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Agentic commerce, quanto conta l’autonomia del processo se manca la fiducia?



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L’agentic commerce promette acquisti gestiti dall’AI, ma la vera sfida è costruire fiducia. Consenso verificabile, protezione dei dati, identità degli agenti, tracciabilità e sistemi antifrode diventano essenziali per rendere l’automazione affidabile, trasparente e sotto il controllo dell’utente, senza rinunciare ai suoi vantaggi

Pubblicato il 29 lug 2026

Nicoletta Pisanu

Giornalista professionista, redazione AgendaDigitale.eu



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Ci sono domande importanti nel valutare l’impiego dell’agentic commerce, che prevede un alto livello di automazione in ogni fase del processo d’acquisto. In primis, quanto si crede nella correttezza e nella sicurezza dell’agente impiegato. Poi, quanto controllo siamo disposti a delegare. Un agente AI può cercare prodotti, confrontare alternative e, entro i limiti stabiliti dall’utente, arrivare a completare il pagamento. Perché questo modello possa affermarsi, persone e aziende devono poter comprendere chi agisce, sulla base di quali istruzioni e con quali tutele.  

La possibilità tecnica di automatizzare il checkout, tuttavia, non coincide per forza con la sua affidabilità. Prima di affidare denaro, credenziali e potere decisionale a un agente, consumatori e imprese devono sapere chi lo controlla, quali dati utilizza e come viene gestito un eventuale errore. Il vero parametro di valutazione dell’agentic commerce non è quindi la velocità, ma la fiducia. Un’analisi di PayPal sul tema permette di capire meglio la situazione. 

Il valore del consenso nell’agentic commerce

Nel commercio elettronico tradizionale il pagamento rappresenta il momento nel quale l’utente conferma esplicitamente la propria volontà. Anche quando i dati della carta sono già memorizzati, il consumatore vede il prodotto, il prezzo e il destinatario prima di premere il pulsante che conclude l’operazione. Con gli agenti autonomi questa relazione diventa meno lineare. L’autorizzazione potrebbe essere concessa in anticipo e utilizzata successivamente, quando l’utente non è attivamente presente al momento della transazione. Tra il comando iniziale e l’effettivo trasferimento di denaro possono intervenire variazioni di prezzo, disponibilità, condizioni contrattuali o preferenze.

Non basta, dunque, verificare che l’agente sia tecnicamente collegato a un account legittimo, ma occorre dimostrare che la specifica transazione rientri nel mandato ricevuto. Dunque nel commercio agentico il consenso dovrà assumere una forma più articolata. L’utente dovrebbe sempre poter definire un importo massimo, un periodo di validità, le categorie merceologiche consentite e le circostanze nelle quali è necessaria una nuova approvazione.

La qualità dell’esperienza dipenderà dalla capacità di rendere questi vincoli comprensibili. Se le impostazioni saranno troppo complesse, gli utenti tenderanno ad accettare autorizzazioni estese pur di evitare configurazioni laboriose. Se saranno eccessivamente rigide, verrà meno il vantaggio dell’automazione. La fiducia richiede quindi un equilibrio tra autonomia e controllo – ed è proprio in questo equilibrio che PayPal individua una delle condizioni necessarie per rendere affidabili i pagamenti agentici. L’agente deve poter agire, ma entro un perimetro definito, verificabile e, soprattutto, revocabile.

Sicurezza dei dati: più autonomia richiede più protezione

Per operare efficacemente, un agente potrebbe aver bisogno di conoscere indirizzi, preferenze, cronologia degli acquisti, strumenti di pagamento e limiti di spesa. La concentrazione di queste informazioni crea un profilo estremamente dettagliato della persona e aumenta il danno potenziale derivante da una compromissione. I problemi non si limitano all’eventuale furto delle credenziali della carta o all’acquisizione di informazioni personali per scopi di social engineering. Un attaccante potrebbe infatti cercare di modificare le istruzioni dell’agente, alterare il destinatario della transazione o indurlo a scegliere un venditore fraudolento.

L’agentic commerce estende quindi la superficie di attacco: ai rischi del pagamento digitale si aggiungono quelli relativi al modello di AI, alle applicazioni che lo utilizzano, alle interfacce con i commercianti e ai sistemi che custodiscono le autorizzazioni.

Tokenizzazione e orchestrazione sicura: i consigli di PayPal

PayPal individua nella tokenizzazione e nell’orchestrazione sicura due elementi fondamentali. L’obiettivo è consentire agli agenti di effettuare operazioni senza dover gestire direttamente i dati di pagamento sensibili, riducendo anche gli oneri legati alla conformità e agli standard del settore.

La tokenizzazione sostituisce le credenziali finanziarie con rappresentazioni digitali utilizzabili entro determinate condizioni. Se correttamente progettato, il token può essere circoscritto a un agente, a uno specifico commerciante, a un importo massimo o a un periodo limitato.

