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Governance dell’AI, perché il Digital Trust è decisivo in Europa



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L’adozione dell’Intelligenza Artificiale accelera in Italia e in Europa, ma il vantaggio competitivo dipende da governance, dati affidabili, identità digitali e processi verificabili. Il Digital Trust diventa l’infrastruttura che permette di usare l’IA in modo sicuro, scalabile e conforme alle nuove regole europee

Pubblicato il 25 ago 2026

Giuseppe Mariani

CEO di Intesa (Gruppo Havant)



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L’AI sta entrando nella sua fase più delicata. Dopo mesi in cui il dibattito si è concentrato sulla corsa ai modelli generativi e sulle loro potenzialità, la vera sfida per imprese e pubbliche amministrazioni riguarda ormai la capacità di governarne l’utilizzo.

L’adozione accelera, i casi d’uso si moltiplicano e gli investimenti crescono, mentre governance, processi e regole faticano a mantenere lo stesso ritmo. È in questo scarto che si gioca una parte importante della competitività europea. Il digital trust emerge come un elemento fondamentale di questo scenario, perché, nell’economia digitale la capacità di generare valore dipenderà dalla capacità di garantire fiducia nei dati, nelle identità, nei documenti e nelle decisioni che guideranno i processi del futuro.

Governance AI, cosa dicono i dati

Il mercato conferma questa accelerazione. Nel 2025 l’Intelligenza Artificiale in Italia ha raggiunto un valore di 1,8 miliardi di euro, con una crescita del 50% rispetto all’anno precedente. Parallelamente, l’Europa continua a confrontarsi con una crescente dipendenza tecnologica: oltre l’80% dei prodotti, dei servizi e delle infrastrutture digitali utilizzati nel continente proviene da fornitori extraeuropei. Un quadro che il Rapporto Draghi ha individuato fra i principali fattori di vulnerabilità dell’economia europea e che ha spinto la Commissione ad avviare il Tech Sovereignty Package, rafforzando la strategia continentale su cloud, Intelligenza Artificiale, semiconduttori e tecnologie open source.

L’autonomia strategica, tuttavia, dipende sempre meno dalla sola disponibilità di infrastrutture tecnologiche e sempre più dalla capacità di costruire un ecosistema nel quale dati, identità digitali e processi risultino affidabili, verificabili e interoperabili. Per questa ragione la governance dell’Intelligenza Artificiale si sta progressivamente affermando come uno dei principali temi dell’agenda digitale europea.

Governance dell’Intelligenza Artificiale e competitività europea

Per diverso tempo la diffusione dell’Intelligenza Artificiale è stata interpretata soprattutto come una questione di adozione tecnologica. Oggi appare evidente come il vero elemento distintivo riguardi invece le modalità attraverso cui questa tecnologia entra nei processi aziendali. La disponibilità di strumenti evoluti rappresenta infatti soltanto il punto di partenza; il valore emerge quando tali strumenti operano all’interno di un contesto capace di garantirne qualità, controllo e responsabilità.

Il fenomeno della cosiddetta Shadow AI fotografa questa transizione: molti dipendenti utilizzano strumenti generativi al di fuori dei percorsi autorizzati dall’organizzazione, trasferendo spesso informazioni aziendali, documenti e dati sensibili all’interno di piattaforme prive dei necessari livelli di controllo. Il rischio emerge quindi meno dalla tecnologia in sé e più dall’assenza di una governance capace di accompagnarne l’adozione.

La questione assume un rilievo particolare nei contesti caratterizzati da processi regolamentati o da informazioni ad alto valore. Ogni contenuto prodotto da un sistema di IA entra infatti in relazione con dati aziendali, documenti, identità digitali, autorizzazioni e flussi operativi. Garantire la qualità dell’output significa quindi governare l’intero ciclo di vita dell’informazione, rendendo sempre possibile ricostruire l’origine del dato, le trasformazioni subite nel tempo, le responsabilità associate ai diversi passaggi e le modalità con cui una determinata decisione è stata assunta.

