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Direttore responsabile Alessandro Longo

Agenda 2013

Biondi (Miur): “Scuola digitale al punto di non ritorno”

di Giovanni Biondi, Miur

22 Feb 2013

22 febbraio 2013

Tante novità hanno caratterizzato gli ultimi mesi e altre verranno a breve. Le scuole saranno un ambiente che insegna, non più divise in aule ma disegnate per una didattica laboratoriale. Il processo di trasformazione è ormai compiuto, non si torna indietro, e i docenti saranno costretti a seguirlo

Contribuire allo sviluppo delle competenze digitali nella popolazione passa prima di tutto dalla trasformazione di servizi che impattano su grandi numeri di utenti, realizzati fino ad oggi in modo “carteceo” tradizionale, in sevizi digitali. In questi ultimi mesi in questa direzione sono stati lanciati importanti segnali di modernizzazione del paese dal ministero di viale Trastevere.

A giugno tutte le prove degli Esami di maturità (dopo anni di buste, carte, carabinieri, casseforti per la custodia del prezioso tema di italiano, centinaia di ore di lavoro….) sono state diramate via internet la mattina stessa delle prove. Le scuole hanno ricevuto un plico telematico che è stato aperto con una chiave di lettere e numeri comunicata il giorno stesso delle prove dalle commissioni sparse in tutte Italia. Il valore simbolico di questa modernizzazione è stato amplificato dall’attenzione che ogni anno si riserva agli esami di maturità ed ha riguardato oltre 500.000 studenti italiani.

A dicembre un concorso per 320.000 candidati che in altri tempi avrebbe impegnato risorse e tempi biblici, si è concluso nella fase di pre-selezione in soli due giorni ed è stato realizzato in tutta Italia in 2.500 aule, con l’utilizzo di 50.000 computer e, cosa ancora più importante, i candidati hanno avuto la risposta in tempo reale, subito dopo aver concluso la prova. Una esperienza che ha aperto una strada nuova per i concorsi in Italia ma che ha anche richiesto a 320.000 candidati insegnanti di utilizzare il mouse ed il computer per rispondere alle domande. Tutte le procedure si sono svolte fino dalla fase iniziale della domanda, in rete così come in rete sono stati resi disponibili le 3.500 domande della banca dati su cui si sono esercitati i candidati.

Da gennaio sono state aperte le iscrizioni alle prime classi delle scuole statali. Una operazione che da quest’anno si può ottenere solo on line. Sono interessate oltre 1.500 famiglie per “un contagio digitale” che quindi interessa quasi 5 milioni di persone. Nei primi due giorni di apertura del servizio si sono registrati quasi 4 milioni di accessi e in meno di un mese è stata raggiunta la quota di 1 milione di iscrizioni.

Tutte iniziative dalle quali non si tornerà indietro e che rappresentano una accelerazione importante considerato il vasto coinvolgimento della popolazione in questi servizi verso gli obiettivi dell’Agenda Digitale.

E poi lo sviluppo della “scuola digitale”. A dicembre una importante norma di legge fa passare dalla carta al digitale anche i libri di testo: una norma destinata a cambiare nei prossimo anni il volto della scuola; i libri di testo che passano dalla carta alla versione mista. Accanto quindi alla parte narrativa del libro che può restare su carta o in digitale (non è questo l’aspetto innovativo poiché leggere sullo schermo o su carta non fa grande differenza) tutte le parti che riguardano esercizi, documenti, foto ed immagini, carte geografiche etc. dovranno essere disponibili solo in digitale. Si tratta di un intervento che entra nella pratica educativa introducendo alcuni elementi di innovazione “a lunga scadenza”. Non si potrà continuare cioè a riprodurre le stesse modalità della didattica trasmissiva tradizionale. Se si cambiano gli strumenti di un modello trasmissivo della scuola anche tutta l ‘architettura didattica tradizionale entra in crisi e sollecita l adozione di nuove metodologie.

