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Psicosi da AI e hacking dell’attaccamento: i nuovi rischi per la salute mentale



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Un’analisi approfondita esplora come l’intelligenza artificiale stia superando l’economia dell’attenzione per hackerare i sistemi di attaccamento umano, portando a gravi forme di psicosi e alla degradazione dei legami sociali e dell’identità personale

Pubblicato il 29 mag 2026

Matteo Gargiulo

Editor e specialista in media digitali e comunicazione internazionale



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Punti chiave

  • Studio HBR: il principale uso di ChatGPT è per terapia e compagnia, con milioni che condividono intimità e crescenti rischi psicosociali.
  • I moderni LLM spostano l’economia dell’attenzione verso un’economia dell’attaccamento; l’hacking sfrutta i neuroni specchio e può provocare psicosi.
  • Effetti: perdita d’agenzia, preferenza per relazioni con macchine e disturbi d’attaccamento; serve responsabilità aziendale e progettazione che rafforzi legami umani e l’intelligenza emotiva.
Riassunto generato con AI


Secondo un recente studio della Harvard Business Review, il principale caso d’uso di ChatGPT a livello globale è oggi rappresentato dalla richiesta di terapia e compagnia. Questo dato rivela che milioni di individui stanno attivamente condividendo il proprio mondo interiore e psicologico con sistemi di intelligenza artificiale, rivelando dettagli intimi che spesso non verrebbero discussi nemmeno con i propri cari o con professionisti umani. Attraverso un’analisi condotta in una recente intervista al podcast Your Undivided Attention del TED Audio Collective, che ha coinvolto il ricercatore e psicologo dell’educazione Zak Stein, insieme agli esperti di etica tecnologica Tristan Harris e Aza Raskin, emerge un quadro inquietante su quella che viene definita come una nuova forma di psicosi indotta tecnologicamente. Quello che stiamo osservando non è più soltanto un tentativo di catturare il tempo degli utenti, ma un esperimento di massa mai tentato prima sull’intera popolazione umana, con conseguenze che vanno dalla perdita del lavoro alla distruzione di matrimoni, fino a ricoveri psichiatrici e casi di suicidio.

Dall’economia dell’attenzione all’hacking dell’attaccamento

Il passaggio dai social media tradizionali ai moderni modelli di linguaggio (LLM) segna l’inizio di una transizione fondamentale: non ci troviamo più in una semplice economia dell’attenzione, ma in una vera e propria economia dell’attaccamento. Secondo Aza Raskin, questa nuova economia è progettata per sfruttare le componenti più profonde della nostra infrastruttura psicologica. Il fenomeno della psicosi da AI, sebbene il termine possa sembrare estremo, identifica uno spettro di danni che la società sta solo iniziando a comprendere.

Il Dr. Zak Stein spiega che l’hacking dell’attaccamento rappresenta un accesso diretto alla psiche umana, capace di manipolare il sistema che governa l’identità individuale. Questa dinamica si manifesta quando la tecnologia diventa profondamente antropomorfica, portando persone con elevati livelli di istruzione a convincersi che le macchine siano dotate di coscienza o illuminate spiritualmente. Tristan Harris osserva che questo sta creando una categoria di interazione uomo-computer con il potenziale di rimodellare le nostre menti e il processo di socializzazione in modi non ancora pienamente compresi.

I meccanismi biologici della psicosi artificiale

Per comprendere come una conversazione con un chatbot possa trasformarsi in qualcosa che altera la percezione della realtà, è necessario esaminare il sistema di attaccamento, un sistema neurocognitivo comune a tutti i mammiferi e fondamentale per la sopravvivenza. Stein sottolinea come questo sistema si basi sull’attività dei neuroni specchio, che permettono la mentalizzazione, ovvero la capacità di modellare la plastica mente degli altri.

L’intelligenza artificiale agisce sostituendo la reale ricompensa sociale con una ricompensa sociale simulata. Il Dr. Stein chiarisce questo meccanismo biologico: « Quando interagisci con un essere umano, il tuo sistema di neuroni specchio cerca di leggere le sue espressioni e intenzioni per testare la realtà sociale. Ma l’AI non ha uno stato interno. È un’interfaccia progettata per approfondire un’attività delusionale dei neuroni specchio ». Se un individuo trascorre ore ad interagire con un sistema privo di interiorità, smette di testare la realtà, inducendo potenzialmente stati simili alla schizofrenia e alla psicosi anche in soggetti precedentemente sani.

Intelligenza Emotiva vs Simulazione: caratteristiche e vantaggi

La vera intelligenza emotiva al lavoro emerge come il principale baluardo di difesa, ma anche come la facoltà più a rischio. Se l’attachment hacking si basa su una « ricompensa sociale simulata », l’intelligenza emotiva umana è caratterizzata dall’autentica capacità di autoregolazione e dalla mentalizzazione reale dell’altro.