La protezione, però, richiede un approccio multilivello, che combini autenticazione forte, cifratura, segregazione degli ambienti e registrazione degli eventi. Soprattutto, deve valere il principio del privilegio minimo: ogni agente dovrebbe accedere soltanto alle informazioni indispensabili per eseguire il compito assegnato. La presenza di un provider di pagamento specializzato come PayPal può ridurre l’esposizione diretta dei dati, ma restano aperte alcune domande sulla governance. Bisogna stabilire chi conserva le istruzioni, per quanto tempo vengono mantenute e se possono essere utilizzate per profilazione, addestramento o finalità commerciali ulteriori.

Agentic commerce e rischi cyber

Nel commercio convenzionale i sistemi antifrode analizzano segnali come dispositivo, posizione, importo, frequenza e comportamento dell’utente. L’ingresso degli agenti modifica il significato di molti di questi indicatori. Un software può completare un acquisto in pochi secondi, consultare numerosi venditori e avviare più transazioni in rapida successione. Attività che per una persona risulterebbero anomale potrebbero essere normali per un agente.

I sistemi di sicurezza dovranno pertanto distinguere tra automazione legittima e ostile. Non sarà sufficiente rilevare che un’operazione è stata effettuata da un software: bisognerà verificare quale agente ha agito, per conto di chi e in base a quale autorizzazione.

E poi, l’automazione può essere sfruttata anche dai criminali. Un account compromesso potrebbe essere utilizzato per impartire ordini a velocità elevata, distribuendo gli acquisti tra più commercianti per eludere i controlli.

Esiste inoltre il rischio di manipolazione dell’agente. Un contenuto malevolo presente in una pagina web, in una descrizione commerciale o in un messaggio potrebbe tentare di influenzarne il comportamento, spingendolo a ignorare le istruzioni ricevute.

In questo scenario, PayPal richiama la necessità di far evolvere anche i sistemi di prevenzione delle frodi, che dovrebbero quindi includere controlli sull’integrità del processo decisionale ed essere in grado di verificare se l’ordine è coerente con il mandato, se il beneficiario è affidabile e se le informazioni utilizzate dall’agente provengono da fonti attendibili.

Identità e tracciabilità come infrastrutture di fiducia

PayPal sottolinea la necessità di meccanismi di autenticazione, identità tokenizzate e procedure di contestazione per rendere i pagamenti agentici affidabili quanto quelli manuali. L’azienda contempla configurazioni differenti per utenti con wallet e token preimpostati, clienti privi di token già configurati e utenti occasionali che si affidano ad agenti temporanei.

Questa pluralità di scenari evidenzia un problema ancora aperto: come identificare in modo interoperabile gli agenti. Un commerciante deve poter distinguere un assistente autorizzato da un bot non verificato, senza essere costretto a integrare sistemi completamente diversi per ogni piattaforma. Accanto all’identità servirà una traccia verificabile delle decisioni. In caso di contestazione, dovrà essere possibile ricostruire quale istruzione è stata impartita, quali limiti erano attivi e quali informazioni hanno portato all’acquisto.

Chi risponde quando l’agente sbaglia?

La questione della responsabilità, già dibattuta in numerosi settori, è destinata a diventare centrale anche nell’agentic commerce. Un agente potrebbe selezionare il prodotto sbagliato, interpretare male una condizione o pagare un prezzo superiore a quello atteso. In questi casi non è sempre semplice stabilire se l’errore dipenda dall’utente, dal fornitore dell’AI, dalla piattaforma di pagamento o dal commerciante. La complessità aumenta quando più agenti collaborano nella stessa operazione, per esempio uno dedicato alla ricerca e uno incaricato del pagamento.

Le procedure di rimborso e contestazione dovranno essere adattate a transazioni nelle quali il consumatore non ha confermato personalmente l’ultimo passaggio. Sarà necessario distinguere tra operazioni non autorizzate, acquisti eseguiti correttamente ma non graditi ed errori dovuti a un mandato formulato in modo ambiguo.

L’agentic commerce si affermerà soltanto con un’autonomia controllabile

La prospettiva delineata da PayPal mostra come i grandi operatori dei pagamenti si stiano preparando a un commercio nel quale l’AI non si limiterà a suggerire, ma potrà anche agire. Tokenizzazione, infrastrutture di pagamento e reti consolidate rappresentano componenti necessarie, ma non sufficienti. L’agentic commerce avrà bisogno di regole chiare sul consenso, limiti tecnici alle autorizzazioni, identità verificabili, protezione dei dati e responsabilità distribuite lungo la catena del valore.

La sfida sarà cogliere i vantaggi del commercio agentico mantenendo l’autonomia entro confini che l’utente possa comprendere, valutare e modificare.

Articolo realizzato in partnership con PayPal

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