È questa la direzione seguita anche dal quadro regolatorio. Lo standard ISO/IEC 42001 introduce un sistema di gestione dedicato all’Intelligenza Artificiale, mentre la disciplina europea e quella nazionale rafforzano principi come trasparenza, supervisione umana, tracciabilità e accountability. L’Intelligenza Artificiale esce così dalla dimensione della sperimentazione per entrare a pieno titolo fra i processi di governance aziendale, coinvolgendo organizzazione, gestione del rischio e conformità.

Digital Trust: il fondamento dell’Intelligenza Artificiale

La crescente attenzione verso la governance porta con sé una conseguenza destinata a incidere profondamente sulle strategie di trasformazione digitale. L’efficacia dell’Intelligenza Artificiale dipende infatti dalla qualità dell’ecosistema nel quale opera. Algoritmi sempre più sofisticati producono valore nella misura in cui elaborano dati affidabili, aggiornati e riconducibili a fonti certe; allo stesso modo, documenti, contenuti e decisioni generate automaticamente acquistano credibilità quando possono essere collegati a identità verificate e a processi pienamente documentabili.

Da questa prospettiva il Digital Trust assume un significato più ampio rispetto alla tradizionale dimensione della conformità normativa. Identità digitale, firme elettroniche, gestione documentale, conservazione a norma, autenticazione e certificazione delle informazioni costituiscono gli elementi che rendono possibile un utilizzo dell’Intelligenza Artificiale coerente con i requisiti di affidabilità richiesti dal mercato e dal legislatore. La fiducia digitale smette così di rappresentare una funzione specialistica e diventa un’infrastruttura trasversale, capace di sostenere l’intero ciclo di vita dell’informazione.

Digital Trust e fiducia digitale nell’ecosistema europeo

La centralità della fiducia digitale emerge con chiarezza anche dall’evoluzione del quadro normativo europeo. Provvedimenti apparentemente distinti, dedicati rispettivamente all’identità digitale, alla resilienza informatica, ai servizi finanziari innovativi e alla gestione dell’Intelligenza Artificiale, stanno progressivamente convergendo verso un obiettivo comune: costruire un ambiente nel quale ogni transazione, documento, identità e processo digitale possa essere verificato, protetto e governato.

eIDAS 2.0 e l’identità digitale europea

Il regolamento eIDAS 2.0 rappresenta uno degli esempi più significativi di questa trasformazione. Con l’introduzione dell’European Digital Identity Wallet (EUDI Wallet), l’Unione Europea punta a creare un modello condiviso di identità digitale destinato a semplificare l’accesso ai servizi pubblici e privati, garantendo al tempo stesso maggiore sicurezza, interoperabilità e controllo da parte degli utenti. In Italia il bacino potenziale di adozione coinvolge 41,5 milioni di cittadini, evidenziando la portata sistemica di un’infrastruttura destinata a diventare un elemento abilitante per l’economia digitale.

Finanza digitale, MiCA e tokenizzazione

La stessa logica riguarda l’evoluzione della finanza digitale. Il regolamento MiCA, che ha già portato all’autorizzazione di oltre 90 prestatori di servizi per le cripto-attività (CASP), e il percorso verso l’Euro Digitale delineano un nuovo paradigma nel quale il valore economico viene trasferito attraverso infrastrutture digitali basate su sicurezza, identità e tracciabilità. Parallelamente, la tokenizzazione degli asset reali sta entrando progressivamente nei processi finanziari istituzionali: secondo le stime di McKinsey, il mercato potrebbe raggiungere circa 2.000 miliardi di dollari entro il 2030.

Anche in questo ambito, al di là della tecnologia utilizzata, il fattore determinante rimane la fiducia. La possibilità di rappresentare digitalmente un asset, trasferirlo attraverso reti distribuite o automatizzare un processo finanziario richiede infatti la certezza dell’identità dei soggetti coinvolti, dell’autenticità delle informazioni e della validità dei documenti associati. L’economia digitale europea si sviluppa quindi intorno a un principio comune: ogni elemento del processo deve poter essere riconosciuto, verificato e ricondotto a una responsabilità precisa.

