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AI Act e formazione: cosa cambia per scuole e organizzazioni


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Scuole, università e pubbliche amministrazioni si preparano alle regole dell’AI Act con formazione differenziata, policy interne e controlli sull’uso dell’IA. Il percorso riguarda competenze tecniche, privacy, bias, trasparenza e responsabilità nelle decisioni che coinvolgono studenti, lavoratori e cittadini nelle attività quotidiane

Pubblicato il 16 set 2026

Carmelina Maurizio

Università degli Studi di Torino



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Dal 2 febbraio 2025 l’AI Act impone a fornitori e utilizzatori professionali di sistemi di IA di garantire un’adeguata alfabetizzazione del personale. In Italia, mentre si completa il quadro di attuazione nazionale, l’obbligo coinvolge anche scuole, università, enti formativi e pubbliche amministrazioni.

Proviamo ad occuparci di come sarà modificato il settore della formazione, ad ampio raggio, focalizzando l’attenzione su come questa normativa internazionale avrà degli impatti sulla formazione stessa.

Formazione e AI Act in Italia: obblighi e quadro normativo

Attualmente, agosto 2026, il quadro italiano è in fase di attuazione: lo schema di decreto legislativo Atto del Governo n. 421 disciplina anche l’utilizzo dell’IA nei percorsi formativi, nelle professioni, nel lavoro, nella sanità e nella pubblica amministrazione. Il dossier parlamentare precisa tuttavia che si tratta di uno schema di decreto, quindi occorre distinguere le disposizioni già vigenti da quelle ancora sottoposte all’iter di approvazione.

In Italia l’AI Act non impone un unico corso obbligatorio uguale per tutti, né stabilisce un numero minimo di ore o un attestato standard, impone però a fornitori e utilizzatori professionali di sistemi di IA di adottare misure adeguate per garantire un livello sufficiente di alfabetizzazione sull’IA del personale e delle persone che utilizzano tali sistemi per loro conto.

L’obbligo deriva dall’articolo 4 del Regolamento UE 2024/1689 ed è applicabile dal 2 febbraio 2025 Regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull e le misure nazionali introdotte dalla legge italiana n. 132/2025.

La formazione sull’IA è comunque già un obbligo di adeguatezza per le organizzazioni che forniscono o utilizzano sistemi di IA; nella scuola e nell’università, invece, la normativa italiana sta costruendo progressivamente un sistema più ampio di alfabetizzazione, formazione e integrazione curricolare.

La formazione secondo la normativa deve essere proporzionata al ruolo e alle responsabilità della persona; alle conoscenze tecniche, all’esperienza e alla formazione già possedute; al tipo di sistema utilizzato; al contesto d’uso e ai rischi per studenti, lavoratori, utenti o cittadini.

Dovrebbe comprendere nei contenuti almeno il funzionamento di base dei sistemi generativi, limiti e allucinazioni, bias e discriminazioni, protezione dei dati, sicurezza, proprietà intellettuale, trasparenza, supervisione umana e procedure interne per l’uso corretto.

In sintesi, la formazione richiesta dall’AI Act è un processo organizzativo documentabile, continuo, verificabile e non un semplice corso una tantum. Per il settore educativo, dovrebbe collegare competenze digitali, valutazione critica delle risposte dell’IA, tutela degli studenti e responsabilità professionale.

I provvedimenti sull’AI disciplinano il sistema di vigilanza e sanzionatorio e le regole per il suo utilizzo nei settori della formazione, del lavoro, della sanità e della pubblica amministrazione. I testi recepiscono le osservazioni formulate dalle Commissioni parlamentari, dalla Conferenza unificata e dal Garante per la protezione dei dati personali, introducendo ulteriori garanzie in materia di tutela dei diritti, protezione dei dati e coinvolgimento degli enti territoriali.

AI Act e formazione in Italia: alfabetizzazione e responsabilità

Vediamo ora più nel dettaglio come deve svilupparsi il percorso formativo, con riferimento al sistema di istruzione e formazione. Partiamo dall’obbligo di alfabetizzazione.

