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Open 2.0, così il riuso diventa strategia per le Regioni



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Open 2.0, framework open source sviluppato da Regione Lombardia, mostra come il riuso nella Pubblica Amministrazione possa evolvere da semplice condivisione del codice a modello collaborativo fondato su competenze, investimenti, governance comune e piattaforme digitali condivise

Pubblicato il 31 lug 2026

Leucio Maturo

Funzionario informatico



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La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione non è più soltanto una questione di strumenti, piattaforme o adempimenti tecnologici. Con esperienze come Open 2.0, diventa una prova di maturità istituzionale, nella quale la capacità di collaborare, condividere soluzioni e mettere a sistema competenze può fare la differenza tra innovazione episodica e trasformazione duratura.

Open 2.0 e la nuova stagione della trasformazione digitale pubblica

Negli ultimi anni la Pubblica Amministrazione italiana ha intrapreso uno dei più importanti percorsi di trasformazione della propria storia. L’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, l’evoluzione del Codice dell’Amministrazione Digitale, la diffusione del paradigma cloud, lo sviluppo delle piattaforme nazionali e, più recentemente, l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale stanno cambiando profondamente il modo in cui le amministrazioni progettano, sviluppano ed erogano servizi digitali.

Oggi, tuttavia, la vera sfida non riguarda più soltanto l’adozione di nuove tecnologie. Riguarda soprattutto la capacità delle amministrazioni di innovare insieme, superando la logica dei progetti isolati per costruire un patrimonio digitale condiviso.

Per anni ogni ente ha sviluppato autonomamente piattaforme, portali e servizi spesso molto simili tra loro, replicando investimenti, competenze e tempi di realizzazione. Un modello che ha certamente favorito la crescita delle singole amministrazioni, ma che oggi mostra tutti i suoi limiti in un contesto in cui rapidità, interoperabilità e sostenibilità sono diventate priorità strategiche.

Da questa consapevolezza nasce una nuova visione della trasformazione digitale: il valore non risiede più soltanto nel software sviluppato, ma nella capacità di renderlo riusabile, evolutivo e condiviso. Non significa semplicemente mettere a disposizione il codice sorgente, ma costruire un ecosistema nel quale competenze, investimenti e innovazioni possano essere messi a fattor comune, generando benefici per l’intero sistema pubblico.

È in questo scenario che si inserisce Open 2.0, il framework open source sviluppato da Regione Lombardia, oggi riconosciuto come uno dei più significativi esempi di riuso applicato alla Pubblica Amministrazione. Un’infrastruttura digitale progettata non solo per realizzare nuovi servizi, ma per consentire alle amministrazioni di collaborare, condividere e costruire insieme il futuro della trasformazione digitale.

Open 2.0: molto più di una piattaforma

Definire Open 2.0 come una semplice piattaforma sarebbe riduttivo.

Il suo elemento distintivo risiede proprio nella natura con cui è stato progettato. Non nasce infatti come un prodotto “chiavi in mano”, né come un portale verticale destinato a rispondere ad un’unica esigenza amministrativa. Open 2.0 è un framework applicativo, cioè un insieme organico di componenti software progettati per essere combinati, configurati ed estesi in funzione delle esigenze di ciascuna amministrazione.

La metafora della “cassetta degli attrezzi” descrive perfettamente questa filosofia progettuale. Così come un artigiano sceglie ogni volta gli strumenti più adatti al lavoro da svolgere, anche una Regione o un ente pubblico può selezionare esclusivamente i moduli necessari per costruire il proprio ecosistema digitale, evitando di sviluppare nuovamente funzionalità già disponibili e riducendo significativamente tempi e costi.

Il framework mette a disposizione un patrimonio di oltre quaranta componenti funzionali organizzati in quattro grandi domini: collaborazione e partecipazione, gestione editoriale, comunicazione multicanale e gestione degli eventi.

La vera forza di questo approccio risiede però nella libertà progettuale che offre. Gli stessi componenti possono essere combinati in modo differente per realizzare community collaborative, portali istituzionali, piattaforme informative, sistemi di comunicazione personalizzata, servizi di engagement, ambienti di formazione, piattaforme partecipative o strumenti avanzati di gestione della conoscenza.

La modularità diventa così molto più di una scelta tecnologica: rappresenta il presupposto per costruire servizi pubblici realmente flessibili, evolutivi e capaci di adattarsi ai cambiamenti organizzativi delle amministrazioni.

Un framework costruito intorno alle esigenze della Pubblica Amministrazione

Molte tecnologie oggi utilizzate nella Pubblica Amministrazione provengono dal mercato privato e vengono successivamente adattate alle peculiarità del settore pubblico. Open 2.0 segue un percorso opposto.

È stato progettato fin dall’origine all’interno della Pubblica Amministrazione e per la Pubblica Amministrazione, raccogliendo l’esperienza maturata in anni di progettazione di servizi digitali regionali e traducendola in un framework riusabile da qualsiasi ente.

Questa origine rappresenta uno dei suoi principali punti di forza.

Ogni funzionalità nasce infatti dall’esigenza concreta di risolvere problemi reali: semplificare il lavoro degli uffici, migliorare la comunicazione con cittadini e imprese, favorire la collaborazione tra amministrazioni, valorizzare il patrimonio informativo pubblico e rendere più efficace l’erogazione dei servizi digitali.

Dalla gestione delle identità digitali ai workflow autorizzativi, dalla profilazione degli utenti alle campagne di comunicazione personalizzate, dai sistemi di ticketing fino agli strumenti di collaborazione documentale e alle dashboard direzionali, ogni componente è stato progettato per integrarsi con gli ecosistemi digitali delle amministrazioni, garantendo elevati livelli di interoperabilità, sicurezza e scalabilità.

