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Censimento patrimonio ICT PA: cosa fare entro il 30 settembre 2026



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AgID ha avviato il censimento del patrimonio ICT della Pubblica Amministrazione. Le PA centrali e locali devono compilare il questionario entro il 30 settembre 2026 su PA digitale 2026, raccogliendo dati su organizzazione, data center, servizi digitali e spesa ICT

Pubblicato il 6 ago 2026

Andrea Marella

Consulente trasformazione digitale pa



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L’Agenzia per l’Italia Digitale ha avviato il Censimento del patrimonio ICT della Pubblica Amministrazione, la rilevazione triennale prevista dall’art. 33-septies, comma 1-ter, del decreto-legge 179/2012. Le amministrazioni centrali e locali devono compilare il questionario entro il 30 settembre 2026 sulla piattaforma PA digitale 2026, con un attestato finale firmato dal legale rappresentante o dal Responsabile per la Transizione al Digitale (RTD). Questa guida ricostruisce da dove nasce la rilevazione, cosa prevede davvero l’obbligo, com’è strutturato il questionario e come organizzare la raccolta dei dati senza arrivare lunghi sulla scadenza.

Da dove nasce il censimento patrimonio ICT PA

Il censimento non è un’iniziativa estemporanea. La base giuridica sta nell’art. 33-septies del decreto-legge 179/2012, il cui comma 1-ter affida ad AgID una rilevazione con cadenza triennale dei Centri per l’elaborazione delle informazioni (CED) della PA, da svolgere anche con il supporto di ISTAT e d’intesa con la struttura competente della Presidenza del Consiglio, oggi il Dipartimento per la trasformazione digitale (DTD). Lo stesso articolo impone alle amministrazioni obblighi di migrazione dei CED privi dei requisiti fissati dal regolamento ACN e il dovere di attenersi alle strategie definite nel Piano triennale, e stabilisce al comma 4-quinquies che la violazione degli obblighi da esso previsti sia accertata da AgID e punita ai sensi dell’art. 18-bis del Codice dell’amministrazione digitale.

Il Piano Triennale per l’informatica nella PA aveva messo in agenda questa rilevazione fin dall’edizione 2024-2026: la linea istituzionale CAP6.02, in capo ad AgID, prevedeva la definizione di modalità e termini del censimento entro giugno 2024. La scadenza è slittata a giugno 2025 e poi a giugno 2026, e a luglio la rilevazione è finalmente partita. Chi segue gli aggiornamenti annuali del Piano ritrova quindi un tassello atteso da due anni, non una novità.

Un’avvertenza per evitare confusioni: la compilazione non “chiude” alcuna linea d’azione del piano personale di un ente, perché la CAP6.02 è una linea istituzionale di AgID; e questo censimento non va sovrapposto al censimento dei dati e servizi in ottica di continuità operativa previsto dal Capitolo 7 del Piano, che è uno strumento diverso.

C’è anche un precedente: il censimento del 2019, regolato dalla Circolare AgID 1/2019, che portò alla classificazione dei data center pubblici e ai numeri da cui è partita la strategia di razionalizzazione. I dati raccolti ora avranno una destinazione dichiarata: alimentare il Piano Triennale 2027-2029 e orientare gli investimenti infrastrutturali oltre l’orizzonte del PNRR.

Obbligo, termine e conseguenze per chi non risponde

Sul carattere obbligatorio la risposta operativa è sì, con una precisazione che il lettore esperto merita. Il comma 1-ter affida ad AgID l’effettuazione del censimento e AgID ha fissato il termine del 30 settembre 2026 per le PA centrali e locali (per scuole e università la compilazione aprirà a settembre, con scadenza da comunicare). Il testo dell’articolo, però, non enuncia espressamente un obbligo di compilazione con termine in capo a ciascuna amministrazione: gli obblighi testuali riguardano la migrazione dei CED privi di requisiti e il dovere di attenersi alle strategie del Piano triennale. Nel 2019 il raccordo lo garantiva l’art. 4 della Circolare AgID 1/2019, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, che imponeva la trasmissione del questionario entro 45 giorni; per l’edizione 2026 un atto analogo non risulta pubblicato al momento in cui si scrive, e il termine del 30 settembre vive sulla pagina AgID e sulla piattaforma. La qualificazione più precisa è dunque questa: rilevazione prevista dalla legge, termine fissato in via amministrativa, base formale che un atto successivo potrebbe completare. Va aggiunto che il comma 1-ter parla testualmente di censimento dei CED, mentre la rilevazione avviata copre un perimetro più ampio, dall’organizzazione alla spesa ICT: un’estensione coerente con le finalità della norma, ma che il testo di legge non descrive. Sul piano operativo nulla di tutto questo cambia la condotta consigliabile: al termine della compilazione, il legale rappresentante o il RTD firma l’attestato e lo ricarica in piattaforma, e senza questo passaggio le risposte non risultano inviate. La compilazione materiale può essere svolta da qualunque persona incaricata.

Un punto merita chiarezza, perché è la domanda che circola di più negli uffici: molti enti non hanno ricevuto alcuna comunicazione individuale. Nel 2019 il flusso passava da una PEC dedicata al responsabile del censimento; per il 2026 le istruzioni ufficiali non prevedono una comunicazione individuale e il canale documentato è la pubblicazione sul sito AgID e sulla piattaforma. La differenza procedurale non ribalta la sostanza: per un adempimento previsto dalla legge e reso noto con pubblicazione ufficiale, la conoscibilità non dipende dalla ricezione di una notifica, e attendere una PEC che potrebbe non arrivare mai non è una strategia difendibile.

