Dalla fine del 2025 ad oggi, l’atteggiamento del governo australiano con riguardo all’Intelligenza Artificiale ed alla sua disciplina pare avere virato verso un riassetto, sia legislativo sia di approccio, passando dalle linee guida volontarie a regole prescrittive in materia di data center e addestramento modelli.
Questo cambio di rotta ha toccato diversi ambiti. In primo luogo quello del governo generale dell’adozione nel Paese dell’Intelligenza Artificiale; in seconda istanza quello dell’adozione dei sistemi di IA da parte della pubblica amministrazione; ed infine, sotto una crescente pressione da parte delle associazioni di autori, una diversa disciplina dell’eccezione del TDM.
Partiamo con ordine per esaminare queste novità.
Indice degli argomenti
IA in Australia, la nuova policy federale per la pubblica amministrazione
Dal 15 dicembre 2025 è entrata in vigore la normativa aggiornata della politica federale sull’uso responsabile dell’IA che ha toccato tutti gli ambiti della Pubblica Amministrazione.
La Policy for the Responsible use of the AI in Government ha vincolato tutte le agenzie della Pubblica Amministrazione Federale a standard rigorosi secondo tre punti essenziali:
a) governance mirata con l’obbligo per le agenzie governative di mantenere un registro interno dei casi d’uso dell’IA e di nominare specifici responsabili per ogni singolo progetto;
b) valutazioni di impatto obbligatorie con la necessità di completare valutazioni preventive sui rischi legati a equità, sicurezza, privacy e trasparenza prima di applicare qualsiasi soluzione basata sull’intelligenza artificiale;
c) un rigoroso programma di formazione sull’etica dell’IA divenuto, con questa norma, obbligatorio per i dipendenti statali.
La Policy è obbligatoria per tutti gli enti non-corporate del Commonwealth aventi sede in Australia, fatte salve alcune esclusioni specifiche come i dipartimenti della Difesa e dell’intelligence. Per i soggetti corporate la policy non è obbligatoria, ma fortemente caldeggiata, volendosi porre l’apparato statale come esempio della “best way” per affrontare tutte le questioni legate all’implementazione dei sistemi di IA all’interno delle strutture.
Lo scopo dichiarato è quello di promuovere un uso sicuro dell’IA per potenziare produttività e una migliore capacità di risposta della pubblica amministrazione (ma in generale del sistema-paese) sul lungo periodo, garantendo però che l’utilizzo sia trasparente e assicuri idonee misure di sicurezza contro possibili danni per i cittadini.
Tenuto conto della continua evoluzione dei sistemi, la Policy prevede un costante monitoraggio per il miglior adattamento dei sistemi.
Dalle linee guida volontarie a un modello più strutturato
L’invito del Governo australiano all’utilizzo della Policy da parte anche di soggetti non appartenenti all’apparato amministrativo deriva dal fatto che in Australia non esiste una norma nazionale similare all’AI Act dell’Unione Europea.
Allo stato attuale esistono una serie di linee guida su base volontaria e una serie di standard imposti che, intrecciati tra loro, impongono un perimetro alle entità private. Ovviamente la Policy, come struttura ampia e ad allargato raggio risulta più efficace di un coacervo di singole disposizioni, senza contare che la sua adozione avrebbe il pregio di allineare il mondo non governativo al sistema governativo.
Sino ad oggi la trasformazione digitale è stata gestita dalla Digital Transformation Agency; tuttavia, a luglio 2026 il Governo ha istituito, presso il Gabinetto del Primo Ministro Anthony Albanese, un ufficio apposito, denominato Office of AI che avrà il compito di superare l’attuale frammentazione dei compiti e dare impulso verso l’adozione di standard nazionali fungendo da punto di riferimento per le competenze dei singoli ministeri.
Questa volontà è stata ribadita anche in un recente discorso del Primo Ministro “AI in Australia’s interests” che è suonato come un discorso programmatico sulla politica australiana dei prossimi anni.
Dal discorso si è evinto che la storia dell’Australia fatta di coesione sociale fra le sue diverse anime sarà lo spirito con cui dovrà essere affrontata anche la sfida dell’IA, con la volontà di non essere un soggetto passivo di questa rivoluzione, ma un soggetto attivo e soprattutto sovrano.
IA in Australia e data center, il nodo delle infrastrutture critiche
Lo scopo non è quello di imbrigliare la tecnologia con norme farraginose che rischino di soffocare gli investimenti e di lasciare l’Australia fanalino di coda, ma di stabilire regole chiare e applicabili, in special modo per quel che attiene alla gestione delle infrastrutture critiche come i grandi data center.
Il Primo Ministro ha ricordato che l’espansione dell’IA ha un costo materiale e fisico tangibile, legato in modo indissolubile al consumo di suolo, risorse idriche ed energia. Dunque, il modo in cui l’introduzione dell’IA e la questione dei Data Center sarà gestita oggi, avrà un impatto a lungo termine negli anni, incidendo sulle tasche dei cittadini e sulla transizione ecologica, punto nevralgico della politica australiana.
In conseguenza, perché l’impatto sia il più possibile accettabile, non solo le singole scelte dovranno essere ponderate, ma occorrerà che chi intenda installare Data Center in Australia contribuisca economicamente al miglioramento delle infrastrutture energetiche, idriche ed alla mitigazione dell’impatto ambientale. La transizione ecologica e il passaggio a fonti di energia pulita non dovranno trovare nell’IA e nell’adozione dei suoi sistemi un limite.
Questo principio varrà tanto per imprenditori esteri quanto per investitori australiani.
Copyright, autori e addestramento dei modelli di IA
In questo discorso, come in altri recenti, è stato anche ripreso l’annoso rapporto tra Copyright e diritti degli autori e addestramento dei modelli di intelligenza Artificiale. Negli ultimi tempi la pressione delle associazioni di autori australiani e in generale del mondo creativo è stata esercitata in modo più attivo e capillare.
Il risultato più tangibile di queste iniziative sta nella scelta dell’Australia, dichiarata dal Governo, di escludere l’eccezione TDM. Nell’affermare che “non tutto ciò che è prodotto in Australia è in vendita” il Governo ha asserito che gli autori ed i creativi australiani devono mantenere il controllo e la proprietà esclusiva del proprio ingegno e del proprio lavoro. L’utilizzo e lo sfruttamento non autorizzato di contenuti protetti da parte dei giganti tecnologici per l’addestramento dei modelli linguistici non tutela questo lavoro.
In conseguenza, le linee guida delle norme che saranno implementate, nelle intenzioni ad inizio 2027 in Australia, saranno molto restrittive sul punto e prevedranno l’obbligo di tutte le Big Tech che volessero utilizzare opere dell’ingegno “australian based” di sedersi ad un tavolo per riconoscere il giusto compenso all’autore.
La distanza del modello australiano rispetto ad altri approcci
Sin qui le linee programmatiche, che tuttavia fanno notare la distanza e la differenza di approccio del modello australiano rispetto, per esempio, al Giappone. Nei prossimi mesi, con la promulgazione delle norme vere e proprie, si potrà vedere se le odierne dichiarazioni saranno state rispettate o se la pressione economica delle Big Tech avrà influito sui buoni propositi australiani.
Valeria Affer




















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