L’evoluzione del framework non si è tuttavia fermata alle esigenze attuali.

Negli ultimi anni Open 2.0 ha iniziato ad integrare funzionalità basate sull’Intelligenza Artificiale, introducendo assistenti conversazionali, motori di ricerca semantica, sistemi di knowledge management, traduzione automatica dei contenuti e strumenti di supporto alla navigazione delle informazioni. Una direzione che anticipa molte delle traiettorie delineate dalle strategie nazionali ed europee sull’adozione dell’AI nella Pubblica Amministrazione.

Più che una piattaforma, Open 2.0 si configura quindi come un’infrastruttura abilitante, pensata per accompagnare le amministrazioni lungo un percorso di innovazione continua.

L’esperienza di Regione Lombardia: quando il framework diventa ecosistema

Il valore di Open 2.0 non si misura soltanto nella qualità della sua architettura tecnologica, ma soprattutto nella capacità di aver generato un ecosistema di esperienze concrete.

Dal 2015 Regione Lombardia utilizza il framework come base tecnologica di numerosi progetti strategici che spaziano dalla partecipazione civica alla comunicazione istituzionale, dalla valorizzazione del patrimonio informativo ai servizi rivolti a cittadini, imprese e stakeholder.

Piattaforme come Open Innovation Lombardia, Lombardia Informa, Lombardia Speciale, API Lombardia, la Piattaforma Eventi e numerosi portali delle Direzioni Generali rappresentano applicazioni differenti costruite sulla medesima infrastruttura tecnologica.

Questa ampia diffusione ha consentito di consolidare il framework attraverso l’utilizzo quotidiano, trasformandolo progressivamente in un asset strategico e trasversale dell’ecosistema digitale regionale.

Parallelamente, la pubblicazione del codice nel catalogo nazionale del software a riuso ha permesso ad altre Regioni, enti locali e amministrazioni centrali di adottarne i componenti, contribuendo alla diffusione di un modello di innovazione fondato sulla collaborazione anziché sulla duplicazione degli investimenti.

Dal riuso del software al riuso della conoscenza

La vera evoluzione di Open 2.0 riguarda però il concetto stesso di riuso.

Per molto tempo il riuso è stato interpretato come semplice disponibilità del codice sorgente. Oggi questa visione non è più sufficiente.

Un framework vive soltanto se continua ad evolvere. Richiede manutenzione, aggiornamenti tecnologici, adeguamenti normativi, nuove funzionalità e competenze specialistiche. Senza una comunità che ne governi la crescita, anche il miglior software rischia inevitabilmente di perdere valore nel tempo.

Per questa ragione Open 2.0 sta evolvendo all’interno della Community SPAC, un modello nazionale di collaborazione promosso dalla Regione Veneto che trasforma il riuso in un processo continuo di innovazione condivisa.

Ogni amministrazione aderente può contribuire allo sviluppo delle funzionalità di proprio interesse; le evoluzioni vengono successivamente integrate nella soluzione comune, generando benefici per tutti gli enti partecipanti.

Non si condivide più soltanto il software, si condividono investimenti, competenze, roadmap evolutive, esperienze progettuali e capacità di innovazione.

È il passaggio da una logica di riuso tecnologico ad una vera comunità di innovazione pubblica.

Open2Plus: la nuova generazione del framework

L’evoluzione organizzativa trova piena corrispondenza anche sul piano tecnologico.

La nuova architettura Open2Plus supera il tradizionale modello monolitico per adottare un paradigma completamente orientato ai microservizi, nel quale ogni componente può evolvere in modo indipendente, essere riutilizzato in contesti differenti ed integrarsi facilmente con gli ecosistemi digitali esistenti.

La separazione tra backend, API Gateway, componenti web e portali consente alle amministrazioni di mantenere le proprie tecnologie di frontend e utilizzando gli stessi servizi applicativi condivisi. Il risultato è una piattaforma più aperta, scalabile e interoperabile, capace di accompagnare l’evoluzione dei servizi digitali senza imporre vincoli tecnologici.

Una nuova idea di trasformazione digitale

La storia di Open 2.0 racconta, prima ancora di un’evoluzione tecnologica, un cambiamento culturale.

La trasformazione digitale non coincide più con la capacità di sviluppare nuovi software, ma con quella di costruire piattaforme condivise, comunità di pratica e modelli di governance capaci di far evolvere nel tempo il patrimonio digitale della Pubblica Amministrazione.

Il software diventa così soltanto uno degli elementi del valore pubblico. Accanto ad esso assumono un ruolo sempre più strategico la collaborazione tra amministrazioni, la condivisione delle competenze, la governance delle soluzioni e la capacità di costruire roadmap evolutive comuni.

Per le Regioni italiane questa rappresenta probabilmente una delle sfide più importanti dei prossimi anni: passare dalla logica del progetto a quella della piattaforma, dalla realizzazione di servizi isolati alla costruzione di ecosistemi digitali condivisi, dal semplice riuso del codice alla valorizzazione della conoscenza collettiva.

Open 2.0 dimostra che questa trasformazione è già in atto. Ma la domanda che oggi le amministrazioni sono chiamate a porsi non è più se il riuso rappresenti la strada da percorrere.

La vera domanda è un’altra: siamo pronti a considerare la collaborazione tra Pubbliche Amministrazioni come il principale motore dell’innovazione digitale del prossimo decennio?

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