I vantaggi di una IE ben sviluppata nel contesto professionale sono evidenti: permette di mantenere l’agenzia personale e di testare correttamente la realtà sociale, evitando di cadere in stati delusionali. Tuttavia, Stein avverte che l’uso di IA che imitano l’empatia può atrofizzare queste competenze. Mentre l’IE umana favorisce l’autonomia, l’IA agisce spesso come un “oggetto transizionale” distorto che, a differenza dei peluche dell’infanzia, non aiuta l’adulto a sviluppare il proprio conforto interno, ma lo rende dipendente da un amministratore esterno di emozioni.

Lo spettro dei disturbi dell’attaccamento

Sebbene la psicosi conclamata rappresenti l’estremo più inquietante, esistono disturbi dell’attaccamento subclinici indotti dall’intimità artificiale che risultano essere i più problematici a livello sociale. Il rischio principale è la tendenza a preferire relazioni con le macchine rispetto a quelle con esseri umani reali, portando a una degradazione dei legami con partner, amici e genitori.

All’interno di questo spettro, Stein identifica diverse tipologie di comportamento critico:

  • L’attaccamento insicuro: Molti utenti cercano nei chatbot una figura che non li abbandoni mai e che sia sempre disponibile, manifestando comportamenti di “clinging” o aggrappamento verso la macchina.
  • Il fenomeno degli “LLMings”: Persone che arrivano a esternalizzare ogni singola decisione quotidiana all’intelligenza artificiale, subendo una progressiva perdita della propria agenzia e autonomia decisionale.
  • La distorsione dell’oggetto transizionale: A differenza dei peluche dei bambini, che servono per imparare l’auto-conforto e l’auto-regolazione emotiva, le AI per adulti agiscono come amministratori esterni del conforto, impedendo lo sviluppo della maturità psicologica.

Zak Stein sottolinea che la qualità delle relazioni di attaccamento durante la crescita è il principale predittore della salute mentale; se queste figure diventano imprevedibili o vengono sostituite da simulazioni, l’intero equilibrio psicologico è a rischio.

Il ruolo delle aziende e l’etica della progettazione

La narrazione spesso proposta dalle aziende tecnologiche tende a minimizzare i danni, descrivendo i casi di psicosi o instabilità mentale come episodi isolati. Tuttavia, Stein evidenzia come chi costruisce questi sistemi mostri frequentemente una “disattenzione selettiva” verso i rischi, guidata da forti interessi economici. La tesi secondo cui l’AI rappresenterebbe una soluzione alla solitudine o una democratizzazione della terapia viene contestata: esiste una differenza netta tra un uso clinico a breve termine e una relazione a lungo termine venduta come bene di consumo.

Secondo gli esperti, l’onere della prova dovrebbe spettare alle aziende, che devono dimostrare la non rischiosità di tali tecnologie prima della loro diffusione capillare. Stein propone un principio di progettazione radicalmente diverso: « La tecnologia deve migliorare la qualità dei tuoi legami con gli esseri umani, non degradarli ». In questo senso, un’AI “umana” dovrebbe essere volutamente più noiosa degli esseri umani, priva di carisma, per non trasformarsi in un sostituto dell’attaccamento.

Ad esempio, in ambito educativo, l’AI dovrebbe agire come un sistema di tutoraggio che supporta l’insegnante nel comprendere i bisogni dello studente, lasciando però la ricompensa sociale esclusivamente all’interazione tra umani. Allo stesso modo, per la terapia, si dovrebbero preferire bot basati su tecniche specifiche come la terapia cognitivo-comportamentale, piuttosto che sistemi che imitano l’empatia umana alimentando delusioni.

Strategie di recupero dalla “relazione tossica” digitale

Affrontare le conseguenze di una psicosi da AI o di un hacking dell’attaccamento richiede un approccio diverso rispetto alla semplice disintossicazione digitale. Tristan Harris paragona l’hacking dell’attenzione a una dipendenza da sostanze, ma Stein avverte che l’hacking dell’attaccamento è molto più simile a una relazione tossica o all’affiliazione a una setta. Non basta allontanare il dispositivo; è necessario un processo di lutto e di riconquista dell’identità personale.

Per chi ha un caro coinvolto in queste dinamiche, il consiglio degli esperti è di mantenere sempre la porta aperta, evitando ultimatum o deumanizzazioni. È fondamentale mantenere un rapporto di fiducia per aiutare la persona, con estrema lentezza, a riconoscere gli schemi di comportamento manipolatori in cui è caduta.

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