Il quadro sanzionatorio e il precedente del 2019

Sulle conseguenze della mancata compilazione serve invece precisione. Al momento in cui si scrive non risulta pubblicata alcuna conseguenza specifica per l’edizione 2026. Il precedente, però, dà la misura della serietà: l’art. 4 della Circolare 1/2019 prevedeva che la mancata o parziale compilazione del questionario entro i termini, se non motivata, determinasse la classificazione d’ufficio dell’amministrazione nel Gruppo B, il perimetro dei data center senza requisiti minimi, con le spese in materia di data center soggette ad autorizzazione AgID e un percorso segnato verso la migrazione al cloud.

Il quadro sanzionatorio generale oggi esiste nero su bianco: il comma 4-quinquies dell’art. 33-septies stabilisce che la violazione degli obblighi previsti dall’articolo sia accertata da AgID e punita ai sensi dell’art. 18-bis del CAD, la norma che attribuisce all’Agenzia il potere sanzionatorio. Se la mancata compilazione del questionario rientri tra quegli obblighi è una questione aperta, perché, come visto, l’obbligo testuale di risposta non è enunciato dall’articolo; ma il piano di azione per l’avvio degli accertamenti risulta predisposto e trasmesso a DTD e ACN, stando all’aggiornamento 2026 del Piano triennale, anche se il suo contenuto non è pubblico. La lettura più cauta è che la macchina dei controlli sull’ICT pubblico si stia assemblando pezzo per pezzo, e che rispondere in modo completo e accurato oggi costi meno di qualsiasi rimedio successivo.

Com’è strutturato il questionario AgID

Il questionario conta 52 domande distribuite su quattro sezioni, con una logica condizionale che riduce il carico effettivo: molte domande si attivano solo in base alle risposte precedenti, e diversi campi arrivano precompilati con i dati già presenti su PA digitale 2026 secondo il principio once-only.

La prima sezione, Organizzazione ICT, conta 8 domande: personale ICT in FTE (previsto in dotazione organica ed effettivo), documenti di programmazione che contengono interventi di digitalizzazione, inquadramento del RTD tra le opzioni proposte, uso di intelligenza artificiale nei processi interni con i relativi ostacoli.

La seconda, dedicata ai data center, conta 17 domande ma riguarda solo le infrastrutture di proprietà dell’ente o di una società controllata: la prima domanda chiede quante sono e, se la risposta è zero, la sezione si chiude. Per chi possiede data center servono i parametri tecnici (capacità di calcolo, storage, connettività, potenza installata, efficienza energetica) e lo stato rispetto al Regolamento cloud ACN 21007/24 o l’eventuale dismissione.

La terza sezione mappa dati e servizi classificati, con 13 domande per ciascun servizio dell’elenco precompilato dalla classificazione già effettuata: modalità di erogazione, stato di digitalizzazione, stato e strategia di migrazione al cloud con le date, modello di servizio tra SaaS, IaaS e PaaS, fornitori e infrastrutture di erogazione. La quarta, sull’ottimizzazione della spesa ICT, conta 14 domande: spesa sul rendiconto 2025 con ripartizione CAPEX/OPEX, previsioni sul bilancio 2026-2028, costi e volumi delle licenze, modalità di acquisto inclusi accordi quadro e Piattaforme di Approvvigionamento Digitale ex art. 25 del d.lgs. 36/2023, strategie di razionalizzazione. Per il dettaglio dei singoli quesiti AgID ha pubblicato una guida alla compilazione sulla pagina dedicata al censimento, ben fatta e da tenere aperta durante il lavoro.

Come organizzarsi entro il 30 settembre 2026

La prima verifica da fare è banale e per questo viene rimandata: controllare che l’accesso all’area riservata di PA digitale 2026 funzioni e che i referenti registrati siano quelli giusti. Proprio perché non esiste una notifica individuale, negli enti con i contatti non aggiornati il rischio concreto è che nessuno si accorga dell’adempimento fino a ridosso della scadenza.

Il secondo passaggio è distribuire il lavoro sulle figure giuste: l’RTD tiene la regia e firma, il fornitore IT o chi gestisce l’infrastruttura copre i parametri tecnici delle sezioni su data center e servizi (la stessa AgID raccomanda di coinvolgere i fornitori nella compilazione), la ragioneria e l’ufficio contratti coprono la parte di spesa, il responsabile della protezione dei dati supporta sulle verifiche trasversali. Conviene raccogliere tutti i dati prima di aprire il questionario, girando al fornitore le domande tecniche in blocco: sono standardizzate e per chi gestisce l’infrastruttura sono rapide da evadere. Con il materiale pronto, la compilazione diventa un lavoro di trascrizione da chiudere in una o due sessioni, con l’attestato firmato, ricaricato e conservato agli atti insieme alla ricevuta.

C’è infine una considerazione che va oltre la scadenza di settembre, e qui esprimo un parere personale: la cadenza triennale scritta nella norma significa che questa rilevazione tornerà, e la differenza tra chi la subisce e chi la evade in poche ore sta tutta nell’avere un patrimonio ICT censito e documentato in modo continuativo.

Gli enti che trattano la mappatura di sistemi, fornitori e ruoli come un’attività ordinaria, e non come una corsa da fare a ogni richiesta di AgID, hanno già pronto il grosso delle risposte (vuoi per la NIS2, vuoi per le linee guida CAD).

Per tutti gli altri, il censimento può essere l’occasione per iniziare.

A questo indirizzo è disponibile un video-approfondimento sul tema: https://www.transizionedigitale.it/2026/07/27/censimento-del-patrimonio-ict-della-pubblica-amministrazione/

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