among Health Care Professionals Related to Electronic Health Record Use: Systematic Review and Meta-Analysis. JMIR Med Inform. 2024;12:e54811.