Dal 2 febbraio 2025, ai fornitori e utilizzatori professionali di sistemi di IA è stato richiesto di adottare misure per assicurare un livello sufficiente di alfabetizzazione del personale e delle persone che operano per loro conto. La formazione dovrebbe essere a 360 gradi e comprendere temi quali il funzionamento e limiti degli strumenti di IA; i rischi di errori, le discriminazioni, le allucinazioni e le violazioni della privacy; l’interpretazione critica degli output; l’uso sicuro dei dati e il rispetto del GDPR; le responsabilità umane, la trasparenza e la supervisione;

infine anche le regole interne sull’utilizzo dell’IA.

L’AI Act non stabilisce un numero minimo di ore né richiede, in generale, un attestato esterno: l’organizzazione deve però poter dimostrare di aver valutato i bisogni formativi e di aver realizzato attività coerenti, conservando eventualmente registri interni della formazione AI Literacy – Questions & Answers | Shaping Europe’s digital future.

Le azioni richieste a scuole e istituzioni formative

Per un’istituzione scolastica o universitaria o di formazione tecnica superiore, AFAM[1] e istruzione degli adulti, valutando i rischi potenziali, il percorso formativo allo stato attuale dovrebbe consistere nelle seguenti azioni

  • censire gli strumenti di IA già utilizzati da docenti, personale e studenti;
  • classificare gli usi in base al rischio e alla presenza di dati personali;
  • predisporre una policy interna sull’uso dell’IA;
  • offrire formazione differenziata per docenti, personale amministrativo e dirigenza;
  • documentare contenuti, destinatari, date e verifiche della formazione;
  • mantenere sempre una supervisione umana nelle decisioni che incidono sul percorso educativo;
  • promuovere attività formative sull’uso responsabile e consapevole dell’IA;
  • favorire la comprensione tecnica, giuridica ed etica dei sistemi di IA;
  • favorire lo sviluppo del pensiero critico e della competenza digitale;
  • incentivare il collegamento tra IA, orientamento, competenze professionali e mondo del lavoro;
  • dare chiare indicazioni su privacy, copyright, valutazione e citazione dell’uso dell’IA;
  • rendere visibili le procedure per documentare l’impiego dell’IA nelle attività didattiche;

Formazione sull’IA nelle scuole e nella pubblica amministrazione

Sono attualmente in corso azioni per l’aggiornamento delle indicazioni nazionali e formazione stabile dei docenti, con una dotazione di 100 milioni di euro per il contrasto dei rischi connessi all’abuso delle piattaforme e delle reti sociali digitali; l’alfabetizzazione, riqualificazione e alta formazione del personale pubblico, in raccordo con la Scuola Nazionale dell’Amministrazione e con Formez; formazione dei magistrati affidata alla Scuola Superiore della Magistratura; inserimento obbligatorio della formazione sull’AI nel programma di Educazione Continua in Medicina.

E’ in corso il progetto MiMeraviglIA rivolto a dirigenti scolastici e personale amministrativo.

Prevenzione, aggiornamento e supervisione umana

Sul fronte della prevenzione con il sostegno economico di 100 milioni, verrà attivato un piano stabile di aggiornamento per insegnanti e dirigenti. A supporto operativo verranno istituiti comitati tecnico-etici territoriali, in rete, con il compito di affiancare gli istituti nella sperimentazione didattica, di vigilare sul rispetto dei diritti fondamentali e di aggiornare i regolamenti interni per adattarli alle nuove frontiere tecnologiche. Saranno loro infatti a tracciare i confini entro cui l’IA può essere utilizzata, garantendo che ogni sperimentazione sia verificabile e rispettosa della persona.

Per le scuole, quindi, non si tratta soltanto di insegnare a usare intelligenze artificiali generative, ma di educare alla valutazione delle fonti, alla protezione dei dati, alla trasparenza nell’uso dell’IA e alla responsabilità delle decisioni.

Per esempio, un docente potrebbe ricevere una formazione di base sull’uso critico dell’IA generativa, mentre il personale che utilizza sistemi per selezione, orientamento o valutazione degli studenti avrebbe bisogno di competenze più approfondite sui rischi discriminatori, sulla supervisione umana e sulla normativa.

Riferimenti

https://www.edscuola.eu/wordpress/?m=20260804#google_vignette

https://shorturl.at/wR2nO


[1] Afam | Ministero dell’Università e della Ricerca

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