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Capitale semantico: perché nell’era AI capire vale più che sapere



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Miliardi di contenuti generati quotidianamente rischiano di trasformarsi in rumore. Il progetto Orbits, guidato da Luciano Floridi, propone il Capitale Semantico come strumento critico. Aziende e cittadini devono investire nel linguaggio per distinguere tra superficie e comprensione, tra quantità e qualità dell’informazione

Pubblicato il 29 dic 2025

Manuela Ronchi

Ceo di Action Holding, con Luciano Floridi ideatrice del progetto Orbits-Dialogues with intelligence



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Viviamo in un’epoca di abbondanza informativa senza precedenti. Ogni giorno miliardi di dati e contenuti vengono generati, condivisi e trasformati, creando un flusso inarrestabile che corre più veloce della nostra capacità di comprenderlo.

L’abbondanza informativa e la sfida della comprensione nell’era AI

L’Intelligenza Artificiale, con la sua forza generativa, amplifica ulteriormente questa dinamica: testi, immagini, musiche, decisioni, tutto viene prodotto in tempo reale e in quantità smisurata. Il mondo cambia, la comunicazione cambia.

In questo scenario, la vera risorsa strategica non è più solo l’informazione, ma la comprensione. Ciò che distingue chi subisce la trasformazione digitale da chi la governa è la capacità di dare senso al mondo. È questo il cuore del concetto di Capitale Semantico, ideato da Luciano Floridi – tra i filosofi contemporanei più importanti e massimo esperto di etica del digitale – per la nuova edizione di Orbits- Dialogues with intelligence, format multidisciplinare e multicanale per guidare i leader d’azienda, i cittadini e le giovani generazioni attraverso le sfide dell’era digitale. Perché il linguaggio non è un accessorio della rivoluzione digitale: è il suo fondamento, la chiave per orientarsi nella complessità.

Dal rumore alla profondità: il valore critico della comunicazione

La nostra quotidianità è costellata da input continui: notifiche, articoli, immagini, video, messaggi. Spesso ci limitiamo a consumarli in superficie, senza soffermarci a interpretarli. Ma senza questa profondità critica, ciò che resta è rumore. E un mondo governato dal rumore è un mondo fragile, esposto a manipolazioni, fake news, polarizzazioni.

Il Capitale Semantico ci invita a ribaltare la prospettiva: non basta “sapere”, occorre “capire”. Non è sufficiente raccogliere dati, serve dotarsi di strumenti per interpretarli, tradurli in visioni, trasformarli in scelte consapevoli. È qui che entra in gioco la missione di Orbits: costruire spazi dove imprese, istituzioni e nuove generazioni possano allenare insieme questa capacità critica.

Il capitale semantico come condizione di sopravvivenza della comunicazione

Se c’è un settore che più di altri vive sulla forza dei linguaggi, questo è la comunicazione. Qui il Capitale Semantico non è solo un concetto astratto: è la condizione di sopravvivenza. Ogni giorno brand, istituzioni e individui si confrontano con un sovraccarico di messaggi, campagne, narrazioni che rischiano di confondersi e perdere efficacia. Mai come oggi le parole sono inflazionate, usurate, spesso svuotate di senso.

Come professionista della comunicazione, vedo quanto il sistema sia fragile: i media accelerano, i social moltiplicano, l’AI amplifica. Ma ciò che manca, spesso, è il lavoro di restituzione di senso, la capacità di dare profondità e autenticità ai messaggi. È questo il vero bisogno del presente: recuperare significato in un panorama che sembra parlare tanto, ma dire poco. Il Capitale Semantico, in questo scenario, non è un lusso: è la bussola che permette di distinguere tra contenuti che restano e contenuti che si dissolvono. È l’unica risorsa che trasforma la comunicazione da rumore a relazione, da promozione a cultura condivisa.

Le imprese tra sistemi AI e autenticità narrativa

Per le aziende la sfida è decisiva. Molte hanno già integrato sistemi di AI nei propri processi, ma poche si interrogano sul senso dei linguaggi che utilizzano. Comunicare senza un capitale semantico significa rischiare di parlare a vuoto, di produrre narrazioni frammentate, di perdere l’autenticità della relazione con i propri stakeholder.

Al contrario, un’impresa che investe nella semantica – che coltiva la capacità di leggere i linguaggi, di costruire narrazioni condivise e di sviluppare visioni – diventa generatrice di cultura oltre che di valore economico. È questo il passo che Orbits Academy – la rete di dodici professionisti visionari che accompagnano il progetto guidati dalla visione di Luciano Floridi– invita le aziende a compiere: allenarsi a superare la superficie, dotarsi di strumenti critici, investire nel linguaggio come infrastruttura invisibile di innovazione.

L’intelligenza artificiale e l’urgenza del pensiero critico

L’Intelligenza Artificiale è il terreno su cui questa sfida si gioca con maggiore evidenza. I modelli generativi creano testi convincenti, immagini realistiche, voci indistinguibili dal vero. Ma il rischio è quello di scambiare la quantità per qualità, l’apparenza per verità. In un mondo di deepfake e di contenuti infiniti, serve ancora di più la capacità umana di interpretare, criticare, distinguere.

Quando Luciano Floridi ha pensato al tema del Capitale Semantico per la nuova edizione di Orbits, l’obiettivo era chiaro: dare strumenti di lettura critica a chi oggi guida imprese e a chi domani guiderà la società. Perché comunicare non significa soltanto trasmettere messaggi: significa rendere comprensibile ciò che è complesso e attivare cambiamenti reali.

Un’urgenza concreta per aziende, giovani e cittadini

Oggi più che mai è urgente creare luoghi dove discipline diverse – filosofia, economia, tecnologia, arte – si incontrano per generare senso. Non è un tema filosofico astratto, ma un’urgenza concreta.

Lo sanno le aziende che devono difendere la propria reputazione in un contesto digitale instabile.

Lo sanno i giovani, che crescono immersi in linguaggi che spesso sfuggono al loro controllo.

Lo sanno i cittadini, chiamati a formarsi un’opinione su questioni complesse come il cambiamento climatico o l’uso dell’AI nella difesa e nella sanità.

Educare al senso: la responsabilità condivisa del futuro digitale

Il tema riguarda tutti. Non possiamo delegare alle macchine la responsabilità di decidere per noi cosa significhi un contenuto, un’immagine, una parola. Serve una nuova educazione al senso: scuole che allenino al pensiero critico, imprese che aprano spazi di dialogo, comunità che sappiano tradurre la complessità in comprensione condivisa.

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