Cybersecurity e resilienza nel Digital Trust europeo

La stessa prospettiva riguarda la sicurezza informatica. La crescita della superficie digitale esposta agli attacchi rende evidente come la protezione delle infrastrutture debba evolvere verso un modello più ampio di resilienza, nel quale tecnologia, processi organizzativi e capacità di controllo operano in modo integrato.

NIS2 e DORA: responsabilità e resilienza operativa

Nel 2025 gli attacchi cyber gravi a livello globale sono aumentati del 49%, mentre l’Italia ha rappresentato il 9,6% degli eventi osservati (Rapporto Clusit 2026). Questo scenario ha accelerato l’evoluzione del quadro regolatorio europeo: la direttiva NIS2 amplia gli obblighi di gestione del rischio cyber coinvolgendo migliaia di organizzazioni e attribuendo responsabilità dirette agli organi decisionali, mentre il regolamento DORA introduce requisiti specifici di resilienza operativa per oltre 22.000 soggetti finanziari europei e per le relative filiere tecnologiche.

Anche in questo caso la direzione indicata dal legislatore europeo supera il tradizionale approccio basato sulla sola protezione tecnica. La sicurezza digitale riguarda ormai l’intero percorso dell’informazione: dalla creazione di un’identità alla produzione di un documento, dalla validazione di una transazione all’elaborazione di un dato da parte di un sistema intelligente. La capacità di garantire autenticità, integrità e tracciabilità diventa quindi un requisito fondamentale per operare in un ambiente nel quale automazione e regolazione procedono parallelamente.

Questa convergenza porta a una considerazione centrale: l’Intelligenza Artificiale, da sola, rappresenta soltanto una componente della trasformazione digitale. Il vero valore nasce dalla possibilità di inserirla all’interno di architetture affidabili, dove dati, identità, documenti e processi siano governati secondo criteri condivisi. La tecnologia diventa così un acceleratore di innovazione, mentre il Digital Trust costituisce l’infrastruttura che ne consente un utilizzo sicuro e scalabile.

Ecosistemi integrati per il Digital Trust europeo

Questa evoluzione sta modificando anche le dinamiche del mercato digitale. La crescente complessità dei sistemi tecnologici porta infatti le organizzazioni a superare approcci frammentati, favorendo la nascita di ecosistemi capaci di integrare competenze che per lungo tempo sono rimaste separate: Intelligenza Artificiale, gestione documentale, identità digitale, sicurezza, automazione e conformità normativa.

Il valore competitivo si sta progressivamente spostando dalla disponibilità di singole tecnologie alla capacità di combinarle all’interno di architetture coerenti, nelle quali ogni componente contribuisce a rafforzare affidabilità e controllo. L’IA applicata ai processi aziendali richiede infatti un’infrastruttura di fiducia capace di garantire qualità del dato, certezza dell’identità, tracciabilità delle operazioni e validità dei documenti coinvolti.

Anche le recenti dinamiche di consolidamento del mercato europeo riflettono questa trasformazione. Operazioni che uniscono competenze nell’Intelligenza Artificiale, nel Digital Trust e nei servizi digitali mostrano come il settore si stia orientando verso modelli integrati, nei quali innovazione e governance procedono lungo lo stesso percorso. In questa direzione si inserisce anche l’integrazione tra Havant e Intesa, esempio di una tendenza più ampia che vede convergere competenze complementari per costruire ecosistemi digitali fondati sulla fiducia.

La prospettiva che emerge è quindi quella di una nuova fase della trasformazione digitale europea. La competizione dei prossimi anni non si giocherà soltanto sulla capacità di sviluppare algoritmi più avanzati o adottare strumenti più potenti, ma sulla possibilità di costruire ambienti nei quali l’innovazione possa operare all’interno di regole, processi e infrastrutture affidabili.

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