Inoltre sono state presentate nuove linee guida per le architetture interne delle scuole che  pongono le basi per soluzioni di grande innovazione: un ambiente “che insegna” , una vision che disegna nuove scuole lanciate verso il futuro non più divise in aule ma con spazi articolati, disegnati per una didattica laboratoriale che “costringerà” gli insegnanti a modificare profondamente l’organizzazione della didattica

Infine il piano straordinario sulla Scuola Digitale che porterà a 100.000 le aule con lavagne digitali, a 2.700 le cl@ssi 2.0 e oltre 100.000 tablet/pc portatili per gli studenti. Soluzioni tecnologiche che consentono di tenere aperte piccole scuole nelle montagne o nelle piccole isole in modo da non “desertificare” aree del paese che senza la scuola non sono adatte a famiglie giovani costrette a lasciare i territori. Se a questi si aggiungono i finanziamenti previsti con fondi europei per le quattro regioni del Sud si capisce che verso l’innovazione digitale della nostra scuola si stanno facendo importanti e decisivi passi avanti.

Tutto questo nell’arco di un anno e con le ristrettezze economiche che hanno caratterizzato questo periodo non solo in Italia rappresenta un risultato di rilievo ma soprattutto un “punto di non ritorno” nel processo di trasformazione della scuola e dello sviluppo delle competenze digitali di sempre più ampi starti della società.

 

  • marco

    Almeno lo dichiara: si tratta di una costrizione. Il pensiero pedagogico unico è realtà esplicita.

  • marco

    Per fortuna oggi milioni di cittadini vedranno il vero stato degli edifici e delle aule, smentendo la demagogia di questo articolo.

  • bettacam

    Ma “costringere” non è una bella parola. Come se gli insegnanti fossero ostinati passatisti contrari ad utilizzare le nuove tecnologie quando sono state proprio le scelte passate dello stato a non consentirlo. Quando la riforma recente a raso a zero una maxisperimentazione informatica nata negli anni ’70 che era già una eccellenza della laboratorialità. Ce ne saranno anche di quelli impigriti dalla routine, certo. Ma non è buona didattica partire dal presupposto che l’alunno non vuole imparare. Mai sentito parlare di effetto Pigmalione?

  • Flavio

    “Tutte le parti che riguardano esercizi, documenti, foto ed immagini, carte geografiche etc. dovranno essere disponibili SOLO in digitale”.
    Cioè leggo il testo sulla carta e l’immagine richiamata dalla dida la posso guardare solo sul pc?

  • m1713

    Questo signore probabilmente anche per interessi personali (rivedere il servizio di report a novembre)pensa che bastino 4 o 400 o 4000000 di tablet per cambiare una scuola a pezzi,costringendo di fatto bambini e ragazzi non solo a passare buona parte del tempo libero davanti ad uno schermo, ma da ora in avanti anche il loro tempo a scuola. Bruciamo tutti i libri, se saranno solo più disponibili in formato digitale sarà più facile far sparire quelli scomodi. Che tempi tristi quelli in cui sarà solo più per mezzo di una macchina sarà possibile veicolare “sapere”. Perché non eleminare anche gli insegnanti in carne e sostituirli con più efficenti tutor digitali? Biondi sei un uomo triste.

  • colore .2

    Cosa possiamo fare per fermare questo progetto folle?
    Qualcuno può aiutarci per favore?
    Da una parte si fa una campagna per chiedere ai genitori di non permettere ai bambini di usare Internet, perché può presentare molti pericoli, e poi questo signore li vuole costringere a passare le giornate in rete o sulla nuvola. Ma poi chi paga tutti questi abbonamenti a Internet? Non sarebbe meglio tornare ai cari, santi libri che non racchiudono pericoli?

  • Marco

    Ma basta con questa arretratezza, il mondo cambia, se un prof non è’ preparato ad usare le nuove tecnologie vada a casa..è con lui tutti quelli che pagano la tessera alla CGIL e hanno reso l’Italia uno schifo..sveglia!!!

  • Iasione

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